Francia: si dimette Lecornu

Il governo di “continuità” cade prima di iniziare.
Nominato da Macron il 9 settembre, quello di Lecornu è il governo più breve della storia repubblicana francese.

Sébastien Lecornu, nominato premier da Emmanuel Macron solo alcune settimane fa, ha rassegnato le dimissioni, accettate dall’Eliseo.

Il governo di Sébastien Lecornu passa alla storia come il più breve della storia repubblicana francese e getta nuovamente nel caos il paese transalpino.

Il premier in pectore, designato da Emmanuel Macron lo scorso 9 settembre, come riporta Finanza Online, ha rassegnato le dimissioni travolto da un intreccio di tensioni parlamentari, fragilità economiche e diffidenza dei mercati.

Dunque, il governo di “continuità” è caduto prima di iniziare con la Borsa di Parigi che ne ha risentito pesantemente.

Renault: possibile taglio di 3.000 dipendenti

Il nuovo CEO Provost vuole ridurre i costi e pensa a tagli in risorse umane, finanza e marketing.
La decisione sarà presa entro l’anno.

Renault sta valutando di arrivare a tagliare 3.000 posti di lavoro attraverso un piano di licenziamento volontario.

Questo è quanto riporta la stampa francese, citata da Reuters e poi da HDmotori.it.

La casa automobilistica sta portando avanti un piano di riduzione dei costi chiamato “Arrow” e adesso avrebbe intenzione di ridurre del 15% il personale nei servizi di supporto come risorse umane, finanza e marketing.

Si prevede, quindi, che alla fine si arriverà ad una riduzione di circa 3.000 dipendenti presso la sede centrale della casa automobilistica a Parigi e in altre sedi in tutto il mondo.

Una decisione definitiva, comunque, sarà presa entro la fine dell’anno dal nuovo CEO Francois Provost che ha sostituito Luca De Meo, passato al settore del lusso dopo eccellenti risultati nell’automotive proprio alla guida di Renault (approfondimento al link).

Vannacci: con fondi europei Kiev compra gas russo

L’ex Generale dell’Esercito critica Bruxelles per l’incoerenza: mentre i cittadini europei pagano per ridurre la dipendenza da Mosca chiesta dall’Ucraina, Kiev usa i nostri fondi per lo stesso gas.

Nuova polemica in Europa: l’eurodeputato della Lega ed ex generale dell’Esercito Roberto Vannacci ha presentato un’interrogazione scritta alla Commissione europea accusando Bruxelles di incoerenza sulla politica energetica.

Secondo Vannacci, mentre l’Unione chiede agli Stati membri di ridurre e interrompere entro il 2028 l’importazione di gas russo, l’Ucraina continuerebbe a rifornirsi di energia da Mosca, sfruttando i gasdotti di Ungheria e Slovacchia.

Un’operazione che, denuncia l’eurodeputato, avverrebbe con il sostegno dei fondi comunitari destinati a Kiev.

Secondo fonti di stampa citate da Vannacci, come riporta Baritalia News, l’Ucraina avrebbe incrementato le importazioni di gas russo di circa 570 milioni di metri cubi, pari al 70% delle proprie forniture.

Una circostanza che il leghista definisce “paradossale”, perché da un lato Kiev chiede agli altri Paesi europei di sospendere gli acquisti da Mosca, dall’altro utilizza finanziamenti comunitari per comprare indirettamente lo stesso gas.

Dal 2022, l’Unione ha già stanziato circa 170 miliardi di euro di aiuti per l’Ucraina. Per Vannacci, è “inaccettabile” che tali risorse possano finire nell’acquisto di energia russa, mentre i cittadini europei subiscono costi e pressioni economiche legate alle sanzioni.

Nell’interrogazione, Vannacci chiede alla Commissione di chiarire se sia a conoscenza di questa situazione e quali misure intenda adottare per garantire una politica energetica “coerente, trasparente e rispettosa degli interessi dei cittadini europei”.

Il leghista parla di “doppiopesismo” nei confronti dell’Ucraina rispetto agli Stati membri, sostenendo che Bruxelles debba dare risposte immediate e concrete.

La polemica si inserisce nel dibattito sul futuro della sicurezza energetica, con l’Italia e l’Europa impegnate a ridurre la dipendenza da Mosca, tra tensioni geopolitiche e pressioni economiche crescenti.

Condannato l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy

Condannato a 5 anni di prigione per associazione a delinquere tra il 2005 ed il 2007.
Sarkozy: sono innocente e farò appello.

Il tribunale di Parigi, come riporta Il Sole 24 Ore, ha condannato l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy a 5 anni di prigione, dopo averlo dichiarato colpevole di un’accusa chiave nel suo processo per presunto finanziamento illecito della sua campagna elettorale da parte del governo di Muammar Gheddafi.

Sarkozy è stato dichiarato colpevole di associazione a delinquere in un complotto che va dal 2005 al 2007, volto a finanziare la sua campagna con fondi provenienti dalla Libia in cambio di favori diplomatici.

Tuttavia, la Corte ha assolto l’ex presidente dalla altre tre accuse, tra cui corruzione passiva, finanziamento illecito della campagna elettorale ed occultamento di appropriazione indebita di fondi pubblici.

Da parte sua, l’ex presidente ha dichiarato quanto di seguito:

Se vogliono assolutamente che io dorma in carcere, ebbene dormirò in carcere, ma con la testa alta. Io sono innocente. Questa ingiustizia è uno scandalo. Non ricuserò per qualcosa che non ho commesso. Naturalmente, farò appello“.

L’Ue rinvia il divieto di gas russo: molti Paesi non hanno alternative

L’Ue non va oltre i proclami: continuerà a comprare gas russo nonostante gli annunci.
Trump: così non posso esercitare ulteriori pressioni sulla Russia.

La Ue non ha raggiunto un accordo per vietare le importazioni di Gnl russo nel blocco con un anno di anticipo, poiché alcuni Paesi non dispongono di fornitori alternativi di gas.

Lo ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, come riportato da Reuters.

La Ue aveva previsto una graduale eliminazione del gas naturale liquefatto russo entro il 1° gennaio 2028, ma il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ripetutamente sollecitato il blocco a interrompere più rapidamente gli acquisti di energia dalla Russia, prima di intraprendere ulteriori azioni per esercitare pressioni su Mosca.