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Cina: ordine mondiale pericolosamente vicino a legge della giungla

Xi Jinping: unilateralismo ed egemonia rappresentano gravi minacce. Russia e Cina devono rafforzare il coordinamento per evitare che si torni alla legge del più forte.

Il mondo è ben lontano dall’essere pacifico, con l’unilateralismo e l’egemonia che rappresentano gravi minacce, portando l’ordine internazionale pericolosamente vicino a un ritorno alla lotta per il potere e al dominio in stile ‘legge della giungla’.

Lo ha affermato il presidente cinese Xi Jinping, citato dal South China Morning Post e poi ripreso da Ansa.

Xi sostiene che Cina e Russia dovrebbero rafforzare il loro coordinamento internazionale, dato che il mondo non è pacifico, mettendo in guardia contro il “prepotente unilaterale” e la “legge della giungla“.

Carri armati Abrams: in Polonia sorgerà l’unico centro europeo abilitato alla manutenzione

Accordo Stato-Honeywell: sarà il terzo centro al mondo ed il primo in Europa: così la Polonia si prende il business della revisione dei motori senza mandarli negli Usa.

Presso le Stabilimento Aeroautico Militare (WZL) n. 1 di Dęblin sorgerà un Centro Autorizzato di Assistenza per i motori dei carri armati Abrams.

L’accordo in merito è stato firmato da WZL-1 e dall’azienda americana Honeywell alla presenza del primo ministro Donald Tusk e del ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz.

Il Ministero della Difesa ha sottolineato che si tratterà del terzo centro di questo tipo al mondo e dell’unico in Europa autorizzato alla manutenzione dei motori AGT1500 utilizzati dai carri Abrams.

L’investimento comprende l’ammodernamento delle infrastrutture tecniche, la formazione del personale e la creazione di un magazzino ricambi per le riparazioni dei motori.

La Polonia ha ordinato un totale di 366 carri Abrams: 250 moderni M1A2 SEPv3 e 116 M1A1 di generazione precedente. Le consegne della versione M1A1 sono già state completate ed hanno permesso di colmare le carenze di equipaggiamento dopo la consegna di oltre 300 carri armati polacchi all’Ucraina.

Attualmente è in corso la consegna dei mezzi più moderni. Il primo ministro Donald Tusk ha definito la firma dell’accordo un importante simbolo della solidità della cooperazione polacco-americana e ha sottolineato l’importanza delle relazioni transatlantiche per la sicurezza dell’Europa.

Ha inoltre evidenziato che l’investimento, del valore di circa 300 milioni di złoty, consentirà di evitare la necessità di far revisionare i motori negli Stati Uniti.

Il capo del governo ha inoltre sottolineato che la Polonia è uno dei paesi della NATO che investe di più nella sicurezza comune e si aspetta dagli alleati stabilità e prevedibilità. Ha anche lanciato un appello per mantenere il consenso trasversale sulle questioni legate alla sicurezza nazionale.

Il vice primo ministro e ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz, come riporta Polonia Oggi, ha sottolineato che le relazioni tra Polonia e Stati Uniti non si basano soltanto su dichiarazioni politiche, ma anche su concrete iniziative economiche e militari. Ha aggiunto che la presenza delle truppe americane in Europa rimane una delle principali garanzie fondamentali della sicurezza della NATO.

Alleanza Russia-Cina non è contro qualcuno, lavoriamo per la pace

Putin: le relazioni tra Mosca e Pechino hanno raggiunto un livello senza precedenti, svolgendo un ruolo fondamentale di stabilizzazione a livello globale.

L’alleanza Russia-Cina non è diretta contro nessuno“, poiché i due Paesi lavorano per “la pace e la prosperità universale“, fornendo un contributo importante alla risoluzione di questioni globali e regionali.

Lo ha affermato il presidente russo Vladimir Putin, riportato dalla Tass e poi citato da Ansa. “La stretta relazione strategica tra Russia e Cina svolge un ruolo fondamentale di stabilizzazione a livello globale. Le relazioni tra Mosca e Pechino hanno raggiunto un livello senza precedenti, che si riflette nella loro disponibilità a sostenersi reciprocamente su questioni chiave, inclusa la tutela della sovranità“.

È in questo spirito che Mosca e Pechino agiscono in modo coordinato per difendere il diritto internazionale e le disposizioni della Carta delle Nazioni Unite nella loro interezza, completezza e interconnessione” ha detto Putin in un videomessaggio alla vigilia della sua visita in Cina.

Sosteniamo una cooperazione attiva attraverso le Nazioni Unite, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, i Brics e altri enti multilaterali, fornendo un contributo sostanziale alla risoluzione delle urgenti sfide globali e regionali“.

Vorrei ricordarvi che 25 anni fa, Russia e Cina hanno firmato il Trattato di buon vicinato e di cooperazione amichevole, che ha gettato solide basi per una relazione genuinamente strategica e un partenariato globale a beneficio dei nostri Paesi e dei nostri popoli – ha detto ancora PutinOggi, le relazioni tra Russia e Cina hanno raggiunto un livello davvero senza precedenti“, ha dichiarato.

Come ha osservato Putin, la natura speciale del rapporto tra Mosca e Pechino si riflette “nell’atmosfera di reciproca comprensione e fiducia, nell’impegno a perseguire una cooperazione reciprocamente vantaggiosa ed equa, a condurre un dialogo rispettoso e a sostenersi a vicenda su questioni che riguardano gli interessi fondamentali di entrambi i Paesi, inclusa la tutela della sovranità e dell’unità statale“.

Ue: no a deroghe al Patto di stabilità per le spese sull’energia

Respinta la richiesta italiana dovuta alla crisi energetica causata dal guerra.
Gill: abbiamo presentato ai Paesi una gamma di opzioni per affrontare la crisi, la deroga al Patto è esclusa.

La posizione della Commissione europea non è cambiata. Abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni a loro disposizione per affrontare l’attuale crisi energetica. Al momento non stiamo includendo la Clausola di salvaguardia nazionale tra queste opzioni, perché riteniamo che la gamma di strumenti presentata debba restare entro un quadro di vincoli fiscalmente responsabili. Naturalmente osserviamo l’evoluzione della situazione“.

Lo ha detto all’ANSA il portavoce della Commissione Ue Olof Gill, interpellato sulla richiesta italiana di estendere le deroghe del Patto di stabilità anche alle spese per la crisi energetica (approfondimento al link).

Ue: previsto calo demografico del 12% entro il 2100

Ecco le statistiche con le previsione di quanto aumenteranno o diminuiranno i Paesi europei.
Si tiene conto anche della possibile migrazione.

In Europa la natalità è in calo e la popolazione sta invecchiando.

Le ultime proiezioni di Eurostat indicano che tra il 2025 e il 2100 la popolazione dell’UE dovrebbe ridursi dell’11,7%. Passerà da 452 milioni a 399 milioni di abitanti, con un calo di 53 milioni di persone entro l’inizio del prossimo secolo.

Questa previsione, come riporta Euronews, include anche la possibile migrazione.

Il cambiamento demografico previsto in Europa varia molto da Paese a Paese.

Alcuni Stati avranno più abitanti nel 2100 rispetto al 2025, mentre molti altri vedranno diminuire la loro popolazione.

Tra 30 Paesi europei, 12 dovrebbero registrare una crescita della popolazione, mentre 18 sono destinati a un calo entro il 2100.

Lettonia (−33,9%), Lituania (−33,4%), Polonia (−31,6%) e Grecia (−30,1%) dovrebbero subire le diminuzioni più forti, tutte superiori al 30%. In pratica, questi Paesi potrebbero perdere entro il 2100 più di tre abitanti su dieci.

Il calo sarà superiore al 20 % anche in Bulgaria (−28%), Croazia (−27%), Slovacchia (−26,7%), Romania (−24,3%), Italia (−24%) ed Ungheria (−22,5%). È l’equivalente, più o meno, di perdere circa una persona su quattro in questi Paesi, un dato molto significativo.

La diminuzione della popolazione sarà compresa tra il 10 % e il 20 % in Portogallo (−19,3%), Estonia (−19,1%), Cechia (−11,5%), Finlandia (−10,7%), Slovenia (−10,6%) e Germania (−10,6%).

Al contrario, tre Paesi europei dovrebbero crescere di oltre il 25%, sebbene abbiano popolazioni relativamente piccole: Lussemburgo (+36,4%), Islanda (+27,1%) e Malta (+26%).

Svizzera (+16,9 %), Irlanda (+14,6 %), Norvegia (+11,8 %) e Svezia (+10 %) sono altri Paesi per i quali si prevede un aumento demografico superiore al 10%.