La Polonia blocca la legge sul mercato delle cripto-attività

Il Presidente della Repubblica: minaccia la libertà dei cittadini, la sicurezza dei loro beni e la stabilità economica dello Stato.

Il presidente Karol Nawrocki ha posto il veto alla legge sul mercato delle cripto-attività, ritenendo che le sue disposizioni minaccino le libertà dei cittadini, la sicurezza dei loro beni e la stabilità economica dello stato.

La decisione, come riporta Polonia Oggi, è stata comunicata dal portavoce presidenziale Rafał Leśkiewicz, che ha sottolineato come il capo dello Stato usa questo strumento costituzionale solo quando le nuove leggi creano reali pericoli per i cittadini.

Secondo Leśkiewicz, uno dei motivi principali del veto sono le norme che consentirebbero il blocco amministrativo delle pagine web delle imprese operanti nel settore delle cripto-attività.

Il portavoce ha osservato che tali meccanismi sono imprecisi e comportano il rischio di abusi. In pratica, potrebbero portare a situazioni in cui gli utenti perdono l’accesso ai propri fondi digitali senza chiare procedure di ricorso.

Ha inoltre ricordato che in molti paesi dell’Unione Europea, invece di bloccare i servizi online, si utilizza un sistema di avvisi per i consumatori, una soluzione meno invasiva ma ugualmente efficace.

Il secondo argomento riguarda l’eccessiva complessità della normativa. La legge polacca supera le cento pagine, mentre norme analoghe in altri paesi della regione, tra cui Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, sono molto più brevi. A giudizio di Leśkiewicz, una regolamentazione così lunga potrebbe scoraggiare gli imprenditori dall’operare in Polonia e spingerli a trasferire le loro attività all’estero, indebolendo il mercato interno.

Un problema rilevante sono anche le elevate commissioni di vigilanza che, secondo il Presidente, penalizzerebbero soprattutto le piccole imprese e le start-up, favorendo le grandi aziende internazionali e le banche. Tali soluzioni limiterebbero la concorrenza e rallenterebbero lo sviluppo dell’innovazione nel settore. Il portavoce ha ricordato inoltre che durante la campagna elettorale Karol Nawrocki si era espresso contro le normative che limitano eccessivamente la libertà di investire in cripto-attività.

Il Presidente non nega la necessità di regolamentare questo mercato, ma ritiene che ciò debba avvenire in modo proporzionato e conforme al regolamento europeo MiCA. A suo avviso, il governo, nonostante due anni di lavori preparatori, non è riuscito a elaborare una legge chiara. Sławomir Mentzen, leader del partito Nowa Nadzieja, ha ringraziato pubblicamente il Presidente per il veto. Secondo Mentzen, la legge avrebbe potuto distruggere il mercato delle criptovalute in Polonia.

Tuttavia il Ministero delle Finanze e dell’Economia sostiene che la legge sul mercato delle cripto-attività, approvata dal parlamento in ottobre e novembre, mirava ad attuare il regolamento MiCA nel diritto polacco e ad aumentare la sicurezza dei investimenti in cripto-attività. Le nuove norme avrebbero affidato la supervisione del mercato alla Commissione di Vigilanza Finanziaria, introdotto un registro degli operatori del settore e la responsabilità penale per le manipolazioni e altri reati. Secondo il ministero, le regolamentazioni avrebbero dovuto proteggere i cittadini dalle perdite finanziarie.

Elezioni presidenziali in Polonia, il voto della diaspora potrebbe rivelarsi decisivo: l’intervento di Billi (Lega)

Il primo turno ha confermato diffusione capillare della diaspora e necessità di garantire corrette modalità di voto per cittadini all’estero: potrebbe essere ago della bilancia prossimo ballottaggio.

L’affluenza al primo turno delle elezioni presidenziali polacche di domenica 18 maggio ha raggiunto il 67,31%, il valore più alto registrato per un primo turno dal 1989. Un risultato che segna una svolta anche per la partecipazione dei cittadini polacchi residenti all’estero: 509.000 elettori si sono registrati per votare fuori dal Paese, su una diaspora stimata in circa 20 milioni di persone nel mondo. Tra i registrati, ha votato l’89,21%, pari a circa il 2,5% della diaspora complessiva.

Per garantire la più ampia partecipazione possibile, il ministero degli Affari Esteri ha allestito 511 seggi elettorali all’estero, un numero mai raggiunto prima in una tornata presidenziale. I seggi sono stati istituiti dalle autorità consolari e pubblicati ufficialmente almeno tre settimane prima del voto. I cittadini polacchi residenti all’estero potevano esprimere il proprio voto in presenza, recandosi presso le ambasciate, i consolati o altre sedi diplomatiche. Era necessario registrarsi preventivamente entro il 13 maggio attraverso il portale del ministero degli Esteri, oppure contattando direttamente il proprio consolato di riferimento.

In alternativa, chi si trovava temporaneamente all’estero poteva votare utilizzando un certificato elettorale (zaświadczenie o prawie do głosowania), rilasciato dal proprio comune in Polonia, che consentiva di votare in qualsiasi seggio, inclusi quelli all’estero, senza dover risultare registrato presso il consolato. Questo significa che il numero effettivo di votanti all’estero potrebbe essere stato persino superiore a quello dei registrati ufficialmente.

Il voto per corrispondenza non era previsto per queste elezioni

Va ricordato che, secondo il Codice Elettorale polacco, il voto postale (głosowanie korespondencyjne) per i cittadini residenti all’estero è consentito, ma solo in casi specifici e regolati. In passato era previsto principalmente per le persone con disabilità o per chi non poteva recarsi fisicamente al seggio. Durante la pandemia da Covid-19, il governo cercò di estendere questa possibilità a tutti, suscitando polemiche e critiche per presunte violazioni delle norme costituzionali, difficoltà amministrative e di costo. Alla fine, le presidenziali del 2020 furono rinviate e si svolsero con modalità tradizionali, tramite voto fisico nei seggi diplomatici.

Nel contesto attuale, la presenza della diaspora polacca nel mondo resta estremamente rilevante: si stima che circa 20 milioni di persone di origine polacca vivano stabilmente fuori dai confini nazionali. Le comunità più numerose si trovano in Germania, circa 866.000 residenti, Regno Unito, oltre 840.000, Francia, tra 500.000 e 1.000.000, Italia, circa 100.000, Canada, oltre 1,1 milioni e Australia, circa 209.000.

Questi dati non solo confermano la diffusione capillare della diaspora, ma sottolineano anche la necessità di continuare a garantire modalità di voto accessibili, trasparenti e sicure per i cittadini polacchi all’estero.

Per quanto riguarda i risultati del primo turno tra gli elettori fuori dalla Polonia, Rafał Trzaskowski, candidato centrista della Coalizione Civica, ha raccolto il maggior numero di preferenze, ottenendo il 36,8% dei voti (oltre 171.000). È stato seguito da Sławomir Mentzen, esponente dell’estrema destra, con circa il 17% (oltre 77.000 voti), e da Karol Nawrocki, sostenuto dal partito Diritto e Giustizia (PiS), con poco più del 16% (circa 75.000 voti). Trzaskowski ha ottenuto i risultati più rilevanti nelle città con forte presenza della diaspora polacca, come Chicago, New York, Londra e Berlino.

I risultati ufficiali hanno visto Trzaskowski al 31,36% e Nawrocki al 29,54%. Dunque, il secondo turno si terrà domenica 1° giugno, con Trzaskowski e Nawrocki a contendersi la presidenza. In una sfida così equilibrata, il voto della diaspora potrebbe rivelarsi decisivo.

(Fonte: formiche)