La Germania acquisterà più gas dagli Usa per 20 anni

Essendosi chiusa le porte con Russia e Medio Oriente, ora l’Ue può comprare solo dagli Usa.
Gli Usa lo sanno e giocano sui prezzi.

La SEFE, di proprietà statale, acquisterà altre 750.000 tonnellate/anno di GNL dall’impianto di esportazione CP2 di Venture Global per 20 anni.

Le aziende tedesche si stanno rivolgendo sempre più al GNL (in particolare dagli Stati Uniti) per sostituire il gas russo.

Come riporta Reuters, Venture Global fornirà il GNL dal progetto Calcasieu Pass 2 (CP2) per 20 anni, portando il volume totale di acquisti da parte di SEFE – acronimo di Securing Energy for Europe – a 3 milioni di tonnellate all’anno.

Elvira Scotto, analista di Capital Markets, ha dichiarato quanto di seguito:

Prevediamo che Venture Global possa annunciare ulteriori accordi di acquisto a lungo termine per CP2, al fine di raggiungere l’obiettivo di 2-5 milioni di tonnellate all’anno di contratti di fornitura a lungo termine aggiuntivi presso CP2“.

Il progetto CP2 di Venture Global, che ha una capacità di 20 milioni di tonnellate annue e dovrebbe fornire il suo primo GNL nel 2027, sarà il più grande impianto di esportazione di gas superraffreddato negli Stati Uniti.

Si prevede che l’azienda diventerà il principale fornitore di GNL della Germania, con un prelievo combinato di 5 milioni di tonnellate annue e accordi ventennali con le società tedesche SEFE ed Energie Baden Württemberg.

Come riporta Giubbe Rossa la si può considerara una vittoria per gli USA e un’ennesima sconfitta per la Germania: trattandosi di un contratto a lungo termine, è verosimile supporre che il costo €/MWh sia significativamente più basso rispetto al mercato spot. Tuttavia, basandosi sulla serie storica, è legittimo ipotizzare che il prezzo finale pagato dalla Germania sarà significativamente superiore a quello che pagherebbe acquistando il gas dalla Russia. A grandi passi verso la deindustrializzazione.

Essendosi chiusa le porte con Russia e Medio Oriente (schierandosi con l’Ucraina e con Israele), l’Europa ora può comprare gas e petrolio praticamente solo dagli Usa; gli Usa lo sanno (avendo orchestrato il tutto) e ne approfittano sui prezzi.

Bank of America: rublo miglior valuta del 2025

Le strategie europee per mettere in ginocchio la Russia sono autolesioniste.
E i proclami crollano di fronte ai dati.

La Bank of America ha nominato il rublo la migliore valuta del 2025.

Come riporta la Cbnc, infatti, la valuta russa si è rafforzata di oltre il 40%, nonostante un lungo conflitto, una crisi economica, sanzioni e il calo dei prezzi del petrolio.

Parrebbe che le strategie europee di mettere in ginocchio la Russia non stiano funzionando molto bene. Del resto, una cosa analoga è accaduta con le importazioni di gas e petrolio provenienti dalla Russia, dove l’Ue dichiara di aver praticamente chiuso gli acquisti mentre altro non fa che far fare alle risorse un giro più ampio per dimostrare che non arrivano dalla Russia, con l’unica conseguenza che ai cittadini europei queste risorse costano di più (approfondimento ai link1 e link2).

Russia: 883 miliardi da export combustibili fossili, di cui 209 da Paesi Ue

Le importazioni di gas russo nel 2024 sono aumentate del 18%.
Ember: alleati occidentali hanno pagato per idrocarburi russi più di quanto abbiano dato a Kiev in aiuti.

Mosca ha incassato 883 miliardi di euro dall’export di combustibili fossili; di questi 883 miliardi di euro, 209 (ovvero circa il 24%) arrivano da Stati dell’Ue.

La Bbc riporta quanto di seguito:

I dati analizzati dal Centro ricerca energia e aria pulita mostrano che gli alleati occidentali dell’Ucraina hanno pagato per gli idrocarburi alla Russia più di quanto abbiano dato a Kiev in aiuti”.

Secondo un’analisi del think tank energetico Ember, come riporta Il Fatto Quotidiano, le importazioni di gas russo in Ue sono aumentate del 18% nel 2024: “L’aumento è stato trainato dall’aumento delle importazioni in Italia, Repubblica Ceca e Francia”.

Inquinamento: metà di quello mondiale è prodotto da sole 36 aziende

Ecco quali sono aziende che inquinano anche più degli Stati.
Carbone, petrolio, gas e cemento le fonti principali.

Metà delle emissioni di CO2 mondiali viene prodotta da appena 36 multinazionali delle fonti fossili.

A rivelarlo è l’ultima edizione del Carbon Majors report, ripreso da Il Sole 24 Ore, che prende in esame i dati del 2023 relativi a 169 grandi aziende attive nei settori del petrolio, gas e carbone, ma anche della produzione di cemento.

Secondo l’ultima edizione del report, nel 2023 appena 36 colossi dei combustibili fossili (tra i quali Saudi Aramco, Coal India, ExxonMobil e Shell) hanno prodotto oltre 20 miliardi di tonnellate di CO2.

Il carbone è stata la fonte del 41% delle emissioni, con il petrolio a quota 32%, il gas al 23% ed il cemento al 4%.

Secondo il report, se Saudi Aramco fosse uno Stato sarebbe il quarto più grande inquinatore al mondo dopo Cina, Stati Uniti ed India, mentre ExxonMobil produce emissioni pari a quelle della Germania, Paese al nono posto nella classifica delle emissioni.

Effetto Trump: cala il prezzo di petrolio e gas

Il petrolio cala tra l’1,5% ed il 2,5% al barile.
Il gas alla Borsa di Amsterdam scende dello 0,6%.

Petrolio e gas in calo mentre si guarda alle mosse di Donald Trump sui dazi.

Le parole del presidente americano, secondo quanto riporta Bloomberg, hanno scatenato i timori per una guerra commerciale anche se per i dazi, Trump ha citato solamente Messico e Canada e si è astenuto dal fare riferimento alla Cina e altri Paesi.

Il Wti registra una flessione del 2,5% a 75,91 dollari al barile. Il Brent scende dell’1,5% a 78,92 dollari.

Ad Amsterdam, come riporta ancora Ansa, le quotazioni del gas sono in calo dello 0,6% a 47,58 euro al megawattora.