Cingolani: l’Europa paga 1 miliardo al giorno per il gas russo

Il ministro lancia l’allarme.
Con le sanzioni più costi che benefici?

L’Europa paga 1 miliardo di euro al giorno per il gas russo.

Così il ministro alla Transizione ecologica, Roberto Cingolani in una informativa urgente del Governo al Senato sull’incremento dei costi dell’energia e sulle misure adottate dal Governo per contrastarne gli effetti.

Più precisamente, come riporta “Askanews”, le sue parole sono state le seguenti:

Il flusso attuale dalla Russia è il più alto nei tempi recenti e si è sollevata la questione che l’Europa sta pagando la Russia circa un miliardo di euro al giorno al di là delle quotazioni e questo ha implicazioni che va oltre il settore energetico. È una riflessione importante che va fatta”.

La Russia ha già stipulato numerosi nuovi accordi con la Cina, l’India ed il Pakistan, che sono tra i Paesi più popolosi al mondo; non sarà che le sanzioni stiano comportando più danni che benefici a chi le ha emesse? I recenti rincari parlano chiaro ed il 43% delle aziende italiane è già al collasso.

Cafà: Mezzogiorno torni a essere granaio d’Italia

La guerra in Ucraina potrebbe portare ad un’economia di guerra.
Il presidente Cifa Italia punta sul Sud per la politica agraria.

Il Mezzogiorno torni ad essere il granaio d’Italia.

Così Andrea Cafà, presidente dell’associazione di imprese Cifa Italia, che interviene sul pericolo concreto di arrivare ad un’economia di guerra come conseguenza della situazione ucraina.

Come riporta “Adnkronos”, le sue parole sono state le seguenti:

Condivido il monito del presidente del Consiglio Mario Draghi sulla necessità di prepararsi per scongiurare un’economia di guerra. Occorre rimodulare la nostra politica agricola affinché il Mezzogiorno torni a essere il granaio d’ Italia. È necessario orientare i nuovi sostegni economici alla riorganizzazione della filiera. Tutto questo, in un’ottica di sostenibilità ambientale“.

Sondaggio: FI cresce dello 0,5%, M5S sempre più giù

Centrodestra, se unito, al 46,6%.
Giallorossi al 33,8%.

È uscito il nuovo sondaggio Swg sul gradimento dei partiti in Italia.

Come riporta “Il Giornale”, gli ultimi sondaggi portano buone notizie per il centrodestra che, se si dovesse presentare unito alle prossime elezioni, sarebbe la coalizione che gli italiani premierebbero in misura maggiore rispetto al centrosinistra. Storia diversa per il fronte giallorosso, che allo stato attuale non riesce a incassare una quota di voti sufficiente per prendere le redini del prossimo governo in maniera autonoma. A influire negativamente sull’asse giallorosso sono i risicati numeri del Movimento 5 Stelle, protagonista di un tracollo che va avanti ormai da mesi e che non sembra essere destinato a fermarsi.

Stando all’ultimo sondaggio di Swg reso noto da Enrico Mentana nel corso del Tg La7, Fratelli d’Italia è ancora il primo partito nelle intenzioni di voto degli elettori: lo schieramento di Giorgia Meloni nell’arco di una settimana ha incrementato i consensi, con un +0,2 che lo fa salire al 21,5%. Lieve crescita anche per il Partito democratico, che va al 21,2% con una variazione positiva dello 0,1%. Invece la Lega non riesce a recuperare terreno: il partito di Matteo Salvini contiene comunque la perdita, con un calo dello 0,2% che lo accredita al 17%.

Continuano a giungere pessime fotografie per il Movimento 5 Stelle: il nuovo corso di Giuseppe Conte non è riuscito a imprimere una svolta nei sondaggi. Anzi, ha finito per peggiorare i numeri: l’ultima rilevazione registra un crollo dello 0,4%, che fa precipitare i grillini al 12,6%. Non superare la soglia del 13% di certo è uno choc da un punto di vista politico, sintomo di come la proposta pentastellata non sia più apprezzata e ritenuta valida dagli elettori. Trend positivo invece per Forza Italia: il partito azzurro incassa lo 0,5% e si porta all’8,1%.

Infine si trovano i partiti con minore consenso rispetto alle formazioni politiche principali: Azione di Carlo Calenda e +Europa insieme perdono lo 0,2% e scendono al 4,8%, Mdp-Articolo 1 (2,4%, +0,2%), Italia Viva di Matteo Renzi (2,3%, in calo dello 0,4%), Verdi (2,2%, con una variazione negativa dello 0,3%), Sinistra italiana (stabile al 2,1%) e Italexit con Gianluigi Paragone (2%, in crescita dello 0,3%). Le altre liste si attestano al 3,8%, in aumento dello 0,2%. La quota di chi non si esprime rimane invariata al 42%.

Il centrodestra unito ha indubbiamente ottimi margini per governare il Paese dopo le elezioni politiche che, a meno di una crisi di governo, si terranno nella primavera del 2023: Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia in maniera compatta sfiorano il 47%, nello specifico si portano al 46,6%. Il divario per i giallorossi è davvero profondo: Partito democratico e Movimento 5 Stelle uniti si fermano al 33,8%.

Ucraina-Russia: la disamina

Ecco perché si fa la voce grossa con Putin ma non lo si può attaccare.
Usa guerrafondaia. Ue insipido carrozzone.

È senza dubbio il tema caldo di questi giorni, il conflitto tra Russia ed Ucraina.

La situazione ha avuto un’escalation ieri, giovedì 24 febbraio, quando la Russia attorno alle 04:00 del mattino è entrata militarmente in Ucraina, mettendola al tappeto in sole 8-10 ore.

L’attacco russo è stato fortemente e fermamente criticato dagli Usa e dall’Unione europea, che hanno espresso la loro solidarietà all’Ucraina tramite dichiarazioni, manifestazioni e fissando un’agenda di meeting volti a stilare il comportamento da adottare (al momento pare si vada verso la direzione delle pesanti sanzioni).

Tuttavia, l’Ucraina è stata di fatto sedotta ed abbandonata ritrovandosi sola nella lotta.

La tipica strategia americana è stata quella di usare uno Stato (in questo caso l’Ucraina) per ottenere i propri scopi, ovvero scatenare la tanto desiderata guerra contro Putin e la Russia. Per farlo, hanno illuso l’Ucraina di supportarla in tutto e per tutto: dagli aiuti economico-finanziari (approfondimento al link) a quelli militari (approfondimento al link).

La promessa sembrava anche credibile, dato che gli Usa stanno armando da tempo gli ex Stati Urss al confine Est-Europeo (Polonia, Bulgaria, Romania, Lettonia, Estonia e Lituania), facendo lo stesso con l’Ucraina e condendo i dialoghi con la possibilità di farla entrare nell’Ue e nella NATO.

Forte di una convinzione errata, l’Ucraina decide di attaccare il Donbas, che già bombarda da circa 7 anni proprio per via di questi conflitti e che da tempo si è dichiarata una Repubblica indipendente, manifestando la volontà di aderire alla Federazione Russa anche tramite referendum (qualcuno sostiene che il referendum fu falsato, ma queste accuse si possono fare anche per le elezioni negli Usa, in Polonia, la rivoluzione Arancione in Ucraina o ancora l’Italia che ha avuto diversi premier non eletti con un governo meno legittimo di quello del tanto criticato Assad, vincitore con oltre il 90% alle ultime elezioni…insomma, un’accusa comune).

Il Donbas, sotto attacco dell’Ucraina, prima chiede a Kiev di fermare le ostilità e poi chiede aiuto alla Russia (tanto che i rifugiati non scappavano dalla Russia ma verso la Russia).

Sulla base di questo, Putin dichiara di ritenere infranti gli accordi di Minsk (approfondimento al link) per il comportamento ucraino e di agire in difesa del suo popolo (le regioni dichiaratesi indipendenti dall’Ucraina e che avevano formalizzato la loro adesione alla Federazione Russa), sferrando appunto l’attacco di ieri.

Sapendo che Putin ha reagito ad un attacco ucraino dopo che Kiev aveva infranto gli accordi di Minsk, che l’Ucraina non è né nella NATO né nell’Ue e quindi non vi sono requisiti per intervenire militarmente, Usa ed Ue usano le armi a loro disposizione: le sanzioni e la propaganda (approfondimento al link).

Ecco che cominciano le manifestazioni e le dichiarazioni contro Putin, per farlo apparire come colui che ha iniziato la guerra; poi vengono fissate le agende degli incontri per stabilire quale strategia usare e quali sanzioni applicare alla Russia.

I canali russi come “Russia Today” e “Sputnik” cominciano a venire oscurati in modo da non far trapelare altre verità, si cominciano a diffondere fake news come foto di caccia americani abbattuti (in realtà inerenti ad esercitazioni di anni fa) o a missili su Kiev (in realtà immagini del videogioco “War Thunder”); si comincia a pensare di escludere la Russia dai mercati globali e dai sistemi internazionali di pagamento per isolarla. Gli Usa e la Germania decidono di sanzionare il gasdotto Nord Stream 2 (approfondimento al link) che dalla Russia porta il gas in Europa.

Qui cominciano le spaccature dell’Unione: Italia, Germania, Ungheria e Cipro si oppongono all’esclusione della Russia dal sistema dei pagamenti internazionali SWIFT, mentre la Gran Bretagna (fuori dall’Ue ma nella NATO) propone il veto di operare sul proprio territorio per ogni banca russa ed un limite ai conti correnti dei cittadini russi, oltre che il divieto di atterraggio di aerei russi sul suolo britannico.

Come ogni volta, le decisioni e le azioni tardano arrivare: un blocco di circa 30 Paesi che si muove in maniera pachidermica, scoordinata, insipida.

L’Europa è dipendente al 40% dal gas russo, la Germania arriva al 60% considerando il petrolio e, come sostenuto da Putin, speculava sulle forniture di gas che poi hanno subito un aumento del prezzo (approfondimento al link). Se la Russia chiude i rubinetti del gas, l’Europa deve andare a prenderselo con una guerra?

La NATO dichiara che non schiererà un solo soldato sul suolo ucraino.

Insomma, interessi troppo importanti e troppo diversi per agire in modo unanime, almeno per il momento.

Nel frattempo la Cina si schiera al fianco della Russia (materializzando l’incubo di Kissinger di vedere Russia e Cina unite), dichiarando che “Cina e Russia, non sono alleati, sono molto di più” (subito dopo la Cina ha acquistato ingenti quantità di grano dalla Russia invece che dall’Australia e, poco tempo fa, la Russia aveva siglato un accordo di fornitura di gas verso la Cina), La Turchia dice che non prenderà parte alle sanzioni nei confronti della Russia, l’Iran si dichiara al fianco della Federazione Russa, Maduro e Trump elogiano Putin (approfondimento al link).

Come dichiara Arestovich, consigliere dell’ufficio del presidente ucraino, Putin non colpirà obiettivi civili in quanto deve mantenere la fedeltà della popolazione, ma solo gli obiettivi delle forze armate ucraine.

Lukashenko propone un incontro tra Russia ed Ucraina a Minsk per ridiscutere gli accordi di Minsk.

Putin propone la tregua a Zelensky in cambio del riconoscimento delle Repubbliche indipendenti e gli concede 12 ore di tempo per pensarci; il premier ucraino dichiara che il suo Paese è stato lasciato solo, che nessuno ha intenzione di combattere per loro, che non li vogliono portare nella NATO e che hanno paura di dare garanzie.

Ora Zelensky dovrà decidere se accettare o se continuare un inutile spargimento di sangue condannando a morte il proprio popolo; al momento sono in atto delle controffensive ucraine, che hanno colpito anche due navi mercantili russe.

Perché se gli Usa, con un’economia fortemente militare, esportano democrazia con le bombe in Libia, Serbia, Afghanistan, Iraq o Kosowo dobbiamo fare il tifo, mentre se la Russia si difende è perché vuole scatenare la guerra?

Provate a pensare, infine, se la Russia avesse armato Cuba come gli Usa hanno fatto con l’Ucraina o se, ancora, avesse spostato le proprie truppe in Messico al confine con gli Stati Uniti: come credete che avrebbero reagito gli americani?

Giorgetti: stato d’emergenza non va prorogato

Il ministro non vede il sussistere della necessità.
Non ci sono condizioni sanitarie né costituzionali.

Giancarlo Giorgetti interviene in merito ad un’eventuale proroga dello stato d’emergenza, la cui scadenza è prevista per il 31 marzo, e lo fa escludendone la possibilità senza giri di parole.

Come riporta “Il Giornale”, anche alla luce del fatto che la Lega ha tentato invano l’assalto in commissione Affari Sociali alla Camera con lo scopo di abolire il Green Pass entro e non oltre il termine previsto del 31 marzo, smarcandosi dalla maggioranza che sostiene il governo Draghi per votare la mozione presentata da Fratelli d’Italia ed Alternativa, il ministro allo Sviluppo economico ha dichiarato quanto di seguito:

Lo stato di emergenza è eccezionale, un’ulteriore proroga richiederebbe una situazione eccezionalissima che francamente non vedo. Non ci sono né le condizioni sanitarie né costituzionali per una ipotesi di questo genere.