Volkswagen: il governo tedesco blocca la vendita ai cinesi

Berlino e Bruxelles si oppongono “per motivi di sicurezza”.
La trattativa era stata annunciata giugno 2023 ma senza dettagli sul prezzo.

Il governo tedesco ha bloccato la vendita delle attività di turbine a gas di Man Energy Solutions, controllata Volkswagen, a una società cinese, adducendo motivi di sicurezza.

La decisione, come riporta Reuters, giunge in un contesto di crescenti tensioni commerciali tra Ue e Cina.

Il ministero dell’Economia tedesco può rivedere e bloccare le transazioni che si ritiene abbiano implicazioni per la sicurezza nazionale, e Berlino e Bruxelles stanno cercando di ridurre i rischi derivanti dai legami economici con Pechino.

La prevista vendita dell’azienda tedesca alla società statale cinese Csic Longjiang GH Gas Turbine Co (Ghgt) è stata annunciata nel giugno 2023 senza dettagli sul prezzo, ma a settembre Man Energy Solutions ha detto che il governo avrebbe seguito attentamente gli sviluppi.

Ghgt appartiene a China State Shipbuilding Corporation (Cssc), che domina l’industria navale cinese.

Alcuni politici tedeschi temono che la Cina possa utilizzare le turbine a gas non per scopi civili ma per alimentare navi da guerra.

Interrogata sulla decisione in una conferenza stampa, il ministro degli Interni Nancy Faeser l’ha accolta con favoreper motivi di sicurezza“.

Cortocircuito a Sinistra: lgbt+ e Islam non possono coesistere

Chi può usare lo spogliatoio femminile tra un trans e una donna musulmana?
L’azienda lo autorizza a entrambi che però non possono “coesistere” tra loro: si va in tribunale e con la nuova legge sarà solo l’inizio di una raffica di denuce.

Era solo questione di tempo, anche se dall’altra parte della ponda questa cosa veniva fatta loro notare già in tempi non sospetti.

Ora arriva il caso concreto che manda in cortocircuito le politiche sinistre del politically correct e la loro gestione.

In Germania, infatti, sarà necessaria una sentenza che farà giurisprudenza probabilmente a livello molto più esteso.

Ecco, come riporta Il Giornale citando il Berliner Zeitung, cos’è successo:

Kylie è un dipendente della McDonald alla Hauptbahnhof (la stazione centrale di Berlino) ed ha fatto coming out come “transfrau” (letteralmente “donna trans“); anche la traduzione potrebbe non essere considerata correttissima dai diretti interessati in quanto si tratta più precisamente di uomo che decide di essere donna anche se non si è ancora operato (e da non confondere con travestito).

Succede che questa persona chiede di potere utilizzare lo spogliatoio delle dipendenti: la direzione non ha nulla in contrario, ma una cameriera islamica proibisce a Kylie di cambiare l’uniforme vicino a lei.

A questo punto i responsabili del fast food cambiano idea e appoggiano la ragazza, pregando Kylie di tornare nello spogliatoio maschile.

La transfrau non è d’accordo e non accetta nemmeno la soluzione di compromesso, ovvero il trasferimento in un’altra filiale dove si trattano hamburger e dove quindi non lavorano dipendenti musulmani.

Kylie denuncia quindi la direzione per discriminazione, chiedendo un risarcimento.

In una prima istanza il giudice le dà tuttavia torto e la costringe ad andare direttamente a processo al tribunale del lavoro.

La persona gender fluid presenta quindi ulteriore ricorso ed è qua che i cittadini berlinesi rischiano seriamente di spaccarsi.

Loro, del resto, sono da sempre all’avanguardia nell’accettare ogni variante sessuale, ma adesso si trovano in scacco matto tra tolleranze di segno opposto.

Qualunque sarà la conclusione, infatti, non potrà accontentare tutti: nemmeno nella capitale europea più “tollerante”.

Nel frattempo, il governo del cancelliere Olaf Scholz, reduce da una recente batosta alle elezioni europee ed ormai considerato un semplice reggente e traghettatore fino al voto nazionale del settembre 2025, ha proposto con la sua coalizione una legge sulla autodeterminazione di genere: seguendo di fatto la moda del momento e imitando in questo gli Stati Uniti d’America, ognuno potrà decidere a quale sesso appartenga e cambiare idea quando vuole, nel caso la norma dovesse essere approvata.

Se approvata, c’è da aspettarsi una nevicata di denunce per discriminazione, sessismo, mobbing e quant’altro dato ogni giorno una persona potrebbe dichiarare di sentirsi di un nuovo sesso: se fino a ieri si sentiva uomo, oggi potrebbe denunciarvi per come vi approcciate perchè si sente donna.

Tesla: stop in Germania per incendio doloso

Estremisti di sinistra rivendicano l’azione.
Ambientalisti occupano la foresta vicina alla fabbrica per impedirne l’espansione.

La fabbrica Tesla di Grünheide, a 50 chilometri da Berlino, unica gigafactory europea del costruttore americano (produce solo Model Y), è rimasta ferma martedì mattina a causa di un black-out.

Il motivo è un incendio in una sottostazione vicino alla fabbrica, che ha provocato, secondo la stampa tedesca, un’interruzione di corrente nello stabilimento e nella vicina città di Erkner.

Sarebbero interessate anche aree della capitale, stando a quanto riporta Il Sole 24 Ore.

Più nel dettaglio, come ha riferito la Bild, alle 4,50 del mattino si è verificata una forte esplosione nella sottostazione di Steinfurt e un traliccio ha preso fuoco.

Alle 5,15 i vigili del fuoco si sono messi in azione per spegnere l’incendio nella zona di Goßen-Neu Zittau, ha confermato la polizia.

I lavori di spegnimento sono stati ritardati perché accanto a un trasformatore in fiamme è stata scoperta una tenda con un messaggio di avvertimento: “Ordigni sepolti qui”. Sono quindi intervenuti gli artificieri.

Il gruppo estremista di sinistra “Vulkan” ha rivendicato l’azione come protesta contro la casa automobilistica americana: “Abbiamo sabotato Tesla”, hanno scritto in una nota riportata dal “Tagesscahu”.

Il gruppo era già sospettato di aver appiccato un incendio doloso alla rete elettrica nel cantiere della Tesla nel 2021.

Dalla fine della scorsa settimana, circa 100 ambientalisti hanno occupato una foresta vicino alla fabbrica Tesla e hanno costruito case sugli alberi per impedire l’espansione della gigafactory, bocciata di recente da un referendum locale.

Il 65% dei votanti lo scorso 21 febbraio si è opposto al piano di Tesla, che prevede l’abbattimento di 100 ettari di foresta per far posto, oltre che all’impianto, a una stazione ferroviaria, a magazzini ed a un asilo nido.

Il voto non è vincolante ma i consiglieri comunali hanno affermato di volere rispettare la volontà della comunità.

Danimarca: chiusa inchiesta su esplosioni Nord Stream

Anche la Svezia aveva chiuso le indagini mentre si aspettano quelle tedesche.
Mosca: assurdo; si riconosce il sabotaggio ma non si fanno indagini.

La Danimarca ha chiuso le indagini sulle esplosioni del 2022 nei gasdotti Nord Stream che trasportano il gas russo in Germania, dopo che anche la Svezia aveva chiuso la propria inchiesta.

Lo ha comunicato oggi la polizia danese, come riporta Reuters.

I gasdotti Nord Stream 1 e 2 che trasportano gas sotto il Mar Baltico sono stati danneggiati da una serie di esplosioni in Svezia e Danimarca a settembre 2022, rilasciando grandi quantità di metano nell’aria.

Le esplosioni sono avvenute sette mesi dopo che la Russia ha avviato un’operazione in Ucraina, che ha innescato una serie di sanzioni economiche e finanziarie occidentali contro Mosca.

In un comunicato della polizia di Copenaghen si legge quanto di seguito:

Le indagini hanno portato le autorità a concludere che c’è stato un sabotaggio intenzionale dei gasdotti. Tuttavia, si ritiene che non ci siano basi sufficienti per portare avanti una causa penale in Danimarca“.

All’inizio del mese la Svezia ha chiuso l’inchiesta sulle esplosioni, affermando di non avere giurisdizione sul caso, ma ha consegnato prove agli investigatori tedeschi, che non hanno ancora pubblicato alcun risultato.

Il governo tedesco è ancora “molto interessato” a scoprire le cause delle esplosioni che hanno danneggiato i gasdotti Nord Stream, ha detto un portavoce a Berlino.

L’anno scorso, la Germania ha detto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di aver rilevato tracce di esplosivi sottomarini su uno yacht che potrebbe essere stato usato per trasportare gli esplosivi e che sommozzatori addestrati potrebbero aver fissato gli esplosivi alle condutture.

La Russia e l’Occidente, ai ferri corti per lo scontro in Ucraina nel febbraio 2022, si sono accusati a vicenda per l’esplosione dei gasdotti.

Entrambe le parti hanno negato qualsiasi coinvolgimento e non si sono assunte la responsabilità.

Oggi il Cremlino ha dichiarato che la situazione delle indagini è “quasi assurda” con il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov che ha dichiarato:

Da un lato si riconosce un sabotaggio deliberato, dall’altro non ci sono ulteriori progressi“.

Lo stesso ha poi aggiungendo che la Danimarca ha respinto le richieste di fornire informazioni sulle sue indagini.

Germania: sempre più aziende verso il fallimento

Aumenti a due cifre da giugno.
Interessati tutti i settori.

Fa riflettere un altro caso di fallimento imprenditoriale in Germania, che vede così compromessa la sua fama di locomotiva d’Europa. L’ultimo episodio è quello della Galeria Karstadt Kaufhof, la catena di grandi magazzini che rischia la bancarotta per la terza volta in tre anni. Dopo che la casa madre ha dichiarato fallimento, Galeria potrà – secondo il curatore fallimentare Stefan Denkhaus – sopravvivere fino alla fine della prossima estate ma c’è grande incertezza su quello che succederà dopo e che verrà discusso martedì prossimo in una riunione ah hoc.

Secondo alcune fonti ad Handelsblatt, come riporta AGI, in realtà la società presenterà dopodomani istanza di fallimento presso il tribunale distrettuale di Essen. L’obiettivo è avere una procedura normale concorsuale e non una ristrutturazione autogestita come avvenuto per Signa (approfondimento al link). Il futuro dei 15.000 dipendenti dei restanti 92 grandi magazzini resta ancora una volta incerto e quel che appare sicuro è che il numero delle filiali diminuirà drasticamente. Galeria non è un caso isolato.

A inizio anno ha ‘mollato‘ anche il produttore di borse Bree, con sede ad Amburgo, che include tra i clienti anche il cancelliere Olaf Scholz. Nelle scorse settimane l’Ufficio Federale di Statistica (Destatis), ha pubblicato un rapporto dal quale si evince che la Germania sta assistendo a un numero crescente di imprese e persone che richiedono l’insolvenza e dichiarano bancarotta. Secondo tali dati, le richieste di insolvenza sono aumentate del 22,4% nell’ottobre 2023 rispetto all’ottobre 2022. A settembre la percentuale era del 19,5%.

L’ufficio di statistica ha fatto sapere di aver registrato costantemente aumenti a due cifre da giugno. I dati si riferiscono solo alle aziende che cessano l’attività nell’ambito di un processo di insolvenza ordinato e non a quelle che sono soggette a fallimento forzato a causa dell’incapacità di pagare le fatture o per altri motivi.

Dalla crisi non è risparmiato il terziario, a maggior ragione dopo che Berlino ha posto fine all’aliquota temporanea ridotta dell’Iva sui pasti al ristorante introdotta durante la pandemia: da un’analisi di Crif, è emerso che oltre 15.000 ristoranti, pub, snack bar e caffè tedeschi sono sull’orlo dell’insolvenza, ossia il 12,6% delle aziende, con un aumento significativo rispetto al 10,7% registrato a gennaio 2020 prima dell’inizio della pandemia, pari a 12.662 aziende.

La situazione dei ristoratori di Berlino è particolarmente critica, con il 16,5% delle imprese della capitale a rischio di insolvenza. Al contrario, la Baviera e la Renania registrano il rischio di insolvenza più basso, pari al 10,5%. Questo perché nonostante il passare del tempo dall’impatto iniziale della pandemia, il settore gastronomico tedesco deve ancora riprendersi completamente. Sono i bar a essere particolarmente colpiti, con un calo impressionante del 34,5% dei ricavi da bevande negli ultimi quattro anni. Nello stesso lasso di tempo, i ristoranti, i pub e le caffetterie hanno fatto segnare un calo delle entrate dell’8,1%. Il Financial Times dedica un report al momento di affanno che stanno attraversando le imprese tedesche.