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Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia si ritirano dalla Convenzione di Ottawa

La convenzione vieta l’uso, la produzione e lo stoccaggio di mine antiuomo.
I Paesi: serve per fronteggiare il crescente pericolo russo.

La Polonia, la Lituania, la Lettonia e l’Estonia hanno annunciato congiuntamente il loro ritiro dalla Convenzione di Ottawa, che vieta l’uso, la produzione e lo stoccaggio delle mine antiuomo.

La decisione, come riporta Polonia Oggi, è stata comunicata dai ministri della difesa di questi paesi, che l’hanno giustificata con il crescente pericolo rappresentato dalla Russia, che non è parte della Convenzione e utilizza attivamente le mine antipersona nella guerra contro l’Ucraina.

In precedenza, il primo ministro polacco Donald Tusk aveva già anticipato l’intenzione di raccomandare questo passo, sottolineando l’importanza di adattare la politica di difesa alle minacce attuali.

Il ritiro dalla Convenzione è volto a rafforzare la capacità di difesa e deterrenza.

I ministri della difesa hanno precisato che, nonostante il ritiro dalla Convenzione di Ottawa, la Polonia e i Paesi baltici restano impegnati a rispettare il diritto internazionale umanitario, in particolare la protezione dei civili durante i conflitti armati.

Hanno sottolineato che il ritiro non implica un abbandono dei principi fondamentali, ma piuttosto la necessità di prepararsi meglio alle possibili minacce nella regione.

La decisione è stata presa all’unanimità e i governi di questi paesi hanno ringraziato gli alleati per la comprensione e il sostegno di fronte alle serie sfide per la sicurezza.

Arancina o arancino? Il mistero più croccante della Sicilia

Tra storia, leggende e sapori, la disputa più deliziosa della Trinacria.

Ci sono battaglie che segnano la storia dell’umanità: Atene contro Sparta, Coppi contro Bartali, cane contro gatto… e poi c’è la madre di tutte le dispute siciliane: arancina o arancino? Un duello epico tra Palermo e Catania che va avanti da secoli, senza vincitori né vinti, ma con un’unica certezza: alla fine, l’importante è mangiarla. Perché che sia rotonda o a punta, “accarne o abburro”, al nero di seppia, al pistacchio, al cioccolato o come tu la desideri e sogni, l’arancina è un capolavoro di ingegneria culinaria: croccante fuori, morbida dentro, un esplosione  di sapore… e potenzialmente letale per le camicie bianche, perché dovrà essere mangiata rigorosamente con le mani.

La diatriba tra arancina e arancino ha radici storiche e linguistiche profonde, legate alle tradizioni culinarie di Palermo e Catania.

Un viaggio tra storia e leggenda

L’arancina/arancino affonda le sue radici nell’epoca araba (IX-XI secolo), quando in Sicilia il riso era già diffuso grazie agli Arabi, che lo cucinavano con zafferano e spezie. Tuttavia, la versione impanata e fritta sembra essere un’invenzione successiva, probabilmente nata per rendere il riso più trasportabile e conservarlo meglio, soprattutto per i viaggi lunghi o le giornate di lavoro nei campi.

Palermo: l’arancina e il frutto dell’ispirazione

A Palermo, patria della versione tonda, il nome arancina è femminile perché si rifà al frutto da cui prende ispirazione: l’arancia. Il suo aspetto rotondo e dorato ricorda proprio il frutto degli agrumi siciliani, e la grammatica italiana segue questa logica: arancia → arancina.

Catania: l’arancino e la forma della tradizione

A Catania, invece, la versione più diffusa è quella con la punta, che secondo alcuni sarebbe un omaggio all’Etna. Qui il nome è arancino, maschile, perché si rifà alla parola arancio, l’albero. La regola linguistica vuole che il frutto sia femminile (arancia), ma l’albero maschile (arancio), e da questo deriverebbe il nome catanese.

Chi ha ragione?

Se chiedi a un palermitano, ti dirà che la Crusca ha stabilito che il termine corretto è arancina. Se chiedi a un catanese, ti risponderà che arancino suona meglio.

L’accademia della crusca, “Super partes” ha decretato esatte entrambe le versioni e pace in terra tra gli uomini siciliani .

Che alla fine, è il sapore che conta.

La verità?

Entrambe le versioni sono deliziose, e chiunque provi a risolvere la disputa finisce per dimenticarsene dopo il primo morso!

La ricetta dell’arancina/arancino, che tu la preferisca tonda o a punta, ecco come prepararla a casa!

Ingredienti (per circa 10 pezzi):

  • 500 g di riso (tipo Arborio o Carnaroli)
  • 1 bustina di zafferano
  • 1 litro di brodo vegetale
  • 50 g di burro
  • 100 g di parmigiano grattugiato
  • 200 g di ragù di carne (oppure besciamella e prosciutto per la versione “al burro”)
  • 150 g di piselli (opzionale per la versione al ragù)
  • 100 g di Provola dolce
  • 2 uova
  • Pangrattato q.b.
  • Farina q.b.
  • Acqua q.b.
  • Olio di semi per friggere

Procedimento:

  • 1. Cuoci il riso nel brodo con lo zafferano fino a completo assorbimento, poi mantecalo con burro e parmigiano. Stendi il riso su una teglia e lascia raffreddare.
  • 2. Prepara il ripieno: ragù di carne con piselli per la versione classica, oppure besciamella e prosciutto per la variante al burro.
  • 3. Prendi una porzione di riso, appiattiscila sulla mano, aggiungi un cucchiaio di ripieno più un pezzetto di provola(che fa filare le arancine) e richiudi formando una sfera (o un cono, se vuoi onorare la tradizione catanese!). Questo è il passaggio che definisce la mano da vero artista!
  • 4. Passa ogni arancina/arancino nell’emulsione di acqua e farina, oppure nell’uovo sbattuto e infine nel pangrattato.
  • 5. Friggi in olio caldo fino a doratura e lascia asciugare su carta assorbente.

P.s. per sapere quando l’olio raggiunge la giusta temperatura, non serve il termometro alimentare, basta inserire la punta di uno stuzzicadenti in legno, ti accorgerai che se fa le bollicine, puoi inserire le arancine.

E tu, da che parte stai?

Adesso tocca a te! Sei del team arancina o arancino? Preferisci la versione classica, al burro o una variante più creativa? Raccontalo nei commenti e, soprattutto… buon appetito.

Siemens taglierà più di 6.000 posti di lavoro

La maggior parte dei licenziamenti avverrà in Germania.
Colpito principalmente il settore automazione, poi quello delle soluzioni di ricarica.

Anche Siemens avvia i licenziamenti.

Più precisamente, come riporta LaPresse.it, taglierà più di 6.000 posti di lavoro in tutto il mondo.

Di questi, la maggior parte, tra i 2.660 e i 2.850, saranno in Germania; ad essere particolarmente colpito è il settore dell’automazione e, in misura minore, quello delle soluzioni di ricarica.

A livello globale, 5.600 dei 68.000 posti di lavoro nel settore dell’automazione industriale saranno tagliati mentre altri 450 posti di lavoro andranno persi nel settore delle soluzioni di ricarica per veicoli elettrici.

L’azienda ha presentato ai rappresentanti dei dipendenti i piani per aumentare ulteriormente la propria competitività globale.

I piani riguardano le unità nel settore dell’automazione presso Digital industries e il settore della ricarica dei veicoli elettrici presso Smart infrastructure.

La nota del gruppo recito quanto di seguito:

Le mutate condizioni nei mercati chiave hanno reso necessari adeguamenti della capacità in entrambi i casi. Per due anni, il mercato tedesco, in particolare, è stato in calo. Di conseguenza, le capacità in Germania dovranno essere adeguate; i licenziamenti correlati alle operazioni in Germania sono esclusi. L’obiettivo è rafforzare la futura competitività delle attività interessate e consentire investimenti nei mercati in crescita. Nonostante gli adeguamenti pianificati, l’organico totale di Siemens in Germania tenderà a rimanere stabile a causa delle assunzioni in altre aree in crescita“.

L’annuncio della Siemens segue quello di altre grandi aziende tedesche in crisi come Volkswagen, ThyssenKrupp, Bosch, Audi e Basf.

Siemens è una multinazionale tedesca fondata nel 1847, è attiva nei settori della tecnologia, della mobilità, dei servizi ed ha la sua sede a Monaco di Baviera ma è presente con diversi uffici in circa 200 Paesi a livello globale.

Italia: crolla il sostegno a Kiev. E il riarmo non piace

Gli italiani pro Ucraina passano dal 57% al 32%.
Ecco le percentuali dei cittadini e all’interno dei partiti.

Sarà la paura che il ReArmEu pesi su pensioni e sanità, o l’abitudine alle notizie di droni, bombe e missili su Kiev piuttosto che Gaza, sarà che i cittadini hanno iniziato ad informarsi più a fondo sulle questioni, fatto sta che gli italiani dalla parte dell’Ucraina sono molti meno rispetto all’inizio della guerra: erano il 57% a marzo 2022, sono il 32% oggi.

Lo certifica l’ultima sondaggio realizzato da Ipsos per Il Corriere della Sera, che svela anche la posizione degli italiani rispetto al piano di riarmo annunciato da Ursula von der Leyen.

Rispetto al conflitto in Ucraina:

  • il 57% degli italiani non appoggia né una parte né l’altra (tre anni fa erano il 28%);
  • Il 32% degli italiani sostiene la causa ucraina;
  • L’11% degli italiani è dalla parte della Russia.

In questi anni la percentuale di italiani pro Mosca è sempre oscillata tra il 5% e il 10% della popolazione. Oggi, poco più di un italiano su dieci (quindi più del 10%) sostiene che Vladimir Putin abbia ragione riecheggiando la teoria di Donald Trump secondo cui “l’Ucraina non avrebbe dovuto iniziare la guerra“.

Come riporta Adnkronos, emergono poi grandi differenze tra gli elettori a seconda dell’orientamento politico. Sostengono la causa di Kiev:

  • Il 59% degli elettori del Partito democratico;
  • Il 48% degli elettori di Forza Italia;
  • Il 41% di chi vota Fratelli d’Italia;
  • Il 29% di chi vota Movimento 5 Stelle;
  • Il 19% degli elettori della Lega

Tra gli elettori del Carroccio, i sostenitori di Mosca sono il 21%, più di quelli che appoggiano la causa ucraina.

Infine, solo il 28% è favorevole al ReArmEu, il 39% è contrario, mentre il 33% si astiene da esprimere un’opinione a riguardo.

I più contrari sono gli elettori leghisti (56%), mentre quelli di FdI (48%) e Pd (46%) sono più o meno 1 su 2.

Spaccati gli elettori di Forza Italia (36% contrari, 35% favorevoli, il restante 29% non si esprime).

La metà degli elettori M5s è contrario al piano di riarmo anche se sorprende il 30% degli elettori pentastellati favorevoli al ReArm Europe.