Apple-Giovani Editori: partnership contro le fake news

Cupertino annuncia la rinnovata la collaborazione
Obiettivo sviluppare coscienza critica che rende l’uomo più libero.

Un comunicato stampa ufficiale uscito su Cupertino, come riporta La Stampa, ha annunciato il rinnovo della partnership strategica internazionale tra la Apple del CEO Tim Cook ed il presidente dell’Osservatorio Permanente Giovani Editori, Andrea Ceccherini.

L’obiettivo dichiarato è quello di sviluppare la coscienza critica che rende l’uomo più libero; per farlo, sarà utilizzato un innovativo progetto di technology-media literacy.

Il tutto, al fine di allenare soprattutto i giovani il pensiero critico che permetta loro di evitare la disinformazione.

Il rischio, in questi casi, però è anche quello di passare da un estremo all’altro arrivando all’indottrinamento dei giovani.

(Foto da internet)

Hong Kong abbraccia la Cina: giganti del web se ne vanno

Al centro del dibattito la nuova legge sulla privacy.
L’ex colonia britannica sempre più nelle mani del Dragone.

Hong Kong si spinge sempre più verso la Cina.

Negli ultimi tempi abbiamo visto come la Cina abbia imposto leggi inerenti alla “sicurezza nazionale” che prevedano l’assenza di giuria nei processi (approfondimento al link) e come qualsiasi forma di democrazia stia per essere repressa (approfondimenti ai link 1 e link2).

Vista questa volontà dell’ex colonia britannica di abbracciare sempre più la Cina, i giganti del web minacciano di lasciare il Paese, smettendo di fornire servizi in segno di protesta per la decisione di modificare la legge sulla privacy.

Google, Facebook, Twitter ed Apple hanno infatti mandato una lettera all’Asia Internet Coalition, sostenendo che gli emendamenti proposti alla legge sulla privacy ad Hong Kong potrebbero vedere le persone colpite da “sanzioni severe”.

La lettera inviata al commissario della privacy dei dati personali, Ada Chung Lai-ling, è stata pubblicata anche dal Wall Street Journal e riporta quanto di seguito:

L’introduzione di sanzioni rivolte non è in linea con le norme e le tendenze globali. L’unico modo per evitare queste sanzioni per le società tecnologiche sarebbe quello di astenersi dall’investire e offrire i propri servizi a Hong Kong, privando così le imprese ed i consumatori di Hong Kong, creando al contempo nuove barriere al commercio.

Hong Kong, dal lato suo, non intende indietreggiare; la governatrice Carrie Lam, per esempio, ha detto che estenderà a più aree della società la legge sulla sicurezza nazionale ed ha descritto la legge imposta da Pechino come di seguito:

Il principale punto di svolta nel passaggio di Hong Kong dal caos all’ordine, con un effetto indiscutibile nella stabilizzazione della società. Faremo in modo che questo progetto venga compreso ed instaurato pienamente, estendendosi ad aree come la politica, società, economia, cultura, tecnologia, Internet, finanza e salute pubblica.

Apple, i dipendenti non vogliono tonare in ufficio

Opposizione dei lavoratori allo stop dello smart working chiesto da Tim Cook.
Avviata una campagna per chiedere più flessibilità.

No al ritorno in ufficio.

Questa, in estrema sintesi, la risposta dei dipendenti Apple a Tim Cook con riferimento alla sua richiesta di tornare in ufficio almeno 3 giorni alla settimana entro settembre, precisamente nei giorni di lunedì, martedì e giovedì.

Nel rifiutare lo stop allo smart working, i dipendenti hanno anche scritto una lettera nella quale chiedono più flessibilità; la medesima lettera è stata pubblicata da The Verge e riporta quanto di seguito:

Senza l’inclusività che la flessibilità porta, molti di noi sentono di dover scegliere tra una combinazione delle nostre famiglie, il nostro benessere, e l’essere autorizzati a fare il nostro miglior lavoro, o essere parte di Apple. Nell’ultimo anno ci siamo spesso sentiti non solo inascoltati, ma a volte attivamente ignorati.

Con queste parole, i dipendenti, lamentano una “disconnessione” da parte della direzione sul tema del lavoro da remoto.

Cook sosteneva che gli mancasse il “ronzio dell’ufficio”, ma evidentemente i suoi dipendenti non la pensano come lui.

Mentre Apple scoraggiava il lavoro da casa prima della pandemia, Twitter e Facebook hanno invece dichiarato che i dipendenti possono lavorare da casa per sempre, anche dopo la fine della pandemia.

Fuga da Amazon

Dopo le varie accuse e le perdite di clienti come Nike e Birkenstock arriva un’altra tegole per Amazon: anche Ikea abbandona la piattaforma e-commerce.

Jeff Bezos, dopo il divorzio più costoso della storia del mondo e l’essere finito nella top ten dei miliardari che più hanno perso a livello economico-finanziario nel 2019 (approfondimento al link), continua a perdere colpi.

La sua azienda Amazon, infatti, è stata ripetutamente al centro delle critiche per il trattamento del personale ed è stata inserita tra le società che non brillano per trasparenza (insieme ad Apple, Disney ed addirittura l’Isis) nel discorso tenuto da Ricky Gervais ai Golden Globe.

Ora, dopo i clamorosi addii di Nike e Birkenstock, arriva un’altra brutta tegola: ha deciso di smettere di vendere i suoi prodotti tramite la piattaforma e-commerce Amazon anche il colosso Ikea.

La decisione di Ikea è arrivata dopo l’avvio del progetto pilota focalizzato sugli articoli di illuminazione smart, che avrebbe fatto registrare un fallimento a causa della necessità di essere veicolata in maniera decisamente più ampia ed efficace.

Non secondario è il problema di minor attrattività che Amazon sta attraversando; i motivi sarebbero legati alla vendita di prodotti contraffatti ed alla mancanza di adeguati controlli in questo senso.

Il problema sta diventando noto al punto che l’American Apparel & Footwear Association, ancora ad ottobre 2019, aveva contrassegnato alcuni dei siti sui quali Amazon si appoggia.

Al momento Ikea sta usando la piattaforma Alibaba ma, come dichiarato circa un anno fa al Financial Times dal chief executive of Inter Ikea Torbjorn Loof, pare ci sia la volontà di lanciare una propria piattaforma per l’e-commerce.

Il nuovo marketplace includerebbe inoltre la vendita di prodotti di terzi senza limiti di categorie, in modo da diversificare il business ed incrementare i profitti grazie ai proventi derivanti dalle transazioni che avverranno tramite la piattaforma stessa.

Amazon perderà dunque una buona quota di mercato, considerando che Ikea è anche in forte movimento: altro business in via di sviluppo è quello legato all’opzione dei mobili in leasing, per il quale è prevista nel 2020 l’ampliamento in 30 mercati, dopo il lancio avvenuto in Svizzera.

Ma non solo: sono previste le aperture, entrambe a New York, di un negozio di piccola taglia (5.000 mq) nell’Upper East, al fine di offrire ai clienti l’opportunità di sedersi con i consulenti di design e di un nuovo store, entro il 2020 e più precisamente nel quartiere del Queens, per attirare i millennial urbani.