La Germania verso nuove restrizioni

In aumento il numero dei casi.
Più che alla riapertura, si pensa di dover fare qualche passo indietro.

Mentre la popolazione attende con ansia la riapertura, il ministro della Sanità tedesca, Jens Spahn, ha affermato che il numero dei contagi è purtroppo in aumento.

Questo potrebbe portare al ripristino delle misure restrittive, mirate al rallentamento della diffusione del virus.

Più nel dettaglio, le dichiarazioni di Spahn durante una conferenza stampa settimanale sono state le seguenti:

“Il crescente numero di casi potrebbe implicare che non possiamo prendere ulteriori passi verso la riapertura nelle prossime settimane. Al contrario, potremmo anche dover fare dei passi indietro.”

Volkswagen annuncia fino a 5 mila licenziamenti

Ridimensionamento del personale in Germania entro il 2023.
Riduzione di costi per finanziare il passaggio all’elettrico.

Una riduzione fino a 5 mila posti di lavoro entro il 2023.

Questo è il piano annunciato dal colosso automobilistico tedesco, che però non ha precisato il numero di personale che ritiene di dover licenziare in Germania.

Le dichiarazioni parlano di una riduzione fino a 5 mila posti, sperando che la vicenda non finisca come per Disney che dopo aver annunciato 28.000 licenziamenti, ne attuerà 32.000 (approfondimento al link).

Più nel dettaglio, in un comunicato stampo, la Volkswagen ha annunciato di aver raggiunto un accordo con i sindacati che prevede che “fino a 900 dipendenti” optino per una formula di pensionamento anticipato a breve termine, mentre “un numero a quattro cifre” lascerebbe l’azienda nell’ambito di un piano di progressiva cessazione dell’attività. Il numero a quattro cifre sarebbe compreso tra le 2.000 e le 4.000 unità.

Il licenziamento dei dipendenti è inerente alla riduzione dei costi, finalizzata a finanziare il passaggio all’elettrico.

Auto elettriche: forte spinta da Ford, Jaguar e General Motors

Le case automobilistiche puntano ad una produzione esclusiva entro pochi anni.
Il Regno Unito vieta la vendita di veicoli nuovi interamente a benzina dal 2030.

Ford, gigante automobilistico americano, ha dichiarato di voler produrre esclusivamente auto elettriche entro pochi anni.

La volontà è quella di allontanarsi dai motori a combustione interna inquinanti prima di incombere nel divieto sui veicoli a combustibili fossili.

Più precisamente la data target è il 2030, anno entro il quale la casa automobilistica afferma che due terzi dei suoi veicoli commerciali saranno completamente elettrici o ibridi, e l’investimento che sarà messo in campo a livello globale è pari a circa 20 miliardi di dollari.

Nell’immediato, Ford ha già messo in preventivo 1 miliardo di dollari al fine di convertire un impianto di assemblaggio di veicoli a Colonia (Germania), facendolo diventare il suo primo impianto di veicoli elettrici in Europa. La produzione su larga di veicoli elettrici sarebbe pianificata già per il 2023.

Attualmente Ford sta lavorando con Volkswagen, con la quale ha stretto un’alleanza e collabora tramite una piattaforma per costruire alcuni modelli.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Jaguar-Land Rover: il marchio britannico di proprietà dell’indiana Tata Motors ha infatti dichiarato che le sue auto di lusso a marchio Jaguar saranno solo elettriche entro il 2025 e che non ci saranno più veicoli a benzina dalla metà del prossimo decennio.

Sul tema è intervenuto anche l’AD di Jaguar-Land Rover, Thierry Bolloré:

Nei prossimi 5 anni, Land Rover accoglierà 6 varianti completamente elettriche, la prima delle quali arriverà nel 2024. Durante quella stessa linea temporale, Jaguar avrà subìto una completa rinascita per emergere come un marchio di lusso esclusivamente elettrico.”

Come loro, anche General Motors, che punta ad avere una gamma a emissioni zero entro il 2035.

Per chiudere il cerchio, il Regno Unito ha annunciato il divieto di vendita di auto e furgoni nuovi alimentati interamente a benzina e diesel dal 2030.

Vaccino Covid19: ecco come sta andando nei vari Stati

Tra chi non aspetta altro che poterlo fare e chi denuncia malesseri post somministrazione, ecco come si stanno muovendo i vari Paesi.

Le posizioni, come su ogni cosa, sono le più diverse.

Da chi ritiene il vaccino l’unica via per uscire dall’epidemia (approfondimento al link) a chi lo ritiene un business (approfondimento al link), passando per chi lo desidera e spera che tutte le dosi necessarie arrivino presto (approfondimento ai link1, link2 e link3) e chi invece lamenta effetti collaterali dopo la somministrazione del vaccino stesso (approfondimento al link).

Cerchiamo di vedere cosa accade a livello generale nei vari Stati.

La Germania ha vaccinato oltre 188mila persone e, in attesa di ricevere altre scorte di vaccino, deve scegliere a sorte tra chi vaccinare e chi no nelle fasce considerate più a rischio.

L’Italia, con più di 80mila inoculati, è la seconda in Europa per numero di vaccinati.

Boris Johnson, per quanto riguarda la Gran Bretagna che è stato il primo Paese a dare il via alle vaccinazioni, dichiara:

“Abbiamo vaccinato un milione di persone: più del resto d’Europa messo insieme.”

E poi, come riporta “TgCom24”, continua sottolineando che da lunedì circa 530mila dosi del vaccino Oxford-AstraZeneca saranno disponibili nei centri di vaccinazione e “qualche milione in più” del vaccino Pfizer deve ancora essere somministrato ai pazienti.

La Spagna, dal lato suo, pare intenzionata ad istituire un registro in cui inserire i nomi di chi non si sottoporrà al vaccino.

Chi va a rilento, da questo punto di vista, è invece la Francia; il presidente Macron, da poco uscito dall’isolamento (approfondimento al link), chiede un cambio di passo nella campagna di vaccinazione:

Presto e con forza. Io sono in guerra mattino, giorno, sera e mi attendo da tutti lo stesso impegno”.

La Francia ha ricevuto 560mila dosi del vaccino Pfizer/BioNTech, ma i dati ufficiali (riferiti ancora alle 20:30 del 31 dicembre) danno conto di 352 dosi somministrate.

Poi c’è il Belgio, dove medici e sanitari hanno chiesto che l’Oms fosse indagato per avere una falsa pandemia (approfondimento al link).

Andando oltreoceano, vediamo che negli Usa, con i dati aggiornati alle ore 09:00 di sabato 2 gennaio, si è superata la quota di 4 milioni di vaccinati. Più precisamente, il Cdc Covid Data Tracker ha riferito che erano state distribuite 13.071.925 dosi e ne erano state somministrate 4.225.756, comprendendo sia i vaccini Pfitzer che Moderna.

Il primo Paese al mondo per numero di inoculazioni è la Cina, che dichiara di averne somministrati 4,5 milioni.

In questo caso, però, George Gao Fu, il direttore del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, avrebbe preferito adottare un mix di vecchie e nuove tecnologie sviluppando 5 diverse categorie di vaccino: vaccini inattivi, vaccini a subunità proteiche ricombinanti, vaccini influenzali vivi attenuati, vaccini a vettore adenovirus e vaccini basati su acidi nucleici.

Questo perché, sempre a detta di George Gao Fu, in occidente sono stati somministrati vaccini che hanno una tecnologia mRNA che è stata sviluppata per i malati di cancro e non si può escludere che il somministrarla a persone sane possa comportare dei rischi.

Zalando: il CEO Ritter annuncia le dimissioni

Da maggio 2021 si dedicherà alla famiglia, ma lascia uno spiraglio verso altri impieghi.
Ai vertici rimarranno Gentz e Schneider.

Doccia gelata in casa Zalando; o quantomeno una spiacevole sorpresa e soprattutto non facile da decifrare.

Il co-amministratore delegato Rubin Ritter ha annunciato le sue dimissioni, che avranno decorrenza da maggio 2021, nonostante il suo contratto riportasse novembre 2023 come data di scadenza.

Stando a quanto dichiara uno dei tre CEO della start-up berlinese divenuta il principale rivenditore di abbigliamento online in Europa, la decisione sarebbe stata presa per motivi familiari:

Lo faccio per dedicare tempo alla mia famiglia in crescita. Mia moglie ed io abbiamo convenuto che per i prossimi anni, le sue ambizioni professionali dovrebbero avere la priorità.”

Le sue affermazioni hanno suscitato un po’ di stupore, dato che la Germania è il Paese dove il divario retributivo di genere rimane uno dei più grandi in Europa: secondo l’agenzia di statistica federale Destatis, le donne hanno guadagnato in media il 20% in meno degli uomini nel 2019, in parte perché molte di loro lavorano part-time.

Zalando è stata fondata nel 2008 ed è gestita da tre CEO: Robert Gentz, David Schneider (dal 2010) e lo stesso Rubn Ritter, che era responsabile della strategia e della comunicazione ai vertici dell’azienda.

I numeri della società sono indubbiamente da leader: circa 14.000 dipendenti, copertura su 17 Paesi al mondo e ricavi pari a 1,85 miliardi di euro (82,2 miliardi di dollari) solo nel terzo trimestre del 2020, facendo registrare un incremento del 22% su base annua grazie alla spinta che la pandemia da Covid-19 ha dato agli acquisti online.

Non ci sono informazioni in merito a quale lavoro svolga la moglie di Ritter ed alle sue relative aspettative di carriera, ma il futuro ex CEO di Zalando ha lasciato immaginare che qualcosa bolla in pentola per quanto riguarda lui, dicendosi ansioso di “esplorare nuovi interessi oltre Zalando”.

Su Ritter, le parole del collega e socio Gentz sono state le seguenti:

“Quando abbiamo iniziato a spedire le prime scarpe ai nostri clienti dal seminterrato del nostro ufficio, non sapevamo dove ci avrebbe portato il viaggio. È impossibile sopravvalutare l’impatto di Rubin sul successo di Zalando.”

Nel frattempo, la cantante italiana Emma Marrone è divenuta nuova testimonial dell’azienda berlinese: “Ciò che indosso deve rappresentarmi”.