Maxi commessa per Marelli ma l’Italia resta a secco

Fornitura di 5 milioni di unità del sistema di gestione termica della batteria.
Lavoro distribuito tra Romania, Messico e Cina.

Marelli produrrà il sistema di gestione termica della batteria (Battery Thermal Plate – BTP) per un importante costruttore globale di BEV.

Il dispositivo, cruciale per il buon funzionamento del powertrain elettrico, è stato sviluppato su tecnologia proprietaria e sarà prodotto in-house da Marelli.

La commessa è di 5 milioni di unità e la fornitura partirà dal 2024 ma, ancora una volta, non sarà l’Italia a beneficiarne.

Come riporta Vaielettrico, infatti, Marelli, ex gruppo Fiat, è oggi di proprietà della società giapponese Calsonic Kansei, controllata dal fondo americano Kkr, il quale ha deciso che sfrutterà impianti in Romania, Messico e Cina.

Trump: “Vieterò la vendita di auto elettriche”

L’ex presidente non ha mai nascosto di non essere favorevole alle auto elettriche.
Il cambiamento climatico? “Una bufala”.

Donald Trump non ha mai fatto mistero del suo disprezzo per le auto elettriche, ma ora minaccia persino di vietare completamente la vendita di veicoli alla spina in caso di una rielezione alla presidenza degli Stati Uniti.

Come riporta Quattroruote, rivolgendosi ai costruttori durante un comizio elettorale in Ohio il tycoon ha avrebbe dichiarato:

Non sarete in grado di vendere quelle macchine“.

Si conferma, dunque, la sua decisa ostilità nei confronti delle politiche dell’attuale amministrazione Biden: già nei mesi scorsi, infatti, Trump ha messo all’indice le Bev perché a sua detta “non funzionano“, ha promesso di distruggere le normative varate dalla Casa Bianca per promuovere la mobilità a batteria, ha anticipato l’imposizione di dazi al 100% sulle importazioni dal Messico, messo in dubbio gli effetti del cambiamento climatico (“una bufala“) e le relative politiche di contrasto.

Allo stesso tempo, ha corteggiato l’industria petrolifera pur di ottenerne l’appoggio nella sua nuova corsa alla Casa Bianca.

Tesla, Musk ai fornitori: “Iniziate a produrre fuori da Cina e Taiwan”

Intenzioni Usa a quadruplicare i dazi sulle auto elettriche cinesi e nuove tensioni Pechino-Taipei alla base.

La Tesla ha chiesto ai suoi fornitori di iniziare a produrre componenti fuori dai confini della Cina e di Taiwan a partire già dal prossimo anno: è quanto scrive la testata giapponese Nikkei, poi ripresa da Quattroruote, sulla base delle informazioni raccolte all’interno della supply chain della Casa texana.

La richiesta, inviata a produttori di circuiti stampati, display o sistemi di controllo elettronici, è motivata non solo dalla necessità di sviluppare fonti di approvvigionamento alternative in grado di eliminare il pericolo di eventuali interruzioni delle forniture, ma anche con i crescenti rischi geopolitici nella cosiddetta area Greater China (Cina, Hong Kong e Taiwan), ancor di più con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali americane.

Tra l’altro, i manager della Tesla stanno affrontando la questione anche con fornitori giapponesi, coreani e di altri Paesi asiatici perché per alcuni componenti è estremamente difficile e costoso abbandonare la Cina o Taiwan e i relativi legami con le catene di forniture locali.

L’iniziativa della Casa americana risale a diverse settimane fa, ossia prima della decisione degli Stati Uniti di quadruplicare i dazi sulle elettriche cinesi, dell’ascesa alla presidenza di Taiwan di Lai Ching-te, esponente del Partito Democratico Progressista estremamente scettico nei confronti della Cina e, soprattutto, delle nuove tensioni diplomatiche tra Pechino e Taipei (da alcuni giorni sono in corso massicce esercitazioni militari cinesi vicino all’isola).

Salvini contro le auto elettriche

Il premier Leghista: aiuterebbe l’industria cinese a scapito di quella italiana; Stellantis sta lasciando a casa migliaia di dipendenti.

Matteo Salvini non ci sta a dare in pasto ai cinesi un’industria, quella dell’automotive, che ha profonde radici in Italia.

Così, come riporta Adnkronos, in occasione della presentazione del Salone dell’Auto di Torino, in programma dal 13 al 15 settembre, Matteo Salvini è intervenuto duramente con le auto elettriche.

Un discorso acceso ma anche estremamente lungimirante, perché i tanto agognati incentivi auto che il Governo dovrebbe approvare entro la fine del mese di maggio, sosterranno anche l’industria cinese.

Ecobonus pensati soprattutto per favorire il mercato delle auto elettriche, segmento dove ormai, il dominio di grandi realtà presenti oltre oceano, è lampante.

Per Matteo Salvini gli incentivi non sono stati pensati per agevolare l’acquisto di auto cinesi, ma anche e soprattutto l’industria automobilistica italiana.

Dire di no a benzina e diesel è una grande fesseria”, queste le parole dure di Salvini contro una politica, quella soprattutto europea, che di fatto sta favorendo l’ingresso in Europa, di industrie cinesi, pronte a invadere il mercato, con tantissimi prodotti, validi, tecnologici, sicuri, ma che di sicuro contribuiranno al crollo dell’industria europea e al conseguente calo dell’occupazione.

La situazione di Mirafiori deve far riflettere: nel maxi-sito produttivo torinese, la scelta di produrre la Fiat 500 elettrica ha comportato conseguenze non da poco, perché sebbene sia un’auto elettrica dai grandi contenuti tecnologici, le vendite non hanno rispettato le aspettative. Poco più di 20.000 unità contro le attese 100.000 immatricolazioni, un tracollo dove a farne le spese sono i lavoratori, ora in cassa integrazione.

Auto storiche: l’80% sono vecchi furgoni da lavoro

L’ipotesi del Codacons: auto storiche solo di facciata.
Poi aggiunge: presunta posizione di oligopolio per chi gestisce i registri auto con danno erariale.

Auto storiche, ma solo di facciata.

È l’ipotesi avanzata dal Codacons che ha presentato un esposto ad Antitrust, Corte dei Conti e ministero dei Trasporti, denunciando alcune anomalie del settore che potrebbero portare a danni sul fronte erariale.

Come riporta La Repubblica, Il Codacons spiega quanto di seguito:

Nel nostro Paese su un totale di 40,2 milioni di auto circolanti le vetture che hanno un interesse storico e collezionistico sono circa 4,3 milioni, per un valore complessivo pari a 104 miliardi di euro. Secondo le ultime stime in Italia 553mila vetture sono certificate come “storiche”, ma di queste solo il 20% avrebbe effettivamente i requisiti per ottenere il riconoscimento previsto dalle norme vigenti e, quindi, godere delle esenzioni totali o parziali sulle tasse automobilistiche (bollo auto, Ipt, polizze assicurative, ecc.). L’80% del parco auto certificato come “storico” risulterebbe oggi usato quotidianamente per assolvere alle normali funzioni da mezzo di trasporto, e tra questi vi sarebbero anche furgoni commerciali in pieno esercizio“.

Non solo. Il Codacons segnala poi “una presunta posizione di oligopolio” da parte delle associazioni che gestiscono i registri delle auto storiche previsti dal Codice della strada, e “che potrebbe inoltre generare un danno erariale stimato in circa 30 milioni di euro all’anno, considerate le esenzioni delle tasse automobilistiche di cui godono i proprietari delle auto storiche“.

Poi continua:

Il compito di realizzare l’istruttoria per il rilascio della certificazione verrebbe assegnato a semplici amatori di federazioni private che non possiederebbero formazione alcuna, né alcun titolo riconosciuto che ne acclari la competenza, e ciò crea una grande sperequazione di valutazioni sul territorio nazionale“.