Terza guerra mondiale: ci sono i segnali?

Segnali di una terza guerra mondiale, mentre Conte e Di Maio preferiscono concentrarsi sull’esclusione di Rula Jebreal dal festival di Sanremo.

Diversi segnali, provenienti da diverse parti.

C’è fermento, nel mondo. Ma non sembra una buona vivacità, ha più l’aria che qualcosa di grosso ed infelice stia per muoversi.

Risalgono a qualche tempo fa le tensioni tra Russia e Georgia, con la prima che ritiene “provocazioni anti-russe” il riconoscimento dei territori dell’Ossezia e dell’Abkhazia (militarmente occupati dalla Russia nel 2008 e riconosciuti indipendenti da alcuni Stati dell’ONU) come nazionali. Alla Duma, il ramo basso del Parlamento russo, la Russia si schiera tutta compatta, maggioranza ed opposizione, nell’intento di procedere con le sanzioni alla Georgia (approfondimento al link).

Il clima è già talmente teso che i tour operator russi hanno bloccato le attività in Georgia, proprio a causa dell’elevato rischio di aggressioni verso i cittadini russi come sentimento di ritorsione.

Allo stesso tempo succedeva che una petroliera inglese, la Heritage, veniva ostacolata nello Stretto di Hormuz da navi iraniane. Una fregata della Royal Navy, che scortava la petroliera, è intervenuta puntando i cannoni verso le navi iraniane, le quali hanno fatto marcia indietro.

L’Iran nega ogni coinvolgimento, ma le tre navi che hanno tentato di ostacolare la petroliera inglese sarebbero state del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica.

Alla base dell’accaduto vi è il blocco di un’altra petroliera, sta volta diretta in Siria (dove vige l’embargo dell’Ue), da parte della Marina inglese di Gibilterra, su ordine degli Usa.

America stessa che propone di creare una coalizione di Paesi per controllare, monitorare e difendere il transito delle petroliere davanti alle acque dell’Iran e dello Yemen, dove gli Usa fornirebbero le navi per il controllo ed il comando delle attività, mentre gli altri Stati quelle per i pattugliamenti.

Come se non bastasse, voci di ulteriori conflitti arrivano da Israele, precisamente da Ashkelon (luogo vicino alla Striscia di Gaza e sovente obiettivo dei missili palestinesi), dove il premier Benyamin Netanyahu ha dichiarato che “sebbene Israele preferisca che continui la calma al confine con Gaza, tuttavia si sta preparando per una possibile offensiva militare estesa che potrebbe essere a sorpresa“, il tutto, poco prima che la diventasse di dominio pubblico la notizia dell’uccisione di un miliziano della sicurezza di Hamas da parte dell’esercito nei pressi della barriera difensiva con lo Stato ebraico.

Ultimi avvenimenti in ordine di tempo l’assalto all’ambasciata america a Baghdad (approfondimento al link) e l’uccisione di Soleimani (approfondimento al link).

Proprio per quanto riguarda il caso Soleimani, parrebbe che la spedizione punitiva fosse partita dalle basi americane in Italia (per la precisione da Sigonella, in Sicilia), senza però che l’Italia venisse coinvolta né sostanzialmente informata di ciò che stava accadendo.

Italia che, comunque, preferisce continuare a far finta di non vedere e non sentire: il premier Conte ed il ministro agli Esteri Di Maio non intervengono infatti neanche con mezza parola, preferendo lasciare l’attenzione all’esclusione di Rula Jebreal dal festival di Sanremo. Atteggiamento, si nota purtroppo con amarezza, ben lontano da quello avuto dall’Italia di Craxi nella famosa “notte di Sigonella”.

Tensioni, dunque, contemporanee e sparse che si sommano alle precarie condizioni della situazione in Venezuela ed alla sempre crescente instabilità interna all’Unione europea, che non lasciano percepire auspici di tempi tranquilli, come se tutto fosse in bilico e pronto, purtroppo, ad esplodere.

Patto di Malta: la Polonia dice no alle quote. Parole di Conte solo propaganda

La Polonia dice no alla redistribuzione dei migranti e fa crollare le belle parole di Conte.
Intanto la Germania ci rimanda indietro i migranti via autobus.

No alle quote di redistribuzione.

Questa è la dichiarazione della Polonia, arrivata tramite le parole dell’ambasciatrice polacca a Roma Anna Maria Anders, in merito al Patto di Malta, prevedente appunto che gli sbarchi vengano ripartiti nei Paesi membri dell’Ue.

Come riportano “La Stampa” ed “Il Giornale”, infatti, le parole della nuova ambasciatrice sarebbero state le seguenti:

L’Ue vuole la redistribuzione, ma noi non cambiamo il nostro punto di vista. Varsavia fa già tantissimo. In Polonia ci sono due milioni di ucraini di cui tanti fuggiti da zone di guerra. E si integrano bene, condividono in parte la lingua, le tradizioni, la cultura“.

È chiaro dunque che la Polonia si chiami fuori dalla politica sui flussi migratori che vorrebbe l’Europa; la diplomatica Anders, inoltre, aggiunge:

Il ruolo del cristianesimo è un collante della nazione polacca. E questo deve essere rispettato. Per quasi mezzo secolo non abbiamo avuto la possibilità di mostrare le nostre bandiere, di manifestare liberamente, di cantare i nostri slogan e l’inno. Ora abbiamo la libertà di farlo e non è possibile essere liquidati come nazionalisti solo perché sveliamo con orgoglio la nostra identità“.

La forte riconferma del governo polacco uscente avvenuto il 13 ottobre di quest’anno, fa sì che la linea della Polonia sulla gestione dei flussi migratori sia trasparente e priva di sorprese; il Paese potrebbe incorrere in sanzioni economiche, cosa che però non pare preoccupare più di troppo il governo polacco che in tal caso potrebbe semplicemente stampare qualche Zloty in più, non dovendo chiedere alcuna autorizzazione a Francoforte o Bruxelles sulle politiche monetarie data la sovranità della moneta.

Infine, Anna Maria Anders viene intervistata anche sul nuovo governo italiano, il governo giallorosso.

Qui, l’ambasciatrice rimane assolutamente sobria nei commenti, limitandosi a quanto di seguito:

L’Italia è il nostro terzo partner economico in Europa, ci sono mille industrie che investono in Polonia; il nuovo governo italiano resta un punto interrogativo, vedremo fra sei mesi e valuteremo”.

Le parole del premier italiano Conte, dunque, risultano buone solo ai fini di campagna elettorale, visto che non tutti i Paesi intendono aderire alla redistribuzione dei migranti e visto, dopo le dichiarazioni di facciata, la Germania sta spedendo migranti in Italia tramite autobus.

(Foto da “stopcensura.info”)