Coronavirus, Montanari: la grande truffa è il vaccino

Cos’è, come funziona, perché siamo in emergenza e cosa c’è veramente dietro.
Stefano Montanari ci spiega il coronavirus a 360°.

Il tema caldo di questo periodo è, sicuramente, il coronavirus.

Un nemico invisibile e subdolo che ha calato il sipario a cielo aperto sul mondo intero.

Abbiamo provato ad immaginare cosa ci possa essere dietro (approfondimento al link), facendo intervenire anche i nostri lettori (approfondimento al link).

Oggi, facciamo intervenire sulla questione uno dei massimi esperti in materia: il dott. Stefano Montanari, nanopatologo, professore presso il Centro Stelior di Ginevra, autore di diversi brevetti nel campo della cardiochirurgia, della chirurgia vascolare, della pneumologia e progettista di sistemi ed apparecchiature per l’elettrofisiologia, direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, docente in diversi master nazionali ed internazionali, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche, già consulente per Procure della Repubblica e dell’Osservatorio Militare Italiano. Collabora costantemente in pubblicazioni con la moglie Antonietta Gatti, dal 2012 inserita nella lista dei 32 migliori scienziati al mondo, con la quale sono stati gli scopritori delle malattie e patologie da micro e nanopolveri oltre vent’anni fa.

Dott. Montanari, cos’è il coronavirus che tanto ci sta spaventando?

“È una catena chimica appartenente alla famiglia dei coronavirus, dei quali ce ne sono a migliaia, basti pensare che un banale raffreddore di solito è dovuto ad un coronavirus; è un virus altamente infettivo (quindi contagioso) ma che è solitamente innocuo, tanto da rimanere privo di qualunque sintomatologia nella stragrande maggioranza delle persone (molto probabilmente ora, mentre parliamo, noi stessi abbiamo il coronavirus e così come noi almeno la metà della popolazione italiana, ma non ci fa nulla). Di fatto è un virus influenzale nuovo che ha la peculiarità di attaccare i polmoni ed è per questo motivo che va a colpire in maniera patologica le persone anziane, i fumatori e le persone che hanno già problemi pregressi e che quindi, oltre ad avere determinati problemi, stanno assumendo determinati farmaci, per esempio certi ipertensivi. Parlando in generale, le persone sane non subiscono assolutamente danni da questo virus che, ripeto, sta diventando ubiquo e normalissimo, esattamente come un numero enorme di altri virus.

E dove nasce?

“In merito a questo si è sentito tutto ed il contrario di tutto; quando sento dire che è partito dai pipistrelli o dai serpenti mi viene da ridere e penso che ci manchi solo l’unicorno.

Da dove sia nato non lo so, lo sanno solo in pochi al mondo, ma virus del genere sono molto facili da modificare, pasticciare, modificare in laboratorio…poi magari capita che esca dal laboratorio, per errore o volutamente. Di certo non autonomamente come potrebbe ipotizzare l’ex Ministro della Salute Lorenzin, quando diceva che i virus strisciano e saltellano.”

Dice che è un virus che da solo non dà alcun problema, ma la gente in Italia sta morendo più che in Cina, pensiamo a Bergamo, ad esempio. Se è come dice lei, perché tutti questi morti?

“Guardi, funziona così: riempiamo di vaccini antinfluenzali le persone, soprattutto gli anziani, ed andiamo ad indebolire dei corpi già deboli. Questo perché con il vaccino si va ad iniettare nel corpo il vecchio virus (il fine dovrebbe essere quello di creare gli anticorpi) ma non esistono vaccini per l’influenza e quindi non si fa altro che rendere il corpo più debole e soggetto alla nuova influenza (anche il nuovo coronavirus) ed in più si è iniettato nel corpo il vecchio virus: si ha dunque il totale di due possibili influenze in un corpo già precario. La BBC, l’emittente di stato britannica, ha mandato in onda un servizio in cui dice che chi si è vaccinato contro l’influenza deve restare in isolamento 12 settimane (reperibile al link). Mi pare che già questo possa essere qualcosa su cui meditare. Se prendiamo i numeri ufficiali dell’Istituto Superiore della Sanità, vediamo che i morti “di” coronavirus sono 3 e personalmente avanzo dubbi anche su quei 3; inoltre, se lei ci fa caso, noterà che la mappa dei morti coincide con quella dei vaccini effettuati. Più alta è la densità dei vaccinati e più alta è quella degli infettati dal virus. I dati ufficiali sono chiari: chi muore era affetto da altre patologie potenzialmente mortali e, spesso, più di una. Per questo diciamo che si muore “con” coronavirus e non “di” coronavirus. Infine, sottolineo che il numero di morti, comunque si voglia attribuire la causa senza, peraltro erroneamente, fare differenza tra causa e concausa, è lo stesso che ogni anno abbiamo a causa della normale influenza, a riprova che il coronavirus non ha innalzato il tasso di mortalità.”

Mi faccia capire: se il problema non è il virus in sé in quanto non mortale, allora significa che il problema è la sanità italiana. Capisco bene?

“Esatto! Il problema è che non siamo preparati per un’emergenza polmonare; e non lo siamo perché i nostri politici degli ultimi 10 anni erano a loro volta impreparati. Negli ultimi 10 anni non si è fatto che tagliare sulla sanità riducendo il numero degli ospedali, degli addetti, dei macchinari e delle attrezzature. Ad oggi abbiamo necessità di respiratori e non ne disponiamo. In più tagliamo sull’istruzione, non riuscendo quindi a formare personale medico all’altezza o a trattenerlo in Italia a causa della svalutazione del lavoro e, appunto, non fornendogli il materiale di cui i medici necessitano per fare il loro lavoro. Abbiamo meno di 4 posti di terapia intensiva ogni 1000 abitanti: uno scandalo.

Ci aggiunga, infine, un sistema di corruzione capillare che comporta due problemi: il primo, che un prodotto che normalmente costa 10, in Italia lo si va a pagare 20 usando male quei pochi soldi che ci sono; il secondo, che i medici devono eseguire i diktat del Regime altrimenti vengono radiati dall’ordine con la conseguenza di non poter più esercitare la professione…ma anche loro hanno una famiglia da mantenere.”

Ci sta dicendo che il problema è l’inadeguatezza del sistema sanitario e di chi negli ultimi 10 anni l’ha gestito. Se è così, significa che anche le disposizioni che ci hanno dato a livello di prevenzione sono errate?

“Peggio, spesso sono delle autentiche stupidaggini. Pensi al solo fatto di indossare i guanti: così facendo impediamo ai nostri funghi ed ai nostri batteri “buoni” di entrare in contatto con il virus e combatterlo; con quei guanti zuppi di virus incontrastato, poi, andiamo a toccare vestiti, soldi, superfici, eccetera seminando il virus ovunque. Le mascherine sono inutili perché un virus è capace di entrare in quantità enormi in una cellula, che è grande qualche millesimo di millimetro: si figuri cosa può fare una mascherina per agire su dimensioni del genere: niente!

Ci dicono di stare chiusi in casa quando invece serve uscire perché il sole è indispensabile, ci dà la possibilità di metabolizzare la vitamina D, indispensabile per il nostro sistema immunitario. E il moto, da sempre raccomandato per mantenere un buono stato di salute, viene addirittura vietato per decreto. Insomma, quelle disposizioni preparano l’organismo a ricevere indifeso non solo quel virus ma, di fatto, tantissimi patogeni. Senza poi considerare tutto quello che è inerente alla depressione, all’umore ed alla paura: tutte cose che hanno effetto contrario rispetto a quello che ci serve per far reagire l’organismo. Quando, all’inizio degli anni Settanta, lavorai per un certo periodo in Svezia il primario mi disse: “Vedi, qui muore chi vuole morire e sopravvive chi vuole vivere, e questo fa tanta differenza.”

Facendo un passo indietro e tornando ai vaccini, se ben capisco, quelli influenzali sono una sorta di truffa?

“Non una sorta: un’autentica truffa. Il vaccino può essere definito tale solo per malattie che danno immunità (morbillo, rosolia, varicella, eccetera), non per un raffreddore o un’influenza: sono stato allievo di Luigi Di Bella e lui diceva che un’influenza curata dura sette giorni, una non curata dura una settimana. Se la malattia reale non conferisce immunità, è assurdo sperare che lo possa fare un vaccino che altro non è se non la malattia in forma attenuata.

Ed ancora peggio sono quei vaccini polivalenti resi obbligatori ai bimbi e senza i quali non possono andare a scuola. Se un vaccino fosse tale, cioè prevenisse la malattia, perché preoccuparsi tanto dei bambini che non lo fanno? Chi si vaccina dovrebbe essere al sicuro…ma evidentemente non lo è e si pretende di vaccinare chiunque, al di fuori di ogni controllo, perché ogni vaccinazione praticata significa soldi. Soldi per le case farmaceutiche, e con un valore aggiunto che nessun prodotto al mondo può vantare, giù fino alle elemosine che i medici vergognosamente accettano: qualche euro per ogni iniezione praticata.

Ma le dirò di più: i vaccini sono per legge esenti da qualunque sperimentazione e da almeno 33 anni non vengono nemmeno controllati sul serio; come se non bastasse, i vaccini sono l’unico prodotto al mondo a non avere responsabilità né civile né penale: è vero che se un vaccino crea problemi ad una persona questa viene risarcita, ma a farlo è il Ministero della Salute e non l’imprenditore che ha registrato il vaccino. Aggiunga che chi è nel business dei vaccini non ha nemmeno la seccatura di doversi cercare clienti, perché quelli sono obbligati ad esserlo o, comunque, a fare pubblicità provvede lo stato.”

Se la seguo correttamente, mi viene da pensare che se i vaccini influenzali sono una truffa, un vaccino sul coronavirus potrebbe essere la truffa delle truffe, un affare colossale.

“Certo! A breve uscirà una qualche brodaglia da Israele e/o da qualche grande compagnia farmaceutica e la medesima brodaglia verrà spacciata per il vaccino contro il coronavirus. Definendola tale, visto che l’epidemia è globale, obbligheranno 7 miliardi e mezzo di persone a vaccinarsi: come per tanti altri vaccini, l’imprenditore non dovrà nemmeno perdere tempo a cercare i suoi clienti perché tutti saranno obbligati ad esserlo. La differenza la fanno i numeri.”

Ma allora la pandemia di coronavirus è tutta una montatura? È forse per questo motivo che non hanno chiuse le Borse (approfondimento al link)?

“Una grandissima montatura. Pensi che nel 2017 sono usciti dei bond, ovvero delle obbligazioni, che scommettevano su una curiosa infezione da coronavirus che si sarebbe svolta tra il 2020 ed il 2021: pensi a quanti soldi può aver fatto chi ha scommesso su un evento così apparentemente improbabile come questo.

Poi pensi a quanti soldi perdono in Borsa ogni giorno le aziende. Ma facciamo un esempio pratico: lei ha una pizzeria ma è obbligato a tenerla chiusa e, quindi, non fa reddito; nel frattempo però deve pagare l’affitto, il personale, le bollette, le tasse, un mutuo se ce l’ha, le scorte di cibo scadranno e dovrà ricomprarle nuove. Passa il tempo e di fatto non si sa per quanto andrà avanti la quarantena ma a reti unificate continuano a dirci che la cosa durerà sempre di più (già si parla di ottobre); lei intanto, stando a casa, si deprime ed ha paura. Arriva un bel tipo e si offre di comprarle la pizzeria per 1000 euro: lei ovviamente la venderà subito per togliersi costi e rischi, ritenendo pure l’acquirente un santo.

Lo stesso esempio lo replichi sulle aziende: una volta passata l’epidemia, un ristretto gruppo di persone avrà comprato tutto e lo avrà fatto ad una cifra irrisoria, magari passando pure per santo o per eroe.”

Infine, una domanda un po’ personale: è vero che ha venduto la casa per dare fondi alla ricerca? Ed è vero che le hanno portato via lo strumento essenziale per la ricerca?

“È vero. Ma è altrettanto vero che non lo rifarei, visto il trattamento che ci stanno riservando e che abbiamo appena visto: quel sacrificio la gente non lo merita. Per ciò che riguarda lo strumento, un microscopio elettronico, ce lo portarono via dieci anni fa. La raccolta fondi messa in atto per comprarne uno sta dando risultati deludenti, e anche per questo le dico che la gente non merita niente.”

(Versione polacca a cura di  Magda Żymła al link)
(Versione inglese a cura di Jolanta Micinska – Hercog al link)

La Parola ai Lettori – Il coronavirus non è nato in laboratorio. Ma c’è conflitto di interessi

Coronavirus: il punto di vista dei nostri lettori.

Mettendo insieme diversi autori, diverse idee e più spunti, avevamo provato ad immaginare cosa ci fosse dietro al coronavirus (approfondimento al link).

Ne usciva uno scenario accostabile alla “teoria del complotto“. Anche in questo caso, come per ogni cosa, c’è che ne condivide il pensiero e chi, invece, lo ritiene infondato.

Altri, ovviamente, si posizionano a metà, ritenendo la trama interessante, con collegamenti convincenti da un lato ma troppo fantasiosi dall’altro.

Proprio dai nostri lettori riceviamo, su questo tema, delle segnalazioni che possono formare un’analisi controfattuale rispetto a quanto scritto e che condividiamo in modo da dare spazio a tutti i punti di vista, sempre con l’unico fine di alimentare la discussione e capire quanto più sia possibile per ogni argomento.

La prima precisazione che ci arriva è inerente al fatto che il biolaboratorio francese a Wuhan non sia nato nel 1934, ma nel nel 2004 (come riporta il sito “Bufale.net”).

La seconda precisazione è inerente alla nascita del virus: secondo la rivista “Nature“, la stessa che riporta la costruzione del biolabortorio francese a Wuhan, il coronavirus che sta causando un’epidemia mondiale non sarebbe stato partorito in laboratorio (studio originale reperibile al link).

Se lo studio di “Nature” avesse ragione, saremmo dunque di fronte alla prova che da sola farebbe crollare tutta la teoria vista nel precedente articolo.

Altra nota da segnalare, però, è quella che ci arriva da un altro lettore, il quale, tra le varie fonti citate, ci mostra che in calce allo stesso articolo pubblicato da “Nature” in cui si sostiene che il virus non sia frutto di una costruzione genetica studiata in laboratorio, ci sia nella parte “commenti etici” l’indicazione del conflitto d’interessi tra l’autore e gli esiti stessi dello studio, in quanto generati da una società di biotecnologie di cui l’autore è co-fondatore.

Inoltre, lo stesso ci segnala questo video del sito “luogocomune” in cui si sostengono delle tesi esposte anche nell’articolo “Coronavirus, cosa c’è dietro?“(reperibile al link).

(Si ringraziano per i contributi M.L., L.M. e M.C., che ci scrivono da Italia e Germania).

Coronavirus, l’Italia sapeva ma non è intervenuta?

L’Italia sapeva e non ha fatto niente?
Si parla di un rapporto dell’intelligence che Conte avrebbe sottovalutato.
Macron nella stessa posizione.

Il governo sapeva ma non ha fatto niente, perché ha sottovalutato il problema.

Questo è quanto riporta “Libero” (reperibile al link), citando a sua volta la “Fox News”; secondo quest’ultima il governo Conte avrebbe ricevuto dei rapporti di intelligence poco dopo lo scoppio dell’epidemia in Cina, ma li avrebbe sottovalutati perché il pensiero regnante era che “il coronavirus fosse un problema cinese e non sarebbe arrivato fin qui”.

La fonte di “Fox News”, a sua volta, sarebbe un esperto di sicurezza che fa base a Roma e che avrebbe ovviamente chiesto di mantenere l’anonimato in quanto non autorizzato a parlare in pubblico della questione.

La cosa troverebbe conferma nella delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (reperibile al link), in cui in estrema sintesi si cita l’allarme lanciato dall’Oms e si decreta lo stato di allarme per l’incolumità pubblica e privata a causa di agenti virali.

Il ritardo dell’introduzione delle misure di sicurezza, poi, confermerebbe il fatto che il governo abbia sottovalutato il problema (approfondimento al link), lanciando campagne come “#abbracciauncinese” piuttosto che invitando le persone ad andare a mangiare nei ristoranti cinesi, in quanto il vero problema era il razzismo e non il virus.

Le stesse accuse arrivano anche a Macron, in Francia, dove l’ex ministra della Sanità Agnès Buzyn, come riportato da “Il Giornale” riprendendo a sua volta “Le Monde” (approfondimento al link) ha dichiarato:

“Avremmo dovuto annullare tutto, le elezioni di domenica sono state una buffonata. Quando ho lasciato il ministero (per la candidatura a sindaca di Parigi) piangevo perché sapevo che l’onda dello tsunami era davanti a noi. L’11 gennaio ho inviato un messaggio al presidente Macron per informarlo del coronavirus. Ora l’ospedale ha bisogno di me. Ci saranno migliaia di morti”.

Se tutti sapevano, perché nessuno ha fatto niente? (approfondimento al link)

Il coronavirus toglie la maschera all’Ue

E’ bastato un virus per far cadere la maschera all’Ue.
L’asse franco-tedesco fa ciò che vuole, l’Italia subisce. L’Unione non esiste.

Serviva, forse, un virus per farci aprire gli occhi.

Sarà la paura che scatta in automatico quando ci si trova in situazioni di emergenza, specie se contro un nemico che non si conosce nemmeno fino in fondo; sarà che ciò che sta succedendo è qualcosa di troppo palese anche per chi non vuol vedere (approfondimento al link).

Il passo più difficile per una persona è quello di ammettere i propri errori. Dal punto di vista di un elettore, quindi, è quello di ammettere di essere stato ingannato dai politici in cui riponeva tutta la sua fiducia.

Fatto sta che ora è decisamente evidente: l’Unione europea non esiste. O, meglio, è solo una dittatura finanziaria.

Abbiamo cercato di capire cosa ci fosse dietro al coronavirus in un precedente articolo (reperibile al link) e le attuali mosse degli Stati ce lo starebbero confermando.

Nel momento in cui l’Italia invoca aiuto, non solo l’Ue ci scarica tramite le dichiarazioni del presidente della Bce Christine Lagarde (approfondimento al link) e ci fa perdere tempo utile nell’intervenire esaminando la richiesta di fare spesa a deficit (di fatto permettendoci con gravoso ritardo di usare soldi nostri), ma Francia e Germania declinano addirittura di supportarci tramite l’invio di mascherine. Altro che solidarietà europea.

L’Italia, dunque, non riceve le mascherine e deve aspettare tempi biblici per poter spendere i suoi 25 miliardi di euro.

Germania e Francia

Poco dopo, la Germania dichiara che per l’emergenza da coronavirus stamperà la bellezza di 550 miliardi di euro tramite la banca pubblica KfW (Kreditanstalt für Wiederaufbau), l’equivalente della nostra CDP (Cassa Depositi e Prestiti), sotto forma di aiuti di Stato.

Non solo, il ministro delle finanze Olaf Scholz aggiunge anche che “non esiste un limite massimo alla quantità di credito che KfW può garantire”. Ciò significa che non esiste limite alla quantità di soldi che si possono stampare.

Gli fa poi eco il ministro dell’economia Peter Altmaier:

Abbiamo promesso che questo piano non fallirà per mancanza di denaro o di volontà politica.

Crolla tutto.

Tutto quello che ci hanno propinato per anni ed anni sul deficit, sul debito, sull’austerity, sul “vivere al di sopra delle proprie possibilità”, sparisce con una sola frase. Addirittura con buona pace di ogni regola e regolamento europeo; gli stessi a cui l’Italia è sempre stata sottoposta rigidamente proprio da Berlino che ordinava di “fare i compiti a casa”.

Ma ancora, insieme alla Francia, che con la scusa dei motivi di sicurezza dovuti al coronavirus sta militarizzando il Paese per sedare le rivolte dei “gilet gialli” che ormai da tempo sono una spina nel fianco di Macron (approfondimento al link), ci dicono di voler nazionalizzare e riportare in patria le aziende strategiche, ammettendo che il modello economico improntato sul mercatismo da loro stessi eretto a bene assoluto, non è poi così buono (basti pensare che l’Italia non ha nemmeno un’azienda che produca mascherine sul territorio nazionale, in quanto tutto è stato delocalizzato per produrre a basso costo).

Più precisamente, sempre il ministro dell’economia tedesco, ha detto:

Aziende d’importanza strategica andrebbero nazionalizzate e rilocalizzate in patria: la crisi del coronavirus  ci ha insegnato che le nostre farmaceutiche dipendono troppo dalle importazioni dall’Asia  dei componenti principali; bisogna riportare i loro  siti di produzione in Europa: L’idea giusta è ridurre al minimo le dipendenze unilaterali, per riconquistare la sovranità nazionale nelle aree sensibili.

Altmaier invoca quindi la sovranità, la stessa parola per la quale l’Italia viene definita populista, fascista e razzista.

Sugli stessi passi il ministro dell’economia francese, Bruno Le Maire:

Bisogna riconsiderare tutte le catene del valore strategiche; nell’aeronautica, nello spaziale, nell’auto, nella farmaceutica e vedere a qual livello dipendiamo dall’approvvigionamento estero. Se  scopriamo che per certe filiere dipendiamo per il 70-80 per cento dall’estero, bisogna rimpatriarne un certo numero  o crearne queste attività sul nostro territorio.

Dice, in buona sostanza, che come la Germania vuole diminuire la dipendenza della Francia dalla Cina.

Questa avversione nei confronti della Cina che emerge proprio dopo l’accordo che prende il nome di “Via della seta”, firmato tra l’Italia e la stessa Cina e ci fa tornare all’articolo.

L’Ue

Ci indottrinano che le frontiere non esistono, ma poi le chiudono agli italiani. Ci indottrinano che le razze non esistono, ma poi ci dicono che il genoma italiano di coronavirus è stato esportato nel mondo, di cui ora ne siamo gli untori.

Ci indottrinano che siamo tutti europei, ma le mascherine agli italiani non le mandano.

Poi, dopo che hanno finito di cannibalizzare l’eurozona e vedono che la loro economia comincia ad andare in crisi, fanno il bello ed il cattivo tempo a loro piacimento, facendo svanire senza il minimo problema tutta la retorica fattaci su pareggio di bilancio, bail-in, deficit ed austerity (mettendo inoltre in luce la totale assenza di logica delle regole, approfondimento dello stesso autore per la rivista “Wall Street Italia” al link).

Cosa dice l’Europa del comportamento tedesco? Non pervenuta. Un assordante silenzio.

Con i ripetuti “ce lo chiede l’Europa” abbiamo tagliato 37 miliardi di euro alla sanità ed ora che ne abbiamo bisogno, dobbiamo puntare sulle donazioni del popolo per salvare i nostri cittadini (esattamente come quando l’Ue ci disse che per i terremotati non c’erano le condizioni per fare spesa pubblica).

La Spagna ha varato un piano da 200 miliardi di euro, la Svezia da 300 miliardi di corone svedesi, la Gran Bretagna da almeno 330 miliardi di sterline, l’America da 1.200 miliardi di dollari (che verserà sui conti correnti dei cittadini, senza farli passare per le banche per immetterli nell’economia reale), la Cina ha stampato solo all’inizio dell’emergenza l’equivalente di 156 miliardi di euro (approfondimento al link).

L’Italia ha avuto il permesso (che è ben diverso da “ha deciso”) di spendere 25 miliardi di euro ma ha dovuto promettere che una volta passata l’emergenza farà austerity più forte di prima.

Tradotto: se non moriremo di coronavirus, moriremo di Europa.

La parola ai lettori – Boris Johnson: inversione a U sul coronavirus

Improvviso cambio di fronte di Boris Johnson.
Piano di emergenza da 330 miliardi di sterline da una parte e scuole aperte dall’altra alimentano i dubbi.

Aveva fatto una conferenza stampa dai toni forti, pochi giorni fa, il Primo Ministro del Regno Unito.

Parlando al suo popolo, era arrivato a dire “preparatevi a perdere i vostri cari”.

Gli aveva fatto eco Patrick Vallance, ovvero il consigliere scientifico, che, come riporta “TGCOM 24”, sosteneva quanto di seguito:

Circa il 60% della popolazione del Regno Unito dovrebbe essere infettato dal coronavirus per far sì che la società possa guadagnare una immunità di gregge dai futuri focolai, dato che l’infezione potrebbe tornare di anno in anno. Pensiamo che questo virus probabilmente si presenterà di anno in anno diventando come un virus stagionale. Se la comunità ne diventerà immune, questa rappresenterà una parte importante del controllo a lungo termine. Circa il 60% è la percentuale necessaria a ottenere l’immunità di gregge.

Lunedì 16 marzo abbiamo assistito a due dichiarazioni contrastanti da parte di Boris Johnson: la prima conferma la linea sopracitata (approfondimento al link), la seconda invita la popolazione a rimanere a casa, se possibile (approfondimento al link).

Il cambio di linea, come conferma anche “La Repubblica” (approfondimento al link), sembra arrivare dalla pubblicazione da parte dei ricercatori dell’Imperial College del report sui rischi derivanti dal coronavirus (pubblicazione al link).

In estrema sintesi, il report sostiene che “se si fosse continuato ad ignorare la minaccia, ossia frapponendo una risposta quasi assente anti-coronavirus, negli Usa ci sarebbero stati 2,2 milioni di morti e fino a 510 mila nel Regno Unito”.

Considerando che l’epidemia è già presente in molti altri Stati, si esclude che il cambio di linea sia dovuto al fatto di essersi fatti prendere impreparati (come poteva esserlo invece la Cina all’inizio).

Sorge quindi spontaneo chiedersi se il report generato dall’Imperial College abbia avuto un così forte impatto sul governo britannico o se, invece, la decisione sia dovuta ad altri fattori (abbiamo già visto cosa ci possa essere dietro al coronavirus, reperibile a questo link).

Ad incrementare la curiosità in merito alle decisioni di Boris Johnson arriva il fatto che il Regno Unito abbia preparato per l’emergenza un piano da almeno 330 miliardi di sterline (in sintonia con le altre nazioni: America 1.200 miliardi di dollari, Germania 550 miliardi di euro, Spagna 200 miliardi di euro, Svezia 300 miliardi di corone svedesi, Italia 25 miliardi di euro) ma, nonostante il report dell’Imperial College, la scuole rimangano al momento aperte.

(Ringraziamo il nostro lettore M. C. per averci segnalato questo spunto interessante)