Al-Juliani offre la Siria a Trump e lui toglie le sanzioni

Ecco le conseguenze dell’eliminazione di al-Assad voluta dall’Ue.
A dicembre 2024 al-Juliani era considerato un terrorista con una taglia di 10 milioni di dollari, ora ha offerto tutte le ricchezze della Siria agli Usa.

Secondo fonti citate da Reuters e altri media, Abu Mohammad al-Julani, leader di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), avrebbe avanzato a Donald Trump le seguenti proposte in cambio della rimozione delle sanzioni:

– accesso a risorse naturali siriane e concessione agli Stati Uniti di petrolio e gas siriani;
– normalizzazione dei rapporti con Israele, impegno a non utilizzare la Siria come base per attacchi contro Israele e a favorire relazioni diplomatiche;
– cooperazione contro l’Iran, collaborazione strategica per contrastare l’influenza iraniana nella regione.
– costruzione di una “Trump Tower” a Damasco come gesto di apertura verso gli Stati Uniti.

In sostanza, Al-Julani ha offerto agli Stati Uniti l’intera ricchezza del popolo siriano in cambio della revoca delle sanzioni, pur di restare al potere. Le aziende americane potrebbero ottenere pieno accesso al petrolio e al gas siriani e ai progetti di ricostruzione, nonché alla cooperazione di intelligence e alle operazioni di mantenimento della pace con Israele.

Questo sviluppo ha veramente dell’incredibile. Va ricordato, infatti, che fino allo scorso dicembre 2024 Al-Julani era considerato un terrorista dagli Stati Uniti, che avevano piazzato una taglia da 10 milioni di dollari su di lui per il suo ruolo nel Fronte al-Nusra, affiliato ad al-Qaeda.

Poco dopo, il presidente Trump ha annunciato misure per ripristinare relazioni normali con la Siria, tra cui l’ordine di cessazione delle sanzioni contro il Paese.

Questa decisione fa seguito ai colloqui con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ed il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Ecco dove ha portato la volontà dell’Ue di eliminare Bashar al-Assad (approfondimento al link).

Robert Francis Prevost – Leone XIV: ecco chi è il nuovo papa

Le origini del nome e le posizioni rispetto a papa Francesco.
Si parla anche di un finanziamento di Trump per la sua elezione.

Agostiniano (più precisamente è il primo papa agostiniano) di doppia nazionalità statunitense e peruviana, con origini francesi ed italiane da parte di padre (parla molto bene la lingua italiana), spagnole di madre.

69 anni, nato e vissuto a Chicago, poi presule in Perù, prende il nome di Leone Magno, il papa che fermò l’avanzata dei barbari su Roma e con lui si torna al nome del papa della Rerum Novarum, dottrina sociale della Chiesa.

Il suo nome, tuttavia, ricorda anche quello di papa Leone X, ovvero il papa più corrotto della storia della chiesa e che aveva inventato la “vendita delle indulgenze“, nonché, in buona sostanza, la possibilità da parte dei credenti di comprarsi un posto in paradiso.

Esordisce con gli abiti pontificali che gli competono come Papa Benedetto XVI, con cui condivide le letture di Agostino, e le sue parole iniziano con il saluto pasquale della Pace sia con tutti Voi.

Prega e fa pregare l’Ave Maria in Piazza San Pietro e Via della Conciliazione gremite.

Naturalmente ricorda nel primo discorso Francesco, specie per le sue posizioni progressiste su migranti e cambiamento climatico, il che non significa continuità, dato che pare più conservatore per esempio sui diritti civili.

Ricorda, infine, di essere successore di Pietro.

Stando a quanto riporta Quotidiano Nazionale, il presidente Usa Donald Trump, nel giorno dei funerali di papa Francesco, avrebbe staccato un assegno da 14 milioni di dollari per tirare la volata alla sua elezione.

Trump taglia le sovvenzioni ad Harvard

Al centro del dibattito la politica woke e le proteste filopalestinesi.
Linda McMahon (Istruzione): Harvard è gestita in modo disastroso.

L’amministrazione Trump ha comunicato all’università di Harvard, il college più antico e ricco del Paese, che non avrà diritto a nuove sovvenzioni federali.

Una mossa che, secondo alcuni media, sembra un tentativo per costringere l’ateneo a tornare al tavolo negoziale nel quale il governo Usa vuole imporre la sua politica anti woke e contro le proteste filopalestinesi.

Come riporta Ansa, la decisione è stata comunicata in una controversa lettera ad Alan M. Garber, rettore di Harvard, da Linda McMahon, segretario all’Istruzione, che ha criticato l’università per “una gestione disastrosa“.

Trump annunci i dazi sui semiconduttori

Non solo incrementi ma anche ampliamenti dei dazi: la prossima settimana verrà comunicata l’aliquota.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che annuncerà nuovi dazi sui semiconduttorila prossima settimana“, mentre continua a spingere per imporre tariffe punitive per affrontare le questioni commerciali statunitensi.

I dazi entreranno in vigore in un futuro non lontano“, ha affermato, riferendosi a quelli specifici sui semiconduttori, che seguirebbero misure simili per acciaio, alluminio e automobili.

Dopo aver portati i dazi verso la Cina al 125% (approfondimento al link), dunque, il presidente americano ha deciso di ampliarne anche il raggio di applicazione.

Infine, come riporta Ansa, alla domanda su quale sarebbe stata l’aliquota per i semiconduttori, ha risposto: “Lo annuncerò la prossima settimana“.

Guerra dei dazi: la Cina li mette all’84% verso gli Usa, gli Usa al 125% verso la Cina

Trump congela i dazi per 90 giorni ad eccezioni di quelli verso la Cina.
Verso i prodotti cinese passano inoltre dal 104% al 125%.

Donald Trump ha deciso di congelare i dazi per 90 giorni.

Questa decisione, però, non ha effetto verso i prodotti cinesi che, inoltre, hanno addirittura subito un incremento di tassazione all’ultimo momento passando dal 104% al 125%.

I dazi di ritorsione da parte di Pechino verso gli Stati Uniti sono invece stati fissati all’84%.