Migranti, Darmanin: “Francia non può accogliere, rimandare indietro”

“Non deve passare il messaggio che qualunque cosa accada, sono benvenuti nei nostri Paesi”.
Lega: Basta chiacchiere, servono fatti concreti.

Il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, si recherà a Roma per discutere di cooperazione europea in merito all’afflusso dei migranti a Lampedusa.

Nel frattempo, come riporta RaiNews, la sua presenza è stata anticipata da parole che stanno scaldando il clima politico: ”La Francia non accoglierà” i migranti arrivati a Lampedusa, ha detto il ministro ai media francesi.

Più nel dettaglio, le parole di Darmanin ai media Europe1/Cnews sono state le seguenti:

Dal nostro punto di vista, da quello che sappiamo delle autorità italiane, molti (dei migranti, ndr) devono essere rimandati nei loro paesi di origine, perché ancora una volta mi risulta che su circa 8.000 o 9.000 persone arrivate, ci sono molte persone che provengono da paesi che non conoscono persecuzioni politiche, né dal Camerun, né dalla Costa d’Avorio, né ovviamente dal Gambia, quindi nemmeno in Tunisia. E quindi queste persone, ovviamente, devono tornare nel loro Paese, la Francia deve aiutarle a tornare. Quello che vogliamo dire ai nostri amici italiani, che credo siano in totale accordo con noi, è che dobbiamo proteggere le frontiere esterne dell’Unione Europea, aiutarli in questo e soprattutto guardare subito alle richieste di asilo. E quando le persone non hanno diritto all’asilo, vanno rimandate immediatamente nel loro paese. A Lampedusa le cose stanno diventando molto difficili, per questo dobbiamo aiutare i nostri amici italiani. Ma non può trasmettere alle persone che vengono sul nostro territorio il messaggio che, qualunque cosa accada, sono benvenute nei nostri paesi. Vengono accolti solo se le regole previsto dalle regole del diritto d’asilo, se vengono perseguitati. Ma se si tratta solo di immigrazione irregolare, no, la Francia non può accoglierli come gli altri Paesi. Su richiesta del presidente (Emmanuel Macron) andrò a Roma questo pomeriggio“.

In una nota diramata poco dopo queste esternazioni, la Lega ha risposto:

Basta chiacchiere, gli Italiani si aspettano e si meritano dalla Francia e dall’Europa dei fatti concreti!“.

Ripristino vitalizi: via libera

A favore Forza Italia e un ex M5S.
Contrari Lega e FdI, astenuto il Pd.

Via libera del consiglio di garanzia del Senato ad una delibera che prevede il ripristino dei vitalizi tagliati per gli ex senatori.

La decisione è arrivata con un voto che ha visto il no dei componenti di Lega e Fratelli d’Italia, il sì di un componente del consiglio ex M5S e l’astensione del Pd, mentre Forza Italia ha votato sì.

Come riporta Il Sole 24 Ore, l’ex senatore M5S, Ugo Grassi, ha commentato così:

Ho votato a favore del ripristino dei vitalizi per i senatori perchè io sono un giurista, credo nello stato di diritto e nei principi dell’ordinamento costituzionale. La delibera riguardava i vitalizi tagliati pre 2012, non tutti. Tutti i vitalizi sono stati già tagliati nel 2012 con una legge dal Parlamento. Quindi quando dicono: vi siete aumentati il vitalizio? Assolutamente no, non sono stati aumentati i vitalizi post 2012“.

Ue: no ai semestri a guida Polacca e Ungherese

Il Parlamento europeo reputa Orban e Morawiecki illiberali.
“Se i Paesi fossero esterni all’Ue, la loro domanda per entrarci non potrebbe essere accettata”.

È a rischio la presidenza semestrale del Parlamento europeo di Ungheria e Polonia.

Il Parlamento europeo, a maggioranza, ha infatti approvato giovedì una mozione che sospende la presidenza semestrale della Ue che spetterebbe all’Ungheria di Orban nella seconda metà del 2024 e alla Polonia di Morawiecki nel primo semestre del 2025.

Perché la sospensione? Perchè si tratta di due Paesi illiberali e continuamente sottoposti a procedure per violazione dello stato di diritto, a partire dall’abolizione dell’indipendenza del potere giudiziario, stando a quanto riporta First Online.

Quei Paesi, scrive invece il politologo della Luiss Sergio Fabbrini su Il Sole 24 ore, “non sono l’Europa e se Ungheria e Polonia fossero Paesi esterni alla Ue e facessero oggi domanda per entrare, essa non potrebbe essere accettata” perché i tratti illiberali dei due regimi sono incompatibili con l’identità democratica dell’Unione europea.

Sarebbe oltremodo rischioso affidare loro la gestione dei delicati dossier della Ue nei semestri di presidenza”, continua Franco Locatelli su First Online.

Naturalmente applicare la delibera del Parlamento europeo sarà tutt’altro che facile.

Nel Governo italiano ci sono forze, come la Lega e Fratelli d’Italia, che hanno votato contro la mozione che esclude Orban e Morawiecki dalla presidenza semestrale Ue.

La Lega contro l’Ue: “Ci impediscono di firmare”

L’Europarlamento avrebbe impedito il voto sul Qatargate.
Salvini: “Ennesimo episodio scandaloso e ambiguo”.

Protesta della Lega per l’atteggiamento tenuto dall’Europarlamento.

Stando alla denuncia, la Camera avrebbe impedito ai deputati del Carroccio e al gruppo sovranista di Identità e Democrazia di poter prendere posizione sul Qatargate firmando la risoluzione comune.

Il cuore dell’Unione Europea, duramente colpito dallo scandalo delle mazzette che ha coinvolto anche Antonio Panzeri, sanguina ancora copiosamente; nel tentativo di porre rimedio alla situazione, il Parlamento Europeo si era riunito in plenaria proprio ieri, mercoledì 14 dicembre.

All’ordine del giorno la risoluzione unitaria dell’Eurocamera in cui viene richiesto di “sospendere tutti i lavori sui fascicoli legislativi relativi al Qatar, in particolare per quanto riguarda la liberalizzazione dei visti e tutte le visite programmate, fino a quando le accuse non saranno state confermate o respinte“.

Non solo. Nel documento bipartisan gli eurodeputati hanno proposto anche “la sospensione dei badge di accesso dei rappresentanti degli interessi del Qatar“, nonché “l’istituzione di una commissione speciale in materia di trasparenza, integrità e corruzione“, oltre che di scegliere il prima possibile “un vicepresidente dedicato e incaricato sui temi dell’integrità e della lotta alla corruzione“.

Sempre all’interno della risoluzione, stando a quanto riporta Il Giornale, la commissione europea viene esortata a presentare il prima possibile una proposta per istituire un organismo etico, oltre che a garantire la trasparenza includendo dati come il bilancio e il numero del personale.

Il Carroccio denuncia di essere stato escluso dalla sottoscrizione di suddetta risoluzione comune, che dovrà essere votata in aula nelle prossime ore. Di seguito quanto segnala su Facebook il gruppo guidato da Salvini:

Ennesimo episodio scandaloso e ambiguo a Bruxelles. Dopo aver partecipato attivamente alla proposta di risoluzione congiunta con tutti i gruppi dell’europarlamento per condannare i fatti del Qatargate, è stato impedito alla Lega e al gruppo ID (Identity and Democracy) di firmarlo, ostacolandone la presa di posizione. È questa la democrazia tanto paventata dalla sinistra europea? Dopo lo tsunami dello scandalo, tra arresti, indagati, sequestri di denaro e perquisizioni, serviva un gesto di risposta unitario. Senza divisioni. Si è deciso di allontanare una parte del parlamento europeo eletto democraticamente. Anziché isolare chi prende mazzette, isolano chi censura la corruzione senza se e senza ma. Perché? C’è qualcosa che dovremmo sapere?“.

Imbarazzo europeo per la candidatura di Di Maio

Livello linguistico definito da “debuttante” e “scarsa conoscenza della situazione”.
No del governo italiano alla sua nomina da inviato nel golfo Persico.

Anche a Bruxelles iniziano a serpeggiare dubbi e perplessità sulla possibile nomina di Luigi Di Maio come inviato speciale dell’Unione europea nel Golfo Persico. Si tratta, infatti, di una opzione sul tavolo che però non è stata ancora ufficializzata.

Sono bastate comunque delle semplici voci per far storcere il naso a qualche esponente dell’Ue tanto che, stando a quanto appreso e riportato da Le Monde, l’ipotesi sta sollevando una serie di “dubbi” a Bruxelles. L’incarico all’ex ministro degli Esteri ora è da considerare in bilico?

Il quotidiano tiene a sottolineare che una decisione formale non è stata ancora adottata e che ci sono diverse titubanze sulle questioni che l’ex grillino sarebbe chiamato ad affrontare in prima persona.

Infatti un diplomatico citato in forma anonima ha fatto notare che “le sue competenze, soprattutto la sua conoscenza da debuttante dell’inglese e la sua scarsa esperienza nel Golfo, rendono curiosa questa scelta“.

Dal Servizio europeo per l’azione esterna (Seae) vogliono rimarcare che “non è stata presa alcuna decisione“, motivo per cui ogni indiscrezione viene bollata come “pura speculazione“.

Nella divisione Medio Oriente l’atmosfera si sarebbe “resa tesa” in merito all’argomento: “Sembra che Di Maio abbia fatto un colloquio molto buono“, fa sapere una fonte.

L’opzione Di Maioha creato una grande sorpresa” ma, afferma un ex dirigente italiano del settore energetico, “non cambierà molto” perché “gli Stati produttori continueranno a trattare con le compagnie nazionali“.

Sulla vicenda si è subito palesata la contrarietà del governo italiano; nello specifico Forza Italia e Lega si sono mostrati molto ostili alla possibile nomina di Luigi Di Maio.

La selezione per l’incarico di inviato speciale Ue nel Golfo Persico è ormai giunta alle fasi finali della discussione e non rimane molto tempo, ma il centrodestra vuole mettere le cose in chiaro e fare chiarezza sull’ipotetico ruolo dell’ex titolare della Farnesina.

Per Antonio Tajani, ministro degli Esteri, l’indicazione di Di Maio sarebbe avvenuta a opera del governo guidato da Mario Draghi: “Non è la proposta di questo governo, ma di quello precedente“.

Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, ritiene che l’attuale esecutivo di Giorgia Meloni non possa sostenere la sua candidatura e ha evocato anche profili di carattere giuridico che andrebbero esaminati:

Non ci sarebbe soltanto un gigantesco conflitto di interesse a carico di Di Maio, ma anche un evidente coinvolgimento di organismi comunitari in discutibili condotte che non possono servire per la ricollocazione di un disoccupato della politica“.

Si è accodato alle polemiche anche il leghista Matteo Salvini: il ministro delle Infrastrutture ha dichiarato che se Di Maio andrà a rappresentare l’Italia nel mondo non sarà “a nome mio, vostro o di questo governo“.

Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri, ha chiesto a Bruxelles di ascoltare “le nostre indicazioni” visto che adesso c’è un governo differente da quello passato.