Capitalismo assistito: a Renault 5 miliardi da Ue, a Lufthansa Berlino dà 9 miliardi

La crisi da coronavirus sta colpendo pesantemente anche Francia e Germania. E i settori in terribile difficoltà sono due: aereo (viaggi) e auto. Soldi a pioggia per tutti.

La crisi da coronavirus sta colpendo pesantemente anche Francia e Germania.

I cugini d’oltralpe vedono la loro casa automobilistica Renault in seria difficoltà e, proprio su questo tema, è arrivato il via libera della Commissione europea per aiuti da 5 miliardi di euro.

Più precisamente, stando a quanto riporta “Ansa“, la commissaria alla concorrenza Margarethe Vestager, ha dichiarato:

Queste garanzie da 5 miliardi aiuteranno Renault a ottenere liquidità che serve urgentemente a causa dell’impatto del coronavirus”.

Non sta passando tempi migliori la compagnia aerea tedesca Lufthansa che, lasciando gli aerei a terra a causa della pandemia, ad oggi ha perso ricavi pari a 1 miliardo di euro.

Il CEO della compagnia aerea, Carsten Spohr, ha nel ventaglio delle possibilità da prendere in considerazione anche quella di procedere a un default che porti ad un’amministrazione controllata, attivando il meccanismo di protezione dai creditori.

Lo stesso Spohr vorrebbe anche limitare l’intervento della politica ma, come riporta “Reuters”, il governo Merkel ha pronto un piano di aiuti statali da 9 miliardi di euro per intervenire nel capitale sociale, raddoppiando la capitalizzazione di Borsa che oggi ammonta a 4,03 miliardi di euro.

Articolo originariamente pubblicato su “Wall Street Cina“, che ringraziamo.

La Germania mostra la sua vera faccia: vuole una patrimoniale in Italia

Tempi lunghi ed incerti per i Recovery bond.
La Germania chiede ulteriore integrazione europea e spinge per una patrimoniale italiana.

Che l’Europa si prenda “tutto il tempo necessario” al fine di progettare il Recovery Fund l’ha già detto anche Charles Michel, ex premier belga ed attuale presidente del Consiglio europeo, mentre l’Italia spera di riuscire ad attivarlo dal primo luglio (comunque un po’ tardi viste le imminenti necessità).

Ma a sottolinearlo arriva un’intervista radiofonica alla Dlf del ministro delle finanze tedesco, Olaf Scholz; quest’ultimo sostiene che lo stesso Recovery Fund sarà possibile solo a condizioni ben precise:

Quello che sta accadendo non potrà andare avanti senza un’ulteriore integrazione europea. Farci carico di ulteriori compiti, senza avere prima sviluppato entrate e forme di finanziamento comuni, senza affrontare il dumping fiscale nell’Ue, senza fare in modo che ci siano dei compiti comuni da affrontare insieme, non potrà funzionare. Se stiamo andando, come sembra che stiamo andando, verso la mobilitazione di una quantità di denaro senza precedenti per costruire la necessaria quantità di bilancio, allora dobbiamo avere coerenza nei sistemi di tassazione delle società e ci serve un sentiero di convergenza: non una quantità enorme di idee diverse su come usare i nostri sistemi fiscali.”

Parlando di dumping fiscali Scholz si riferisce a Paesi come l’Olanda o il Lussemburgo. Quando parla di tassazione, invece, si riferisce all’Italia.

Secondo i tedeschi, il nostro sistema fiscale dovrebbe tassare di più la ricchezza privata; una ricchezza privata che, stando a quanto riportato su “Italia Oggi”, si attesta attorno ai 9.900 miliardi di euro (considerando conti correnti, risparmi ed immobili) contro un debito pubblico pari a circa 2.500 miliardi di euro.

Sempre sulla stessa testata, l’autore Tino Oldati ricostruisce i dati dell’autorevole istituto tedesco di ricerche “Diw” e di un articolo a firma di Daniel Stelter uscito su “Manager Magazine”, traendone le seguenti conclusioni:

Il patrimonio medio (liquidi, risparmi, immobili) delle famiglie è in Germania pari a 60 mila euro, mentre in altri paesi Ue è di 100 mila euro, con Italia e Spagna che hanno più del doppio. Il tutto a causa di una diversa distribuzione del risparmio privato, che in Germania è maggiore per quantità totale che in Italia, ma distribuito male, tanto che il 10% delle famiglie ne possiede il 60%, mentre il 40% ha ne ha poco o nulla. Non solo: da noi l’80% delle famiglie abita in case di proprietà, contro il 44% tedesco.

Inoltre, il debito privato italiano (imprese più famiglie) è il più basso in Europa (111% del Pil), migliore di quello tedesco (114% del Pil), indice di una ricchezza privata cospicua.”

Prendiamo questi dati e vediamo che è normale, per i politici tedeschi viene naturale giustificare una domanda: perché la Germania, caratterizzate da famiglie mediamente più povere, dovrebbe aiutare l’Italia, caratterizzata da famiglie più benestanti, tramite l’ausilio dei Recovery bond (ovvero debito comune)?

Ecco allora la soluzione belle che pronta: una patrimoniale sopra al 10% in modo da portare il rapporto debito/Pil al 60%, parametro tanto gradito al trattato di Maastricht.

Ricapitolando, se facciamo tardare (o proprio non partire) i Recovery bond e limitiamo l’uso della Bce, l’Italia sarà costretta a accettare il Mes; non essendo comunque uno strumento sufficiente, si dovrà ricorrere ad una patrimoniale che vada a raccogliere i fondi necessari e risani i conti pubblici.

Così facendo, però, si avrebbe un crollo del mercato immobiliare che trascinerebbe con sé il settore bancario aggravando la crisi, e lasciando l’Italia in preda ad acquisitori stranieri favoriti da prezzi stracciati.

Coronavirus, tensioni sociali altissime: guerre civili dietro l’angolo?

Bill Gates finanzia l’Oms e lancia il vaccino tatuato sottocutaneo; Trump accusa l’Oms, che a sua volta anticipa la necessità di prelevare le persone da casa anche con la forza.
In Italia i cittadini aspettano ancora gli aiuti, la Francia “seda” i gilet gialli e in Germania gli industriali vanno dalla Merkel.

È una situazione complessa e dinamica.

Ogni giorno, infatti, accade qualche colpo di scena. Il filo conduttore è, ovviamente, il coronavirus.

Solo la sua nascita, di per sé, ha portato varie agitazioni: c’è chi dice sia partito da un pipistrello, chi ritiene sia stato creato in un laboratorio (con particolare riferimento al laboratorio nazionale di biosicurezza di Wuhan, reperibile al link  e cliccando su “mostra tutto”) chi, ancora, sostiene che la verità non si saprà mai.

La gente vuole sapere cosa stia succedendo e perchè. Ma le informazioni, sotto ogni punto di vista, latitano.

In Italia aziende e partite iva aspettano ancora aiuti concreti dal governo dopo l’imposizione del lockdown e, con il morale alterato dalla quarantena oltre che dalle preoccupazioni, si stanno scaldando gli animi. Il governo, contemporaneamente, mette in piedi una task force per il controllo delle notizie inerenti al coronavirus, stabilendo cosa possa essere detto o meno, con buona pace della FNSI, e firma il Mes, ovvero lo strumento utilizzato durante la crisi greca.

In Francia, Macron ha militarizzato il Paese per l’emergenza del coronavirus riuscendo momentaneamente a sedare le rivolte dei gilet gialli, ma cosa accadrà nel post crisi quando le rivolte riprenderanno e saranno aggravate dalla crisi economica?

In Germania le industrie dell’automotive sono andate in delegazione dalla Merkel per chiedere che aiuti Italia e Spagna a riaprire le aziende perché, senza la componentistica proveniente dai due Paesi, la Germania non riesce a produrre auto.

Di contro la Germania, insieme ad altri Stati, non vuole sentir parlare di coronabond e spinge per il MES; cosa non gradita a molti in Italia e che soffierebbe sul fuoco delle rivolte.

Nel frattempo Trump attacca l’Oms, sostenendo che sia “filocinese” e lo colpevolizza di “aver dato in ritardo l’allarme”, minacciando di tagliare i fondi.

L’Oms, però, di fondi ne riceve da Bill Gates, che tramite la sua fondazione Bill and Melinda Gates Foundation è tra i più grossi sostenitori dell’Organizzazione e sponsorizza fortemente la creazione di un vaccino che venga applicato tramite un tatuaggio sottocutaneo che sarebbe da lui stesso prodotto (approfondimento al link).

La genealogia di Gates è già stata portata alla luce da Maurizo Blondet, che ha indicato la sua stirpe come “eugenetici, malthusiani e vaccinatori”, oltre che mettere in evidenza le sue connessioni con l’alta finanza dei Rockefeller (approfondimento al link).

Il vaccino sarebbe una delle grandi truffe legate al coronavirus secondo i punti di vista di autori definiti come sostenitori della tesi del complotto (approfondimento al link) ed anche il pubblico pro-vax si chiede si chiede come mai i medici si vaccinino così poco, se sono proprio loro stessi i primi a consigliare di farlo (approfondimento al link ).

Infine, l’Oms, tramite l’Executive Director dottor Michal Ryan, ha dichiarato che “a causa del diffondersi del virus, le autorità potrebbero dover entrare all’interno delle case e rimuovere alcni membri delle famiglie, presumibilmente con l’uso della forza, per isolare i malati seppur in modo sicuro e dignitoso” (reperibile al link).

Andare a prendere con la forza le persone nelle loro case ed imporre loro un vaccino in formato cip, sommato alle tensioni già presenti in tutto il mondo, potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso sfociando in rivolte popolari e guerre civili.

Ue, da Germania e Francia via libera al nuovo MES “light”

L’accordo prevede che superata la crisi dovuta al coronavirus, le regole del Patto di Stabilità torneranno in vigore. Ciò significa che saranno validi anche i vincoli di bilancio e deficit.

(Pubblicato per Wall Street Cina al link)

Francia e Germania hanno trovato l’accordo sul Mes per affrontare il coronavirus.

E la cosa interessa anche l’Italia, visto che è uno dei Paesi tra i più soggetti al rischio di utilizzo del Mes.

Secondo l’agenzia tedesca Dpa, l’accordo dell’asse franco-tedesco si baserebbe su una linea di credito che arrivi fino al 2% del Pil del singolo Stato, con un intervento della Banca europea per gli investimenti (Bei).

Vediamo, innanzitutto, cos’è il Mes

Il Meccanismo europeo di stabilità (appunto, Mes) è anche noto come Fondo salva-Stati ed è un ente inter-governativo dell’Unione Europea nato nel 2012, allo scopo di fornire assistenza economica agli Stati dell’Eurozona in difficoltà finanziaria per salvaguardare la tenuta degli altri Paesi membri. 

Ogni governo contribuisce a formare il tesoretto in base al suo peso economico; la quota più grande è nelle mani della Germania (27,1%), seguita da Francia (20,3%) e Italia (17,9%). L’aiuto economico del Mes viene concesso ai Paesi dell’area Euro a rischio default e consiste in un prestito (l’ammontare della cifra è deciso dal Paese in difficoltà) concesso dopo la presentazione di una lettera d’intenti o un protocollo d’intesa negoziato dallo stesso Paese richiedente e dalla Commissione Ue.

Le aree di intervento sono tre: la prima riguarda il consolidamento fiscale, che va attuato tramite tagli alla spesa pubblica, attuazione di riforme fiscali e privatizzazioni; la seconda è inerente alle riforme strutturali e, la terza, concerne le riforme del settore finanziario, come ad esempio la vigilanza bancaria e l’operato.

Il Mes viene attuato tramite l’utilizzo di prestiti, la ricapitalizzazione diretta od indiretta delle banche, l’istituzione di linee di credito precauzionali e/o l’acquisto di titoli di Stato sul mercato.

Nel caso attuale, il Mes verrebbe applicato in forma “soft”, vale a dire che l’accesso al credito sia sottoposto alla firma dello Stato di un memorandum di intesa in cui si impegna a destinare le risorse prelevate esclusivamente all’emergenza sanitaria ed economica, rispettando il Patto di Stabilità.

Il trucco del Patto di Stabilità

Il Patto di Stabilità era stato sospeso proprio due settimane fa per far fronte alla crisi dovuta al coronavirus; con l’utilizzo del Mes, verrebbe dunque ripristinato, per la felicità dei Paesi come Germania, Austria, Olanda e Finlandia che non volevano assolutamente sentir parlare di coronabond.

Infatti l’accordo prevede una clausola che rappresenta il pezzo da novanta: superata la crisi dovuta al coronavirus, le regole del Patto di Stabilità torneranno in vigore a pieno regime. Ciò significa che saranno validi di nuovo anche i vincoli di bilancio e deficit.

Scomparirebbe invece la Troika, sostituita però da Mes e Commissione europea.

L’Ue decide di non decidere: l’attesa sui coronabond porterà al MES

La Commissione europea non trova la quadra sui coronabond a causa della divisione di vedute tra Paesi del Sud e del Nord Europa.
Col passare del tempo ed una crisi da affrontare, il MES rimane l’unico strumento utilizzabile.

C’è un’emergenza dilagante. Meglio ancora, una pandemia.

E richiede quindi misure efficaci e soprattutto rapide in modo da intervenire in tutti i modi possibili al fine di sorreggere un’economia in totale arresto cardiaco.

Ecco quindi che si riunisce la Commissione europea per parlare di coronabond, ma l’esito è che decide non decidere.

Troppo grande la distanza tra i Paesi del Sud Europa (Italia, Spagna, Irlanda, Grecia, Lussemburgo, Francia, Belgio, Portogallo e Slovenia) e quelli del Nord Europa (Germania, Olanda, Austria e Finlandia) per riuscire a trovare un accordo.

I 27 leader dell’Ue si sono dunque dati appuntamento tra circa due settimane.

Il problema è che il tempo passa e la crisi si fa sempre più nera; vista la forte differenza nelle posizioni dei Paesi è altamente probabile che non se ne esca con un accordo neanche dopo il prossimo incontro.

Al momento ci sono sul piatto due pacchetti: il primo è il piano SURE da 100 miliardi di euro e che si sostanzia in una sorta di cassa integrazione o disoccupazione europea; il secondo è il pacchetto CRII+ che serve principalmente a snellire le fasi procedurali necessarie all’attuazione dei programmi.

Mentre il vice presidente della Bce, Luis de Guindos, ha rilasciato dichiarazioni alla radio spagnola Cope in cui si dichiarava a favore dei coronabond in quanto “si tratta di una pandemia che avrà ripercussioni su tutti” e che “è una crisi completamente diversa da quelle del 2008-2009-2010”, il premier olandese Rutte ha sottolineato la sua contrarietà ai corobond sostenendo che “l’Europa ha già i suoi strumenti, come il MES, che possono essere usati in modo efficace , ma con le condizionalità previste dai trattati” e concludendo infine con un secco “non posso prevedere alcuna circostanza in cui l’Olanda possa accettare gli eurobond”.

Nel frattempo gli industriali dell’automotive tedesco hanno chiesto alla Merkel di aiutare l’Italia e la Spagna, in quanto senza la componentistica proveniente da questi due Paesi sarebbe per loro impossibile produrre auto.

Ciò nonostante, la distanza di vedute sembra troppo forte per riuscire ad essere smorzata sfociando nei coronabond. Di contro il tempo passa e cittadini, partite iva ed azienda hanno urgente bisogno di aiuto: Unicredit ha stimato un calo del 15% del Pil italiano.

Sotto la forte spinta delle richieste d’aiuto che va a scontrarsi con le posizioni dei Paesi del Nord Europa, l’unica soluzione attuabile sembra davvero essere il MES, anche se poi questo costerà caro ai Paesi che ne dovranno usufruire.