Germania, vaccina una bimba di 9 anni: licenziato

In Germania la pratica non è autorizzata sotto i 12 anni.
Errore del medico, denunciato e licenziato in tronco.

Fraintendimento.

Ecco cosa c’è alla base dell’errore medico avvento in Germania, precisamente a Bobingen in Baviera, dove un medico ha vaccinato contro il Covid-19 una bambina di 9 anni.

La notizia è stata data dalla radio locale di Augusta per poi essere riportata dai media nazionali e spiega come, a causa di un’incomprensione, il vaccino sia stato inoculato alla bimba di 9 anni, pratica vietata in Germania dove la vaccinazione è prevista dai 12 anni in su.

Il medico si è scusato col padre della bambina, che era in realtà il vero destinatario della dose, sostenendo di aver capito che la bimba fosse ritenuta a rischio.

La bambina è ora sotto osservazione e, per il momento, non sembra aver risentito di alcun effetto collaterale; il medico è stato denunciato per lesioni colpose e licenziato seduta stante.

Commissione europea: procedura d’infrazione contro la Germania

La questione è legata all’acquisto di titoli messo in discussione dal tribunale tedesco.
La Bce era accusata di essere andata oltre il suo mandato.

La Commissione europea avvierà una procedura d’infrazione contro la Germania.

È quanto riportano due fonti a Reuters, in merito al tema legato all’acquisto di bond.

Più precisamente, un tribunale tedesco aveva messo in discussione gli acquisti di titoli della Bce, che già avevano ottenuto il via libera della Corte di giustizia, ed ora la Commissione vuole appurare se il medesimo tribunale abbia violato la legislazione Ue.

La sentenza emessa dalla Corte costituzionale tedesca, emessa a maggio del 2020, aveva stabilito che la Bce era andata oltre il suo mandato con gli acquisti dei bond.

Sempre la fonte, più nel dettaglio, avrebbe aggiunto quanto di seguito:

“La sentenza presenta un pericoloso precedente per la legge Ue, in merito alla pratica della Corte costituzionale tedesca e in merito ai principali tribunali e alle corte costituzionali di altri stati membri.”

Bitcoin in caduta: -12,12%

Investitori preoccupati per l’inasprimento della regolamentazione in Cina.
Trump attacca: “Solo una truffa”.

Dopo il calo dovuto alle dichiarazioni di Elon Musk (approfondimento al link), il Bitcoin continua la sua caduta che, scendendo sotto la soglia dei 32.000 dollari, precisamente a 31.702, perde il 12,12%.

Sulla stessa onda negativa anche le altre valute digitali, con Ethereum che perde il 14,70% stabilizzandosi a 2.373 dollari.

I motivi del calo sono diversi; si va dalla preoccupazione degli investitori per il sempre maggior inasprimento della regolamentazione del settore in Cina, fino al fatto che le autorità federali Usa hanno rintracciato e recuperato 2,3 milioni di dollari in criptovalute, la metà del riscatto pagato ad hacker stranieri, il cui attacco a maggio aveva portato al blocco della più grande rete di oleodotti del Paese, gestita dalla Colonial Pipeline.

Come se non bastasse, l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è tornato ad attaccare il Bitcoin in un’intervista rilasciata alla Fox Business:

“Solo una truffa. Non mi piace perché è un’altra valuta in competizione con il dollaro.”

Anche l’attuale presidente della Consob, il professore emerito di politica economica e già ministro per gli affari europei Paolo Savona, era intervenuto sul tema delle criptovalute definendole “un pericolo per la società” (approfondimento al link).

Corte dei conti Ue boccia Frontex

“Inefficace nel proteggere i confini”.
L’Agenzia è ritenuta inadeguata al ruolo e rea di non aver prodotto documentazione sull’operato.

La Corte dei conti Ue attacca l’operato di Frontex, l’agenzia Ue per il controllo delle frontiere esterne.

Dopo anni di denunce da parte di partiti e cittadini tacciate come razzismo, arriva anche una fonte ufficiale europea a bocciare la gestione dei flussi migratori.

La Corte dei conti Ue, infatti, boccia l’operato di Frontex:

“Non ha aiutato con sufficiente efficacia gli Stati membri ed i Paesi associati Schengen a gestire i loro confini; il suo operato non sarebbe idoneo a contrastare l’immigrazione illegale e la criminalità transfrontaliera.”

Frontex, dunque, “non ha pienamente adempiuto” al mandato ricevuto nel 2016, volto a sostenere gli Stati europei nella lotta all’immigrazione illegale e alla criminalità transfrontaliera ed ha “sollevato dubbi anche sulla sua capacità di svolgere efficacemente il nuovo ruolo operativo che le è stato assegnato”.

Uno dei membri della Corte responsabile della relazione, Leo Brincat, è intervenuto come di seguito:

“Le mansioni affidate a Frontex alle frontiere esterne dell’Ue sono fondamentali per la lotta alla criminalità transfrontaliera ed all’immigrazione illegale; nondimeno, Frontex non le assolve attualmente con efficacia. Ciò desta particolare preoccupazione nel momento in cui vengono conferite a questa Agenzia responsabilità aggiuntive.”

Ancora, nella nota si legge che la Corte dei conti ha rilevato “lacune ed incoerenze”, aggiunte al fatto che “le operazioni congiunte non sono ancora sufficientemente sviluppate nelle attività quotidiane”.

Altra cosa grave è “la mancanza di una rendicontazione sull’efficienza e sui costi”; in particolar modo dopo che nel 2019 era stato approvato un nuovo regolamento (“non corroborato da alcuna valutazione preliminare”, si precisa) prevedente il raggiungimento di un organico operativo fino a 10.000 unità entro il 2027 (rispetto ai 750 agenti del 2019) ed il raddoppio della dotazione finanziaria, che arriverà dunque attorno ai 900 milioni di euro all’anno.

Una cifra che proprio la Corte dei conti ritiene “Un importo ingente, deciso senza neanche accertare di cosa abbia bisogno Frontex per espletare il nuovo mandato e senza valutarne in alcun modo l’impatto sugli Stati membri.”. Chiude, infine, il report:

“Alla luce dei molteplici rilievi formulati e visto che l’Agenzia non si è ancora adeguata ai requisiti del mandato del 2016, non è pronta a dare efficace attuazione al mandato ricevuto nel 2019.”

Lavoro, onboarding: come farlo al meglio?

L’introduzione di un nuovo dipendente è un processo delicato, sia per lui che per l’azienda.
Davide Pasqua, Area Manager di Orienta S.p.A., ne fa una disamina completa.

“Non c’è una seconda occasione di fare una buona prima impressione”, diceva Oscar Wilde.

La prima impressione è un biglietto da visita decisamente importante; difficilmente riusciamo a cambiare la prima idea che ci siamo fatti di una persona (o di una azienda).

Se il concetto di “prima impressione” lo applichiamo all’ambito professionale, allora capiamo quanto sia importante l’onboarding, ovvero l’introduzione di un nuovo assunto.

Ne abbiamo parlato con il dottor Davide Pasqua, laureato in Economia Aziendale presso l’Università degli Studi di Udine e con un Master in Gestione delle Risorse Umane ed Organizzazione del Lavoro presso il medesimo ateneo, oltre che un Praticantato come Consulente del Lavoro, attualmente Area Manager per il Friuli Venezia Giulia dell’Agenzia per il lavoro Orienta.

Dott. Pasqua, concorda con quanto detto in fase di introduzione?

“Certo! Nel lavoro come nello sport, parte della motivazione deriva dal senso di appartenenza. Una persona non si ricorderà tutti i suoi giorni di lavoro ma il primo giorno sicuramente sì: il ricordo si fisserà nella memoria perché sarà legato alle emozioni di una nuova avventura lavorativa.”

Considera l’onboarding una fase importante per l’ambito lavorativo ed i suoi sviluppi?

“Nel primo giorno di lavoro, ma anche nei giorni successivi, è importante attivare un percorso di inserimento perché il nuovo assunto si può sentire fuori contesto: non è scontato che ogni persona abbia quelle soft skills che permettono di fare amicizia e chiedere informazioni.

Per un lungo periodo ho lavorato in una multinazionale nel settore delle spedizioni e mi ricordo molto bene del primo giorno di lavoro. Era giugno 2006, era una bella giornata di sole. Quando sono arrivato in azienda, preso dall’emozione, non capivo dove parcheggiare ed ho conosciuto così un meccanico che mi ha dato indicazioni, mi ricordo ancora il suo viso gentile ed i suoi occhi azzurri. Avevo appuntamento con l’Amministratore Delegato che mi ha portato a vedere tutti gli uffici e conoscere i colleghi. Subito ho notato un clima affiatato e accogliente, tutti disponibili a fare amicizia. Mi sono sentito subito parte di una squadra.”

Crede che, nella maggior parte dei casi, questa fase venga trascurata? Se si, perché?

“Questo dipendente dal tipo di organizzazione e dal settore. Nelle aziende italiane, di cui la maggior parte ha ancora una cultura “padronale”, questa fase viene lasciata “al buon senso” della proprietà mentre in aziende di stampo manageriale o multinazionale ci sono delle procedure di onboarding per i nuovi assunti.

Sicuramente manca una cultura delle risorse umane che spesso sono dedicate principalmente ad elaborare presenze e budget, meno a sviluppare il team di lavoro.”

Qual è il modo migliore di introdurre una nuova risorsa?

“In un’azienda evoluta questo dovrebbe essere il processo di onboarding:

  1. Inviare una comunicazione interna ai dipendenti per informarli dell’arrivo di una nuova persona indicando il ruolo ed il suo profilo professionale.
  2. Predisporre la postazione di lavoro con gli strumenti necessari e un welcome kit (penna, agenda, brochure, organigramma aziendale, maglietta, …).
  3. Chiedere ad ogni persona che collaborerà con il nuovo assunto di attivare un processo di inserimento.
  4. Il primo giorno di lavoro organizzare un tour aziendale per far vedere al nuovo assunto i vari reparti/uffici, la sala mensa, etc.
  5. Programmare un piano di formazione sulle procedure interne.

Da un recente sondaggio condotto da “Orienta Spa – Agenzia per il lavoro” è emersa l’importanza di avere dei momenti di socialità con i nuovi colleghi per sviluppare buone relazioni e un clima collaborativo.”

Dal punto di vista del nuovo assunto, invece, qual è il modo migliore per presentarsi?

“Una buona strategia è quella di entrare “in punta di piedi” rispettando usi e consuetudini dell’ambiente di lavoro. Sicuramente il dress code è importante e sarà necessario capire come vestirsi in base alle informazioni raccolte in fase di selezione.

Prepararsi una breve presentazione personale da comunicare ai nuovi colleghi ogni volta che ci chiedono “E tu chi sei?”. Essere sorridenti, disponibili e gentili ma soprattutto essere attenti ad assorbire ogni informazione che riceviamo dalle persone e dal contesto organizzativo.”