In Francia le piattaforme pornografiche gestite dal gruppo Aylo, tra cui Pornhub e YouPorn, non saranno più raggiungibili.
Al loro posto, come riporta DDay, un messaggio di protesta contro la legge sulla verifica dell’età a protezione dei minori.
Il gruppo Aylo sospende l’accesso alle sue piattaforme pornografiche.
Messaggio contro la legge sulla verifica dell’età a protezione dei minori.
In Francia le piattaforme pornografiche gestite dal gruppo Aylo, tra cui Pornhub e YouPorn, non saranno più raggiungibili.
Al loro posto, come riporta DDay, un messaggio di protesta contro la legge sulla verifica dell’età a protezione dei minori.
Lo ha dichiarato la premier danese insieme alla presidente dell’Eurocamere Metsola.
Che fine ha fatto la regola d’oro del deficit al 3%? Vale solo per sanità, istruzione e pensioni.
Lo ha detto la premier danese Mette Frederiksen parlando in conferenza stampa a Copenaghen assieme alla presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola.
Come riporta Ansa, le sue parole sono state le seguenti:
“Abbiamo avuto in passato un ruolo di primo piano nel gruppo dei quattro frugali e ora lo avremo in un altro gruppo, perché i tempi sono cambiati e il mondo sta cambiando rapidamente. Per me la cosa più importante è riarmare l’Europa ed è il mio punto di partenza e questa è la mia conclusione in tutte le discussioni, perché se l’Europa non è in grado di proteggersi e difendersi il resto cade“.
Viene da chiedersi dove fossero in questi anni invece di criticare la regola d’oro del deficit al 3%, che resta invece valida se si parla di dedicare risorse a sanità, pensioni, istruzione e lavoro.
La Danimarca avrà la prossima presidenza di turno Ue dal primo luglio.
Appena si spengono le urne, si accendono le riflessioni!
Due righe dell’Onorevole Simone Billi (Lega) sulle elezioni in Polonia.
La Polonia ha scelto. Con il 50,9% dei voti (10.606.877 preferenze), Karol Nawrocki è stato eletto Presidente della Repubblica, superando di misura Rafał Trzaskowski, fermatosi al 49,1% (10.237.286 voti). Una vittoria numericamente netta, ma maturata contro le previsioni: gli exit poll della sera del voto indicavano un esito opposto, generando sorpresa e polemiche.
Possibile che dichiararsi elettore di Nawrocki all’uscita dai seggi fosse percepito come socialmente sconveniente? Oppure il sistema dei sondaggi rifletteva, più che una realtà oggettiva, l’orientamento politico di chi li commissiona o li interpreta? In ogni caso, l’affluenza di oltre 20,8 milioni di elettori testimonia la forte mobilitazione popolare per una consultazione altamente polarizzata.
Il Paese si è spaccato geograficamente e culturalmente. Nawrocki ha trionfato nelle regioni orientali, segnate da maggiori difficoltà economiche e più ricettive ai temi dell’identità nazionale e dell’economia reale.
Al contrario Trzaskowski, sindaco di Varsavia ed esponente del campo liberal-progressista, ha primeggiato nell’ovest del Paese, dove l’economia è più dinamica e l’elettorato incline a posizioni progressiste, tra radical-chic, laicismo militante, diritti LGBTQ+ e un approccio più globalista.
A pesare sulla campagna anche l’intervento, ritenuto da molti troppo diretto, del premier Donald Tusk. Le sue dichiarazioni – con allusioni alla giustizia e ai tribunali – sono state lette da alcuni come una forma di pressione sulle istituzioni, tanto più che la riforma giudiziaria avviata dal PiS, pur controversa, mirava ad abbattere privilegi e promuovere una nuova generazione di magistrati.
Decisivo anche il contributo della diaspora. Il voto dei polacchi all’estero ha visto una partecipazione crescente, con un incremento delle registrazioni entro il termine del 7 maggio per i residenti stabili. A questi si aggiungono 44.521 elettori temporaneamente all’estero tramite certificato, e 172 voti espressi a bordo di navi. Trzaskowski ha dominato tra gli expat, raccogliendo il 64% (383.722 voti) contro il 36% (220.637) di Nawrocki. Tuttavia, nei paesi dove le comunità polacche sono storicamente organizzate, spesso attraverso reti e associazioni come la Wspólnota Polska, la vittoria è andata al candidato patriottico, mentre altrove ha avuto maggiore peso la macchina diplomatica, in gran parte nominata sotto il governo Tusk, che ha orientato l’organizzazione del voto.
Karol Nawrocki si presenta come un europeista convinto, come tutti i polacchi, radicato nella difesa dei valori tradizionali. Trzaskowski, al contrario, ha incarnato una visione post-nazionale, europeista nel senso più ideologico, simbolicamente rappresentata dalla sua proposta di rimuovere i crocifissi dagli edifici pubblici e dalla creazione del primo museo europeo dedicato alla cultura gender.
La Presidenza in Polonia non è un ruolo di rappresentanza: ha potere di veto legislativo, superabile solo con una maggioranza qualificata che l’attuale Parlamento, pur dominato dalla coalizione liberal, difficilmente potrà raggiungere. L’elezione di Nawrocki apre quindi una fase di coabitazione istituzionale e riequilibra i poteri, ponendo un contrappeso all’esecutivo di Tusk.
La Polonia entra così in una nuova fase politica, destinata ad avere riflessi anche sulla posizione del Paese nel contesto europeo. In un’Unione attraversata da profonde tensioni, la sfida tra identità e globalismo si fa sempre più centrale, e quella polacca potrebbe essere una cartina di tornasole per l’intero continente.
L’elezione di Nawrocki come Presidente della Repubblica conferma che il PiS è il primo partito in Polonia.
La sua nomina potrebbe creare problemi all’operato dell’attuale governo, che ha già un consenso cala dall’inizio del mandato.
L’elezione di Karol Nawrocki come Presidente della Repubblica di Polonia ha spiazzato il governo Tusk che, con i consensi in continuo calo dall’inizio del suo mandato, ha deciso di chiedere il voto di fiducia.
Il governo Tusk, infatti, è una coalizione di tre partiti che di fatto non hanno un’agenda comune ed il cui unico punto d’interesse era vincere le elezioni contro il precedente governo PiS.
Dalla vittoria delle elezioni non sono mancate frizioni interne e l’esito finale ha comunque visto il PiS come partito principale in Polonia, cosa confermata dalle elezioni del Presidente della Repubblica.
Da qui, la decisione del premier polacco che ha deciso di chiedere il voto di fiducia annunciando, poco fa, la modifica della data del voto di fiducia al governo: anziché il 10 giugno, il voto di fiducia si terrà l’11 giugno.
Come riporta Polonia Oggi, il cambio di data è dovuto all’occupazione della sala del Sejm da parte di una delegazione della Commissione europea.
Tusk ha sottolineato che il voto di fiducia rappresenta una nuova apertura per la coalizione di governo. Il primo ministro ha evidenziato che si tratta di un’opportunità per valutare il lavoro svolto finora dal governo e ha annunciato una ristrutturazione del gabinetto a luglio.
Tusk, inoltre, ha invitato i ministri a lavorare con maggiore intensità di fronte alla nuova situazione politica ed ha sottolineato che la nomina del nuovo presidente non modifica gli impegni del governo nei confronti dei cittadini.
Il primo ministro ha affermato che le difficoltà non dovranno scoraggiare l’azione, bensì essere di stimolo a proseguire. Il voto di fiducia deve rappresentare uno stimolo per ulteriori riforme.
Tusk ha anche espresso la speranza che il voto si concluda con un esito positivo, sottolineando l’importanza dell’unità all’interno della coalizione.
Il primo ministro ha evidenziato che la responsabilità per il Paese ricade sull’intero governo. Ha esortato a un’azione congiunta per il bene pubblico.
Concludendo il suo intervento, Donald Tusk ha lanciato un appello all’impegno e alla determinazione.
Mentre il Rapporto INAPP conferma il basso coinvolgimento del segmento, FondItalia registra ancora un trend di crescita.
Il “Rapporto sulla formazione continua in Italia”, curato da INAPP per conto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha confermato, a inizio maggio, una criticità strutturale del sistema nazionale, sottolineando quanto siano «ancora poco coinvolti i lavoratori con le basse qualifiche e le microimprese» nei programmi di formazione continua. Una diagnosi che evidenzia come il divario nella promozione dei programmi formativi tra grandi e piccole e medie imprese rimanga una delle sfide principali per la competitività del tessuto economico italiano.
In questo scenario, FondItalia, il Fondo Paritetico Interprofessionale Promosso da UGL e Federterziario, presenta risultati che vanno in direzione opposta. L’Avviso FEMI 2025.01, di durata annuale ed aggiornato al Terzo Sportello (approvazione il 22 maggio scorso), registra infatti, il coinvolgimento di 1.132 microimprese su un totale di 1.887 aziende beneficiarie, pari al 60% del totale, e la partecipazione di 3.414 lavoratori in organico in imprese con un numero di dipendenti che va da 1 a 9. «I risultati dell’Avviso FEMI 2025.01 dimostrano che adottando strumenti adeguati alle specificità delle microimprese, queste rispondono con grande interesse alle opportunità di formazione -ha dichiarato Egidio Sangue, direttore di FondItalia-. La nostra policy, che fa leva sulle reti, la semplificazione e la flessibilità nell’accogliere tutte le esigenze formative delle imprese e dei lavoratori, ha consentito di abbattere le tradizionali barriere che limitavano l’accesso di queste realtà alle risorse, favorendo la diffusione di una cultura della formazione anche all’interno di organizzazioni di queste dimensioni».
Il trend positivo si evince dalla crescita progressiva nell’ambito dei primi tre Sportelli approvati nel corso del 2025. Dal I Sportello approvato l’11 febbraio, che aveva registrato 330 microimprese beneficiarie con 958 lavoratori coinvolti, si è arrivati ai dati aggregati del III Sportello con un incremento di oltre il 240% per le aziende e del 256% per i lavoratori formati. L’andamento crescente ha visto l’approvazione di 120 Progetti nel primo Sportello, 141 nel secondo e 161 nel terzo, per un totale di 422 Progetti formativi che hanno complessivamente coinvolto 15.005 lavoratori di imprese di tutte le dimensioni.
Il Presidente dell’INAPP Natale Forlani aveva evidenziato nella presentazione del Rapporto come «il ruolo dei Fondi può essere importante per rimediare al divario che esiste nella promozione dei programmi formativi tra grandi e piccole e medie aziende», sottolineando che l’attuale domanda di competenze e l’utilizzo di tecnologie nell’ambito delle piccole imprese «risulta attualmente inadeguata».
«La sfida principale per le microimprese non è solo attivare l’interesse verso la formazione, compito già di per sé complesso, ma anche dare seguito a tale interesse con modalità e strumenti adeguati alle loro dimensioni e alle loro capacità organizzative -ha aggiunto Sangue-. Nel caso di FondItalia, dove vi è un’adesione di microimprese pari al 91%, la vera risorsa che ci ha consentito di raggiungerle e coinvolgerle, sempre con maggiore frequenza, in percorsi formativi sono state le Reti; Reti territoriali, di filiera, federali che sono state in grado di dialogare con gli imprenditori e co-costruire con loro una visione della formazione intesa come strumento di crescita delle imprese e con esse del tessuto produttivo del Paese».
La performance di FondItalia si inserisce in un contesto nazionale che vede la formazione continua tornare a crescere dopo il rallentamento pandemico. I 19 Fondi interprofessionali hanno coinvolto nel 2023 quasi 2 milioni di lavoratori, poco meno del 20% dei dipendenti delle imprese private, mentre il Fondo Nuove Competenze ha permesso di formare oltre 550mila lavoratori attraverso investimenti pubblici specifici.