Cina contro Dombrovskis: tuteliamo tutte le aziende

Il commissario Ue attacca Pechino su “condizioni non di parità”.
Wang: aziende di tutti i Paesi per business legali e orientati al mercato.

La Cina continuerà a dare opportunità alle aziendedi tutti i Paesi” in un contesto di business legale e orientato al mercato.

Questa la risposta del portavoce del ministero degli Esteri, Wang Wenbin, alle critiche del commissario al Commercio Ue Valdis Dombrovskis che questa mattina ha lamentato “la mancanza di condizioni di parità imprenditoriali in Cina“.

Wang, come riporta Ansa, ha ribattuto come di seguito:

Pechino non rinuncerà a un ambiente commerciale orientato al mercato, legale e internazionale affinché le aziende di tutto il mondo possano operare legalmente . La Cina non è la fonte dei rischi, ma piuttosto una forza per prevenire e disinnescare i rischi“.

Ungheria: no a sanzioni contro Mosca. Ucraina mente sul grano

Le sanzioni fanno più danni all’Europa che alla Russia.
L’accordo è che il grano possa transitare, non un commercio bilaterale.

Nuove sanzioni contro Mosca non sono necessarie, perché “causano più danni all’Europa che alla Russia“.

A dirlo è il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, in un’intervista alla Tass dopo aver incontrato a New York, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, il collega russo Sergei Lavrov, nel corso della quale ha parlato anche della questione delle forniture di grano ucraino ai Paesi dell’Europa centrale, tema caldo degli ultimi giorni specie tra Ucraina e Polonia, ma che ha coinvolto anche Ungheria, Slovacchia ed Ue in generale (approfondimento ai link1 e link2):

Se il grano ucraino inizia a diffondersi nei Paesi dell’Europa centrale, distruggerà sicuramente i mercati agricoli. Per non parlare dei nostri agricoltori, che ovviamente dobbiamo proteggere“.

Szijjarto, come riporta Adnkronos, ha poi ha ribadito la disponibilità di Budapest a garantire il libero transito del grano ucraino attraverso il suo territorio, perché questo era quanto previsto dagli accordi di ‘solidarietà’ con Kiev:

A quanto mi risulta, l’Ucraina preferirebbe distribuire il grano in Europa centrale, ma l’accordo originale non riguardava questo: l’autorizzazione al transito, e non al commercio bilaterale“.

Szijjarto ha infine ricordato che le risorse energetiche dell’Ungheriadipendono in larga misura dalle forniture della Russia” e che Mosca ha garantito la continuazione delle forniture di petrolio e gas al Paese durante l’incontro con Lavrov a New York.

Un tema che sarà al centro della Settimana dell’energia russa, che si terrà a Mosca a metà ottobre, ed alla quale sarà presente lo stesso Szijjarto, che, secondo la Tass, ha già in agenda un incontro anche con il vice premier Alexander Novak.

Grano: Ucraina denuncia Polonia, Ungheria e Slovacchia

Morawiecki: “Sosteniamo l’Ucraina ma non a scapito dell’agricoltura polacca”.
Ucraina: vieteremo import di frutta e verdura polacca.

Il Vice Ministro ucraino dell’Agricoltura, Taras Kaczka, in un’intervista a POLITICO ha dichiarato che l’Ucraina citerà Polonia, Ungheria e Slovacchia per il loro rifiuto di revocare il divieto dell’importazione di prodotti agricoli ucraini.

Kiev pianifica di citare questi paesi all’Organizzazione Mondiale del Commercio e non invocando l’accordo commerciale con l’Unione Europea.

Secondo il Ministro le restrizioni introdotte da Ungheria e Slovacchia sono principalmente simboliche, ma le restrizioni introdotte dalla Polonia influenzeranno in grado notevole una vasta parte dell’esportazione ucraina.

Perciò se Varsavia non rinuncerà a questi divieti, l’Ucraina sarà costretta a reagire e vieterà l’importazione di frutta e verdura polacca.

Secondo i governi di Budapest e di Varsavia l’azione intrapresa ha lo scopo di proteggere i rispettivi mercati da una massiccia importazione di prodotti ucraini che potrebbero abbassare i prezzi dei prodotti locali.

Il Ministro Kaczka ha risposto che questo ragionamento è sbagliato, non aiuterà i contadini e non influenzerà i prezzi, perché sono globali e ciò che fanno è basato esclusivamente sul cercare gradimento della pubblica opinione.

Venerdì 15 settembre, nello stesso giorno in cui è scaduta l’ordinanza della Commissione Europea riguardo il divieto di trasporto dei prodotti agricoli dall’Ucraina in Polonia, è stato pubblicato il progetto dell’ordinanza del ministro dello sviluppo e tecnologia che è entrato in vigore il 16 settembre.

Polonia, Ungheria e Slovacchia hanno prolungato il divieto dell’importazione dei cereali dall’Ucraina, che ha reagito presentando un reclamo all’Organizzazione Mondiale del Commercio WTO, come detto sopra.

Dal punto di vista formale c’è il primo passo nel procedimento giudiziario.

Martedì il viceministro ucraino dell’economia e del commercio Taras Kaczka ha detto in un’intervista con il giornale “Rzeczpospolita” che come ultima risorsa l’Ucraina applicherà un embargo su: cipolle, pomodori, cavalli e mele polacchi nei prossimi giorni.

Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelenski durante il suo discorso all’ONU ha detto che “è preoccupante come alcuni paesi europei, alcuni nostri amici in Europa, recitano nel teatro politico il ruolo della solidarietà facendo allo stesso tempo la guerra dei cereali”.

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha fatto riferimento a questo discorso sottolineando che la Polonia è stato il primo paese che ha aperto la porta all’Ucraina ed ha aiutato alla fornitura di armi e ha fornito assistenza umanitaria.

Le parole del Premier polacco, come riporta Polonia Oggi, sono state le seguenti:

Crediamo continuamente nella vittoria dell’Ucraina, aiutiamo, ma il nostro interesse, l’interesse dei contadini polacchi, della campagna polacca, dei polacchi deve essere il più importante ed è sempre il più importante per noi”.

Ha sottolineato, inoltre, che la Polonia è pronta per aiutare l’Ucraina ma “non al prezzo di destabilizzazione del mercato polacco”.

L’ambasciatore ucraino Vasyl Zwarycz è stato convocato al Ministero degli Affari Esteri per una protesta ufficiale contro le frasi usate dal presidente ucraino Volodymyr Zelenski.

Migranti: ecco chi dice “No”

Francia, Austria e Polonia si oppongono in prima linea.
“Pronti ad aiutare l’Italia, ma non sul nostro territorio nazionale”.

Porta aperta alla collaborazione, priorità a tutte quelle soluzioni che consentano di arginare le partenze, protezione dei confini esteri dell’Unione europea ma un netto no all’accoglienza dei migranti di Lampedusa. Nessuna redistribuzione di chi arriva.

Insomma, la solidarietà europea non batte un colpo e gli Stati blindano le frontiere:

Siamo pronti ad aiutare l’Italia, ma non sul nostro territorio nazionale”.

Le stesse frontiere che l’Ue tanto disprezza ma che poi rivendica contro la Russia penalizzando anche i normali cittadni e le attività economiche (approfondimento al link).

Nel giorno in cui il governo italiano ha varato ulteriori misure in materia di gestione dei flussi migratori, con la realizzazione di nuovi Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) e la modifica del termine di trattenimento di chi entra illegalmente in Italia, innalzato a 18 mesi, limite massimo consentito dalle attuali normative europee, il ministro dell’Interno francese Gerald Darmanin ha raggiunto Roma per incontrare al Viminale l’omologo italiano, Matteo Piantedosi.

Al termine del faccia a faccia, il ministro francese ha delineato quella che è la posizione di Parigi, e lo ha fatto pubblicando un post su X:

La Francia è al fianco dell’Italia nella lotta ferma contro l’immigrazione irregolare. La soluzione non può che essere europea. Ci stiamo lavorando su richiesta di Emmanuel Macron”.

Un bel giro di parole che in realtà si riassume nel secco “No” in cui Darmanin precisava un paia di giorni fa, sostenendo più precisamente che “la Francia non può accogliere” e “bisogna rimandare indietro” (approfondimento al link).

Ma la Francia non è l’unica a non dirsi disponibile ad accogliere le persone provenienti dall’isola italiana.

A dire no all’ipotesi di accogliere migranti provenienti dall’Italia, come riporta Il Sole 24 Ore, è stata anche l’Austria con Vienna che ha anche rafforzato i controlli ai confini.

Il nodo, insomma, è sempre lo stesso: i Paesi del Nord accusano Roma di non rispettare le regole sui movimenti secondari, mentre l’Italia pretende di non essere l’unico approdo per i migranti in arrivo.

Il blocco delle partenze, in questo senso, si presenta come l’unica mediazione politicamente percorribile.

Berlino e Parigi si dicono pronte a collaborare su un maggiore controllo aereo e navale delle frontiere esterne; l’Ue sottolinea di essere “disponibile ad esplorare l’ipotesi”, anche se la “decisione spetta agli Stati”.

Intanto la Lega attacca:

La decisione di Vienna di rafforzare i controlli ai mezzi provenienti dall’Italia è uno schiaffo alla solidarietà europea invocata ieri a Lampedusa ed un’offesa grave alle forze dell’ordine ed ai volontari italiani impegnati a difendere i confini europei da anni. Controlli che rischiano di rendere ancora più grave la situazione del traffico al Brennero, ostacolato da divieti illegittimi e discriminatori. Se Vienna vuole ergersi a paladina della legalità europea in materia di migrazione dovrebbe mandare mezzi e uomini a dare manforte sul Mediterraneo. Troppo facile costruire fortini sulle Alpi, punendo lavoratori come gli autotrasportatori e i turisti, mentre l’Italia combatte gli scafisti”.

A Francia ed Austria si aggiunge anche la Polonia: Varsavia si oppone a qualsiasi proposta di redistribuzione dell’accoglienza.

Il primo ministro, Mateusz Morawiecki, ha scritto su Twitter quanto di seguito:

La Polonia non sarà spezzata! Non faremo entrare nessuno! Le donne e i bambini polacchi saranno al sicuro. Donald Tusk e il suo partito Piattaforma civica volevano farli entrare. Lo hanno fatto una volta e lo rifaranno”.

Migranti, Darmanin: “Francia non può accogliere, rimandare indietro”

“Non deve passare il messaggio che qualunque cosa accada, sono benvenuti nei nostri Paesi”.
Lega: Basta chiacchiere, servono fatti concreti.

Il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, si recherà a Roma per discutere di cooperazione europea in merito all’afflusso dei migranti a Lampedusa.

Nel frattempo, come riporta RaiNews, la sua presenza è stata anticipata da parole che stanno scaldando il clima politico: ”La Francia non accoglierà” i migranti arrivati a Lampedusa, ha detto il ministro ai media francesi.

Più nel dettaglio, le parole di Darmanin ai media Europe1/Cnews sono state le seguenti:

Dal nostro punto di vista, da quello che sappiamo delle autorità italiane, molti (dei migranti, ndr) devono essere rimandati nei loro paesi di origine, perché ancora una volta mi risulta che su circa 8.000 o 9.000 persone arrivate, ci sono molte persone che provengono da paesi che non conoscono persecuzioni politiche, né dal Camerun, né dalla Costa d’Avorio, né ovviamente dal Gambia, quindi nemmeno in Tunisia. E quindi queste persone, ovviamente, devono tornare nel loro Paese, la Francia deve aiutarle a tornare. Quello che vogliamo dire ai nostri amici italiani, che credo siano in totale accordo con noi, è che dobbiamo proteggere le frontiere esterne dell’Unione Europea, aiutarli in questo e soprattutto guardare subito alle richieste di asilo. E quando le persone non hanno diritto all’asilo, vanno rimandate immediatamente nel loro paese. A Lampedusa le cose stanno diventando molto difficili, per questo dobbiamo aiutare i nostri amici italiani. Ma non può trasmettere alle persone che vengono sul nostro territorio il messaggio che, qualunque cosa accada, sono benvenute nei nostri paesi. Vengono accolti solo se le regole previsto dalle regole del diritto d’asilo, se vengono perseguitati. Ma se si tratta solo di immigrazione irregolare, no, la Francia non può accoglierli come gli altri Paesi. Su richiesta del presidente (Emmanuel Macron) andrò a Roma questo pomeriggio“.

In una nota diramata poco dopo queste esternazioni, la Lega ha risposto:

Basta chiacchiere, gli Italiani si aspettano e si meritano dalla Francia e dall’Europa dei fatti concreti!“.