L’Olanda ci ripensa: parteciperà all’Eurovision

I Paesi Bassi fanno retromarcia e lasciano la lista degli Stati che hanno deciso di sabotare il festival per la presenza di Israele.
L’emittente pubblica subentrerà a quella che si è ritirata.

I Paesi Bassi parteciperanno all’Eurovision Song Contest del prossimo anno, poiché l’emittente pubblica ha annunciato mercoledì che subentrerà alla società che si era ritirata.

“L’emittente pubblica olandese tornerà a partecipare all’Eurovision Song Contest a partire dal 2027 con un concorrente olandese. Un team indipendente di esperti seguirà attentamente il processo relativo all’esibizione“, ha dichiarato la Npo (emittente pubblica nazionale), ripresa da Ansa.

Ad agosto, l’emittente Avrotros, che selezionava il brano olandese e trasmetteva lo spettacolo, si era ritirata, affermando che l’evento non può “più essere considerato neutrale” alla luce delle divisioni sulla guerra di Gaza. “Da allora l’Ebu (Unione Europea di Radiodiffusione, che gestisce l’Eurovision) ha adottato misure significative riguardo alle regole dell’Eurovision Song Contest“, ha dichiarato la Npo. Riconoscendo che il concorso suscita “sentimenti contrastanti” nei Paesi Bassi, l’emittente ha affermato di aver “chiesto esplicitamente all’Ebu di riportare il carattere unificante del festival al centro dell’evento“.

L’Olanda, quindi, esce dalla lista dei Paesi (Irlanda, Spagna, Norvegia ed Islanda) che hanno deciso di sabotare l’Eurovision per la presenza di Israele (approfondimento al link).

La crescita dell’AfD mostra auspicio a migliori relazioni con Mosca

Media: i vertici del partito tedesco stanno cercando di instaurare relazioni normali con la Russia.
Peskov: non potrei che esserne felice.

La posizione del partito Alternativa per la Germania (AfD) sul miglioramento delle relazioni con Mosca “non può che essere apprezzata“.

Lo ha dichiarato il portavoce presidenziale russo, Dmitry Peskov, invitato dai media a commentare le notizie secondo cui i rappresentanti del partito tedesco starebbero cercando di instaurare normali relazioni con Mosca.

“Non ho queste informazioni, ma non possiamo che valutare positivamente una forza politica in Germania, la cui popolarità è in costante crescita, che dimostra l’auspicio a migliorare le relazioni con il nostro Paese“.

Vincono Francia e Slovacchia: Usmanov e Fridman tolti dalla lista delle sanzioni

La Francia ammette: Usmanov collegato a rilascio prigionieri dell’Azerbaigian. Inquietudine a Bruxelles.
Fridman ora chiede un risarcimento di 16 miliardi di dollari.

‘Unione europea ha concordato di rimuovere l’oligarca uzbeko-russo Alisher Usmanov dalla sua lista di sanzioni dopo negoziati tesi, in cui la Francia (che in passato si era limitata a citare “ragioni di sicurezza nazionale“) ha collegato la sua cancellazione a un rilascio di prigionieri da parte dell’Azerbaigian, suscitando inquietudine a Bruxelles. Che si tratti di militari francesi mandati in guerra contro la Russia? Sarebbe gravissimo.

Un secondo oligarca russo, Mikhail Fridman, è stato a sua volta rimosso dopo che la Slovacchia ha posto il veto al rinnovo della sua iscrizione, hanno riferito a Euronews diversi diplomatici (approfondimento qui e qui).

Il Lussemburgo sosteneva che, se Usmanov fosse stato cancellato, anche Fridman avrebbe dovuto esserlo. Fridman ha presentato una richiesta di risarcimento da 16 miliardi di dollari contro il Lussemburgo per i suoi beni congelati.

Il resto delle sanzioni individuali è stato prorogato per 36 mesi.

Multa da 400 milioni dall’Ue a Google su privacy e geolocalizzazione

L’inchiesta è durata oltre 6 anni ed ha accertato 4 profili di violazione.
Doyle: condotta aziendale ha impedito di capire la reale portata del monitoraggio a cui erano sottoposte le persone.

403 milioni di euro: è questo l’importo della maxi-multa comminata dall’Ue a Google, tramite la Data Protection Commission (Dpc) irlandese, che opera come autorità capofila per l’intera Ue nel quadro del Gdpr.

La sanzione amministrativa arriva al termine di un’inchiesta durata oltre sei anni sul trattamento e la conservazione dei dati di geolocalizzazione dei cittadini europei. Il provvedimento, reso noto oggi, 21 settembre 2026, impone inoltre alla controllata europea di Alphabet un termine perentorio di sei mesi per adeguare i propri sistemi e interrompere le pratiche contestate.

L’indagine era stata formalmente aperta nel febbraio 2020 a seguito di una serie di esposti coordinati presentati da diverse associazioni europee dei consumatori. Al centro del fascicolo figuravano tre strumenti specifici dell’ecosistema Google: “Attività Web e App”, “Cronologia delle posizioni” e la funzione “Precisione della posizione” integrata nel sistema operativo Android.

L’autorità guidata dai commissari Des Hogan, Dale Sunderland e Niamh Sweeney, come riporta Adnkronos, ha accertato quattro profili di violazione del diritto comunitario tra il maggio 2018 e il febbraio 2020:

  • la carenza di basi giuridiche su cui fondare il tracciamento della posizione attraverso l’attività web e la cronologia;
  • la violazione del principio di responsabilizzazione (accountability), non essendo la multinazionale in grado di dimostrare la conformità ai criteri di trasparenza per la funzione di precisione della posizione su dispositivi mobili. L’onere della prova in capo alle Big Tech è stato un punto centrale anche nell’annuncio di Ursula von der Leyen sull’Eu Kids Act;
  • il mancato rispetto degli obblighi informativi verso gli utenti, rimasti di fatto all’oscuro del fatto che i dati di movimento venissero utilizzati per profilare preferenze commerciali e orientare la pubblicità comportamentale o behavioral advertising, una tecnica di marketing online che consiste nel mostrare annunci pubblicitari personalizzati agli utenti in base alla loro cronologia di navigazione, ai loro interessi e al loro comportamento sul web;
  • la conservazione dei dati di localizzazione per periodi ingiustificatamente lunghi rispetto alle finalità dichiarate.

Il vice commissario della Dpc Graham Doyle ha sottolineato come la condotta aziendale abbia impedito alle persone di comprendere la reale portata del monitoraggio a cui erano sottoposte nei loro spostamenti quotidiani.

La Corea del Nord testa un “nuovo tipo” di arma

Pyongyang non fornisce ulteriori informazioni sui nuovi missili balistici a corto raggi testati.
Proteste da parte di Tokyo e Seul.

Il leader nordcoreano Kim Jong Un ha supervisionato il test di un “nuovo tipo” di arma, secondo quanto riportato martedì dall’agenzia di stampa ufficiale, senza fornire ulteriori dettagli.

Corea del Sud e Giappone hanno riferito che domenica la Corea del Nord aveva lanciato due missili balistici a corto raggio a poche ore di distanza l’uno dall’altro.

Seul, come riporta Ansa, ha condannato il lancio come un “atto grave” e Tokyo ha presentato una “forte protesta” a Pyongyang. Secondo la KCNA, l’autorità nordcoreana responsabile del programma missilistico ha “testato con successo un nuovo tipo di arma” domenica alla presenza del leader Kim Jong Un.

Pyongyang non ha fornito ulteriori informazioni sulle sue caratteristiche. Il leader ha elogiato il lancio, definendolo “indubbiamente una dimostrazione eclatante di tecnologia di difesa all’avanguardia“, secondo la stessa fonte.

La settimana precedente, la Corea del Nord aveva già lanciato missili balistici verso il Mar del Giappone nell’ambito di un'”esercitazione di attacco di potenza“, secondo l’agenzia di stampa KCNA.