Putin: ora Usa provino a batterci

L’occidente ha fallito nel tentativo di indebolire la Russia.
Putin: in Ucraina non abbiamo ancora iniziato niente di serio.

Non abbiamo ancora iniziato nulla di serio in Ucraina. Dicono di volerci sconfiggere sul campo di battaglia, che ci provino”.

Sono le parole dette da Vladimir Putin ai leaders dei gruppi della Duma che, inoltre, aggiunge:

Non volevano solo colpire duramente l’economia russa, il loro obiettivo era seminare discordia e devastare la società, demoralizzare le persone. Ma hanno fatto male i loro calcoli: non è successo e sono sicuro che non succederà”.

A margine del G20 dei ministri degli Esteri a Bali, Cina ed Usa provano a dialogare per mezzo del capo della diplomazia cinese, Wang Iy, ed il segretario di stato Usa, Anthony Blinken, con la Cina che, come riporta “Il Giornale”, ha definito “inaccettabili” le sanzioni alla Russia.

Amazon cede ad Alibaba: in Cina chiude Kindle

La chiusura sarà effettiva dal 2023.
Il gruppo non motiva la decisione.

Amazon si arrende ad Alibaba.

Dal 2023, infatti, il gruppo Amazon chiuderà in Cina la sua libreria digitale Kindle.

Il colosso americano aveva già chiuso la sua piattaforma di e-commerce nel Paese asiatico nel 2019, dove ha dovuto affrontare la concorrenza di rivali potenti e affermati come Alibaba e JD.com e si è limitata a dare l’annuncio sul social network Weibo:

Amazon, che ha lanciato il suo servizio Kindle in Cina nel 2013 e da allora ha venduto nel Paese milioni di e-reader Kindle, non ha dunque fornito una motivazione per la sua decisione ma, come riporta “Il Corriere della Sera”, questa sorta di dismissione in terra cinese richiama alla mente l’annuncio fatto da Apple nei giorni scorsi, ovvero l’intenzione di spostare parte della sua produzione fuori dalla Cina.

L’occhio è puntato su Vietnam e India, dove il colosso di Cupertino già vi ospita una piccola parte della sua produzione globale.

Biden su Taiwan. Casa Bianca: si è sbagliato

Il presidente americano si dichiara pronto ad intervenire militarmente.
Panico nello staff della Casa Bianca.

Gli Usa sono pronti ad un intervento militare diretto in difesa di Taiwan.

A dichiararlo è il presidente americano, Joe Biden, alla domanda di un giornalista durante la visita di ieri a Tokyo. Infatti, alla domanda “Mister President, lei non vuole un coinvolgimento diretto degli Usa nella guerra in Ucraina, sarebbe pronto a un coinvolgimento militare in difesa di Taiwan?” la risposta è stato un secco “yes”.

Da lì, il panico ha regnato nello staff della Casa Bianca.

Come riporta “Quotidiano.net”, il suo segretario di Stato Antony Blinken si è agitato sulla sedia con gli occhi sul cellulare e l’imbarazzo ha invaso tutti i componenti dello staff della Casa Bianca.

Immediata una precisazione che sa di rettifica, come quelle in passato su Ucraina e Putin: la nostra politica non cambia, una Cina – Due Sistemi, quello comunista sul continente, quello liberale nell’isola che non vuole farsi sopraffare.

Più tardi lo stesso Biden ha ammorbidito i toni:

Sì, una sola Cina, ma questo non vuol dire che può prendersi Taiwan con la forza. Pechino scherza col fuoco ogni volta che fa volare i suoi aerei nello spazio taiwanese. Abbiamo preso un impegno e lo manterremo“.

Si riferiva al Taiwan Relations Act: intervento americano immediato in caso di attacco comunista ai “fratelli separati“. Conclude poi il presidente a stelle e strisce:

Penso che questo non accadrà. Siamo contro qualsiasi cambio di situazione con la forza… un’altra azione simile a quanto accaduto in Ucraina avrebbe un peso ancora maggiore“.

Rabbiosa ovviamente la reazione da Pechino: non sottovalutate la nostra fermezza, nessun compromesso e nessuna concessione. Taiwan è territorio cinese.

A Washington i commentatori parlano di gaffe. Biden sembra avere ancora disatteso la regola d’oro della diplomazia:

Mai dire una verità che non vada detta” (così il saggista Michael Kinsley).

Questo funambolismo concettuale per quarant’anni ha evitato un conflitto.

Taiwan, la ex Formosa come l’avevano battezzata i portoghesi, ha potuto prosperare e svilupparsi nella libertà; vi si era rifugiato il nazionalista Chiang Kai Shek dopo avere perso la guerra civile contro il comunista Mao Tsetung.

Oggi è il 18 esimo Paese più ricco del mondo. Il suo reddito procapite è tre volte quello cinese e produce più della metà dei semiconduttori benché conti solo 23 milioni di abitanti contro il miliardo e 300 mila della Cina continentale.

Ufo: Pentagono vuole audizione pubblica

143 gli episodi avvolti nel mistero: “i fenomeni non identificati rappresentano una minaccia per la sicurezza”.

Il mistero degli Ufo si infittisce. Tanto che il Pentagono ha volutamente tenuto un’audizione pubblica sul tema.

Gli americani ne sono da sempre appassionati, indipendentemente dalle prove che hanno raccolto negli anni e dalla creazione della famosa Area 51 da sempre altrettanto avvolta nel mistero.

La discussione sopracitata, come riporta “Il Giornale“, è stata voluta dal Pentagono per risalire agli oltre 144fenomeni aerei non identificati” che l’intelligence americana ha rilevato dal 2004 a oggi. Ed è significativo il fatto che, tra quei fenomeni, ne è stato spiegato soltanto uno (era un semplice pallone aerostatico) ma sono rimasti avvolti nel mistero tutti gli altri 143.

Adesso, però, gli statunitensi stanno sul chi va la perché “i fenomeni aerei non identificati rappresentano una minaccia per la sicurezza, per questo il dipartimento per la Difesa farà di tutto per investigare la loro origine“, come ha affermato il sottosegretario alla Difesa per l’intelligence e la sicurezza, Ronald Moultrie, alla sottocommissione per l’antiterrorismo e il controspionaggio della Camera americana. L’urgenza per chiarire l’origine di quel centinaio di fenomeni serve per capire se non siano il prodotto di una “tecnologia di nuova generazione” messa in campo da Paesi non proprio amici come la Russia o e la Cina. Dagli Ufo alla minaccia di altri Paesi la forbice è grande ma il Pentagono non vuole lasciare nulla di intentato e comprendere al 100% fenomeni rimasti irrisolti nel corso degli anni.

Von der Leyen: la Cina non aiuti la Russia

Ue: Cina contribuisca a fine invasione russa in Ucraina; non aiuti Mosca ad eludere sanzioni.

La Cina non aiuti la Russia.

Questo è quanto richiesto da Ursula con der Leyen a Xi Jinping.

Più precisamente, stando a quanto riporta “Reuters”, la presidente della Commissione europea ha chiesto alla Cina di contribuire a mettere fine all’invasione russa in Ucraina e, come minimo, di non fare nulla che possa aiutare Mosca ad aggirare le sanzioni economiche.

Così la von der Leyen, nel corso di una conferenza stampa avvenuta in seguito ad un vertice in modalità virtuale con il presidente cinese:

Abbiamo fatto ben presente che la Cina non dovrebbe interferire con le nostre sanzioni“.