Clima: Polonia chiede a Ue annullamento 3 politiche

Leggi non approvate all’unanimità.
Porterebbero peggioramento delle diseguaglianze sociali.

La Polonia ha presentato ricorso per annullare tre delle principali politiche dell’Unione europea in materia di cambiamenti climatici, che secondo il governo polacco porterebbero un peggioramento delle disuguaglianze sociali.

Le azioni legali, presentate da Varsavia alla Corte di giustizia europea nel mese di luglio, riguardano iniziative come la legge approvata quest’anno che vieterà la vendita di nuove auto a emissioni di CO2 nell’Ue a partire dal 2035:

Il regolamento contestato impone oneri eccessivi legati alla transizione verso una mobilità a zero emissioni ai cittadini europei, in particolare a quelli meno abbienti, e al settore delle imprese automobilistiche europee“.

Una seconda politica dell’Ue che fissa obiettivi nazionali di riduzione delle emissioniminaccia la sicurezza energetica della Polonia“, mentre una terza legge, volta a riformare il mercato delle emissioni dell’Ue, potrebbe ridurre i posti di lavoro nelle miniere di carbone ed aumentare le disuguaglianze sociali.

Il governo vuole che tutte e tre le leggi siano annullate.

Ognuna di esse è stata approvata da una maggioranza rafforzata di Stati membri dell’Ue, ma secondo la Polonia avrebbero dovuto essere approvate all’unanimità, dato l’impatto che potrebbero avere sui mix energetici dei Paesi.

Stando a quanto riporta Reuters, la Commissione europea non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento.

Via il segreto salariale: visibile la retribuzione dei colleghi

Direttiva UE 970/2023 con l’intento di ridurre le discriminazioni salariali.
Danno o beneficio?

Possiamo mettere la parola “fine” al segreto salariale, il blocco che impediva ai dipendenti di poter rivelare quanto guadagnino tra loro.

Con la direttiva UE 970/2023, ora colleghi e colleghe potranno rilevare tra di loro i rispettivi stipendi e scoprire chi guadagna di più, e perché.

Motivo di questa direttiva è anche il fatto di scovare quanti più casi di discriminazione salariale, una piaga sociale che, a detta degli analisti, porta in molti casi ad una retribuzione media tra donne e uomini di circa il 13% a livello europeo, stando a quanto riporta Wall Street Italia.

Una piaga, però, che si spera di debellare senza creare ulteriori problemi per imprese e soprattutto lavoratori.

Perché la decadenza del segreto salariale permetterà anche di poter combattere il gender pay gap a livello legale e mettere di mezzo l’avvocato e il giudice del lavoro potrebbe non stimolare molto l’economia, anzi c’è il rischio che si possa portare ad un progressivo appiattimento degli stipendi: una cosa che causerebbe sicuramente più danni che benefici.

La norma in realtà non è ancora in vigore in Italia.

Solo a livello europeo sarà attiva dal 24 agosto, ma i paesi hanno tempo quasi 2 anni per recepire la direttiva e trasformarla in legge, prima di cadere in sanzione.

Nel caso dell’Italia, si avrà tempo entro il 7 giugno 2026 per provvedere ad abolire il segreto salariale per lavoratori e lavoratrici in Italia.

Malgrado le tempistiche lunghe, se dovesse venire approvata una legge al pari della direttiva 970/2023, le imprese avranno ulteriori obblighi da dover rispettare nei confronti dei propri dipendenti.

Le aziende dovranno mettere i dipendenti nelle condizioni di poter verificare che, alla stessa mansione, non venga attribuito un valore diverso a seconda di chi lo svolge e che rendano trasparenti i criteri in base ai quali si stabilisca tale retribuzione.

Inoltre, dovranno far sì che lavoratori e rappresentanti sindacali ricevano informazioni chiare sulle retribuzioni medie e le vieta di introdurre clausole contrattuali che vietino la divulgazione di informazioni sulla loro retribuzione, così come nel caso di richiesta da parte loro anche in merito ad altre categorie.

È una misura che andrà a colpire il gender pay gap che, malgrado il principio della parità retributiva sià sancito dal Trattato di Roma, continua a pesare in Europa e in Italia.

Gas: -18% ad Amsterdam. In Australia grave rischio sciopero

Crollo a 38,58 euro al megawattora.
Se in Australia parte lo sciopero, a rischio il 10% delle forniture mondiali.

Sprofonda il prezzo del gas ad Amsterdam mentre in Australia è in corso un incontro decisivo tra i sindacati e Woodside Energy per scongiurare il rischio di uno sciopero nel più grande impianto di liquefazione di gas naturale del Paese.

È quanto riporta Ansa, aggiungendo che i future Ttf cedono il 10% a 38,58 euro il megawattora dopo essersi brevemente inabissati del 18%.

Woodside, riferisce invece Bloomberg, non ha aggiornamenti sulla vertenza che, senza un accordo, potrebbe portare a uno sciopero già il 2 settembre.

Trattative sono in corso anche negli impianti Gordon e Wheatstone di Chevron.

Uno stop degli stabilimenti australiani metterebbe a rischio il 10% delle forniture mondiali di Gnl, con impatti sui prezzi anche in Europa.

India tratta import grano russo

Mentre il grano ucraino trova difficoltà ad essere piazzato in Ue, l’India negozia con la Russia.

L’India è in trattative con la Russia per l’importazione di grano a prezzi scontati rispetto a quelli globali, in una rara mossa che punta ad aumentare le forniture e frenare l’inflazione dei generi alimentari in vista delle elezioni generali e negli stati del prossimo anno.

Lo hanno riferito quattro fonti, riportate da Reuters.

Le forniture consentirebbero a Nuova Delhi di intervenire più efficacemente sul mercato per far diminuire i prezzi del grano, che a luglio hanno portato l’inflazione ai massimi di 15 mesi.

Più precisamente, Reuters riporta quanto di seguito:

Il governo sta esplorando la possibilità di importare attraverso il commercio privato e gli accordi tra governi. La decisione sarà presa con cautela“.

Da anni l’India non utilizza accordi diplomatici per importare grano: l’ultima volta che l’India ha importato una quantità significativa di grano è stato nel 2017, quando sono stati spediti 5,3 milioni di tonnellate attraverso i commercianti privati.

Il piano del governo di ricevere il grano russo è una delle misure prese in considerazione, rispetto all’offerta, per abbassare i prezzi di beni fondamentali come il carburante, i cereali e i legumi, insieme all’estensione di programmi nelle aree rurali per alleviare l’impatto dell’inflazione sulle fasce povere, hanno detto due delle fonti a conoscenza della questione.

Nel frattempo, la Polonia si è opposta all’importazione del grano ucraino perché penalizzerebbe la propria economia (approfondimento al link) mentre la Lituania ha aperto alla possibilità di gestirlo (approfondimento al link).

Grano dall’Ucraina: la Lituania offre l’accesso

Si parla del fiume Niemen.
Dopo l’opposizione della Polonia rimane il rischio economico per i Paesi Ue.

La Lituania ha proposto di consegnare grano ucraino al porto attraverso il fiume Niman.

L’utilizzo di un corridoio d’acqua interno può essere la migliore soluzione logistica e contribuirebbe anche allo sviluppo del trasporto merci sul fiume più grande del paese.

Quando si trasporta il grano ucraino su rotaia e lo si ricarica a Kaunas, sarebbe necessario cambiare binario e trasbordare il carico da un treno all’altro, non una ma due volte.

L’eliminazione del trasferimento aggiuntivo del grano ridurrebbe significativamente i costi: il trasporto di merci per vie navigabili interne può essere più economico del 30-40% rispetto a quello via terra.

Inoltre, come riporta Italpress, è possibile migliorare le capacità di stoccaggio e trasbordo del grano dell’azienda Linas Agro, già operativa presso gli ormeggi di Niemen.

La costruzione della linea ferroviaria europea per Klaipeda richiederà tempo, tuttavia la Lituania potrebbe ricevere grano ucraino e altri carichi nel porto di Klaipeda includendo le sue vie navigabili interne nella catena di trasporto.

Il porto potrebbe diventare un’alternativa ai porti polacchi di Danzica e Gdynia, dopo la recente presa di posizione della Polonia di voler limitare gli acquisti di grano ucraino dicendo che penalizzano l’economia locale (approfondimento al link).

L’Ue, che si è schierata contro la decisone polacca, deve però capire le conseguenza economiche per i Paesi membri che queste decisioni potrebbero avere.