Usa: Congresso approva piano per evitare shutdown ma ferma finanziamenti a Ucraina e Israele

Erano previsti oltre 61 miliardi per l’Ucraina.
Cambio di decisione: pesano crollo dei consensi di Biden e avversione americani a guerra in Ucraina.

La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato la proposta del neo presidente della Camera Mike Johnson, eletto meno di un mese fa dopo che Kevin McCarthy è stato estromesso all’inizio di ottobre, per evitare lo shutdown del governo: i finanziamenti al governo verranno mantenuti fino all’inizio del prossimo anno, anche se verranno rimandati i miliardi di dollari di finanziamenti per Ucraina e Israele.

Un totale di 209 democratici hanno votato con 127 repubblicani per sostenere il piano, che necessita di una maggioranza di due terzi per essere approvato utilizzando un processo accelerato, come riporta First Online.

93 repubblicani hanno votato contro il piano del loro nuovo leader, insieme a 2 democratici.

La decisione cade nel giorno dell’incontro tra Xi Jingping e Joe Biden, primo tentativo di disgelo dopo un anno difficile, e che forse può aver influenzato la decisione presa.

La misura tampone passerà ora all’aula del Senato, dove i leader di entrambe le parti hanno indicato che la sosterranno.

I leader del Senato avranno bisogno della collaborazione di tutti i senatori per superare gli ostacoli procedurali e rispettare la scadenza di venerdì sera, quando scadono i finanziamenti federali, per evitare uno shutdown che potrebbe portare tra l’altro al licenziamento di milioni di lavoratori federali.

Poi dovrà essere firmata dal presidente Joe Biden, mentre Johnson avrà tempo fino al prossimo anno per negoziare la spesa annuale.

La Casa Bianca, che inizialmente aveva reagito duramente al disegno di legge, ha ammorbidito la sua posizione. Probabilmente hanno pesato i recenti sondaggi che vedono Biden a picco nei gradimenti e gli americani stufi di finanziare guerre non loro (approfondimento al link).

Il disegno di legge non comprende i miliardi di dollari di aiuti aggiuntivi per Israele e Ucraina richiesti in un primo tempo dalla Casa Bianca, che aveva richiesto più di 61 miliardi di dollari di ulteriore assistenza per l’Ucraina come parte di un pacchetto complessivo di quasi 106 miliardi di dollari che comprende finanziamenti per Israele, operazioni sul confine tra Stati Uniti e Messico e il rafforzamento degli alleati nella regione indo-europea (compreso Taiwan).

Israele, ministro Difesa: non escludo attacco a Beirut

Tensione alta con Hezbollah.
Superata la linea rossa non ci saranno minacce ma attacchi diretti.

Il ministro della difesa israeliano Yoav Gallant non ha escluso oggi un eventuale attacco a Beirut.

Come riporta Ansa, in risposta alla domanda di una giornalista che voleva sapere quale fosse la linea rossa di Israele agli Hezbollah in seguito ai loro continui attacchi contro l’Alta Galilea (approfondimento al link), Gallant ha risposto quanto di seguito:

Se sentirete che abbiamo attaccato Beirut, comprenderete che Nasrallah ha oltrepassato quella linea”.

Usa: cresce opinione pro Palestina. Biden a picco

Il consenso di Trump cresce in sei Stati chiave.
Dopo la guerra in Ucraina, quella a Gaza: americani stufi di Biden.

La guerra di Gaza ed il comportamento di Joe Biden ha fatto moltiplicare poche simpatie e molti odi imprevisti.

Cresce infatti esponenzialmente l’opinione favorevole alla causa palestinese che fa crollare a picco il consenso verso il Presidente in carica, in continuo calo negli ultimi tempi (approfondimento al link1 e link2).

Ieri Foreign Affairs notava che la politica americana ha imboccato la strada dalle parole pesantissime e degli interventi leggeri; questo anche perchè gli americani hanno cominciato a mostrarsi stufi del costante aiuto militare e finanziario che Biden elargisce sistematicamente all’Ucraina (approfondimento al link).

Infine, come riporta Il Riformista, Donald Trump raccoglie vittorie alle elezioni suppletive in ben sei Stati chiave: il Nevada, la fondamentale Georgia, il Michigan e la Pennsylvania pur perdendo per un soffio il Wisconsin.

La tendenza avversa viene dalle donne scontente, benché repubblicane, dalla politica antiabortista perché il Grand Old Party vuole rendere illegale l’interruzione di gravidanza dopo la quinta settimana.

Gli islamici americani che sono in gran parte repubblicani considerano l’aborto un crimine contro l’umanità e oggi l’elettorato di fede islamica supera quello degli ebrei che, in maggioranza votano per i Democrats.

Usa: Biden crolla nei sondaggi

-11% in un mese che lo porta ai minimi storici.
Incrementa la disoccupazione.

È ai minimi storici l’indice di gradimento per il presidente degli Stati Uniti Joe Biden tra i democratici.

Secondo quanto emerge da un sondaggio condotto da Gallup, infatti, Biden ha perso undici punti in un mese quando manca un anno alle elezioni presidenziali Usa 2024.

Il che significa che il 75% degli intervistati democratici approva il lavoro che Biden sta svolgendo come presidente. Tra gli indipendenti, solo il 35% ha detto di apprezzare il lavoro del presidente americano.

Invariato invece il consenso dei repubblicani, che si conferma al 5%.

Il sondaggio di Gallup, pubblicato a due settimane dall’attacco sferrato da Hamas contro Israele, rivela che Biden ha anche visto un calo del suo indice di gradimento complessivo al 37%, come riporta Adnkronos.

Nella settimana conclusasi il 21 ottobre, le richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti sono state 210mila, con un incremento di 10mila unità rispetto al livello rivisto della settimana precedente.

La media mobile sulle quattro settimane è stata di 207.500, con un incremento di 1.250 unità rispetto alla media della settimana precedente.

È quanto emerge dai dati diffusi dal Dipartimento del Lavoro Usa.

Il numero complessivo di richieste continuative di sussidi di disoccupazione per la settimana terminata il 7 ottobre è stato 1.566.404, con una riduzione di 12.941 unità rispetto alla settimana precedente.

Paesi più sanzionati al mondo: ecco la classifica

La lista dei primi 7 Stati per sanzioni attive.
Gli Usa quelli che emettono più sanzioni.

È un tema vecchio ma che il conflitto tra Ucraina e Russia ha riportato all’ordine del giorno tra interessi e curiosità, oltre che aver fatto aggiornare la classifica.

Ma quali sono, ad oggi, i Paesi più sanzionati al mondo? Il The Daily Digest ci fornisce alcuni dati, stilando la classifica dei primi sette Stati al mondo.

Le informazioni sono aggiornate mensilmente e provengono da una serie di fonti governative e non governative, costituite da circa 900 elenchi di controllo o autorità emittenti; questi dati interessano oltre 200 nazioni diverse.

Al settimo posto troviamo il Venezuela con 747 sanzioni.

Sesto in classifica il Myanmar che arriva a contare 908 sanzioni, mentre si piazza quinta la Bielorussia, con 1.417.

Al quarto posto della lista creata dagli analisti di Castellum.AI c’è la Corea del Nord, con 2.152 sanzioni attive.

La Siria è invece il terzo Paese più sanzionato, con un totale di 2.803 sanzioni. A settembre 2020, il Carter Center segnalava che gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro la Siria fin dagli anni Settanta.

Stando sempre ai dati di Castellum.AI, l’Iran aveva ricevuto un totale di 3.616 sanzioni prima del 22 febbraio 2022. A settembre 2023, l’Iran ne aveva subite un totale di 4.645 che le garantivano (per così dire) il primato.

Le sanzioni, che la vedono ora al secondo posto, arrivano da Stati Uniti, Nazioni Unite, Unione Europea e Paesi come Australia, Canada, India ed Israele.

Dal 2014 la Russia ha subito 17.854 sanzioni, la maggior parte delle quali è entrata in vigore dopo il conflitto in Ucraina, con Mosca che aveva 2.695 sanzioni prima della guerra e 15.159 dopo febbraio 2022.

Ad aver emesso il maggior numero di sanzioni contro la Russia (3.950) sono gli Stati Uniti, seguiti dal Canada che ne ha emesse 3.105. Ma anche l’Australia, il Giappone, il Regno Unito, la Francia e l’Unione Europea sono stati tra i principali emittenti.

Sorprendentemente, la Svizzera è il terzo Paese ad aver imposto il maggior numero di sanzioni contro la Federazione Russa dal 2014.