Stellantis: addio allo smart working per recuperare produttività

La casa automobilistica punta anche al ritorno al diesel dopo i fallimenti dell’elettrico.
Sul tavolo anche collaborazioni con produttori cinesi.

Il settore automotive sta attraversando una fase di profonda instabilità, segnata da un ripensamento globale delle strategie industriali e dalla situazione geopolitica sempre meno favorevole.

In questo scenario di incertezza e dopo un’annata finanziaria complessa, come riporta HDmotori, Stellantis vuole recuperare competitività e, oltre alle strategie industriali come il possibile ritorno del diesel (approfondimento al link) e le trattative con costruttori cinesi, punta sul miglioramento della produttività interna.

Una delle azioni attuate in questo senso è il ritorno in ufficio per i suoi dipendenti in tutto il mondo.

La misura prevede la fine del lavoro da remoto, chiamato “smart working” in Italia, e l’obbligo di presenza in ufficio per cinque giorni a settimana.

A partire dal periodo del post-pandemia, l’azienda aveva adottato delle policy di lavoro agile che richiedevano una presenza minima di solo un giorno e mezzo a settimana.

Berlino: non parteciperemo ad un’operazione sullo stretto di Hormuz

Berlino: la sicurezza sullo stretto può arrivare solo attraverso negoziazioni ed includendo anche l’Iran.

Berlino non parteciperà a un eventuale intervento internazionale per proteggere le navi commerciali nello Stretto di Hormuz.

Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ai microfoni dell’Ard, poi ripreso da Ansa.

Diventeremo presto una parte attiva di questo conflitto? No“, ha sottolineato il capo della diplomazia tedesca, sottolineando che “il governo ha una posizione molto chiara su questo punto, espressa anche dal cancelliere Friedrich Merz e dal ministro della Difesa, Boris Pistorius“.

La sicurezza nello Stretto di Hormuz, ha aggiunto, potrà essere garantita “solo attraverso una soluzione negoziata” e “parlando anche con l’Iran“.

Spinta ungherese: Ue chiede all’Ucraina di ispezionare l’oleodotto Druzhba

Kiev incolpa Mosca di sabotaggio ma non apre alle ispezione Ue e minaccia Orban se non sblocca i fondi europei per l’Ucraina.

La Commissione europea ha chiesto all’Ucraina di consentire agli ispettori di verificare i danni all’oleodotto Druzhba, in linea con una richiesta chiave dell’Ungheria che mantiene il veto su un prestito critico di 90 miliardi di euro per l’Ucraina fino a quando l’oleodotto non sarà nuovamente operativo (approfondimento al link).

Kiev non ha ancora risposto alla richiesta formale della Commissione, presentata giovedì e, inoltre, Zelesnky aveva minacciato il premier ungherese di azioni militari nel caso in cui non avesse sbloccato i fondi europei destinati all’Ucraina (approfondimento al link).

Stiamo discutendo e contattando intensamente l’Ucraina su questo tema, come già avviene da un paio di settimane“, ha dichiarato un portavoce della Commissione. “Abbiamo proposto una missione per ispezionare il gasdotto verso l’Ucraina“, ha aggiunto il portavoce della Commissione, che ha rifiutato di fornire ulteriori dettagli.

Bruxelles insiste sul fatto che deve ricevere l’approvazione di Kiev prima di poter determinare la portata e lo scopo della missione. La situazione è la prima per la Commissione, che non ha mai effettuato un’ispezione di questo tipo e non ha precedenti legali in uno straordinario battibecco tra l’Ungheria, che accusa l’Ucraina di sabotaggio, e Kiev, che incolpa la Russia.

L’ispezione potrebbe includere rappresentanti dei dipartimenti energetici della Commissione, degli Stati membri, dell’Ucraina e del settore privato.

Come riporta Euronews, non è stato immediatamente chiaro se il presidente ucraino Volodymyr Zelensky la approverà.

Arte contemporanea e ricerca spirituale: il regista Netflix Adrian Bol in mostra all’Ara Pacis

Dodici opere in mostra per un solo giorno, performance artistiche e la donazione di un grande dipinto all’Ospedale Cristo Re di Roma.

Una mostra-performance con dodici opere, esibizioni artistiche e la donazione di un grande dipinto destinato all’Ospedale Cristo Re di Roma. 

Mercoledì 18 marzo 2026,  il Museo dell’Ara Pacis ospita l’artista e regista olandese Adrian Bol per Through the Fire, progetto che unisce arte contemporanea e ricerca spirituale. 

Il progetto espositivo, curato da Luca Papa, è promosso e organizzato da Open Mind APS, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale.

I lavori portati a Roma da Bol si muovono tra astrazione e figurazione, con forme essenziali e figure archetipiche immerse in campiture luminose dominate dai toni del giallo e dell’oro. La pittura diventa così un linguaggio simbolico capace di evocare temi universali come la trasformazione, la luce e la dimensione interiore dell’esperienza umana.

Il progetto nasce da una fase recente della ricerca dell’artista, in cui la pittura si orienta sempre più verso una riflessione sulla dimensione spirituale dell’esistenza. Senza ricorrere a iconografie religiose tradizionali, le opere sviluppano un immaginario visivo essenziale e contemporaneo, dove la figura umana appare in una condizione di tensione tra materia e trascendenza.

Nato artisticamente come pittore e successivamente affermatosi anche nel cinema internazionale, Adrian Bol ha diretto diversi film d’azione tra cui Legacy of Lies (2020), che ha raggiunto il secondo posto nella classifica Netflix negli Stati Uniti. È attualmente impegnato nella lavorazione del suo nuovo film Breaking Cover, girato in pellicola 35mm con il direttore della fotografia Andrzej Sekula (Pulp Fiction).

L’artista recentemente si è avvicinato alla fede cristiana, avviando un percorso di evoluzione spirituale che prescinde da una visione dogmatica della religione.

«Negli ultimi anni – dice Adrian Bol – il mio modo di vivere l’arte è cambiato profondamente. La pittura per me è diventata un atto di preghiera, un tentativo di attraversare zone di ombra e addentrami nella luce di Dio. Con queste opere – conclude l’artista – provo a raccontare un’esperienza personale che riguarda la dimensione spirituale dell’esistenza e il bisogno umano di trasformazione».

L’evento romano (a ingresso libero, fino a esaurimento posti) assumerà la forma di una vera e propria performance multidisciplinare. Sul palco dell’Auditorium del Museo dell’Ara Pacis, Adrian Bol e sua moglie, l’attrice Yuliaa Bol, dialogheranno con il curatore Luca Papa in una intervista pubblica. A seguire una serie di contributi performativi che vedranno protagonisti il Coro Cluster Voices Roma diretto da Elisabetta Nesca, il coreografo Michael Fuscaldo, di ritorno da una tournée internazionale, e il coreografo e performer Antonino Montalbano, che in queste settimane sta preparando la prossima opera del maestro Stefano Poda. 

«Con Through the Fire – sottolinea il curatore della mostra Luca Papa – abbiamo voluto costruire un progetto che mettesse in dialogo linguaggi artistici diversi: pittura, performance e musica. L’idea è creare uno spazio di incontro tra artisti e professionisti provenienti da ambiti differenti, per generare nuove connessioni creative e offrire al pubblico un’esperienza culturale multidisciplinare. Il progetto – prosegue Papa – riflette anche il desiderio di riportare la figura di Gesù nell’arte contemporanea come simbolo universale di umanità e spiritualità, offrendo al pubblico un’esperienza di riflessione e dialogo aperto sul senso del sacro e della fede nella cultura e nella creatività contemporanea».

Momento centrale della giornata, sempre negli spazi dell’Auditorium, sarà la cerimonia di donazione dell’opera Through the Fire (che dà il titolo alla mostra-performance), un dipinto di 5 metri per 2 destinato all’Ospedale Cristo Re di Roma. Un gesto con il quale l’artista intende trasformare la propria produzione artistica in esperienza condivisa.

Oltre alla donazione all’ospedale romano, come spesso accade nelle sue mostre, Bol donerà altre due opere ad altrettante persone scelte casualmente tra i partecipanti all’evento.

Fra gli ospiti della mostra ci saranno il Consigliere Comunale delegato alla Cultura e alle Politiche Giovanili di Roma Capitale, Lorenzo Marinone, il sindaco di Mompeo Michela Cortegiani e l’Assessore alla Cultura dello stesso Comune Maria Angela Falà.

AIE: a causa del conflitto circa 10 milioni di barili in meno al giorno

Cala circa il 10% della domanda mondiale tra produzione e blocchi.
L’Agenzia internazionale per l’energia: è la più grande interruzione nella storia del mercato petrolifero globale.

La guerra in Medio Oriente sta causando la “più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale“, costringendo i produttori di petrolio del Golfo a tagliare la produzione.

Lo indica l’Agenzia internazionale per l’energia (AIE) che, come riporta Ansa, nel suo ultimo report mensile riferisce che la produzione di greggio è attualmente in calo di almeno 8 milioni di barili al giorno, con ulteriori 2 milioni di barili al giorno bloccati relativi ai prodotti petroliferi, inclusi i condensati, un volume pari a quasi il 10% della domanda mondiale.