Lula: Biden voleva distruggere la Russia

Il presidente brasiliano: la Russia ha sbagliato ma l’occidente ha le sue responsabilità.
Poi aggiunge: l’Europa spende miliardi in riarmo, se parliamo solo di guerra non ci sarà mai la pace.

In un’intervista con il quotidiano francese Le Monde, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha raccontato che l’ex presidente americano Joe Biden riteneva che “la Russia dovesse essere distrutta”.

Il leader brasiliano ha definito un errore la decisione della Russia di scatenare una guerra in Ucraina, ma ha aggiunto che “anche i paesi occidentali hanno una certa responsabilità“.

Lo stesso Lula ha poi dichiarato quanto di seguito:

Joe Biden, con cui ho avuto lunghe conversazioni, credeva che la Russia dovesse essere distrutta. E l’Europa, che per lungo tempo ha rappresentato la via di mezzo nella politica globale, ora si è schierata con Washington e sta spendendo miliardi per il riarmo. Questo mi preoccupa. Se parliamo solo di guerra, non ci sarà mai la pace“.

Graham: guerra in Ucraina non finirà finché Cina non pagherà per aver aiutato Russia

Il senatore americano propone un pacchetto di sanzioni al 500% per chi compra petrolio, gas e altri beni russi.

Il senatore americano Lindsey Graham intervistato dalla TV tedesca in merito alla guerra in Ucraina ed al relativo contesto ha dichiarato quanto di seguito:

Quello che Trump sta facendo per portare Putin al tavolo delle trattative è una ‘diplomazia del fascino’. Una volta ho detto a Trump: ‘Non mi interessa se vai in vacanza con Putin’. Dobbiamo porre fine a questa guerra – in modo onorevole ed equo – in modo da non premiare l’aggressore. Tutte queste ‘tattiche della carota’ non funzioneranno. Sto lavorando con l’amministrazione Trump per imporre sanzioni severe contro Russia e Cina. Ho sempre creduto che questa guerra non finirà finché la Cina non pagherà per aver aiutato Putin. Il mio pacchetto di sanzioni passerà al Senato la prossima settimana: dazi del 500% su tutti i Paesi che acquistano petrolio, gas e altri beni russi. Penso che sarà molto doloroso. E mi aspetto che il presidente Trump agisca diversamente ora, perché è chiaro che Putin non vuole la pace“.

Annalena Baerbock nuova presidente dell’Assemblea Generale dell’Onu

Nota per gli scivoloni diplomatici, la violenta retorica antirussa e l’appoggio indiscriminato ad Israele: la nuova presidente è stata criticata anche dall’ambasciatore tedesco presso le Nazioni Unite.

L’ex ministra degli Esteri tedesca ed esponente del partito dei Verdi Annalena Baerbock è stata eletta ieri presidente dell’80ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con 167 voti su 193, superando ampiamente la maggioranza semplice richiesta di 88 voti.

Nel suo discorso post-elezione, la Baerbock ha enfatizzato il suo ruolo come “costruttrice di ponti” e mediatrice onesta, con l’obiettivo di rafforzare il multilateralismo, promuovere l’uguaglianza di genere e affrontare la crisi dell’ONU come un’opportunità di riforma.

La Baerbock “vanta” un’incredibile sequenza di gaffe e dichiarazioni disastrose; ieri, ad esempio, si è autodefinita “costruttrice di ponti”, ma durante il suo mandato si è distinta piuttosto per la violenta retorica antirussa e l’appoggio indiscriminato a Israele.

Rimarrà negli annali l’affermazione secondo cui il diritto all’autodifesa di Israele si estende all’uccisione di civili e che i luoghi civili perdono il loro status di protezione nel momento in cui i terroristi ne abusano.

L’elezione della Baerbock è stata criticata persino dall’ex ambasciatore della Germania presso le Nazioni Unite Christoph Heusgen, che le avrebbe preferito un profilo con maggiore esperienza diplomatica come Helga Schmid, ex segretaria generale dell’OSCE.

Come riporta Giubbe Rosse, si potrà obiettare che il ruolo di presidente dell’Assemblea Generale è più che altro simbolico. Ma è altrettanto vero che in un momento di altissima tensione a livello globale come quello che stiamo vivendo servirebbe all’ONU una vera figura di mediazione piuttosto che un individuo che si è distinto finora per l’infiammata retorica atlantista, oltre che per un’imbarazzante serie di scivoloni diplomatici.

Merz: Kiev può usare armi occidentali in Russia

L’annuncio del cancelliere tedesco nel peggior momento possibile, ovvero durante i tanto agognati negoziati di pace: continuano le folli strategie occidentali.

Il cancelliere tedesco Merz conferma: l‘Ucraina può colpire obiettivi militari in Russia con armi fornite da Germania, Usa, Francia e Regno Unito.

Una mossa che cambia notevolmente lo scenario trasformandolo da difensivo ad offensivo, ovvero dall’aiutare l’Ucraina a difendersi a permetterle di attaccare su suolo russo con armi Nato.

Forse non era il momento ideale per seguire questa strategia, dato che sono in corso i tanto sperati negoziati per la pace e l’Ucraina ha effettuato degli attacchi su suolo russo che sicuramente non passeranno inosservati, per dirlo in maniera pacata.

Ora il clima si scalderà notevolmente, non aiutando i negoziati ed anzi aprendo alla concreta possibilità di una guerra su vasta scala che non fa bene a nessuno e che è più pericolosa per la Nato che per la Russia: va infatti ricordato che, come ammesso dal segretario della Nato Mark Rutte, la Russia produce in 3 mesi le munizioni che la nato produce in un anno.

Polonia: Nawrocki eletto nuovo presidente della Repubblica

Il candidato di destra la spunta per circa 360.000 voti.
Il governo Tusk, formato senza un’agenda comune ma col solo obiettivo di vincere le elezioni, continua a perdere consenso.

Karol Nawrocki, candidato del partito nazional-conservatore Diritto e Giustizia (PiS), ha vinto con il 50,89% dei voti, sconfiggendo di misura Rafał Trzaskowski, candidato europeista della Coalizione Civica, che si è fermato al 49,11%.

L’affluenza è stata del 71,63%, la più alta mai registrata.

Nawrocki, sostenuto anche dall’estrema destra, ha prevalso in un contesto di forte polarizzazione, con implicazioni significative per il governo europeista di Donald Tusk, che ora potrebbe incontrare ostacoli nell’attuazione delle sue riforme.

Il risultato delle elezioni presidenziali conferma ancora una volta che il popolo polacco è più dalla parte del PiS, ovvero della destra, che da quella europeista e di sinistra guidata da Tusk.

L’attuale premier Tusk, infatti, aveva vinto le ultime elezioni formando una coalizione di 3 partiti senza però un’agenda comune e con l’unico obiettivo di vincere contro il partito che era al governo.

Per questo motivo non sono tardate ad arrivare frizioni interne con il consenso dell’attuale governo che nel corsi dei mesi è costantemente calato.