Beirut: errori a 5 Stelle

Enorme esplosione nella capitale del Libano.
Il sottosegretario Di Stefano e la senatrice Pirro, nel tentativo di esprimere solidarietà commettono errori da matita rossa.

Una violentissima esplosione nella zona del porto è avvenuta ieri a Beirut, la capitale del Libano.

Il numero di morti e feriti, purtroppo, continua a salire. Ci sono 300.000 persone sfollate ed il governatore stima danni tra i 3 ed i 5 miliardi di dollari.

L’esplosione, stando alle notizie fornite dall’”AGI”, sarebbe stata scaturita da una saldatura, la quale avrebbe innescato la deflagrazione di 2.700 tonnellate di nitrato di ammonio (video reperibili ai link1 e link2).

Il deposito, secondo fonti israeliane, sarebbe utilizzato da Hezbollah.

Mentre per domani è prevista la visita del presidente francese Macron, anche l’Italia ha provato a mandare i suoi messaggi di solidarietà.

Il tentativo non è andato però a gonfie vele: la senatrice del M5S, Elisa Pirro, scambia il Libano con la Libia, come si può vedere dalla seguente immagine del suo tweet.

Peggio ancora è andata al sottosegretario agli affari esteri, Manlio Di Stefano, anche lui appartenente al M5S. Quest’ultimo, infatti, non solo ha scambiato i libanesi per i libici, ma anche tradotto erroneamente in inglese il nome del Paese, mettendo “#Liban” anziché Lebanon.

Pagamenti elettronici, Montanari: “c’è un secondo fine”

Tanto voluta dal governo e dalle forze politiche liberali, l’eliminazione del contante è stata frenata anche dall’Ue.
Fatti passare come vaccino per l’evasione, portano con sé rischi più insidiosi per la società.

(Versione polacca al link – traduzione di Aneta Chruscik)

Il governo spinge sull’eliminazione del contante; ed i decreti emessi vanno in questo senso, portando le soglie massime di pagamento tramite cash prima a 3.000 euro, poi, a 2.000 ed infine a 1.000 euro nel giro di circa un paio d’anni.

Il motivo principale, o almeno quello sbandierato, è la lotta all’evasione (benché ci basti guardare il recente scandalo Wirecard per capire che l’argomento non regge). Eppure anche l’Ue, in una lettera del 16 dicembre scorso in cui invita il governo italiano ad andarci piano, mette in luce che l’eliminazione del contante ha già avuto degli effetti negativi in Spagna ed in Grecia. Inoltre, tra i sette punti presenti nella lettera, fa notare anche che per eliminare il contante bisogna garantire l’equità nell’utilizzo di un mezzo di pagamento alternativo, tradotto: se si vuole eliminare il contante, bisogna che sui cittadini non ricadono i costi di gestione del nuovo mezzo di pagamento (siano essi le commissioni o gli acquisti dei dispositivi elettronici).

Infine, l’Ue tocca anche un altro punto: il contante favorisce la corretta gestione del denaro aiutando ad averne una giusta percezione, in quanto favorisce il controllo della spesa.

Di questo, ne aveva già parlato Alessandro Montanari, giornalista euroscettico ed autore tv (sue le trasmissioni “Lultimaparola” (Rai2) e “La Gabbia” (La7) ed oggi su Rete 4 a “Stasera Italia”), autore di un libro che fin dal titolo ha fatto molto parlare di sé: “Euroinomani”, edito da Uno Editori.

General Magazine è voluto tornare sul tema ed affrontare proprio con Montanari quelle tematiche che prima di altri aveva avuto il guizzo di individuare.

Montanari, concorda sul fatto che con l’eliminazione del contante si risolverebbe il problema dell’evasione?

“La si limiterebbe, direi; il fatto che senza contante non ci sia evasione non è stato provato da nessuna parte. E poi ci proteggerebbe solo dall’evasione dei piccoli ma non dall’elusione dei grandi capitali, che è poi quella che genera gli ammanchi nelle casse degli Stati.

Lei, prima di altri se non di tutti, ha individuato dei punti critici nell’eliminazione del contante: ce ne parla?

“Tralasciamo i pro ed i contro che tutti conosciamo, trascuriamo anche la possibilità di un blackout (che comunque dovrebbe farci riflettere visto che ci lascerebbe tutti nel caos), accantoniamo anche la questione dei costi sulla quale è già intervenuta l’Ue, come hai detto, e partiamo da una considerazione: contante e carte sono entrambi mezzi di pagamento ma uno è anche valore in sé mentre l’altro è solo un mezzo di pagamento che, infatti – vedi le carte di credito – può anche non prevedere sul conto corrente sottostante il valore necessario all’acquisto del bene che vogliamo comperare”.

Dove vuole arrivare?

“Vi invito a pensare a che cosa vuol dire smaterializzare il denaro, a che effetti avrebbe sulle nostre abitudini e sul nostro stile di vita ma, ancora di più, sullo stile di vita delle generazioni future, quelle che, da bambini e da ragazzi, non avranno fatto, come noi, l’esperienza del denaro contante. Ci si pensa di rado, ma il contante conduce quasi automaticamente al risparmio e al consumo responsabile. Quando paghi col contante, ad esempio, acquisti un bene solo se hai il denaro sufficiente per comprarlo e se ce l’hai in quel momento. Tutti quelli della mia generazione, da piccoli, sono stati educati al risparmio con un banale esperimento tattile e visivo, quindi molto materiale e molto comprensibile per chiunque. Gli stessi nonni che ci regalavano le mancette, ci regalavano di solito anche un salvadanaio. Se qualcuno ti faceva un regalino, i soldi li mettevi lì. E lì li accumulavi, così come ci insegnavano i grandi, per poi poterti comprare, da solo, il gioco che sognavi. E allora risparmiavi, settimana dopo settimana, piccolo sacrificio dopo piccolo sacrificio, per poi arrivare, trionfante ed emozionato, nel negozio e comprare la tanto agognata bicicletta, facendo così la tua prima ed istruttiva esperienza di consumo responsabile. Aggiungo che quell’attesa sfibrante aveva anche un altro valore: ci insegnava a desiderare e a selezionare i desideri, scartando quelli superflui perché futili o al di fuori della nostra portata.”

E tutto questo coi pagamenti elettronici si perde?

“Se parliamo di pedagogia, di bambini che diventeranno ragazzi e poi adulti, io dico di sì: si perde irrimediabilmente. Ai bambini di domani, abolendo il contante, non potremo mettere in mano monetine o banconote da infilare in un salvadanaio e va da sé che sarà impossibile spiegargli che una certa moneta equivale a un ghiacciolo mentre una certa banconota equivale a un gelato mentre un gruppetto delle stesse banconote può trasformarsi, magicamente, in una bicicletta. Dovremo aspettare che crescano per poi, da ragazzi, mettergli in mano una carta che fatalmente sarà di debito ma anche di credito (vedrete se non sarà così…). Quella carta per lui non rappresenterà tanto un valore, accumulato nel tempo, ma la chiave d’accesso a un consumo immediato e illimitato. I ragazzi non dovranno più desiderare, fare sacrifici e risparmiare, magari mettendo in discussione i propri desideri, selezionandoli e scartandoli: potranno comprare tutto ciò che vogliono nell’attimo stesso in cui lo desidereranno, con un clic dal divano. E per comprarlo non sarà nemmeno necessario disporre di tutti i soldi che occorrono. Con la carta di credito, infatti, avviene questo: nello stesso momento in cui desideri, compri, mentre i soldi li darai poi. Mi correggo, i soldi “li troverai” poi. Dico “troverai” perché questo sistema pare fatto apposta per indebitarci. Ma le persone indebitate possono dire molti meno “no” di chi ha dei risparmi. E’ prevedibile, ad esempio, che a risarcimento della loro fatica e del loro ingegno siano costretti ad accettare stipendi non dignitosi, quando non addirittura umilianti. Detto in altri termini, più ti indebiti più sarai ricattabile e mansueto. E’ inevitabile. Sarà per questo che l’eliminazione del contante piace così tanto al sistema?”

Bellanova: regolarizzare 600.000 migranti o mi dimetto

Il ministro chiede la sanatoria per gli irregolari, minacciando di andarsene in caso contrario.
Accordo di massima tra i ministeri interessati ma per il momento il M5S è contrario su alcuni punti.

Chiede la sanatoria per 600.000 migranti irregolari, il ministro alle politiche agricole Teresa Bellanova, e minaccia di andarsene nel caso in cui questa regolarizzazione non arrivi.

La Bellanova era già stata al centro delle critiche da parte delle RSU di Almaviva per il suo ruolo all’interno della vertenza Almaviva; la situazione era sfociata in una denuncia nel giugno 2017 per tentata estorsione in merito al tentativo di convincere i lavoratori a sottoscrivere l’accordo che prevedeva 1666 licenziamenti. La medesima denuncia penale nei confronti della Bellanova, rimane ad oggi depositata ma a settembre 2019 non risultano ulteriori avanzamenti nel procedimento.

Era poi tornata a far parlare di sé al momento della sua nomina a ministro: nel mirino della critica il suo titolo di studio di terza media ed un vestito particolarmente appariscente per l’occasione.

In questi giorni il suo nome è tornato alla ribalta in quanto ha minacciato di lasciare il ruolo da ministro nel caso in cui non venga attuata la sanatoria prevedente la regolarizzazione di 600.000 migranti.

Il confronto su questo tema sta avvenendo con gli altri ministri interessati, ovvero Luciana Lamorgese (Interno), Nunzia Catalfo (Lavoro) e Giuseppe Provenzano (Sud). Ieri, nell’incontro tra i quattro, non vi è stata la fumata bianca ed oggi la discussione riprenderà tramite videoconferenza.

Sembra che comunque un accordo di massima ci sia e riguardi l’emersione dei lavoratori tramite le richieste dei datori.

Quello che manca, almeno per il momento, è invece l’ok da parte del M5S per quanto concerne la possibilità di prorogare fino a fine anno i permessi scaduti ai lavoratori ed a far rientrare anche chi ha perso il posto di lavoro. Tuttavia, sono maggiori le possibilità della realizzazione della sanatoria rispetto a quelle che porterebbero il ministro Bellanova alle dimissioni.

Tasse su casa e pensioni, ecco i piani del governo che lavora nell’ombra

Sotto i diktat dell’Ue, il governo giallorosso sta preparando un aumento delle tasse sugli immobili (che equivale ad una patrimoniale) ed un taglio delle pensioni.

Dice cose belle che non fa, fa cose brutte che non dice.

Questo è il modus operandi del governo giallorosso, che prone all’Ue fa ogni cosa gli venga detta e si muove nell’ombra in modo da non far sapere ai cittadini cosa spetterà loro.

Pochi giorni fa, infatti, il capo missione dell’Fmi Rishi Goyal, a “La Stampa” ha dichiarato:

Sarebbe utile una riforma fiscale che riduca le tasse sul lavoro e allarghi la base imponibile. Se la si allarga su consumi e proprietà, le tasse nel loro complesso potrebbero scendere, soprattutto per i redditi bassi e medi”.

Suona bene, all’inizio, la proposta di ridurre le tasse sul lavoro; procedendo, leggiamo che sarebbe meglio allargarla su consumi e proprietà.

Scendendo con l’analisi capiamo quindi immediatamente che la proposta è quella di raccogliere più tasse, non di aiutare il lavoro. Il lavoro scarseggia e, quindi, quello che si può raccogliere è limitato; se invece spostiamo le tasse sulla proprietà, che in Italia rappresenta la principale fonte di ricchezza del popolo, capiamo che lo Stato può incrementare notevolmente le entrate. E la cosa corrisponde di fatto ad una patrimoniale.

Ecco arrivare subito le parole del ministro del Tesoro, Roberto Gualtieri, durante la Commissione di vigilanza sull’Anagrafe tributaria:

La riforma del catasto deve essere fattibile operativamente ma anche condivisa dagli operatori. Sarebbe auspicabile il coinvolgimento di tutti gli attori a monte, nella fase preparatoria, con una discussione pubblica ampia, in particolare con i Comuni”.

È chiaro che si parlare di riformare il catasto per incrementar le tasse sugli immobili.

Il secondo punto su cui sta lavorando il governo, è il tema pensioni. Si sa che vige la malsana idea per la quale “abbiamo vissuto oltre le nostre possibilità” e “spendiamo troppo, dobbiamo fare austerity perché mancano le coperture” con buona pace dei princìpi Keynesiani (approfondimento al link).

Il programma è quello di un calcolo totalmente contributivo degli assegni pensionistici, eliminando completamente il sistema misto e quello retributivo ed effettuare un taglio che arriva anche al 30%.

Un lavoratore che andrebbe in pensione con 62 anni di età e 35 di contributi, con un sistema misto percepirebbe circa 12.726 euro l’anno. Con il contributivo integrale andrebbe a perdere il 26 per cento all’anno con un ammanco di circa 3.300 euro. Una pensione da 1.400 euro, con il nuovo calcolo si trasformerebbe in 1.200 euro.

Nel gruppo di lavoro vi è anche Tito Boeri, ex presidente Inps, che ha proposto un sistema che mantenga fissa a 67 anni la soglia per l’uscita (esattamente come la riforma Fornero) ma che preveda un anticipo fino a 5 anni (ovvero fino a 62 anni di età) con uno schema penalizzante dell’1,5% per ogni anno in meno di lavoro: vale a dire che con un’uscita a 62 anni, un assegno da 1.500 euro verrebbe decurtato del 7,5% che, tradotto in numeri, significa circa 120 euro.

Sovranità legislativa: cominciano le cessioni

Il governo giallorosso cede sovranità legislativa all’Ue: è il primo passo verso qualcosa di ben più grave?

Come se non fosse bastato cedere la sovranità monetaria, che già mette in mani terze buona parte delle decisioni nazionali, ora inizia anche la cessione di sovranità legislativa.

In ministro della Giustizia, il grillino Bonafede, infatti, con la conferma del Premier Conte è corso a depositare la ratifica della cessione di sovranità legislativa da parte dell’Italia verso l’Unione europea.

Il medesimo Regolamento, all’articolo 22 paragrafo 1 in tema di “competenza materiale”, prevede letteralmente che:

L’EPPO (European Public Prosecutor Office) è competente per i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione di cui alla direttiva (UE) 2017/1371, quale attuata dal diritto nazionale, indipendentemente dall’eventualità che la stessa condotta criminosa possa essere qualificata come un altro tipo di reato ai sensi del diritto nazionale”.

A lanciare l’allarme era stato già al tempo l’on. Claudio Borghi Aquilini (Lega), che era intervenuto contro la procura europea (qui il link del suo intervento a riguardo), perché l’allora alleato Bonafede corse a ratificare l’atto sostenendo che “ormai era tardi per fermarlo”; lo stesso Borghi, ora, mette in luce dalla sua pagina facebook la conferma del premier Conte e l’operato del governo giallorosso.

Altro primo passo verso conseguenze ben più gravi?