La prima donna alla guida di Reuters in 170 anni

Alessandra Galloni sostituirà Stephen J. Adler.
Parla 4 lingue, scriveva per il Wall Street Journal ed è in Reuters dal 2013.

In 170 anni di storia, è la prima donna a guidare Reuters News.

Alessandra Galloni, 47 anni, romana, parla quattro lingue ed è laureata ad Harvard con un master alla London School of Economics, sostituirà Stephen J. Adler. Un’eredità decisamente pesante, dato con Adler, in carica dal 2011, Reuters ha conquistato ben 7 premi Pulitzer.

Prima di questa nuova esperienza, Galloni scriveva di economia per il Wall Street Journal e dal 2013 era passata a Reuters, dove ricopriva il ruolo di capo della Rete dei corrispondenti, ovvero coordinava più di 200 persone sparse in tutto il mondo.

Il suo quartier generale sarà a Londra ed uno dei suoi principali compiti sarà gestire la collaborazione con Refinitiv, il provider di dati finanziari di proprietà del fondo americano Blackstone e di Thomson Reuters.

Dal 2008 Reuters fa parte della multinazionale canadese Thomson Reuters e ne rappresenta il 10% dei ricavi (circa 5,9 miliardi di dollari).

In merito alla sua promozione, Galloni ha dichiarato quanto di seguito:

Da 170 anni Reuters si è imposta come indipendente e credibile, per la copertura globale dell’informazione. Per me è un onore dirigere una redazione così piena di talenti e giornalisti stimolanti.

A festeggiare questo successo arriva anche il tweet del sottosegretario agli Affari europei, Vincenzo Amendola: “Orgoglio italiano”.

Coronavirus e responsabilità: il governo prepara lo scudo penale

Gli stessi che volevano processare Salvini, ora preparano una legge che li renda non processabili per la gestione dell’emergenza.
La delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio metterebbe in luce il ritardo e la cattiva gestione.

Gli stessi che tanto spingevano per processare Matteo Salvini, ora che ci sono oltre 10.000 morti chiedono uno scudo penale per chi sta operando contro il coronavirus.

La richiesta è da un lato lecita e legittima, se parliamo di medici e personale sanitario: questi sono infatti stati buttati in pasto ad un’emergenza che non eravamo pronti a contrastare, dalle strutture alle attrezzature, fino al ridimensionamento del personale passando per la mancanza delle semplici mascherine.

Imputare colpe al personale medico impegnato in una battaglia contro un virus di cui ancora sappiamo poco o nulla, non è certo etico e corretto. Lo stesso personale medico e sanitario, infatti, nel combattere il virus in prima linea rischia la propria incolumità ogni istante.

Diversa è, invece, la responsabilità di chi governa: sono state prese tutte le precauzioni necessarie? Ci si è mossi in ritardo? É stato fatto tutto il possibile?

Sotto questo punto di vista, fanno rumore quel silenzio e quell’inattività intercorsi per più di un mese dalla dichiarazione dello stato d’emergenza avvenuto nel Consiglio dei Ministri il 31 gennaio 2020 e le precauzioni prese dal governo (approfondimento al link).

In sintesi, l’Italia ha dichiarato lo stato d’emergenza il 31 gennaio 2020 ma non ha fatto niente per più di un mese; le tardive decisioni prese sono state tutto ed il contrario di tutto (approfondimento al link). Gli aiuti economici, finora, decisamente insufficienti.

Proprio su queste basi, l’avvocato Di Carlo si è fatto portavoce di una class action che ha denunciato il premier Conte ed il ministro della Salute Speranza. L’accusa è la seguente:

Il governo sapeva dello stato d’emergenza, ma non ha tutelato l’interesse pubblico omettendo e rallentando la messa in sicurezza di tutta l’Italia.”

Carlo Taormina, avvocato ed ex parlamentare del centrodestra, ha poi parlato di oltre mezzo milione di adesioni alla sua denuncia contro il premier Giuseppe Conte.

La gestione italiana è stata inoltre criticata anche dall’Università di Harvard, che ha invece premiato il modus operandi attuato in Veneto dal governatore Zaia (approfondimento al link).

Preoccupato, il governo sta ora cercando di correre ai ripari. Ecco quindi che è stato approvato l’emendamento del Pd a firma del capogruppo Marcucci per uno scudo penale che protegga, come visto, non solo il personale medico e sanitario, ma anche per burocrati e dirigenti amministrativi.

La responsabilità dei medici in sede penale è già oggi limitata ai casi di colpa grave, quindi di fatto la tutela non è altro che ampliata a “funzionari ed agenti responsabili di condotte gestionali o amministrative poste in essere in palese violazione dei principi basilari delle professioni del Servizio sanitario nazionale”.

In buona sostanza: il governo sapeva ma non ha agito, si è mosso tardi e male? Nessun problema, si attiva uno scudo penale con buona pace per l’etica e le responsabilità.

Coronavirus, Harvard boccia l’Italia. Bene il Veneto.

La rivista della nota università esamina la gestione italiana dell’emergenza: sfortuna, errori e frammentazione.
Bene il Veneto.

l'”Harvard Business Review“, ovvero la rivista della famosissima università americana, ha pubblicato un’analisi inerente a quello che, secondo loro, si può imparare dagli errori dalla gestione italiana nel contrasto al coronavirus.

Dal loro punto di vista, gli studiosi sostengono che ci siano aspetti imputabili alla pura sfortuna, altri invece ad errori e frammentazione della gestione.

Lo studio è reperibile a questo link e, come riportato dall'”HuffPost“, mette in luce come l’Italia non abbia saputo guardare e sfruttare i Paesi che sono stati per primi coinvolti dall’emergenza, Cina su tutti.

Sbagliato, in particolar modo, l’approccio tenuto da alcuni politici che invitavano alle campagne “#abbracciauncinese” oppure agli aperitivi in centro, per poi ritrovarsi positivi al coronavirus come Nicola Zingaretti (approfondimento al link).

Altra considerazione degli studiosi americani, è stata la frammentazione, ovvero il movimento non omogeneo nella gestione dell’emergenza da parte di tutte le regioni.

In questo senso si legge, infatti:

“Il Veneto ha adottato un approccio molto più proattivo al contenimento del virus. La strategia veneta era articolata su più fronti. La meticolosità del metodo veneto, dove sono stati fatti più test, il tracciamento dei contatti è stato più rapido e preciso, gli operatori sanitari sono stati riforniti presto delle protezioni necessarie, ha portato a più risultati.”

Infine, la rivista sottolinea che comunque per avere un quadro chiaro della situazione da poter esaminare concretamente, servirà tempo; addirittura diversi mesi se non anni.