Elezioni Usa: c’è l’ombra della Cina?

SEC: la società madre di Dominion Voting Systems ha ricevuto 400 milioni di dollari da una banca d’investimento in Svizzera che è al 75% di proprietà del governo cinese.

È ancora bollente, il tema delle elezioni americane.

Mentre da una parte il presidente uscente Donald Trump sembra aver riconosciuto la sconfitta contro il rivale Joe Biden, dall’altra arriva una dichiarazione della SEC (la Securities and Exchange Commission) che apre uno scenario interessante: vi sarebbe un’interferenza cinese dietro le elezioni presidenziali degli Stati Uniti.

Più precisamente, la SEC dichiara che la società madre di Dominion Voting Systems (ovvero la società che vende hardware e software per il voto elettronico, comprese macchine per il voto elettronico e tabulatori negli Usa ed in Canada, sviluppando i suoi software anche in Serbia) ha ricevuto 400 milioni di dollari da una banca d’investimento in Svizzera.

La banca in questione è la UBS Securities che possiede il 24,99% di UBS Securities CO LTD, che a sua volta è una banca cinese il cui restante 75% è di proprietà del governo cinese.

Tutto questo, avveniva meno di un mese prima delle elezioni presidenziali americane.

Come riporta “India Right Now Gruop” su indiarightnownews.com, l’indagine è stata condotta dalla Austin Security and Investigation Solutions (documenti PDF che confermano i dettagli forniti si possono trovare al link) e punta la sua attenzione su Staple Street Capital, la quale ha acquisito Dominion Voting System nel 2018.

Quest’ultima, che gestisce macchine per il voto in 28 Stati, è stata nel mirino di Trump per i suoi sospetti inerenti alle frodi elettorali; le accuse sono quelle di aver eliminato milioni di voti a favore dello stesso presidente uscente, oltre che passare i voti al concorrente Biden nella notte delle elezioni.

L’indagine sopracitata afferma quanto di seguito:

L’8 ottobre 2020, Staple Street Capital ha presentato offerte al modulo D della SEC e un importo di vendita di $ 400.000.000 con il destinatario del risarcimento delle vendite identificato come UBS Securities”.

Nell’indagine si aggiunge anche che un ulteriore pagamento di $ 200.000.000 era stato ricevuto a dicembre del 2014.

I proprietari di UBS Securities CO LTD e le relative quote sono i seguenti:

  1. Beijing Guoxiang (33%);
  2. UBS (24,99%);
  3. Guangdong Comm.;
  4. Gruppo [zh] (14,01%);
  5. China Guodian (14%);
  6. Gruppo COFCO (14%).

Trump ritira gli Usa dall’Oms

Dopo le accuse del presidente, gli Stati Uniti escono dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Biden rilancia promettendo un ritorno come primo punto all’ordine del giorno della sua presidenza.

Dalle parole ai fatti.

Dopo le accuse con cui la definiva “filocinese” a causa della gestione del coronavirus (approfondimento al link), l’amministrazione Trump ha informato il Congresso americano che sta procedendo al ritiro formale degli Usa dall’Organizzazione mondiale della sanità.

La notizia è stata riporta dalla Cnn e, secondo una risoluzione del Congresso del 1948, gli Usa possono lasciare l’Oms alle seguenti due condizioni:

  1. – Gli obblighi finanziari siano pienamente rispettati per l’anno fiscale corrente dell’Organizzazione;
  2. – Ci deve essere un preavviso di un anno.

Sulla vena polemica il tweet del senatore Bob Menendez, in risposta all’operato dell’amministrazione Trump:

Il Congresso ha ricevuto la notifica che il presidente ha ritirato ufficialmente gli Stati Uniti dall’Oms nel pieno della pandemia. Chiamare la risposta di Trump al Covid caotica e incoerente non gli rende giustizia. Ciò non proteggerà le vite o gli interessi americani: lascia gli americani malati e l’America da sola.”

Ha poi colto la palla al balzo per criticare la scelta di Trump ed inserirsi nella discussione il candidato democratico alla presidenza americana Joe Biden, già vicepresidente sotto la guida Obama, che rilancia mettendo come primo punto all’ordine del giorno del suo programma il rientro nell’Oms nel caso in cui vinca le elezioni.

Più precisamente, le sue parole sono state:

Gli Stati Uniti si uniranno di nuovo all’Oms nel primo giorno della mia presidenza.”

Renault: 15mila licenziamenti nonostante gli aiuti pubblici

Ingenti licenziamenti della casa automobilistica francese che aveva ricevuto 5 miliardi di aiuti un mese fa.
In vista una riduzione della capacità produttiva globale.

Non è passato un mese da quando Renault ha ricevuto 5 miliardi di euro di aiuti dall’Unione europea (approfondimento al link), che ora si ritrova ad annunciare un piano di riduzione dei costi da due miliardi in tre anni.

Questo comporterà un taglio di 15.000 posti di lavoro sugli attuali 180.000 totali, di cui 4.600 in Francia ed i restanti 10.400 nel resto del mondo.

La nota ufficiale di Renault cita quanto di seguito:

“Le difficoltà incontrate dal gruppo, la grave crisi che sta affrontando l’industria automobilistica e l’urgenza della transizione ecologica sono tutti imperativi che stanno spingendo l’azienda ad accelerare la sua trasformazione.”

Il presidente del consiglio di amministrazione, Jean-Dominique Senard, intervenendo sul tema ha detto che i cambiamenti previsti sono “fondamentali per garantire la sostenibilità dell’azienda ed il suo sviluppo a lungo termine”.

La capacità produttiva globale è stata rivista a ribassa, passando da 4 milioni di veicoli prodotti nel corso del 2019 a 3,3 milioni entro il 2024. Il gruppo francese, infatti, ha annunciato la sospensione dei progetti di aumento di capacità che erano previsti in Marocco ed in Romania.

A questi, si aggiungono l’interruzione delle attività automobilistiche a propulsione a petrolio in Cina e l’intenzione di effettuare un adattamento a ribasso della capacità produttiva anche in Russia.

Scontro tra giganti Cina ed Usa in lite per Hong Kong e accordi commerciali

Continuano i botta e risposta nella guerra commerciale tra le due super-potenze, con la Cina che sospende l’import di prodotti agricoli americani.
Partita a scacchi per Hong Kong.

Continuano le tensioni della guerra commerciale tra Cina ed Usa, inasprita anche dalle vicende inerenti al coronavirus con il presidente Trump lancia accuse dirette e senza mezzi termini (approfondimento ai link1 e link2).

Dopo aver tolto 79 prodotti tra articoli chimici e tessuti dalla lista dei dazi (approfondimento al link), la Cina ora ha deciso di sospendere gli ordini di acquisto di alcuni prodotti agricoli americani.

A riportare l’ordine dato dai funzionari del governo cinese alle principali aziende agricole statali, Cofco e Sinograin, è “Bloomberg”. Più nel dettaglio, gli articoli in questione sono quelli alla base dell’accordo di Fase 1 sottoscritto a gennaio e, al momento, l’azione non riguarda le aziende private.

Inoltre, le società cinesi hanno annullato ordini di carne di maiale proveniente dagli Usa per una quantità non precisata.

Nel frattempo, le tensioni sono alimentate per ciò che sta succedendo ad Hong Kong, dove è stato cancellato lo status speciale derivante da un trattato internazionale sottoscritto nel 1997 (e valido per 50 anni) quando la città è passata dal Regno Unito alla Cina.

Pechino, per cercare di rafforzare la sua presa, ha emesso leggi speciali al fine di limitare le libertà di cui Hong Kong gode.

Trump minaccia l’Oms ed accusa la Cina

Il presidente Usa si è scagliato contro l’Oms criticandone l’operatore. Poi le accuse sono volate verso la Cina per la gestione del Covid19.

È un fiume in piena, Donald Trump.

Il presidente degli Usa, dopo aver già dichiarato di avere le prove secondo le quali il coronavirus è stato creato in laboratorio, concetto poi ribadito dal Segretario di Stato Mike Pompeo, ora si scaglia contro l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) accusandola di essere troppo dipendente dalla Cina.

Più precisamente, stando a quanto riporta “Reuters”, Trump avrebbe giudicato l’operato dell’Oms come “un’allarmante mancanza di indipendenza” (sottintendendo dalla Cina).

A questo ha fatto seguito la minaccia del presidente a stelle e strisce di interrompere i finanziamenti all’organizzazione, se questa non si impegnerà ad apportare miglioramenti entro un mese.

Lo stesso Trump, poi, non le ha mandate a dire nemmeno nei confronti della Cina, incolpandola di una cattiva gestione in merito all’emergenza di coronavirus

A queste accuse ha risposto il portavoce del ministero degli Esteri cinesi Zhao Lijian, sostenendo che Washington sta cercando di infangare la reputazione della Cina, ma che commette un errore provando ad incolparla per sfuggire alle proprie responsabilità.

La Cina, ad ogni modo, sta cercando di mantenere pacifici i rapporti anche dal punto di vista commerciale: da oggi altri 79 prodotti americani verranno esonerati dai dazi (approfondimento al link).

Si tratta di tessuti e prodotti chimici, anche se il sito del ministero delle Finanze cinese non precisa però quanto pesino questi prodotti nell’economia di Pechino.