Coronavirus e crisi economica, Tringali: “Al diavolo il libero mercato!”

Lo scienziato politico sottolinea come lo Stato debba tornare al centro dell’economia nazionale.
Per uscire dalla crisi serve sovranità: non ci è bastata la lezione?

Il mondo si ferma, c’è qualcosa che cambia.

Cambia un virus, che muta così velocemente da rendere difficilissimo lo studio per una medicina adeguata al contrasto; cambiano, con lui, tutte le nostre abitudini.

Lo stato d’emergenza è stato dichiarato, la quarantena imposta. I limiti delle persone, dettati dal decreto.

Tutti si spaventano per la salute propria e per quella dei propri familiari. Tutti si preoccupano di ciò che verrà dopo.

Sì, perché un dopo arriverà, ne siamo tutti certi, ma con che conseguenze dovremo combattere?

Stiamo assistendo al blocco dell’economia mondiale; partite iva, liberi professionisti, aziende di ogni forma e dimensione: tutti si chiedono “perderemo il lavoro?

Gli Stati stanno mettendo in campo dei pacchetti anti-crisi, con importi e modalità differenti. Basteranno?

Ne abbiamo parlato con il dott. Fabrizio Tringali, scienziato politico, autore del saggio “La trappola dell’euro” e del blog “Badiale&Tringali”, entrambi scritti a quattro mani con il professor Marino Badiale, ordinario di matematica presso l’Università di Torino.

Dott. Tringali, come valuta i pacchetti messi in campo dai vari Paesi?

“Per il momento si tratta prevalentemente di annunci, però alcune indicazioni chiare le possiamo già trarre: ci sono paesi come gli USA e la Gran Bretagna, che si impegnano a sostenere con ogni mezzo la propria economia nazionale. Annunciano stanziamenti di dimensioni storiche, destinati non solo alle imprese, ma anche direttamente ai lavoratori. In Italia si chiude tutto (giustamente) ma a farne le spese sono i lavoratori, i commercianti, i professionisti. Conte si limita a dire genericamente che “Il governo ci sarà”, ma non dice cosa farà concretamente per proteggere gli italiani dalla crisi. Le misure fin qui varate sono una goccia nel mare, così come quelle annunciate per il prossimo futuro. E intanto l’Unione Europea non dà risposte, perché ogni misura solidale è bloccata dai paesi del nord. Il messaggio che ne esce è chiaro: i governi americano e britannico ci sono, quelli italiano ed europeo no.”

Nello Specifico, in Italia, secondo lei di cosa avremmo bisogno?

Di un governo che si assuma la responsabilità di garantire tutto il denaro necessario a rimettere in moto l’economia. In questo momento è impossibile preventivare la cifra, ma di certo si tratta di numeri largamente superiori a quelli di cui sta parlando Conte. Massicci aiuti alle imprese ed ai lavoratori (dipendenti ed autonomi) saranno necessari, ma non basteranno. Il tessuto produttivo farà comunque fatica a riprendersi. Ci saranno licenziamenti. Fra chi non perderà il lavoro, tanti avranno salario decurtato, magari parzialmente integrato con ammortizzatori sociali. Andiamo quindi verso un vistoso calo della domanda. Nel settore privato, fra le imprese che riusciranno a sopravvivere, ben poche saranno quelle disposte ad assumere. Rischiamo una crisi spaventosa. Se ne potrà uscire solo mandando al diavolo l’ideologia del “libero mercato” e riportando lo Stato al posto che gli compete, cioè quello di regolatore dell’economia nazionale.”

Dunque, se capisco bene, dal suo punto di vista serve un piano di assunzioni pubbliche su larga scala. In quali settori?

“Non ci è bastata la lezione per capirlo? Sanità innanzitutto, ed istruzione. E poi investimenti nei trasporti (da Alitalia, al trasporto su rotaia, fino al trasporto pubblico locale). I viaggi da e per l’estero, ma anche i commerci internazionali, saranno difficili. Bisognerà sostenere i produttori locali e il turismo interno.

Avremmo anche bisogno di imparare ad essere disgustati dalla retorica della bontà delle privatizzazioni, e anche dalla caricatura che spesso viene fatta dei lavoratori del settore pubblico, dipinti come privilegiati o nullafacenti. E invece sono medici, infermieri, anestesisti, insegnanti, assistenti sociali. Tutte persone che nella stragrande maggioranza dei casi lavorano moltissimo, a volte rischiando la propria salute, mettendo anima e cuore in servizi fondamentali per noi, per i nostri figli, per i nostri anziani.

Dobbiamo imparare ad odiare questa retorica. Chi si comporta in modo disonesto, una esigua minoranza, va certamente punito, ma dobbiamo recuperare la consapevolezza che i servizi pubblici sono nostra ricchezza, e i lavoratori che li mandano avanti, svolgono un servizio prezioso.

Lo stato può fare moltissimo per frenare la crisi investendo nei servizi pubblici e assumendo, calmierando il tasso di disoccupazione.

E questo è fattibile?

“All’interno dei vincoli europei no. La sospensione del patto di stabilità non è certamente sufficiente. Come dice lo stesso Draghi, i debiti pubblici dovranno necessariamente aumentare in modo importante. Se la UE è una “unione” allora i membri devono accettare di condividere le garanzie sui debiti. E questo deve avvenire senza “condizionalità”, cioè senza imporre agli stati “memorandum” come quelli che hanno distrutto la Grecia. In pratica la Germania dovrebbe accettare di essere garante del debito di tutti, lasciando a ciascun paese la libertà di decidere autonomamente quanto contrarne e come utilizzare il denaro. Impossibile. Se accetteranno forme di apparente solidarietà sarà in cambio di cessioni di sovranità. E la medicina sarà peggiore del male.”

Come dovrebbe agire lo Stato secondo lei?

Dovrebbe fare quello che Conte e Di Maio stanno dicendo, ma che non faranno. Il governo dice che se dalla UE non arriveranno risposte, l’Italia farà da sola. Ma Conte e Di Maio sono figuranti, la loro è solo una sceneggiata mediatica. Alla fine si piegheranno. Mentre invece il governo dovrebbe impegnarsi pubblicamente a difendere ogni posto di lavoro e a varare un piano straordinario di investimenti ed assunzioni. Dovrebbe annunciare che sarà fatto tutto quello che servirà per uscire dalla crisi il prima possibile, proteggendo tutti. Un “whatever it takes” nazionale di portata storica. Ma per farlo dovrebbe disporre della libertà di poter decidere le proprie politiche economiche nazionali. I paesi che hanno la propria moneta e la propria banca centrale possono permetterselo, noi no.

Coronavirus, ecco i piani per l’emergenza. America esempio, Italia ultima

Ecco come si muovono i vari Paesi per rispondere all’emergenza di coronavirus.
L’America è un esempio da seguire, l’Italia fanalino di coda.

Il mondo si ferma, il coronavirus cala il sipario a cielo aperto.

L’epidemia che sta colpendo tutto il pianeta presenta ancora un sacco di zone d’ombra e le idee più diverse si intrecciano tra loro (approfondimento al link).

L’unica cosa sicura è la concreta paura; la paura dell’ignoto, di combattere contro un nemico che sostanzialmente non conosciamo e che si propaga esponenzialmente grazie ad una disarmante facilità di trasmissione.

È un virus che, in pochissimo tempo, è riuscito a sradicare anche le più solide regole europee, stravolgendo tutto quello che negli ultimi decenni ci è stato rigorosamente detto a reti unificate (approfondimento al link).

Pensate che addirittura la Germania, la più ligia all’austerity ed al rigore, ha deciso di stampare nel giro di un secondo 550 miliardi di euro, senza nemmeno consultarsi con l’Europa.

Cose da far sgranare gli occhi anche ai più euro-convinti, o “Euroinomani” come li definisce Alessandro Montanari nel suo libro.

Ma la Germania non è affatto l’unica a stampare ingenti quantità di moneta. Vediamo nel dettaglio come si comportano gli attori del quadro internazionale.

La Germania emetterà, appunto, 550 miliardi di euro ma ha già precisato che non vi è limite alle coperture che potranno essere stanziate.

La Francia stanzierà tra i 300 ed i 350 miliardi di euro. La Spagna ne stanzierà 200.

La Gran Bretagna stamperà almeno 330 miliardi di sterline, mentre la Cina ha stampato l’equivalente di 156 miliardi di euro solo all’inizio della crisi (approfondimento al link).

La Svezia metterà in circolazione 300 miliardi di corone svedesi e L’Austria 38 miliardi di euro; in quest’ultimo caso, se la cifra vi pare modica, considerate che l’Austria ha un Pil inferiore alla Lombardia: i dati del 2019 vedono un Pil lombardo toccare quota 472 miliardi di euro ed un Pil austriaco fermarsi alla soglia di 443 miliardi di euro.

Poi c’è l’America, dove Trump ha annunciato un piano da addirittura 1.200 miliardi di dollari. Qui la cosa interessante è che i soldi verranno dati tramite assegni direttamente ai cittadini, senza passare per il sistema bancario prima di essere messi nell’economia reale: l’aiuto dev’essere concreto, non si possono rischiare mangiatoie varie con soldi che rimangono nel caveau delle banche.

Poi c’è l’Italia, che con gravoso ritardo dovuto all’attesa di ricevere il permesso dall’Ue di poter spendere i propri soldi, stanzierà 25 miliardi di euro. Ma promettendo espressamente che, una volta passata l’emergenza, farà austerity più forte di prima.

Il coronavirus toglie la maschera all’Ue

E’ bastato un virus per far cadere la maschera all’Ue.
L’asse franco-tedesco fa ciò che vuole, l’Italia subisce. L’Unione non esiste.

Serviva, forse, un virus per farci aprire gli occhi.

Sarà la paura che scatta in automatico quando ci si trova in situazioni di emergenza, specie se contro un nemico che non si conosce nemmeno fino in fondo; sarà che ciò che sta succedendo è qualcosa di troppo palese anche per chi non vuol vedere (approfondimento al link).

Il passo più difficile per una persona è quello di ammettere i propri errori. Dal punto di vista di un elettore, quindi, è quello di ammettere di essere stato ingannato dai politici in cui riponeva tutta la sua fiducia.

Fatto sta che ora è decisamente evidente: l’Unione europea non esiste. O, meglio, è solo una dittatura finanziaria.

Abbiamo cercato di capire cosa ci fosse dietro al coronavirus in un precedente articolo (reperibile al link) e le attuali mosse degli Stati ce lo starebbero confermando.

Nel momento in cui l’Italia invoca aiuto, non solo l’Ue ci scarica tramite le dichiarazioni del presidente della Bce Christine Lagarde (approfondimento al link) e ci fa perdere tempo utile nell’intervenire esaminando la richiesta di fare spesa a deficit (di fatto permettendoci con gravoso ritardo di usare soldi nostri), ma Francia e Germania declinano addirittura di supportarci tramite l’invio di mascherine. Altro che solidarietà europea.

L’Italia, dunque, non riceve le mascherine e deve aspettare tempi biblici per poter spendere i suoi 25 miliardi di euro.

Germania e Francia

Poco dopo, la Germania dichiara che per l’emergenza da coronavirus stamperà la bellezza di 550 miliardi di euro tramite la banca pubblica KfW (Kreditanstalt für Wiederaufbau), l’equivalente della nostra CDP (Cassa Depositi e Prestiti), sotto forma di aiuti di Stato.

Non solo, il ministro delle finanze Olaf Scholz aggiunge anche che “non esiste un limite massimo alla quantità di credito che KfW può garantire”. Ciò significa che non esiste limite alla quantità di soldi che si possono stampare.

Gli fa poi eco il ministro dell’economia Peter Altmaier:

Abbiamo promesso che questo piano non fallirà per mancanza di denaro o di volontà politica.

Crolla tutto.

Tutto quello che ci hanno propinato per anni ed anni sul deficit, sul debito, sull’austerity, sul “vivere al di sopra delle proprie possibilità”, sparisce con una sola frase. Addirittura con buona pace di ogni regola e regolamento europeo; gli stessi a cui l’Italia è sempre stata sottoposta rigidamente proprio da Berlino che ordinava di “fare i compiti a casa”.

Ma ancora, insieme alla Francia, che con la scusa dei motivi di sicurezza dovuti al coronavirus sta militarizzando il Paese per sedare le rivolte dei “gilet gialli” che ormai da tempo sono una spina nel fianco di Macron (approfondimento al link), ci dicono di voler nazionalizzare e riportare in patria le aziende strategiche, ammettendo che il modello economico improntato sul mercatismo da loro stessi eretto a bene assoluto, non è poi così buono (basti pensare che l’Italia non ha nemmeno un’azienda che produca mascherine sul territorio nazionale, in quanto tutto è stato delocalizzato per produrre a basso costo).

Più precisamente, sempre il ministro dell’economia tedesco, ha detto:

Aziende d’importanza strategica andrebbero nazionalizzate e rilocalizzate in patria: la crisi del coronavirus  ci ha insegnato che le nostre farmaceutiche dipendono troppo dalle importazioni dall’Asia  dei componenti principali; bisogna riportare i loro  siti di produzione in Europa: L’idea giusta è ridurre al minimo le dipendenze unilaterali, per riconquistare la sovranità nazionale nelle aree sensibili.

Altmaier invoca quindi la sovranità, la stessa parola per la quale l’Italia viene definita populista, fascista e razzista.

Sugli stessi passi il ministro dell’economia francese, Bruno Le Maire:

Bisogna riconsiderare tutte le catene del valore strategiche; nell’aeronautica, nello spaziale, nell’auto, nella farmaceutica e vedere a qual livello dipendiamo dall’approvvigionamento estero. Se  scopriamo che per certe filiere dipendiamo per il 70-80 per cento dall’estero, bisogna rimpatriarne un certo numero  o crearne queste attività sul nostro territorio.

Dice, in buona sostanza, che come la Germania vuole diminuire la dipendenza della Francia dalla Cina.

Questa avversione nei confronti della Cina che emerge proprio dopo l’accordo che prende il nome di “Via della seta”, firmato tra l’Italia e la stessa Cina e ci fa tornare all’articolo.

L’Ue

Ci indottrinano che le frontiere non esistono, ma poi le chiudono agli italiani. Ci indottrinano che le razze non esistono, ma poi ci dicono che il genoma italiano di coronavirus è stato esportato nel mondo, di cui ora ne siamo gli untori.

Ci indottrinano che siamo tutti europei, ma le mascherine agli italiani non le mandano.

Poi, dopo che hanno finito di cannibalizzare l’eurozona e vedono che la loro economia comincia ad andare in crisi, fanno il bello ed il cattivo tempo a loro piacimento, facendo svanire senza il minimo problema tutta la retorica fattaci su pareggio di bilancio, bail-in, deficit ed austerity (mettendo inoltre in luce la totale assenza di logica delle regole, approfondimento dello stesso autore per la rivista “Wall Street Italia” al link).

Cosa dice l’Europa del comportamento tedesco? Non pervenuta. Un assordante silenzio.

Con i ripetuti “ce lo chiede l’Europa” abbiamo tagliato 37 miliardi di euro alla sanità ed ora che ne abbiamo bisogno, dobbiamo puntare sulle donazioni del popolo per salvare i nostri cittadini (esattamente come quando l’Ue ci disse che per i terremotati non c’erano le condizioni per fare spesa pubblica).

La Spagna ha varato un piano da 200 miliardi di euro, la Svezia da 300 miliardi di corone svedesi, la Gran Bretagna da almeno 330 miliardi di sterline, l’America da 1.200 miliardi di dollari (che verserà sui conti correnti dei cittadini, senza farli passare per le banche per immetterli nell’economia reale), la Cina ha stampato solo all’inizio dell’emergenza l’equivalente di 156 miliardi di euro (approfondimento al link).

L’Italia ha avuto il permesso (che è ben diverso da “ha deciso”) di spendere 25 miliardi di euro ma ha dovuto promettere che una volta passata l’emergenza farà austerity più forte di prima.

Tradotto: se non moriremo di coronavirus, moriremo di Europa.

Koronawirus, co za tym stoi?

Co kryje się za wirusem, który przeraża cały świat?
Ameryka, Chiny, Włochy, Francja, Niemcy, UE, Iran, Rosja i Izrael: jaka jest geopolityczna fabuła zaangażowanych w ten spektakl aktorów?

(Tłumaczenie Magda Żymła)
(Włoska wersja na link)
(Angielska wersja na link – Tłumaczenie Jolanta Micinska – Hercog)

Za tym, co się dzieje, kryje się wiele cieni.

Istnieje wirus, który zaczyna się w Wuhan, w Chinach i rozprzestrzenia się na całym świecie.

Mówią, że jest genetycznie bardzo podobny do wirusa Sars, ptasiej grypy, ale jest silniejszy i ma pewne cechy charakterystyczne dla HIV; że atakuje drogi oddechowe, przeżywa w powietrzu przez 30 minut, a na powierzchni nawet przez 9 dni (badania niemieckie).

Objawy są podobne do grypy: gorączka, suchy kaszel, bóle gardła i trudności w oddychaniu podobne do tych, które towarzyszą nam przy zmęczeniu, osłabieniu.

Okres inkubacji wynosi 2 tygodnie. W tym okresie jest się bezobjawowym, ale nadal można zarażać.

Powiedziano nam, że wirus narodził się z nietoperzy i węży, następnie zmutował i stał się możliwy do przeniesienia na ludzi. Ale potem mówią nam, że wirus nie atakuje zwierząt domowych; jak to możliwe?

Powiedziano nam, że wirus jest tylko silną grypą i że z jego powodu umierają “tylko” starsi ludzie lub ci, którzy mieli już wcześniejsze dolegliwości. Ale wtedy widzimy, że chiński lekarz, który odkrył koronaawirus, zmarł z powodu infekcji, nie miał wcześniej żadnych chorób i miał 34 lata; dlaczego jest jedynym młodym człowiekiem, który zmarł na koronaawirus?

Oms mówi, że znalezienie szczepionki zajmie około półtora roku. Ale potem widzimy, że w samym środku kryzysu zdrowotnego w Europie, kiedy wszystkie państwa wprowadzają zakazy i ograniczenia, zamykając transport i granice, Ameryka wysyła do Europy 30.000 żołnierzy plus co najmniej tyle samo sprzętu wojskowego (mimo że sam Trump miał zamknięte drogi powietrzne z Europy przez 30 dni). Po co są ci żołnierze?

Oficjalną wersją jest szkolenie “Defender Europe 2020“; ale dlaczego szkolenie miałoby być tak ważne, aby żołnierze byli narażeni na ryzyko zakażenia? A na jakie niebezpieczeństwo ataku narażona miałaby być Europa, skoro operację tę tłumaczy się jako “Obrona Europa 2020“?

Dlaczego Niemcy tak bardzo wskazują palcem na Włochy, gdy mówią, że nie kontrolowały ich tak jak powinny, skoro pierwsze zarażenie w Europie pochodziło z Bawarii?

Dlaczego każą nam udawać pomazańców świata, a prezes EBC Christine Lagarde wygłasza skandaliczne i kryminalne oświadczenia w czasie, gdy Włochy znajdują się w pełnym niebezpieczeństwie (więcej na ten temat)?

Dlaczego Francja i Niemcy zakazują eksportu masek ochronnych do Włoch, kiedy kraj ten poprosił o pomoc?

Aktorzy geopolityczni i ich role

Staraliśmy się przeanalizować punkty widzenia kolejnych ekspertów: od znanego filozofa i autora Diego Fusaro, do dziennikarza i geografa Manlio Dinucciego, byłego dyrektora wykonawczego ds. zapobiegania wojnie jądrowej we Włoszech (stowarzyszenie, które otrzymało Pokojową Nagrodę Nobla w 1985 r.), aż do dziennikarza geopolityki Cesare Sacchettiego i rzeczników “Il Vaso di Pandora“.

Podsumowując ich punkt widzenia, można powiedzieć, że wirus wydaje się mieć niezwykłą inteligencję: uderzył w Chiny (patrz link) w najlepszym momencie ich gospodarki, kiedy starał się być pierwszą światową potęgą i zawoalował, proponując juana (chińską walutę narodową) jako światową walutę odniesienia, zamiast dolara amerykańskiego.

Ponadto Chiny, największy eksporter na świecie, kupują dużą część swojej ropy naftowej od Iranu (obecnie jeden z krajów najbardziej dotkniętych przez koronaawirus). Ameryka wcale tego nie lubi; sama pod pretekstem porozumień jądrowych chciała wypowiedzieć wojnę Iranowi (więcej na ten temat). Następnie sprawa ta doprowadziła do śmierci Soleimani (więcej na temat tego linku) i reakcji Iranu (więcej na temat tego linku).

Tym, który otwarcie opowiedział się po stronie Ameryki, był Izrael (więcej na ten temat).

W międzyczasie Włochy podpisały umowę handlową z Chinami, zwaną “Jedwabnym Szlakiem“. Ta umowa polega na przyznaniu Włochom uprzywilejowanej pozycji w stosunkach handlowych z Chinami i z czasem spala zarówno Niemcy, jak i Francję, które najpierw krytykują Włochy za tę umowę, a następnie biegają za nią, aby nie stracić zbyt wiele konkurencji.

Aby nie dopuścić do tego, by umowa ta uczyniła z Włoch silniejszy naród wspierany przez Chiny, francuskie służby specjalne wchodzą na scenę i uzgadniają, wraz z niemieckimi i izraelskimi, strategię rzucenia gospodarki chińskiej i włoskiej na kolana w jednym uderzeniu.

Francja posiada elektrownię, zbudowaną w 1934 r. dokładnie w mieście Wuhan (“zobacz wszystko/view all” na link), gdzie prowadzone są badania nad wirusami i bakteriami.

Niemcy odnajdują dyżurnego zamachowca-samobójcę, który jako badacz idzie do elektrowni i uwalnia wirusa, zarażając się, następnie wita wszystkich w elektrowni i w mieście, w którym rozprzestrzenia się wirus, a następnie wraca do Niemiec świadomy tego, co właśnie zrobił. Jest “pacjentem 0” i zostaje wysłany do Włoch, dokładnie do Codogno, gdzie rozpoczyna epidemię i wraca do Niemiec.

Izraelczycy (jak widzieli sojuszników Amerykanów), obdarzeni chyba najlepszą na świecie inteligencję, najprawdopodobniej mają już gotową szczepionkę, dostaną z niej lawiny pieniędzy i już wykorzystali ją do ochrony amerykańskich żołnierzy przybyłych do Europy (choć nie wiadomo jeszcze przed kim mają nas bronić i dlaczego tak ważne jest to szkolenie).

Tak więc Francja i Niemcy zrzucają winę na Chińczyków, Amerykanie uderzają w Chiny, a Izraelczycy się bogacą. Włochy tracą najpierw silnik ekonomiczny, ponieważ zablokowana jest Północ (inteligentny ten wirus, prawda?), następnie zatrzymują wszystko dla szczęścia osi francusko-niemieckiej i dając Europie, poprzez Fmi (Międzynarodowy Fundusz Walutowy) i Mes (europejski mechanizm stabilizacyjny), możliwość zrealizowania tego samego celu, co Grecji, i tu wracamy do deklaracji Lagarde‘a, które potwierdzają, że UE jest niczym innym, jak europejską dyktaturą (więcej na ten temat).

Rosja patrzy, ponieważ przywiezieni do Europy amerykańscy żołnierze mogą rozpocząć wojnę z Rosją, której Ameryka tak bardzo szuka.

W chwili obecnej Chiny, być może z powodu podpisanej umowy handlowej, pozostają jedynym krajem, który nam pomaga. Jesteśmy zbyt mali, by wiedzieć, co tak naprawdę kryje się za tą całą historią, ale, sokratycznie rzecz biorąc, budzimy wątpliwości

Cosa ci ha insegnato il coronavirus

Le colpe del mercatismo, la necessità di una Banca Centrale e della Sanità pubblica, la vera faccia dell’Ue.
L’unico aiuto arriva dalla Cina.

Ogni problema che abbia un impatto di una certa portata, porta con sé una lezione da imparare e da non dimenticare.

Come abbiamo già visto, purtroppo, non è stato il caso della grande speculazione del 1992 (approfondimento al link).

Il coronavirus, che è ancora in corso, ci ha fatto capire delle cose che ormai dovrebbero essere palesi e chiare a chiunque.

Innanzitutto che darsi al mercatismo più sfrenato non è stato poi così saggio: le politiche liberiste adottate hanno distrutto la domanda interna e ci hanno resi dipendenti dall’estero.

Altro cosa che ormai resta privo di dubbi è che una Banca Centrale serve; è infatti necessario poter intervenire a supporto dell’economia nei tempi, nei modi e nelle quantità di cui si necessita, senza dover dipendere da nessuno.

Mentre la Cina immetteva nel sistema 156 miliardi di euro in un solo giorno per fronteggiare il blocco dell’economia (approfondimento al link) e la Polonia ha formalizzato un piano preventivo in cui permette alle persone di stare a casa con i figli (data la chiusura delle scuole) garantendo la retribuzione, l’Italia ha dovuto chiedere in ginocchio all’Europa di poter incrementare il deficit per fronteggiare l’emergenza.

Siamo al punto di dover chiedere se possiamo usare i nostri soldi, per poi restituirli con gli interessi; l’Ue, come se non bastasse, ci fa perdere tempo analizzando tecnicamente la situazione e stimando quanta austerity in più dovremo fare una volta passata l’epidemia per far tornare i conti a posto.

Esattamente com’era successo in occasione dei terremoti che avevano distrutto parte dell’Italia: l’Europa non riteneva che la causa fosse sufficiente ad aumentare il deficit.

Ora più che mai è chiaro che la sovranità monetaria è vitale, oltre che prevista dalla Costituzione.

Ancora, abbiamo capito che il modello della sanità pubblica è da preferirsi a quello della sanità privata: ora tutti hanno bisogno ed invocano, giustamente, l’assistenza sanitaria dello Stato, che deve garantire la salute dei suoi cittadini.

Il problema è che, proprio grazie ai diktat europei improntati sul mercatismo, negli ultimi anni abbiamo effettuato solo tagli su tagli, per la precisione 37 miliardi di euro, che visto la chiusura di ospedali e la riduzione di tutto ciò che è inerente alla sanità, dal personale alle attrezzature: l’Italia è passata dall’avere la miglior sanità al mondo, ad avere meno di 4 posti di terapia intensiva ogni 1.000 persone.

Per potere spendere, si deve prima pensare a dove aumentare le tasse in modo da recuperare i soldi necessari (approfondimento al link, dove si parla della “virus tax“), tanto che il personale ospedaliero si fa le mascherine con i fazzoletti di carta autonomamente acquistati, perché lo Stato non hai soldi per rifornire le strutture sanitarie.

Ancora una volta, ci si appella alla bontà ed alla solidarietà del popolo chiedendo donazioni volontarie: ma è uno Stato normale uno Stato che riduce a dover chiedere le donazioni ai proprio cittadini in casi di emergenza simile?

Infine, chiudendo il cerchio, abbiamo capito che l’Ue altro non è che una dittatura finanziaria: è presente solo nel farci i conti, nel dirci cosa possiamo o non possiamo fare, quante tasse dobbiamo pagare, quanto dobbiamo tagliare e dove.

Nel momento del bisogno, anziché comportarsi come un corpo unico, abbandona chi è in difficoltà, fa dichiarazioni scioccanti come quelle della presidente della Bce Christine Lagarde (approfondimento al link), e si vede sbattere la porta in faccia da Francia e Germania, che hanno vietato l’export di mascherine rifiutando la richiesta d’aiuto italiana.

Come se non bastasse, la Francia ha fatto della satira di pessimo gusto e tutti ci guardano come gli untori del mondo dopo che la Germania ci ha indicati come i colpevoli dell’espandersi dell’epidemia, ritenendoci colpevoli nei mancati controlli necessari, ma dimenticando che il contagio in Europa è partito proprio da loro, nella Baviera.

Ci ha aiutati solo la Cina, che ci ha inviato personale sanitario, attrezzature mediche e sangue di pazienti guariti da poter analizzare insieme a loro.