Le 25 città più belle al mondo

Le valutazioni si basano su luoghi d’interesse, cibo, shopping, cultura, cordialità del posto e valore.
Il Messico piazza ben 5 città.

Travel + Leisure, punto di riferimento del settore turistico, ogni anno realizza delle classifiche tematiche che prendono in esame a livello mondiale le città, gli hotel e le spa, le isole turistiche, le crociere.

Per il World’s Best Awards dedicato alle città, i lettori sono stati chiamati a dare le loro valutazioni in base ai seguenti criteri: luoghi d’interesse/punti di riferimento, cibo, shopping, cultura, cordialità della gente del posto, valore, possibilità di shopping.

I punteggi finali sono la media ottenuta su questi criteri (qui il dettaglio per la classifica europea).

Di seguito, ecco le prime 25 città al mondo:

25 – Mérida, Messico
24 – Porto, Portogallo
23 – Siena, Italia
22 – Mendoza, Argentina
21 – Oaxaca, Messico
20 – Agra, India
19 – Santa Fe, Nuovo Messico
18 – Roma, Italia
17 – Città del Capo, Sudafrica
16 – Mumbai, India
15 – Siem Reap, Cambogia
14 – Istanbul, Turchia
13 – Granada, Spagna
12 – Siviglia, Spagna
11 – Firenze, Italia
10 – Cuzco, Perù
9 – Ubud, Bali
8 – Kyoto, Giappone
7 – Città del Messico, Messico
6 – Hoi An, Vietnam
5 – Jaipur, India
4 – Bangkok, Thailandia
3 – Tokyo, Giappone
2 – Chiang Mai, Thailandia
1 – San Miguel de Allende, Messico

Federterziario sui fondi interprofessionali: “Misure più adatte a micro e pmi”

Su 240 mln per la formazione dei cassaintegrati, impegnato solo il 4%.

La formazione prevista per i cassaintegrati non ha raggiunto l’obiettivo sperato“. Le parole di Alessandro Franco, segretario generale di FederTerziario, l’organismo datoriale che rappresenta circa 90mila imprese associate, principalmente micro, piccole e medie, si focalizzano sui dati riportati nel XXIV Rapporto dell’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (INAPP) che evidenziano come a fronte di 240 milioni disponibili nel biennio 2022-2023, ne sono stati effettivamente impegnati poco più di 11 milioni, pari a circa il 4% del totale.

Questo dato – spiega Alessandro Francodimostra la difficoltà nell’utilizzare questa misura rispetto alla platea dei potenziali destinatari, soprattutto per le imprese di minori dimensioni, dove il vincolo della contemporaneità tra periodo di sospensione dell’attività lavorativa e avvio della formazione diventa di difficile applicabilità”.

Nell’ottica di un miglioramento della gestione dei Fondi restano da dirimere anche le questioni legate alle risorse destinate e al cosiddetto “prelievo forzoso” effettuato dall’INPS che di fatto decurta ulteriormente le linee di finanziamento destinate ai Fondi.

Sarebbe auspicabile – spiega Francoinnalzare il tetto dello 0,30% per portare l’Italia ai livelli di altri paesi europei, come la Francia, o quantomeno eliminare il ‘prelievo forzoso’ perché le sole risorse versate dalle imprese sulle trattenute dei contributi non consentono ai Fondi Interprofessionali che non hanno ricevuto start-up, tra i quali FondItalia, di mettere a bando risorse in favore di determinate categorie di lavoratori. Inoltre, considerando la sottocapitalizzazione delle MPMI, l’aumento delle risorse economiche disponibili permetterebbe alle imprese di essere più produttive e maggiormente competitive sul mercato anche per affrontare la transizione digitale e green“.

La fruizione della formazione nelle micro, piccole e medie imprese assume coordinate decisamente differenti rispetto alla grande imprese e senza correttivi adeguati si rischia di creare elementi di criticità anche sul fronte della concorrenza. Occorrono stanziamenti aggiuntivi e una revisione dell’utilizzo dei Fondi dedicati. A tal proposito bisognerebbe rivedere l’applicazione della disciplina relativa agli aiuti di stato che oggi comporta disparità di trattamento fra MPMI e Grandi imprese, creando una distorsione del sistema, in contraddizione con l’assunto normativo introdotto proprio al fine di non alterare la concorrenza.   

“Oggi, le nostre MPMI – aggiunge il segretario generale rischiano di essere escluse dai mercati, di subire pesanti riduzioni di fatturato o addirittura di dover cessare lattività perché troppo deboli, con poche competenze tecniche e spesso sottocapitalizzate. Un contesto economico fortemente polarizzato da imprese di grandi dimensioni, soprattutto internazionali, più capaci di sostenere investimenti in tecnologie e di supportare la crescita delle competenze interne, rischia di limitare gli spazi per le piccole imprese“. 

Resta fondamentale, quindi, il “ruolo sociale” dei fondi interprofessionali, che hanno già dimostrato di poter essere decisivi per consentire a lavoratori e imprese l’acquisizione e l’adeguamento di competenze determinanti per riuscire a consolidare la propria competitività nel sistema produttivo globale.

Riteniamo strategicamente importante che venga data ai fondi la possibilità di formare anche il datore di lavoro delle imprese che occupano fino a 15 dipendenti – conclude il segretario generale , da un lato, per facilitare e rendere sempre più immediato l’accesso alla formazione, anche attraverso percorsi individuali e personalizzati, in coerenza con le specifiche esigenze, dall’altro, perché formare gli imprenditori vuol dire anche consentire loro di trasferire la cultura della formazione, della sicurezza e delle transizioni”.

Ecco le 15 città più belle d’Europa

Le valutazioni si basano su luoghi d’interesse, cibo, shopping, cultura, cordialità del posto e valore.
La Spagna il Paese con più città nelle prime 15; la prima è italiana.

Travel + Leisure, punto di riferimento del settore turistico, ogni anno realizza delle classifiche tematiche che prendono in esame a livello mondiale le città, gli hotel e le spa, le isole turistiche, le crociere.

Per il World’s Best Awards dedicato alle città, i lettori sono stati chiamati a dare le loro valutazioni in base ai seguenti criteri: luoghi d’interesse/punti di riferimento, cibo, shopping, cultura, cordialità della gente del posto, valore, possibilità di shopping.

I punteggi finali sono la media ottenuta su questi criteri. L’Italia se l’è cavata benissimo sia nella classifica generale globale che in quella europea.

Di seguito, ecco le prime 15 città europee (qui, invece, le 25 città più belle al mondo):

15 – Aix-en-Provence, Francia
14 – Atene, Grecia
13 – Cordova, Spagna
12 – Salisburgo, Austria
11 – Praga, Repubblica Ceca
10 – Lione, Francia
9 – Lisbona, Portogallo
8 – Madrid, Spagna
7 – Porto, Portogallo
6 – Siena, Italia
5 – Roma, Italia
4 – Istanbul, Turchia
3 – Granada, Spagna
2 – Siviglia, Spagna
1 – Firenze, Italia

Stellantis sospende lo sviluppo dei veicoli a idrogeno

Il gruppo decide di puntare su veicoli elettrici a batteria.
Michelin e Forvia colti di sorpresa dalla decisione.

Il gruppo Stellantis ha annunciato di sospendere temporaneamente il proprio programma di sviluppo della tecnologia delle celle a combustibile all’idrogeno.

La decisione significa rinunciare alla produzione in serie, prevista per quest’anno, di veicoli commerciali alimentati a idrogeno, che sarebbe dovuta iniziare anche nello stabilimento di Gliwice (Polonia).

Il gruppo, come riporta Polonia Oggi, intende ora concentrarsi sullo sviluppo di veicoli elettrici a batteria.

Come ha spiegato Stellantis, la scelta è stata determinata principalmente dalla limitata disponibilità di infrastrutture per il rifornimento di idrogeno, dagli elevati requisiti in termini di capitale e dalla mancanza di adeguati stimoli di mercato.

Jean-Philippe Imparato, direttore operativo Stellantis per l’Europa allargata, ha dichiarato che il mercato dell’idrogeno rimane di nicchia ed attualmente non offre prospettive di stabilità economica.

La decisione di abbandonare la tecnologia a idrogeno ha colto di sorpresa i partner Michelin e Forvia, per i quali potrebbe avere gravi conseguenze finanziarie, in particolare per Symbio, joint venture a cui partecipa anche Stellantis.

Il produttore ha assicurato che il cambiamento strategico non avrà impatto sull’occupazione negli stabilimenti e che le attività di ricerca saranno reindirizzate verso altri progetti.

L’Ue approva il 18° pacchetto di sanzioni alla Russia

La Slovacchia ritira il veto.
Introdotto un price cap del 15% inferiore al prezzo medio di mercato per il petrolio russo.

La Slovacchia ha ritirato il veto che aveva posto (approfondimento al link).

Si introduce così un price cap sul petrolio russo del 15% inferiore al prezzo medio di mercato: il tetto massimo sarà ridotto a circa 47,6 dollari al barile.

Questo non significa che per i cittadini dell’Ue il petrolio costerà meno, ma che si comprerà petrolio da altri Stati a prezzo più alto.