Ue: all’Ungheria più del doppio dei fondi dati all’Italia

Ue ammette: “allocazione non ottimale, ma eseguita secondo regole di coesione europea”.
Ecco perché era arrivato il voto contrario ai coronabond da parte di alcuni partiti: l’Italia avrebbe versato più soldi di quelli che avrebbe ricevuto.

Più del doppio dei fondi destinati all’Italia. Questo è quanto ha ricevuto l’Ungheria del premier Orban, con riferimento agli aiuti per l’emergenza legata al coronavirus.

A riportare la notizia è il “Telegraph”, che aggiunge: mentre l’Italia ha ricevuto circa 2,5 miliardi di euro, l’Ungheria ne ha ricevuti circa 5,5 su un totale di 37.

L’Ungheria ha una popolazione decisamente inferiore a quella italiana (circa 10 milioni di abitanti rispetto ai circa 60 milioni dell’Italia, ovvero un sesto) ed ha sofferto una crisi da coronavirus decisamente inferiore a quella del Bel Paese, che risulta invece essere attualmente il più colpito a livello europeo.

Punzecchiata sul tema, la Commissione europea ha ammesso che si tratta di “un’assegnazione non ottimale”; il perché di questa allocazione risiede nel fatto che per distribuire i medesimi fondi, che derivano dal budget europeo, si sono seguite le regole dei programmi di coesione, che favoriscono i Paesi più poveri.

È proprio su questa linea che alcuni partiti italiani (Lega e Forza Italia) avevano votato contro i coronabond poco tempo fa a livello europeo, dopo aver aspramente contestato il Mes (Lega, Forza Italia invece era a favore).

Se venissero applicati i coronabond sulla base dell’attuale regolamento del budget europeo, infatti, l’Italia, in quanto Paese finanziatore netto, finirebbe col versare più fondi di quelli che riceverebbe, portandosi a casa un delta negativo che ancor peggio avrebbe fatto in termini di risorse da poter impegnare in questa emergenza.

La proposta dei coronabond arrivata dai Verdi, inoltre, li riteneva indispensabili per “salvare l’Unione europea e quella monetaria”; ben altra cosa, dunque, del tema emergenziale legato al cornavirus.

La richiesta dei partiti dichiaratisi contrari ai coronabond gestiti in questo modo, si sostanzia invece nel fatto che si dovrebbe far impegnare la Bce nello svolgere il suo ruolo, ovvero di farle acquistare tutti i titoli di Stato nazionali ritenuti necessari.

Supponendo che si adotti questa via, altro punto sarebbe poi quello di capire come immettere correttamente nell’economia reale questi soldi, per non rischiare che rimangono in pancia alle banche.

Coronavirus, tensioni sociali altissime: guerre civili dietro l’angolo?

Bill Gates finanzia l’Oms e lancia il vaccino tatuato sottocutaneo; Trump accusa l’Oms, che a sua volta anticipa la necessità di prelevare le persone da casa anche con la forza.
In Italia i cittadini aspettano ancora gli aiuti, la Francia “seda” i gilet gialli e in Germania gli industriali vanno dalla Merkel.

È una situazione complessa e dinamica.

Ogni giorno, infatti, accade qualche colpo di scena. Il filo conduttore è, ovviamente, il coronavirus.

Solo la sua nascita, di per sé, ha portato varie agitazioni: c’è chi dice sia partito da un pipistrello, chi ritiene sia stato creato in un laboratorio (con particolare riferimento al laboratorio nazionale di biosicurezza di Wuhan, reperibile al link  e cliccando su “mostra tutto”) chi, ancora, sostiene che la verità non si saprà mai.

La gente vuole sapere cosa stia succedendo e perchè. Ma le informazioni, sotto ogni punto di vista, latitano.

In Italia aziende e partite iva aspettano ancora aiuti concreti dal governo dopo l’imposizione del lockdown e, con il morale alterato dalla quarantena oltre che dalle preoccupazioni, si stanno scaldando gli animi. Il governo, contemporaneamente, mette in piedi una task force per il controllo delle notizie inerenti al coronavirus, stabilendo cosa possa essere detto o meno, con buona pace della FNSI, e firma il Mes, ovvero lo strumento utilizzato durante la crisi greca.

In Francia, Macron ha militarizzato il Paese per l’emergenza del coronavirus riuscendo momentaneamente a sedare le rivolte dei gilet gialli, ma cosa accadrà nel post crisi quando le rivolte riprenderanno e saranno aggravate dalla crisi economica?

In Germania le industrie dell’automotive sono andate in delegazione dalla Merkel per chiedere che aiuti Italia e Spagna a riaprire le aziende perché, senza la componentistica proveniente dai due Paesi, la Germania non riesce a produrre auto.

Di contro la Germania, insieme ad altri Stati, non vuole sentir parlare di coronabond e spinge per il MES; cosa non gradita a molti in Italia e che soffierebbe sul fuoco delle rivolte.

Nel frattempo Trump attacca l’Oms, sostenendo che sia “filocinese” e lo colpevolizza di “aver dato in ritardo l’allarme”, minacciando di tagliare i fondi.

L’Oms, però, di fondi ne riceve da Bill Gates, che tramite la sua fondazione Bill and Melinda Gates Foundation è tra i più grossi sostenitori dell’Organizzazione e sponsorizza fortemente la creazione di un vaccino che venga applicato tramite un tatuaggio sottocutaneo che sarebbe da lui stesso prodotto (approfondimento al link).

La genealogia di Gates è già stata portata alla luce da Maurizo Blondet, che ha indicato la sua stirpe come “eugenetici, malthusiani e vaccinatori”, oltre che mettere in evidenza le sue connessioni con l’alta finanza dei Rockefeller (approfondimento al link).

Il vaccino sarebbe una delle grandi truffe legate al coronavirus secondo i punti di vista di autori definiti come sostenitori della tesi del complotto (approfondimento al link) ed anche il pubblico pro-vax si chiede si chiede come mai i medici si vaccinino così poco, se sono proprio loro stessi i primi a consigliare di farlo (approfondimento al link ).

Infine, l’Oms, tramite l’Executive Director dottor Michal Ryan, ha dichiarato che “a causa del diffondersi del virus, le autorità potrebbero dover entrare all’interno delle case e rimuovere alcni membri delle famiglie, presumibilmente con l’uso della forza, per isolare i malati seppur in modo sicuro e dignitoso” (reperibile al link).

Andare a prendere con la forza le persone nelle loro case ed imporre loro un vaccino in formato cip, sommato alle tensioni già presenti in tutto il mondo, potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso sfociando in rivolte popolari e guerre civili.

Coronabond e Mes: l’Italia rischia di fare la fine della Grecia?

Germania, Olanda, Austria e Finlandia si dichiarano contrari ai coronabond. Ursula von Der Leyen li definisce uno slogan. Resta l’opzione Mes, ma cosa rischiamo come paese?

(Pubblicato per Wall Street Cina al link)

C’è fermento, sul tema dei coronabond.

I Paesi del Sud Europa, Italia in testa, li richiedono a gran voce. I Paesi del Nord Europa, si oppongono.

In particolare a dire no sono Germania, Austria, Finlandia e Olanda. Ed è proprio quest’ultimo paese ad essere forse il più agguerrito sul tema dei covid bond.

Il primo ministro olandese, Mark Rutte, si è fatto portavoce della campagna del “no” e a tal proposito il suo ministro delle Finanze, Wopke Hoekstra, ha addirittura attaccato l’Italia chiedendo come mai il Bel Paese non abbia approfittato della crisi del 2008 per risanare le proprie finanze.

Questa domanda, posta in termini di una esplicita accusa, ha portato il premier portoghese Antonio Costa a prendere le difese dell’Italia, definendo il commento di Hoeskstradisgustoso e privo di senso”.

Di contro, il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha definito i coronabonduno slogan”, salvo poi correggere il tiro ed ammorbidire i toni. Esattamente come fatto dal presidente della Bce, Christine Lagarde, quando dichiarò che “chiudere gli spread” non è compito della Bce, salvo poi rettificare le proprie dichiarazioni nei giorni successivi; ma nel frattempo le Borse erano crollate e lo spread Btp-Bund schizzato in alto.

L’emergenza però non può attendere tempi di risposta e coordinamento così lunghi. Se non si può contare sui coronabond, almeno nel breve termine, cosa si può fare?

L’alternativa è rappresentata dal Mes (meccanismo europeo di stabilità), per il quale il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’economia Roberto Gualtieri spingono molto (con modalità che hanno tuttavia suscitato più volte agitazioni tra i partiti dell’opposizione ma anche all’interno della maggioranza Pd-M5S). Il suo utilizzo, inoltre, riporta alla memoria la gestione della crisi in Grecia.

Il rischio è proprio quello di finire come la Grecia: disoccupazione alle stelle, potere d’acquisto delle famiglie e qualità della vita in calo drastico, porti ed aeroporti venduti a Germania e Cina, isole cedute all’asta ad acquirenti privati.

Quando si decise di salvare la Grecia, la Germania era già troppo sbilanciata con i crediti verso gli ellenici per poter stanziare ulteriori aiuti economici (i debiti della Grecia erano infatti quasi totalmente nei confronti dei tedeschi, in quanto la Germania era ed è l’unico Paese dell’Eurozona con un forte surplus; questo significa che può concedere prestiti senza problemi, anzi ne può trarre vantaggio in termini di interessi o godere della forza di paese creditore).

Di conseguenza iniziarono i summit europei per decidere come affrontare la questione; a questi incontri, l’Italia al tempo rappresentata da Matteo Renzi, non venne nemmeno chiamata a partecipare ma si decise comunque che doveva stanziare 48,2 miliardi di euro per il piano di salvataggio.

Se andiamo ad analizzare come furono usati i fondi stanziati, capiamo quale fosse la vera faccia del piano chiamato “salva Grecia”: lo studio della European School of Management and Technology di Berlino mette in evidenza che dei 220 miliardi di euro versati alla Grecia sotto forma di prestiti, 209 miliardi sono serviti a ricapitalizzare le banche europee. Solo il 5% è effettivamente finito nelle casse del governo di Atene. Sono dunque stati salvati banche ed altri creditori privati, più che la Grecia  il popolo greco.

La Germania divise quindi il suo credito tra i vari Paesi dell’Eurozona, eliminando il rischio di avere un grande debitore insolvente, altro non fece che dare alle banche (appunto per lo più tedesche) i soldi stanziati per il salvataggio, decidendo quindi come la Grecia doveva usare i “suoi” soldi.

Non molto tempo dopo, la Suddeutsche Zeitung, uno dei principali quotidiani tedeschi, riportava che la Germania aveva guadagnato oltre 1,34 miliardi di euro di soli interessi derivanti dai prestiti concessi. Nel dettaglio, la banca statale Kreditanstalt Fur Wiederaufbau KFW incassò 393 milioni di euro di interessi, la stessa banca centrale tedesca Bundesbank ne incassò 952 derivanti dall’acquisto per la BCE dei bond ellenici sulla base del Securities Market Programme.

Erano poi stimati, sempre sulla base del SMP, un flusso di interessi entro la fine del 2017 per 1,14 miliardi di euro ed almeno 901 milioni di euro entro la fine del 2018. Di questi, un quarto dedicato esclusivamente alla Germania.

Ora, con Deutsche Bank e Commerzbank in piena crisi, la Germania potrebbe voler attuare un piano simile: niente coronabond ma applicazione del Mes per l’Italia.

Sospeso il patto di stabilità, abbiamo visto con quale forza si sia mossa la Germania mentre l’Italia ancora tentenna e l’utilizzo del Mes sarebbe quindi più vincolante per l’Italia, rispetto ai coronabond.

Il comportamento che sta mettendo in campo la Germania in merito ai piani di emergenza rispetto agli altri paesi, fa chiaramente intendere chi comandi in Europa e, come già successo, quali strategie si perseguano.

È altresì vero che si parla di un Mes con condizioni “soft”, ma tutto rimane ancora incerto e soggetto a negoziati. Di certo, la parola Mes evoca brutti ricordi.

Un piano di aiuti, poi, perché sia definibile come tale e perché i soldi arrivino all’economia reale evitando il rischio di farli rimanere in pancia alle banche, dovrebbe essere gestito come fanno Usa e Gran Bretagna: assegni inviati direttamente nei conti correnti dei cittadini (helicopter money o QE for the people).

Un’ alternativa sarebbe l’Italexit, che risulta comunque altamente complicata: basti pensare, a livello di emblemi e senza entrare in dettagli tecnici, che quando si parlava di Grexit (con un conseguente ritorno della Grecia alla dracma) addirittura l’allora Presidente Usa Barack Obama scese in campo più di una volta per evitarla.

Ue, da Germania e Francia via libera al nuovo MES “light”

L’accordo prevede che superata la crisi dovuta al coronavirus, le regole del Patto di Stabilità torneranno in vigore. Ciò significa che saranno validi anche i vincoli di bilancio e deficit.

(Pubblicato per Wall Street Cina al link)

Francia e Germania hanno trovato l’accordo sul Mes per affrontare il coronavirus.

E la cosa interessa anche l’Italia, visto che è uno dei Paesi tra i più soggetti al rischio di utilizzo del Mes.

Secondo l’agenzia tedesca Dpa, l’accordo dell’asse franco-tedesco si baserebbe su una linea di credito che arrivi fino al 2% del Pil del singolo Stato, con un intervento della Banca europea per gli investimenti (Bei).

Vediamo, innanzitutto, cos’è il Mes

Il Meccanismo europeo di stabilità (appunto, Mes) è anche noto come Fondo salva-Stati ed è un ente inter-governativo dell’Unione Europea nato nel 2012, allo scopo di fornire assistenza economica agli Stati dell’Eurozona in difficoltà finanziaria per salvaguardare la tenuta degli altri Paesi membri. 

Ogni governo contribuisce a formare il tesoretto in base al suo peso economico; la quota più grande è nelle mani della Germania (27,1%), seguita da Francia (20,3%) e Italia (17,9%). L’aiuto economico del Mes viene concesso ai Paesi dell’area Euro a rischio default e consiste in un prestito (l’ammontare della cifra è deciso dal Paese in difficoltà) concesso dopo la presentazione di una lettera d’intenti o un protocollo d’intesa negoziato dallo stesso Paese richiedente e dalla Commissione Ue.

Le aree di intervento sono tre: la prima riguarda il consolidamento fiscale, che va attuato tramite tagli alla spesa pubblica, attuazione di riforme fiscali e privatizzazioni; la seconda è inerente alle riforme strutturali e, la terza, concerne le riforme del settore finanziario, come ad esempio la vigilanza bancaria e l’operato.

Il Mes viene attuato tramite l’utilizzo di prestiti, la ricapitalizzazione diretta od indiretta delle banche, l’istituzione di linee di credito precauzionali e/o l’acquisto di titoli di Stato sul mercato.

Nel caso attuale, il Mes verrebbe applicato in forma “soft”, vale a dire che l’accesso al credito sia sottoposto alla firma dello Stato di un memorandum di intesa in cui si impegna a destinare le risorse prelevate esclusivamente all’emergenza sanitaria ed economica, rispettando il Patto di Stabilità.

Il trucco del Patto di Stabilità

Il Patto di Stabilità era stato sospeso proprio due settimane fa per far fronte alla crisi dovuta al coronavirus; con l’utilizzo del Mes, verrebbe dunque ripristinato, per la felicità dei Paesi come Germania, Austria, Olanda e Finlandia che non volevano assolutamente sentir parlare di coronabond.

Infatti l’accordo prevede una clausola che rappresenta il pezzo da novanta: superata la crisi dovuta al coronavirus, le regole del Patto di Stabilità torneranno in vigore a pieno regime. Ciò significa che saranno validi di nuovo anche i vincoli di bilancio e deficit.

Scomparirebbe invece la Troika, sostituita però da Mes e Commissione europea.

L’Ue decide di non decidere: l’attesa sui coronabond porterà al MES

La Commissione europea non trova la quadra sui coronabond a causa della divisione di vedute tra Paesi del Sud e del Nord Europa.
Col passare del tempo ed una crisi da affrontare, il MES rimane l’unico strumento utilizzabile.

C’è un’emergenza dilagante. Meglio ancora, una pandemia.

E richiede quindi misure efficaci e soprattutto rapide in modo da intervenire in tutti i modi possibili al fine di sorreggere un’economia in totale arresto cardiaco.

Ecco quindi che si riunisce la Commissione europea per parlare di coronabond, ma l’esito è che decide non decidere.

Troppo grande la distanza tra i Paesi del Sud Europa (Italia, Spagna, Irlanda, Grecia, Lussemburgo, Francia, Belgio, Portogallo e Slovenia) e quelli del Nord Europa (Germania, Olanda, Austria e Finlandia) per riuscire a trovare un accordo.

I 27 leader dell’Ue si sono dunque dati appuntamento tra circa due settimane.

Il problema è che il tempo passa e la crisi si fa sempre più nera; vista la forte differenza nelle posizioni dei Paesi è altamente probabile che non se ne esca con un accordo neanche dopo il prossimo incontro.

Al momento ci sono sul piatto due pacchetti: il primo è il piano SURE da 100 miliardi di euro e che si sostanzia in una sorta di cassa integrazione o disoccupazione europea; il secondo è il pacchetto CRII+ che serve principalmente a snellire le fasi procedurali necessarie all’attuazione dei programmi.

Mentre il vice presidente della Bce, Luis de Guindos, ha rilasciato dichiarazioni alla radio spagnola Cope in cui si dichiarava a favore dei coronabond in quanto “si tratta di una pandemia che avrà ripercussioni su tutti” e che “è una crisi completamente diversa da quelle del 2008-2009-2010”, il premier olandese Rutte ha sottolineato la sua contrarietà ai corobond sostenendo che “l’Europa ha già i suoi strumenti, come il MES, che possono essere usati in modo efficace , ma con le condizionalità previste dai trattati” e concludendo infine con un secco “non posso prevedere alcuna circostanza in cui l’Olanda possa accettare gli eurobond”.

Nel frattempo gli industriali dell’automotive tedesco hanno chiesto alla Merkel di aiutare l’Italia e la Spagna, in quanto senza la componentistica proveniente da questi due Paesi sarebbe per loro impossibile produrre auto.

Ciò nonostante, la distanza di vedute sembra troppo forte per riuscire ad essere smorzata sfociando nei coronabond. Di contro il tempo passa e cittadini, partite iva ed azienda hanno urgente bisogno di aiuto: Unicredit ha stimato un calo del 15% del Pil italiano.

Sotto la forte spinta delle richieste d’aiuto che va a scontrarsi con le posizioni dei Paesi del Nord Europa, l’unica soluzione attuabile sembra davvero essere il MES, anche se poi questo costerà caro ai Paesi che ne dovranno usufruire.