Il Washington Post verso la riduzione di 300 posti

Il proprietario Bezos: abbiamo salvato il giornale una volta, lo faremo ancora.
Stop alle missioni in zona di guerra ed inviati richiamati a casa.

Tagli in arrivo al Washington Post, uno dei uno dei più autorevoli e antichi quotidiani statunitensi di proprietà del multimiliardario Jeff Bezos, fondatore di Amazon.

Stando a quanto riportato da Quotidiano.Net, al Wp sta per iniziare una stagione di licenziamenti, con la ristrutturazione di alcune redazioni, come sport e cultura.

Le indiscrezioni circolavano da giorni e oggi è arrivata la conferma ufficiale dal direttore esecutivo Matt Murray, che ha annunciato i tagli in una videochiamata con i dipendenti: “Stiamo intraprendendo un ampio reset strategico  con una significativa riduzione del personale”, ha detto Murray, secondo quanto riferiscono i media americani.

Agli inviati all’estero è stato chiesto di sospendere le missioni in zone di guerra. Da quando il prestigioso quotidiano – per tutti indissolubilmente legato alla scoperta dello scandalo Watergate – è finito nelle sue mani, nel 2013, Jeff Bezos ha tentato di farne un’impresa redditizia.

Nel 2023 ha chiamato l’editore britannico Will Lewis a capo del Washington Post, con l’incarico di fermare il declino di lettori e abbonamenti. Lewis – dopo essere stato direttore del Telegraph, del Sunday Times, ceo di Dow Jones & Company e direttore del Wall Street Journal –  è finito sotto i riflettori nei mesi scorsi a causa di una serie di file governativi visionati dal Guardian che hanno rivelato che fornì ampio sostegno a Boris Johnson come consigliere politico segreto quando Johnson era primo ministro.

Alla fine del 2024, il patron di Amazon ha confermato il suo impegno a non far affondare il giornale: “Abbiamo salvato il Washington Post una volta e lo salveremo una seconda volta”, ha detto Bezons, come ricorda il New York Times.

Lewis ha puntato su intelligenza artificiale e podcast. Ma non è bastato.

Amazon non è un’azienda editoriale e le strategie che hanno reso Bezos uno degli uomini più ricchi del pianeta non sembrano aver funzionato con il Post.

Dunque ha scelto la più antica e classica delle strade: tagli al personale; e si parla di circa 300 posti.

Mosca: l’Occidente non vuole negoziati in Ucraina

Quando la negoziazione era ormai chiusa, Johnson disse di “No”.
Lavrov: Ucraina respinga ideologia nazista e anti-russa.

Ogni voce su possibili negoziati diretti tra Russia e Ucrainaè, appunto, solo una voce”.

Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, in una conferenza stampa a Mosca, ripresa da Ansa.

Secondo Lavrov, spetta all’Ucraina decidere quando avviare seri negoziati, e lo può fare respingendo l’ideologia nazista e anti-russa e rinunciando alle “aspirazioni di entrare nella Nato“.

Il ministro degli Esteri russo ha nuovamente accusato l’Occidente di avere convinto l’Ucraina a cestinare una bozza d’accordo tra Mosca e Kiev siglata nell’aprile del 2022 ed ha aggiunto che anche ora “l’Occidente non è interessato” a negoziati.

Vladimir Putin, infatti, ha dichiarato che quando erano vicini a chiudere i negoziati, l’Ucraina li ha rifiutati per volontà di Boris Johnson.

Regno Unito, Truss: pronta a premere pulsante nucleare

La risposta durante il dibattito pre-elettorale.
Sfida a Sunak per la leadership del Partito Conservatore.

Il ministro degli Esteri britannico e candidata alla leadership conservatrice Liz Truss ha dichiarato martedì sera di essere “pronta” a premere il pulsante nucleare nel caso in cui venisse scelta per sostituire Boris Johnson, caduto in disgrazia dopo i recenti scandali.

Durante il dibattito pre-elettorale che l’ha contrapposta all’ex ministro delle Finanze Rishi Sunak, con il quale è in lizza per la nuova leadership del Partito Conservatore, Liz Truss ha risposto:

Penso che sia un dovere importante come primo ministro. Sono pronta“.

All’inizio di luglio, il primo ministro britannico Boris Johnson è stato costretto a dimettersi da leader del partito conservatore dopo una cascata di dimissioni all’interno del suo governo a causa degli scandali in cui è stato coinvolto, il più noto dei quali è stato il “partygate“.

In attesa di un successore, chiunque lo sostituisca potrà agire come primo ministro grazie alla comoda maggioranza che i Tories hanno alla Camera dei Comuni, quindi in linea di principio non sono previste elezioni anticipate.

Come riporta “News 360”, le prossime elezioni generali dovrebbero tenersi nel gennaio 2025.

La felpa di Zelensky venduta a 90mila sterline

L’invito di Josnhon durante l’asta: “Spendete alla grande”.
Il suo partito però tracrolla alle amministrative.

La famosa felpa di pile color kaki del presidente Volodymyr Zelensky è stata venduta per 90mila sterline (circa 105.000 euro) in un’asta da Christie’s di raccolta fondi per l’Ucraina a Londra.

Lo scrivono i media internazionali, ripresi da “Ansa”, riportando le parole del premier britannico Boris Johnson che durante l’asta ha invitato i presenti a “spendere alla grande“.

Non solo. Johnson, che alle amministrative ha subìto un vero e proprio tracollo perdendo complessivamente quasi 400 seggi comprese roccaforti storiche come Londra (controllata dal 1964) e Wandsworth a favore dei laburisti, ha anche definito il presidente ucraino “uno dei leader più incredibili dei tempi moderni“.

Tra i lotti presentati all’asta anche la brocca a forma di gallo regalata a Johnson durante la passeggiata dei giorni scorsi con Zelensky nella capitale ucraina.