Automotive: Autobianchi e Innocenti potrebbero rinascere cinesi

Se i cinesi non crearenno occupazione sul suolo italiano per almeno 10 anni, l’accordo decadrà per legge.
I marchi potrebbero essere sottratti a Stellantis per aver superato i 5 anni di inattività.

L’idea del governo Meloni è semplice: cercare un gruppo cinese che faccia rinascere Autobianchi e Innocenti, ora nella piena titolarità di Stellantis.

Stando a Il Sole 24 Ore, con norme specifiche come decreti lo Stato potrebbe “incamerare” i marchi e concederne il diritto di utilizzo a titolo gratuito.

Il tutto avrebbe come presupposto il subentro nella titolarità del marchio che un’impresa intende cessare, per il loro non utilizzo da almeno cinque anni, nonostante di particolare interesse e valenza nazionale.

Il passo successivo sarebbe un contratto di licenza di almeno 10 anni a una Casa cinese finanziariamente robusta che potrà essere sciolto in caso di cessazione dell’attività o di delocalizzazione.

Ricapitolando: lo Stato subentra a Stellantis e gira i marchi al colosso orientale come BYD, Great Wall Motors, Chery, Dongfeng o JAF: se questi investono e creano occupazione, il progetto funziona; altrimenti si torna al punto zero.

L’obiettivo del governo è attrarre investitori cinesi. È fattibile?

Come riporta Autoappassionati, bisogna capire anzitutto quali possano essere le rimostranze di natura giuridica da parte di Stellantis, che non usa i marchi da ben oltre 5 anni e che sta smantellando la produzione in Italia spostandola all’estero in maniera ormai quasi totale.

Inoltre, se davvero un’industria orientale possa davvero essere interessata a giocare la partita coi marchi Autobianchi e Innocenti (non conosciuti all’estero) o se fare da sé coi propri loghi; l’esecutivo punta sul fascino del Made in Italy (il governo Meloni non solo ha creato l’apposito ministero dedicato alle imprese ed al Made in Italy ma anche un nuovo liceo– approfondimento al link) per ingolosire i dirigenti cinesi.

Infine, la stessa Unione europea potrebbe avere qualcosa da ridire: è impegnata nella battaglia anti Cina (è stata recentemente bloccata la vendita di una controllata Volkswagen ai cinesi – approfondimento al link), con extra dazi, e forse non vedrebbe di buon occhio un’apertura simile dell’Italia verso il Dragone.

Intanto, il ministero delle Imprese ha ottenuto la registrazione da parte dell’Ufficio brevetti di un marchio Innocenti e di un marchio Autobianchi con caratteristiche grafiche diverse da quelli di proprietà di FCA Italy (appunto, Stellantis).

Può darsi che il governo faccia valere una disposizione del diritto industriale: la decadenza dal marchio per mancato utilizzo durante cinque anni.

Bosch punta Whirlpool. Ecco i ruoli di Electrolux, Beko e Whirlpool USA

Settore del bianco in convulsione.
Aziende top players, geopolitica, Isis, pirati e Boko Aram: ecco come sta succedendo.

Lo scenario mondiale delle M&A (ovvero delle fusioni ed acquisizioni) nel settore strategico della tecnologia domestica (elettrodomestici, Smart Home, elettronica di consumo, clima, componenti, eccetera) che pareva concluso con l’acquisizione da parte del gruppo Beko (della conglomerata turca Koç, una potenza finanziaria mondiale) della Whirlpool (Europa, Africa, Russia e MO), è in convulsione.

Non solo. È inoltre ancora sospesa la conclusione della vicenda Electrolux (in lizza Midea, Hisense, Samsung o LG) e la Whirlpool Us (quel che resta della multinazionale) starebbe per essere comprata dalla Bosch.

Come riporta First Online, mesi fa un alto dirigente della società di Stoccarda (Gerlingen) aveva confermato che il gruppo aveva intenzioni di fare shopping ma solo per accrescere realmente e consistentemente i perimetri attuali.

Handelsblatt e Reuters hanno recentemente reso noto che l’offerta che il gruppo tedesco aveva fatto a Marc Bitzer, Ceo e presidente Whirlpool (tra tedeschi ci si intende sempre) è ben diversa da come è stata diffusa.

A comprare sarebbe non la Corporation ma la Fondazione Robert Bosch, il che è decisamente diverso poiché essendo una istituzione senza scopo di lucro, non dovrebbe per esempio distribuire dividendi agli azionisti. Oltre ad avere compiti e opportunità ben diverse dalla Corporation.

Posto che Bosch deve assolutamente diversificare attività ed investimenti (il settore auto in forte crisi), il problema è che il prossimo governo americano calerà la mannaia di dazi ingenti su tutto ciò che non è made in Usa e che la competizione con i cinesi ed i coreani è impari e sempre più insostenibile.

L’accordo tra le due company prevederebbe, sempre secondo quanto riporta First Online, eventualmente l’aggiunta a prezzi molto buoni anche di Electrolux per una nuova società interamente made in Usa (esente da dazi) subito da mettere in quotazione allo Stock Echange, dove capitali finanziari in cerca di opportunità e in gran parte legati alla fiorentissima e abilissima finanza ebraica (presente tra l’altro nei fondi pensione pare di Whirlpool e legata anche a Bosch) sono disponibili.

Voci molto insistenti riferiscono anche di un accordo tra Beko e Whirlpool per acquisire Electrolux e procedere alla messa in Borsa.

Dietro questi presunti movimenti si cela la ricerca di soluzioni che escludano capitali e aziende cinesi (il governo americano era già intervenuto per impedire la cessione di Whirlpool ai cinesi).

Dal Forecast Research di Allianz Trade arriva la news che a causa dell’aggravamento dei disastri sui nove stretti mondiali, le aziende prevedono un ulteriore calo del fatturato del 15% (addirittura quasi solo per il blocco dello Stretto delle Lacrime cioè Bab Al Mandeb).

In mano ormai non ai pirati ma a tutto il pulviscolo ex Isis e Boko Aram che dall’Africa si sono spostati da molti mesi sugli stretti e che concedono ai pirati la “licenza” di lavorare previo pagamento di una mazzetta del 20-30%.

Anche l’Italia segue attentamente le vicende: le aziende italiane che fabbricano da sempre componenti strategici per la filiera degli elettrodomestici e che sono sopravvissute allo tsunami dei prodotti cheap cinesi sono riconosciute come aziende che lavorano bene, ma quando qualcuno compra poi può spostare equilibri e quote di mercato.

Volkswagen: il governo tedesco blocca la vendita ai cinesi

Berlino e Bruxelles si oppongono “per motivi di sicurezza”.
La trattativa era stata annunciata giugno 2023 ma senza dettagli sul prezzo.

Il governo tedesco ha bloccato la vendita delle attività di turbine a gas di Man Energy Solutions, controllata Volkswagen, a una società cinese, adducendo motivi di sicurezza.

La decisione, come riporta Reuters, giunge in un contesto di crescenti tensioni commerciali tra Ue e Cina.

Il ministero dell’Economia tedesco può rivedere e bloccare le transazioni che si ritiene abbiano implicazioni per la sicurezza nazionale, e Berlino e Bruxelles stanno cercando di ridurre i rischi derivanti dai legami economici con Pechino.

La prevista vendita dell’azienda tedesca alla società statale cinese Csic Longjiang GH Gas Turbine Co (Ghgt) è stata annunciata nel giugno 2023 senza dettagli sul prezzo, ma a settembre Man Energy Solutions ha detto che il governo avrebbe seguito attentamente gli sviluppi.

Ghgt appartiene a China State Shipbuilding Corporation (Cssc), che domina l’industria navale cinese.

Alcuni politici tedeschi temono che la Cina possa utilizzare le turbine a gas non per scopi civili ma per alimentare navi da guerra.

Interrogata sulla decisione in una conferenza stampa, il ministro degli Interni Nancy Faeser l’ha accolta con favoreper motivi di sicurezza“.

Maxi commessa per Marelli ma l’Italia resta a secco

Fornitura di 5 milioni di unità del sistema di gestione termica della batteria.
Lavoro distribuito tra Romania, Messico e Cina.

Marelli produrrà il sistema di gestione termica della batteria (Battery Thermal Plate – BTP) per un importante costruttore globale di BEV.

Il dispositivo, cruciale per il buon funzionamento del powertrain elettrico, è stato sviluppato su tecnologia proprietaria e sarà prodotto in-house da Marelli.

La commessa è di 5 milioni di unità e la fornitura partirà dal 2024 ma, ancora una volta, non sarà l’Italia a beneficiarne.

Come riporta Vaielettrico, infatti, Marelli, ex gruppo Fiat, è oggi di proprietà della società giapponese Calsonic Kansei, controllata dal fondo americano Kkr, il quale ha deciso che sfrutterà impianti in Romania, Messico e Cina.

Tesla, Musk ai fornitori: “Iniziate a produrre fuori da Cina e Taiwan”

Intenzioni Usa a quadruplicare i dazi sulle auto elettriche cinesi e nuove tensioni Pechino-Taipei alla base.

La Tesla ha chiesto ai suoi fornitori di iniziare a produrre componenti fuori dai confini della Cina e di Taiwan a partire già dal prossimo anno: è quanto scrive la testata giapponese Nikkei, poi ripresa da Quattroruote, sulla base delle informazioni raccolte all’interno della supply chain della Casa texana.

La richiesta, inviata a produttori di circuiti stampati, display o sistemi di controllo elettronici, è motivata non solo dalla necessità di sviluppare fonti di approvvigionamento alternative in grado di eliminare il pericolo di eventuali interruzioni delle forniture, ma anche con i crescenti rischi geopolitici nella cosiddetta area Greater China (Cina, Hong Kong e Taiwan), ancor di più con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali americane.

Tra l’altro, i manager della Tesla stanno affrontando la questione anche con fornitori giapponesi, coreani e di altri Paesi asiatici perché per alcuni componenti è estremamente difficile e costoso abbandonare la Cina o Taiwan e i relativi legami con le catene di forniture locali.

L’iniziativa della Casa americana risale a diverse settimane fa, ossia prima della decisione degli Stati Uniti di quadruplicare i dazi sulle elettriche cinesi, dell’ascesa alla presidenza di Taiwan di Lai Ching-te, esponente del Partito Democratico Progressista estremamente scettico nei confronti della Cina e, soprattutto, delle nuove tensioni diplomatiche tra Pechino e Taipei (da alcuni giorni sono in corso massicce esercitazioni militari cinesi vicino all’isola).