Il ritorno negato: quando il talento trova le porte chiuse a casa propria

Mio figlio, laureato a Milano e oggi all’estero, è uno dei tanti giovani che l’Italia forma ma non trattiene. Alle istituzioni chiedo: non basta richiamare, bisogna costruire un sistema che accolga, valorizzi e renda possibile il ritorno.

-Ma tu, dove vivi?

-Residenza o domicilio? Rispondo guardando perplessa chi me lo chiede.
Sembra una domanda banale e semplice, invece per me apre un vaso di pandora.

Restare attaccata con le unghie e con i denti alla propria terra sicula è il mio scheletro nell’armadio.

Vorrei tornare ma non posso.

Ai giovani consiglio sempre di andare a formarsi fuori e fare esperienze all’estero.
Arricchire il proprio bagaglio culturale è fondamentale per l’evoluzione e l’affermazione del progetto chiamato “me stesso” che comprende il raggiungimento di obiettivi sempre più arditi e allettanti per una serena felicità nel vivere la vita, quella vita che sogniamo in un luogo ben preciso.

La terra che ci ha dato i natali e che ci ha visto muovere i primi passi, insieme ai nostri affetti più cari, la stessa terra che a volte ci fa arrabbiare e ci delude perché ingrata.

Ma poi, quando si torna, ci si accorge che qualcosa è cambiato. Non solo fuori, ma dentro. La terra che si era lasciata con un misto di rabbia e nostalgia diventa improvvisamente specchio di ciò che si è diventati. E allora quella terra, che sembrava stretta, lenta, a volte ostile e ottusa, si rivela custode di un’identità che non si può rinnegare.

🌿 Tornare non è un fallimento, è una scelta. 
Una scelta che richiede coraggio, perché significa confrontarsi con ciò da cui si era fuggito, con le aspettative altrui, con il senso di inadeguatezza che spesso accompagna chi decide di investire nel proprio luogo d’origine. Ma è anche un atto d’amore: verso se stessi, verso le proprie radici, verso una terra che ha bisogno di visioni nuove e di energie fresche.

💬 E allora sì, consiglio ai giovani di partire. 
Ma anche di tornare, se lo sentono. Di portare con sé il meglio di ciò che hanno imparato, e di trasformarlo in seme per un futuro diverso. Perché la vera rivoluzione non è solo altrove: è nel modo in cui si guarda ciò che si ha, e si sceglie di renderlo fertile.

E le istituzioni???

📣 Un appello alle istituzioni: non basta richiamare, bisogna accogliere.

Se davvero vogliamo che i talenti tornino, dobbiamo smettere di considerarli semplici numeri da reintegrare. I cervelli in fuga non sono solo risorse da recuperare: sono persone che hanno investito tempo, energie e sogni altrove, spesso perché qui non trovavano spazio. E allora, quando tornano, non possono essere accolti con la stessa inerzia che li ha spinti a partire.

🎯 Serve una visione, non solo incentivi. 
Serve un sistema che valorizzi il merito, che premi l’innovazione, che renda possibile costruire qui ciò che si è immaginato altrove. Serve una burocrazia snella, una rete di supporto concreta, un dialogo aperto con chi ha scelto di tornare. Perché il ritorno non sia una resa, ma un nuovo inizio.

🌱 Le istituzioni hanno il dovere di seminare fiducia. 
Di creare le condizioni affinché chi torna non si senta un estraneo, ma un protagonista. Perché solo così la fuga dei cervelli potrà trasformarsi in un ritorno di cuore, di idee, di futuro e di speranza.

Italia: in 10 anni chiusi 21.000 bar

Negli ultimi 5 anni chiusi più di un bar su due.
Stoppani: serve ripensare il modello di business; sono cambiate le abitudini di consumo.

Negli ultimi 10 anni hanno chiuso i battenti oltre 21 mila bar e nel solo primo semestre del 2025 il saldo tra aperture e chiusure è stato negativo per 706 unità.

La fragilità del comparto, per il quale è sempre più difficile conciliare sostenibilità economica ed elevati standard di servizio, risulta anche da un tasso di sopravvivenza che a 5 anni dall’apertura è del 53%.

Sono i dati emersi dall’evento “Il futuro del bar italiano“, promosso da Fipe-Confcommercio nell’ambito di Host, la fiera internazionale dell’accoglienza e della ristorazione in corso a Milano.

Sulle prospettive del settore che, come riporta Ansa, conta quasi 128 mila imprese, occupa 400 mila addetti e vale oltre 20 miliardi di euro di consumi, si sono confrontati il presidente di Fipe Lino Enrico Stoppani e il presidente di Illycaffè Andrea Illy.

Le evidenze sullo stato di salute dei bar italiani mostrano come sia necessario un ripensamento del modello di business“, ha dichiarato Stoppani. “Con il cambiamento delle abitudini di consumo, la sfida di oggi è quella di trovare un nuovo punto di equilibrio per la sostenibilità economica delle attività: un imperativo urgente e necessario per continuare a garantire la funzione del bar quale presidio di socialità nonché elemento centrale anche per la qualificazione dell’offerta turistica“.

Oltre ai servizi irrinunciabili che offrono, i bar sono un potentissimo strumento promozionale dell’Italia nel mondo e rappresentano un patrimonio da valorizzare. Accolgo dunque con entusiasmo la proposta del Presidente Lino Stoppani di un progetto di un’importante filiera” le parole di Andrea Illy.

Rubio rivela la presenza di UFO in “installazioni nucleari riservate”

Il Segretario di Stato americano interviene sul tema insieme ad altri 34 funzionari del governo.
Stratton: ho visto veicoli ed esseri non umani.

Rubio ha parlato dell’argomento nel nuovo documentario “The Age of Disclosure“, in cui rivela al regista Dan Farah che sono stati registrati “casi ripetuti di qualcosa che opera nello spazio aereo sopra installazioni nucleari riservate”.

Oltre a Rubio, come riporta Carro e Motos, il film include le testimonianze di 34 alti funzionari del governo statunitense, delle forze armate e delle comunità d’intelligence degli Stati Uniti.

Sono fenomeni soprannaturali che compiono manovre mai viste prima” afferma il deputato André Carson, democratico e membro del Comitato permanente per l’intelligence della Camera, nel trailer del documentario.

Nel frattempo, Jay Stratton, descritto come l’ex capo della task force governativa sui fenomeni aerei non identificati, ha dichiarato di aver visto “veicoli non umani” e “esseri non umani” con i propri occhi.

Il documentario” The Age of Disclosure“, presentato all’inizio dell’anno al festival cinematografico SXSW, sarà ufficialmente rilasciato su Prime Video il 21 novembre.

Le 10 città più felici d’Europa

Domina la Spagna; poi Portogallo, Scozia ed Inghilterra.
Nessun altro Paese in classifica.

In tutto, Time Out ha chiamato in causa 18.500 persone per capire quali fossero le città europee in cui si vive meglio.

Come riporta Fanpage.it, ha chiesto loro di rispondere a una serie di quesiti e la “metrica sulla felicità” si basa nello specifico sulla percentuale di risposte positive a cinque affermazioni: “Mi sento più felice nella mia città rispetto ad altri posti che ho visitato o in cui ho vissuto“, “Le persone nella mia città sembrano felici“, “Trovo gioia nelle esperienze quotidiane che la mia città offre“, “Il senso di felicità nella mia città è cresciuto molto di recente” ed infine la fatidica “La mia città mi rende felice“.

Ecco cosa è venuto fuori, con la relativa classifica delle 10 città più felici d’Europa:

  1. Siviglia
  2. Brighton
  3. Porto
  4. Valencia
  5. Glasgow
  6. Londra
  7. Bilbao
  8. Lisbona
  9. Edimburgo
  10. Madrid

Polonia: furto record di 150 tonnellate di patate

Erano state scaricate in un campo in attesa di essere lavorate in una distilleria.
Nei social network si è sparsa la voce che potevano essere prese gratis: le persone sono arrivate con trattori e rimorchi; dopo il weekend il proprietario ha scoperto che le patate erano sparite.

Come riporta il quotidiano Fakt citato da Polonia Oggi, sabato 11 ottobre in un campo a Dąbrowica sono apparse 150 tonnellate di patate.

Sui social media si è rapidamente diffusa la voce che si potessero prendere gratuitamente: gli abitanti del posto sono arrivati con rimorchi, carriole e sacchi, senza chiedere ulteriori spiegazioni.

Dopo il fine settimana, il proprietario delle patate ha scoperto che la sua merce era completamente scomparsa nel giro di pochi giorni.

Sebbene molte persone pensassero che le patate fossero disponibili gratuitamente, in realtà si trattava di merce appartenente al proprietario di una distilleria vicina; Piotr Gryta, a cui appartenevano le patate, ha infatti spiegato che dovevano essere destinate alla produzione industriale.

Delle 150 tonnellate di patate, sono rimasti solo dei residui e le tracce delle ruote.

Abbiamo acquistato la merce giovedì. Venerdì l’abbiamo pagata. È arrivata quel giorno e l’abbiamo scaricata nel campo, perché non avevamo dove conservarla. La produzione doveva iniziare solo tra qualche giorno”, ha dichiarato Piotr Gryta in un’intervista a Fakt.

Non si trattava di una distribuzione gratuita. È stato un furto vero e proprio”, ha ammesso apertamente l’agricoltore, che gestisce da 25 anni un’azienda di trasformazione.

Nel giro di un attimo, durante il fine settimana, sono scomparsi ben sei camion TIR, in totale 150 tonnellate di patate, che dovevano essere destinate alla trasformazione nella distilleria situata a poche centinaia di metri dal campo dove erano state stoccate.

L’imprenditore, in un’intervista a TVN24, ha ammesso di essere distrutto. Ha spiegato di non vivere nei dintorni e che nel fine settimana aveva un evento familiare.

Ha confessato che nemmeno nei peggiori incubi si sarebbe aspettato una situazione simile. “Per ognuno le cose hanno un diverso valore, per me era il valore della merce destinata alla lavorazione. Sul campo c’erano 150 tonnellate di patate”, ha spiegato l’agricoltore.

Secondo quanto riportato dai media locali, alcune persone si erano recate nel campo prendendo uno o due sacchi, mentre altre sono arrivate con trattori e rimorchi, caricando intere tonnellate di patate.

Quando la vicenda assurda e drammatica per l’agricoltore ha iniziato a fare scalpore, una parte delle persone ha deciso di restituire la merce.

Gryta ha dichiarato di non avere alcun risentimento verso le persone che hanno restituito le patate, ma nel caso di chi le ha portate via in grandi quantità, considera l’azione deliberata.

Piotr Gryta ha annunciato che non intende lasciare la questione irrisolta: “Se qualcuno ha preso le patate, che si faccia avanti e le restituisca. In caso contrario, sarò costretto a segnalare la vicenda alla procura. Era la mia merce. Legale, pagata. Quello che è successo è semplicemente incredibile”.

In un colloquio con TVN24, l’agricoltore ha aggiunto: “Spero che le persone che erano lì vengano da me, chiariscano la situazione e che possiamo risolvere tutto in modo amichevole. Se così non sarà, la questione potrebbe finire in procura”.