Francia: feroci rivolte studentesche

Gli studenti mettono a ferro e fuoco la nazione: 400 licei e decine di università bloccate.
A Marsiglia preside, vice-preside e altro personale sono stati cosparsi di benzina: 625 persone arrestate.

Una massiccia ondata di proteste studentesche è in corso in Francia con quasi 400 licei bloccati e, da oggi, anche decine di università, e violenti scontri con la polizia.

Le proteste, iniziate dai liceali a Parigi il 25 settembre, si sono estese a numerose altre città fra cui Lione, Lille, Strasburgo, Marsiglia e Nizza. Oltre 30 sarebbero le università coinvolte, secondo la stampa transalpina., come riporta Quotidiano.Net.

La situazione è molto tesa a Marsiglia. In una nota trasmessa alla stampa, la Région Paca (Provence Alpes Cote d’Azur) denuncia violenti incidenti davanti al Lycée Victor Hugo di Marsiglia.

Secondo l’autorità regionale, ”il preside, il vice-preside, la segretaria generale e un altro responsabile dell’equipe scolastica sono stati aggrediti all’interno dell’istituto e cosparsi di benzina“. Sempre a Marsiglia, scrive Le Figaro, un camion dei pompieri è stato accerchiato e poi incendiato dagli studenti in rivolta davanti al Lycée Saint-Exupéry.

La procura di Marsiglia ha riferito che sono tra 15 e 20 le persone attualmente in stato di fermo nell’ambito delle proteste, “soprattutto minorenni“.

I liceali denunciano carenze strutturali e di risorse, ritmi scolastici eccessivi e contestano il meccanismo di accesso all’università.

Il bilancio complessivo delle proteste è finora di 625 persone arrestate dall’inizio dei blocchi mentre i feriti accertati sono oltre 119 tra studenti e dipendenti scolastici. Si contano anche 83 feriti fra le forze dell’ordine. La giornata di oggi coincide anche con un massiccio sciopero del pubblico impiego per protestare contro la nuova legge finanziaria che prevede drastici tagli e che il premier si apprestare a presentare. Gli studenti temono che la nuova manovra porti a ulteriori tagli ai fondi per l’istruzione. 

Ue: autorizzato uso di armi su territorio russo. Guerra mai così vicina

La decisione del Parlamento europeo ci spinge praticamente in guerra.
Tajani: “Noi contrari ma sosteniamo Kiev”.

L’Ucraina deve essere in grado di colpire obiettivi militari legittimi in Russia: così il Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria a Strasburgo, ha approvato una risoluzione che chiede un maggiore sostegno all’Ucraina da parte degli Stati membri.

Come riporta Affaritaliani, il testo è stato approvato con 425 voti favorevoli, 131 contrari e 63 astenuti.

Sono stati approvati anche i paragrafi 8 e 9 della risoluzione, che invitano i Paesi membri a consentire l’uso delle armi fornite a Kiev per colpire obiettivi militari in territorio russo.

Il paragrafo 8, approvato con 377 voti a favore, 191 contrari e 51 astenuti, “invita gli Stati membri a revocare immediatamente le restrizioni all’uso dei sistemi d’arma occidentali forniti all’Ucraina contro legittimi obiettivi militari sul territorio russo“.

Un divieto in tal senso, aggiunge il testo della risoluzione, “ostacola la capacita’ dell’Ucraina di esercitare pienamente il suo diritto all’autodifesa” ai sensi del diritto internazionale e lascia il Paese esposto ad attacchi contro la sua popolazione e le sue infrastrutture.

Nel paragrafo 9, l’Eurocamera sottolinea che le forniture insufficienti di munizioni e armi e le restrizioni al loro utilizzo rischiano di compromettere gli sforzi compiuti finora e “deplora profondamente la riduzione del volume finanziario degli aiuti militari bilaterali all’Ucraina da parte degli Stati membri, nonostante le energiche dichiarazioni rilasciate all’inizio dell’anno in corso” e “ribadisce il suo invito agli Stati membri a rispettare l’impegno assunto nel marzo 2023” di consegnare un milione di munizioni all’Ucraina, di accelerare le forniture di armi, in particolare di moderni sistemi di difesa aerea e altri tipi di armi e munizioni, compresi i missili Taurus.

La risoluzione chiede infine la “rapida attuazione degli impegni congiunti in materia di sicurezza contratti tra l’Ue e l’Ucraina” e ribadisce la posizione secondo cui “tutti gli Stati membri dell’Ue e gli alleati della Nato dovrebbero impegnarsi collettivamente e individualmente a fornire sostegno militare all’Ucraina con almeno lo 0,25 per cento del loro Pil annuo“.

Migranti: Corte di Strasburgo condanna l’Italia

Sotto accusa le condizioni dell’hotspot di Lampedusa.
Nel frattempo continuano gli arrivi di soli maschi.

La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per le condizioni di detenzione nell’hotspot di Lampedusa di alcuni migranti tunisini tra il 2017 e il 2019.

La Corte di Strasburgo respinge l’eccezione del governo relativa alla presunta mancanza dello status di vittima dei ricorrenti e “conclude che i ricorrenti sono stati sottoposti a trattamenti inumani e degradanti durante la loro permanenza nell’hotspot di Lampedusa in violazione dell’articolo 3 della Convenzione (della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali)”.

Nel frattempo, come riporta La Stampa, stamane è avvenuto il trasferimento di 130 ospiti scortati dalla Polizia al porto ed imbarcati sul traghetto di linea che in serata attraccherà a Porto Empedocle.

Sul fronte degli sbarchi, sulla più grande delle Pelagie si registra un altro approdo con 37 persone: tutti uomini originari di Siria, Egitto e Gambia, i migranti arrivati all’alba al molo Favaloro dopo essere stati intercettati dagli uomini della Guardia costiera.

Orban: rapporto Parlamento europeo è una barzelletta

Accuse all’Ungheria di non essere un Paese democratico e di calpestare i valori europei.

Il premier ungherese Viktor Orban ha definito “una barzelletta” il rapporto adottato ieri dal Parlamento europeo contro Budapest, nel quale si accusa l’Ungheria di non essere un Paese democratico e di calpestare i valori europei.

Parlando oggi a Belgrado, dove il presidente Aleksandar Vucic gli ha conferito una alta onorificenza serba, Orban ha definito ridicola la decisione dell’Assemblea di Strasburgo.

Più nel dettaglio, stando a quanto riporta “Ansa”, le parole del premier ungherese sono state le seguenti:

“Noi di questo non ridiamo più, poichè siamo stufi di questa barzelletta. Il Parlamento europeo già due-tre volte ha adottato simili documenti di condanna dell’Ungheria. Prima pensavamo che avessero una qualche importanza, ma ora vediamo che si tratta di una barzelletta“.