Armi nucleari russe in Bielorussia

Biden esprime il suo disappunto, ma la mossa è una reazione alle politiche Nato.

Il presidente americano Joe Biden ha detto di aver avuto una “reazione estremamente negativa” alla notizia del trasferimento di armi nucleari russe in territorio bielorusso.

A Mosca, nel quadro del Foro economico eurasiatico, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, aveva reso noto di aver avuto conferma dal suo omologo russo Vladimir Putin dell'”inizio del trasferimento“.

I ministri della Difesa dei due paesi Sergei Shoigu e Viktor Jrenin, hanno firmato giovedì a Minsk una serie di intese per stabilire la procedura da seguire.

Come riporta Adnkronos, il primo luglio è prevista la conclusione della costruzione di una serie di impianti di stoccaggio.

Mosca ha già consegnato a Minsk un sistema di difesa missilistica Iskander, che può trasportare testate nucleari.

La Russia è stata recentemente accusata di aver distrutto depositi di armi nucleari forniti dalla Nato e dall’ue, stoccati in Ucraina.

Più che incolpare la Russia di averle distrutte, c’è però da chiedersi perchè le armi nucleari fossero state inviate in Ucraina e, quindi, pronte ad essere utilizzate.

Forse, proprio per questo, le accuse inizialmente lanciate contro la Russia sono state poi parzialmente smentite dichiarando la nube tossica un fenomeno naturale dovuto a pioggia e sabbia.

Cina: lasciate le regioni annesse alla Russia

L’invito cinese a lasciare a Putin le parti dell’Ucraina annesse dai russi.
Kiev chiede a Nato ed Ue di non cedere.

La Cina invita tutti a lasciare i territori alla Russia.

Alla Russia andrebbe infatti lasciato il possesso delle parti dell’Ucraina che occupa ora, ovvero delle regioni annesse.

È il messaggio che Li Hui, l’inviato cinese per l’Ucraina, avrebbe recapitato all’Europa nel corso della sua visita di questi giorni.

A riportare la notizia è il Wall Street Journal, ripreso anche da Ansa, citando funzionari europei.

A stretto giro è arrivata la risposta di Kiev, che tramite un tweet del consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak ha invitato Nato ed Ue a non seguire le richieste cinesi:

Qualsiasi scenario di compromesso che preveda la non liberazione di tutti i territori dell’Ucraina, di cui periodicamente parlano ‘fonti anonime’ nelle élite europee e americane, equivale ad ammettere la sconfitta della democrazia, la vittoria della Russia, la conservazione del regime di Putin e di conseguenza il forte aumento dei conflitti nella politica globale. Tutto questo è il sogno della Russia“.

Erdogan: non sanzioneremo la Russia

Turchia non vincolata all’Occidente e alla sua politica non bilanciata.
Collaborare con la Russia in ogni possibile settore.

La Turchia non si unirà alle sanzioni verso la Russia.

Lo ha affermato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan durante un’intervista con Cnn, poi ripresa da Ansa:

Non siamo al punto in cui imporremmo sanzioni alla Russia come ha fatto l’Occidente. Non siamo vincolati dalle sanzioni dell’Occidente. La Russia e la Turchia hanno bisogno l’una dell’altra in ogni possibile settore“.

Inoltre, Erdogan ha definito “speciale” il suo rapporto con l’omologo russo Vladimir Putin, aggiungendo quanto di seguito:

L’Occidente non sta portando avanti un approccio molto bilanciato con la Russia di Putin, con un Paese come la Russia è necessario un approccio bilanciato“.

Infine, il presidente turco ha detto che Ankara è riuscita a mediare per ottenere l’accordo che ha permesso l’esportazione del grano dai porti dell’Ucraina grazie al rapporto che ha costruito con Vladimir Putin.

Un anno di guerra in Ucraina è costato all’Italia più di 190 miliardi

Tra aiuti, spese militari e decreti vari abbiamo superato i 191,5 miliardi del Pnrr a noi destianti.
Effetto peggiore del Covid19.

La guerra in Ucraina, oltre alle migliaia di morti, ha generato un enorme fiume di denaro che sta abbeverando i colossi delle materie prime, i produttori di armi e la grande finanza internazionale.

Come riporta Money.it, a sborsare questi soldi come sempre sono i Paesi occidentali, quindi noi cittadini.

Facendo una stima a ribasso e assolutamente parziale, visto che tutti i segnali farebbero pensare a una guerra in Ucraina che potrebbe andare avanti ancora a lungo, finora dall’Occidente sarebbero stati spesi, o messi in preventivo, oltre 1.000 miliardi di dollari.

Visto che la guerra sembrerebbe poter durare ancora a lungo, questa montagna di soldi potrebbero essere una sorta di antipasto del conto finale.

Assai salato sarebbe il conto anche per l’Italia, con il nostro Paese che in questi quattordici mesi di guerra potrebbe aver avuto quasi 200 miliardi di spese in più.

Lo scorso giugno un articolo di Massimiliano Di Pace pubblicato dall’Huffington Post, ha stimato per l’Italia un costo complessivo per la guerra in Ucraina che potrebbe arrivare entro la fine del 2022 alla cifra monstre di 180 miliardi.

Al conto però mancano i 14 miliardi stanziati dal decreto Aiuti ter licenziato a settembre, che si sono sommati ai circa 50 miliardi dei due provvedimenti precedenti per mitigare l’aumento del costo del gas, oltre ai 25 miliardi che sono stati la dotazione dell’Aiuti quater.

Ci sono poi i 21 miliardi stanziati sempre per le bollette nella legge di Bilancio 2023, misura questa da rifinanziarie a fine marzo, mentre i tagli al prezzo della benzina prima dello stop sono costati complessivamente poco meno di 9 miliardi.

Stando all’Ukraine support trucker, a febbraio 2023 da quando è scoppiata la guerra l’Italia ha elargito all’Ucraina 660 milioni di aiuti militari, 310 milioni di aiuti finanziari e 50 milioni di aiuti umanitari, con il Parlamento che nei mesi scorsi ha deciso di aumentare la spesa militare di 1,2 miliardi l’anno.

Poi ci sono gli effetti indiretti, come la contrazione del Pil tanto che l’Italia stando al Fmi in questo 2023 dovrebbe entrare in recessione; sempre il Fondo Monetario Internazionale ha stimato per il Belpaese una inflazione al +7% nel 2022 e del +9% per il 2023, anche se i primi dati del nuovo anno sembrerebbero essere migliori rispetto le attese.

Tra crollo del Pil, lo spettro della recessione, aiuti all’Ucraina, crescita delle spese militari, aumento dell’inflazione e dei costi per bollette e carburante, la guerra sembrerebbe poter avere un effetto ancora più devastante del Covid per le nostre tasche, tanto che in un anno per l’Italia il conto sembrerebbe essere superiore ai 191,5 miliardi che incasseremo complessivamente dal Pnrr.

Un’altra voce da mettere in conto è quella degli aiuti comunitari all’Ucraina, con Ursula von der Leyen che in autunno ha annunciato un assegno mensile da 1,5 miliardi per Kiev.

A marzo 2023 inoltre l’Unione europea ha approvato un piano da 2 miliardi per acquistare munizioni destinate ai propri arsenali e, soprattutto, a quelli dell’Ucraina.

Dopo poche settimane però già si è capito che i soldi stanziati potrebbero non essere sufficienti.

In generale, stando sempre all’Ukraine support trucker, questo è quanto sarebbe stato speso finora per l’Ucraina da parte di Stati Uniti, Unione europea ed altri Paesi donatori.

Ovviamente, non si sa ancora quanto verrò destinato in termini di aiuti per ricostruire il Paese una volta termina la guerra.

Il tutto mentre ci sentiamo dire, come al solito, che per i nostri cittadini e per le nostre aziende non ci sono i soldi, che “ce lo chiede l’Europa”, o che “viviamo al di sopra delle nostre possibilità”.