Sondaggio: FI cresce dello 0,5%, M5S sempre più giù

Centrodestra, se unito, al 46,6%.
Giallorossi al 33,8%.

È uscito il nuovo sondaggio Swg sul gradimento dei partiti in Italia.

Come riporta “Il Giornale”, gli ultimi sondaggi portano buone notizie per il centrodestra che, se si dovesse presentare unito alle prossime elezioni, sarebbe la coalizione che gli italiani premierebbero in misura maggiore rispetto al centrosinistra. Storia diversa per il fronte giallorosso, che allo stato attuale non riesce a incassare una quota di voti sufficiente per prendere le redini del prossimo governo in maniera autonoma. A influire negativamente sull’asse giallorosso sono i risicati numeri del Movimento 5 Stelle, protagonista di un tracollo che va avanti ormai da mesi e che non sembra essere destinato a fermarsi.

Stando all’ultimo sondaggio di Swg reso noto da Enrico Mentana nel corso del Tg La7, Fratelli d’Italia è ancora il primo partito nelle intenzioni di voto degli elettori: lo schieramento di Giorgia Meloni nell’arco di una settimana ha incrementato i consensi, con un +0,2 che lo fa salire al 21,5%. Lieve crescita anche per il Partito democratico, che va al 21,2% con una variazione positiva dello 0,1%. Invece la Lega non riesce a recuperare terreno: il partito di Matteo Salvini contiene comunque la perdita, con un calo dello 0,2% che lo accredita al 17%.

Continuano a giungere pessime fotografie per il Movimento 5 Stelle: il nuovo corso di Giuseppe Conte non è riuscito a imprimere una svolta nei sondaggi. Anzi, ha finito per peggiorare i numeri: l’ultima rilevazione registra un crollo dello 0,4%, che fa precipitare i grillini al 12,6%. Non superare la soglia del 13% di certo è uno choc da un punto di vista politico, sintomo di come la proposta pentastellata non sia più apprezzata e ritenuta valida dagli elettori. Trend positivo invece per Forza Italia: il partito azzurro incassa lo 0,5% e si porta all’8,1%.

Infine si trovano i partiti con minore consenso rispetto alle formazioni politiche principali: Azione di Carlo Calenda e +Europa insieme perdono lo 0,2% e scendono al 4,8%, Mdp-Articolo 1 (2,4%, +0,2%), Italia Viva di Matteo Renzi (2,3%, in calo dello 0,4%), Verdi (2,2%, con una variazione negativa dello 0,3%), Sinistra italiana (stabile al 2,1%) e Italexit con Gianluigi Paragone (2%, in crescita dello 0,3%). Le altre liste si attestano al 3,8%, in aumento dello 0,2%. La quota di chi non si esprime rimane invariata al 42%.

Il centrodestra unito ha indubbiamente ottimi margini per governare il Paese dopo le elezioni politiche che, a meno di una crisi di governo, si terranno nella primavera del 2023: Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia in maniera compatta sfiorano il 47%, nello specifico si portano al 46,6%. Il divario per i giallorossi è davvero profondo: Partito democratico e Movimento 5 Stelle uniti si fermano al 33,8%.

Lavoro, si va verso l’obbligo vaccinale

Mercoledì potrebbe già arrivare la decisione per tutti i lavoratori.
Il governo continua a preferire l’obbligo indiretto.

Si va verso l’obbligo vaccinale per i lavoratori, che per poter andare a lavoro dovranno essere muniti di super green pass.

L’intenzione del governo è quella di introdurre il super green pass per tutto il mondo del lavoro, pubblico e privato; la decisione, rinviata pochi giorni fa per il parere contrario di Lega e M5S, potrebbe arrivare già mercoledì 5 gennaio durante la riunione del consiglio dei ministri.

Come riporta “Il Messaggero”, a chiedere con forza la misura sono i presidenti di regione già alle prese con i problemi derivanti dall’imminente riapertura delle scuole; con il premier Mario Draghi che si è già espresso favorevole al provvedimento ed i consulenti del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) che spingono per l’obbligo vaccinale per tutti, è però difficile che si arrivi ad una misura adottata in pochi paesi europei e che rischia di aggiungere poco all’obbligo che verrà introdotto il 5 gennaio e che riguarderà tutti i lavoratori.

Come sottolineava qualche giorno fa il governatore del Veneto Luca Zaia, rendere obbligatorio il vaccino per tutti rischia di rimanere sulla carta, a meno che non si decida di usare la forza pubblica per obbligare chi non si vuole vaccinare.

Si pensa che verrà concesso un tempo necessario a tutti i lavoratori di mettersi in regola per ottenere la certificazione ed alle aziende di organizzarsi per evitare i possibili problemi derivanti dall’assenza di lavoratori che non sono ancora vaccinati.

La volontà del governo è quindi, ancora una volta, quella di imporre indirettamente la vaccinazione obbligatoria anziché assumersi la responsabilità di imporre l’obbligo.

Emirati Arabi Uniti: via l’Italia dalla base militare di Al Minhad

Scelta legato all’embargo sulle armi imposto dal Governo Conte bis.
A rischio migliaia di posti di lavoro.

Sono sempre più insistenti le voci inerenti ad uno sfratto da parte degli Emirati Arabi Uniti nei confronti dell’Italia dalla base di Al Minhad.

Più precisamente, stando a quanto riportano gli analisti di Banca Akros, il tempo concesso ad aerei e personale italiano per sgomberare la base militare strategica scadrebbe il 2 luglio e le motivazioni troverebbero radici nell’embargo sulle armi imposta da Roma a gennaio di quest’anno, quando al governo c’erano il Pd ed il Movimento 5 Stelle sotto la guida di Giuseppe Conte.

I broker, nella loro disamina, aggiungono che Luigi Di Maio, in qualità di ministro degli Esteri, si prese il merito dell’embargo definendolo un “chiaro messaggio di pace inviato dal nostro Paese” e aggiungendo che “il rispetto dei diritti umani è un impegno per noi obbligatorio“.

È in corso un tentativo di intermediazione ma le speranze sembrano veramente deboli; sarebbe un brutto colpo perdere la presenza nella base. Infatti, spiegano ancora i broker:

La base di Al Minhad a Dubai è stata cruciale per l’Italia da quando si è insediata nel 2015 per preparare i voli verso l’Iraq e come scalo sulla rotta verso le basi italiane in Afghanistan.

Il mercato della Difesa in Medio Oriente vale circa 100 miliardi di dollari ed il cliente principale dell’Italia è il Qatar: perdere quell’indotto significherebbe perdere anche migliaia di posti di lavoro.

Sondaggi: FDI cresce ancora e tallona la Lega, PD terzo

Il partito della Meloni aumenta dello 0,5%.
-0,4% per il M5S; più o meno stabili gli altri.

Continua la crescita di FDI.

Il partito della Meloni, l’unico di fatto ad essere rimasto fuori dalla grande coalizione di governo (esclusi i partiti ed i movimenti con piccole percentuali di preferenza), aumenta i consensi salendo di un ulteriore 0,5% collocandosi a quota 20,3%.

A dirlo è il nuovo sondaggio di Monitor Italia, realizzato da Tecnè con Agenzia Dire, che si basa su interviste effettuate in data 18 giugno per un totale di 1000 casi.

Dai dati emersi, dunque, FDI sarebbe sempre più vicino al Carroccio che, perdendo lo 0,2% dei consensi, si è ora stabilizzato al 20,7%.

Al terzo posto, invece, troviamo il PD; il partito guidato da Letta ha perso lo 0,1% attestandosi al 18,9%. Più grave, però, è la continua perdita di fiducia che sta registrando il Movimento 5 Stelle: con un calo dello 0,4% si ferma ora ad un 15,6% di consensi totali, risultando la quarta forza politica nello scenario italiano.

In lieve aumento Forza Italia che, registrando un aumento pari allo 0,1%, si attesta ora al 9,2%.

Seguono poi, ben distanziati, gli altri partiti: Azione, con un +0,3%, tocca quota 3,3%, Italia Viva rimane stabile al 2,1% dove viene agganciato da Sinistra Italiana che, con un aumento dello 0,1%, arriva alla stessa soglia. Perdono, invece, lo 0,1% sia i Verdi che si collocano all’1,7%, sia +Europa che si ferma all’1,3%.

Poca adesione anche per Coraggio Italia, recentemente fondato da Toti e Brugnaro, che perde lo 0,3% e si ferma sull’1,1% dei consensi.

Tuttavia, va segnalato che l’effetto legato alle riaperture ha fatto salire il gradimento verso l’attuale governo guidato da Mario Draghi, ottenendo consensi pari al 51,7% (+0,7% in sette giorni).

Il 40,3% della popolazione, però, ha ancora dubbi e riserve; si dichiarano indecisi, infine, l’8%.

Dal punto di vista dei singoli leader, Draghi torna in quota con una percentuale di gradimento pari al 60,8%; insieme al suo partito, cresce anche la Meloni che tiene saldo il secondo posto con una percentuale del 43,4% (+0,4% negli ultimi 7 giorni).

Letta guadagna uno 0,2% attestandosi al 29,5%. Sale, anche se di poco, Berlusconi: un +0,1% che lo porta al 29,2%.

In crescita, inoltre, Speranza (+0,2%) che tocca quota 24%, la Bonino (+0,1%) al 19,1% e Calenda (+0,2%) che arriva al 19%.

In calo Salvini che, registrando un -0,2%, scende al 32,2%, Giuseppe Conte (-0,3%) che si ferma al 37,9% e Matteo Renzi che, vedendo diminuire i suoi consensi di un ulteriore 0,1% scende al 10,1% classificandosi ultimo per gradimento tra i leader.