Biden: processare Putin per crimini di guerra

Il presidente americano chiede il processo.
Putin può fare lo stesso per le guerre degli Usa?

Processare Putin per crimini di guerra.

È la richiesta avanzata da Joe Biden.

Il presidente americano, inoltre, attraverso il proprio ambasciatore all’Onu ha anche chiesto la sospensione di Mosca dal consiglio delle Nazioni Unite dedicato ai diritti umani.

La richiesta è scattata dopo gli scontri di Bucha e l’Unione Europea, per bocca di Ursula von der Leyen, la presidente, ha comunicato l’istituzione “di una squadra investigativa comune con Kiev per raccogliere prove” ed indagare.

Stando a quanto riporta “Italpress”, sul tema è intervenuto anche il premier inglese Boris Johnson, parlando di un crimine “imperdonabile“.

Ancora più duro Volodymyr Zelensky:

I soldati russi sono dei macellai, assassini, torturatori, stupratori e saccheggiatori“.

Da parte sua, la Russia smentisce le accuse. Putin, inoltre, potrebbe a sua volta chiedere un processo per crimini di guerra in merito alle guerre Usa (con partecipazione NATO) in Libia, Serbia, Somalia, Bosnia, Afghanistan, Iraq, Siria e Pakistan?

Von der Leyen: la Cina non aiuti la Russia

Ue: Cina contribuisca a fine invasione russa in Ucraina; non aiuti Mosca ad eludere sanzioni.

La Cina non aiuti la Russia.

Questo è quanto richiesto da Ursula con der Leyen a Xi Jinping.

Più precisamente, stando a quanto riporta “Reuters”, la presidente della Commissione europea ha chiesto alla Cina di contribuire a mettere fine all’invasione russa in Ucraina e, come minimo, di non fare nulla che possa aiutare Mosca ad aggirare le sanzioni economiche.

Così la von der Leyen, nel corso di una conferenza stampa avvenuta in seguito ad un vertice in modalità virtuale con il presidente cinese:

Abbiamo fatto ben presente che la Cina non dovrebbe interferire con le nostre sanzioni“.

Gentiloni: “Non ci faremo ricattare da Mosca sul gas in rubli”

L’ex premier: contratti non prevedono pagamento in rubli.
Sotto analisi il decreto di Putin.

Putin chiede il pagamento in rubli del gas russo tramite decreto.

E su questo, come riporta “Tgcom24”, è intervenuto l’ex premier Paolo Gentiloni, attuale commissario Ue per gli Affari economici:

È un sistema per aggirare le sanzioni e ricattare l’Europa, ma nulla nei contratti glielo consente. È stato emesso poche ore fa, stiamo ancora guardando i dettagli, ma ci sono due cose da dire. Primo: i contratti devono essere rispettati e nei contratti esistenti non c’è obbligo di pagare in rubli. Secondo: non ci faremo ricattare da Mosca“.

NATO: si valutano altri aiuti economici all’Ucraina

Da confermare l’importo; si parla di 500 milioni.
Soldi a palate da una parte, austerity dall’altra.

Gli Stati Uniti ed i loro alleati stanno discutendo un ulteriore potenziale pacchetto d’assistenza per l’Ucraina, che potrebbe raggiungere un valore complessivo di 500 milioni di dollari.

A riportare la notizia è “Reuters” che cita una fonte a conoscenza della situazione.

Più precisamente, un funzionario Usa non ha confermato il valore del pacchetto, ma ha detto che gli Stati Uniti stanno “lavorando attivamente su come continuare a sostenere al meglio il governo ucraino attraverso misure d’assistenza umanitarie, finanziarie e relative alla sicurezza“.

Risulta di contro incredibile come si trovino soldi per effettuare ingenti stanziamenti da tempo ad un Paese che non è né nell’Ue né nella NATO, mentre per i Paesi membri in crisi economica da anni vi sia sempre il blocco dell’austerity.

Biden: più spese militari per sfidare la Russia nell’Artico

Chiesto un aumento di 31 miliardi (4%).
Presenza militare più aggressiva.

Joe Biden presenterà oggi una proposta di bilancio per il 2023 con un ingente aumento delle spese militari, anche alla luce del conflitto in Ucraina: il presidente americano chiederà 813,3 miliardi di dollari, un incremento di 31 miliardi (pari al 4%).

A riportare la notizia è “Ansa” che a sua volta cita il “New York Times”.

Secondo il “New York Times”, inoltre, Washington si sta preparando a contrastare la Russia anche nell’Artico, con una presenza militare più aggressiva.