Diagnosticato a Biden il cancro aggressivo

Tumore aggressivo alla prostata con metastasi ossee.
Trump: “Joe, guarisci”.

All’ex presidente Usa, Joe Biden, è stato diagnosticato un tumore aggressivo alla prostata con metastasi ossee.

L’82enne sta valutando insieme ai medici le opzioni di trattamento più idonee

Più precisamente, come riporta Adnkronos, La scorsa settimana, il presidente Joe Biden è stato visitato per una nuova evidenza di un nodulo alla prostata, dopo un aumento dei sintomi urinari. Venerdì gli è stato diagnosticato un cancro alla prostata, caratterizzato da un valore di Gleason di 9 (Grado Gruppo 5) con metastasi ossee. La scala di Gleason, con valori da 2 a 10, definisce l’aggressività del tumore. Nei giorni scorsi, un portavoce dell’ex presidente aveva fatto riferimento ad esami dopo l’individuazione di un “piccolo nodulo“.

L’attuale presidente americano, Donald Trump, ha mandato il suo messaggio di auguri a Biden: “Joe, guarisci“.

L’Arabia Saudita investirà 600 miliardi di dollari negli Usa

Storico impegno degli arabi verso gli americani.
Ecco alcuni dettagli del piano di investimenti.

L’Arabia Saudita si è impegnata a investire 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti.

L’accordo rafforzerà la sicurezza energetica americana, l’industria della difesa e l’accesso alle infrastrutture globali. Più precisamente, come riporta Giubbe Rosse riprendendo un comunicato della Casa Bianca, ecco alcuni dei tanti accordi stipulati in Arabia Saudita:

– DataVolt investirà 20 miliardi di dollari in data center AI e infrastrutture energetiche negli Stati Uniti.

– Google, DataVolt, Oracle, Salesforce, AMD e Uber si impegnano a investire 80 miliardi di dollari in entrambi i paesi.

– Hill International, Jacobs, Parsons e AECOM costruiranno progetti infrastrutturali per un totale di 2 miliardi di dollari di esportazioni di servizi negli Stati Uniti.

– Shamekh IV Solutions, LLC investirà 5,8 miliardi di dollari, incluso un impianto di fluidi IV ad alta capacità nel Michigan.

Al-Juliani offre la Siria a Trump e lui toglie le sanzioni

Ecco le conseguenze dell’eliminazione di al-Assad voluta dall’Ue.
A dicembre 2024 al-Juliani era considerato un terrorista con una taglia di 10 milioni di dollari, ora ha offerto tutte le ricchezze della Siria agli Usa.

Secondo fonti citate da Reuters e altri media, Abu Mohammad al-Julani, leader di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), avrebbe avanzato a Donald Trump le seguenti proposte in cambio della rimozione delle sanzioni:

– accesso a risorse naturali siriane e concessione agli Stati Uniti di petrolio e gas siriani;
– normalizzazione dei rapporti con Israele, impegno a non utilizzare la Siria come base per attacchi contro Israele e a favorire relazioni diplomatiche;
– cooperazione contro l’Iran, collaborazione strategica per contrastare l’influenza iraniana nella regione.
– costruzione di una “Trump Tower” a Damasco come gesto di apertura verso gli Stati Uniti.

In sostanza, Al-Julani ha offerto agli Stati Uniti l’intera ricchezza del popolo siriano in cambio della revoca delle sanzioni, pur di restare al potere. Le aziende americane potrebbero ottenere pieno accesso al petrolio e al gas siriani e ai progetti di ricostruzione, nonché alla cooperazione di intelligence e alle operazioni di mantenimento della pace con Israele.

Questo sviluppo ha veramente dell’incredibile. Va ricordato, infatti, che fino allo scorso dicembre 2024 Al-Julani era considerato un terrorista dagli Stati Uniti, che avevano piazzato una taglia da 10 milioni di dollari su di lui per il suo ruolo nel Fronte al-Nusra, affiliato ad al-Qaeda.

Poco dopo, il presidente Trump ha annunciato misure per ripristinare relazioni normali con la Siria, tra cui l’ordine di cessazione delle sanzioni contro il Paese.

Questa decisione fa seguito ai colloqui con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ed il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Ecco dove ha portato la volontà dell’Ue di eliminare Bashar al-Assad (approfondimento al link).

Robert Francis Prevost – Leone XIV: ecco chi è il nuovo papa

Le origini del nome e le posizioni rispetto a papa Francesco.
Si parla anche di un finanziamento di Trump per la sua elezione.

Agostiniano (più precisamente è il primo papa agostiniano) di doppia nazionalità statunitense e peruviana, con origini francesi ed italiane da parte di padre (parla molto bene la lingua italiana), spagnole di madre.

69 anni, nato e vissuto a Chicago, poi presule in Perù, prende il nome di Leone Magno, il papa che fermò l’avanzata dei barbari su Roma e con lui si torna al nome del papa della Rerum Novarum, dottrina sociale della Chiesa.

Il suo nome, tuttavia, ricorda anche quello di papa Leone X, ovvero il papa più corrotto della storia della chiesa e che aveva inventato la “vendita delle indulgenze“, nonché, in buona sostanza, la possibilità da parte dei credenti di comprarsi un posto in paradiso.

Esordisce con gli abiti pontificali che gli competono come Papa Benedetto XVI, con cui condivide le letture di Agostino, e le sue parole iniziano con il saluto pasquale della Pace sia con tutti Voi.

Prega e fa pregare l’Ave Maria in Piazza San Pietro e Via della Conciliazione gremite.

Naturalmente ricorda nel primo discorso Francesco, specie per le sue posizioni progressiste su migranti e cambiamento climatico, il che non significa continuità, dato che pare più conservatore per esempio sui diritti civili.

Ricorda, infine, di essere successore di Pietro.

Stando a quanto riporta Quotidiano Nazionale, il presidente Usa Donald Trump, nel giorno dei funerali di papa Francesco, avrebbe staccato un assegno da 14 milioni di dollari per tirare la volata alla sua elezione.

Trump taglia le sovvenzioni ad Harvard

Al centro del dibattito la politica woke e le proteste filopalestinesi.
Linda McMahon (Istruzione): Harvard è gestita in modo disastroso.

L’amministrazione Trump ha comunicato all’università di Harvard, il college più antico e ricco del Paese, che non avrà diritto a nuove sovvenzioni federali.

Una mossa che, secondo alcuni media, sembra un tentativo per costringere l’ateneo a tornare al tavolo negoziale nel quale il governo Usa vuole imporre la sua politica anti woke e contro le proteste filopalestinesi.

Come riporta Ansa, la decisione è stata comunicata in una controversa lettera ad Alan M. Garber, rettore di Harvard, da Linda McMahon, segretario all’Istruzione, che ha criticato l’università per “una gestione disastrosa“.