Borrell: Israele ha diritto a difendersi, non a vendicarsi

L’alto rappresentante Ue: “Non possiamo lamentarci e non fare nulla, altrimenti è solo retorica. I bambini stanno morendo di fame”.

Israele ha il diritto di difendersi, ma non di vendicarsi. Perché non analizziamo se quello che accade a Gaza è in linea con il diritto internazionale? Perché altrimenti è solo retorica. Non possiamo chiudere gli occhi, lamentarsi ma non fare niente. Spero che il Consiglio Europeo oggi lanci un forte messaggio a Israele. Gli Usa presenteranno una risoluzione all’Onu in cui per la prima volta chiedono una tregua insieme alla liberazione degli ostaggi“.

Lo ha detto l’alto rappresentante Ue Josep Borrell arrivando al vertice dei leader, aggiungendo quanto di seguito:

I bambini stanno morendo di fame“.

Il numero delle vittime causate da Israele, infatti, sta crescendo in modo preoccupante: qui una veloce sintesi delle dimensioni delle vittime degli attacchi israeliani.

Russia: Putin vince con l’88% dei consensi

Stampa e politici occidentali attaccano la vittoria ma si rendono ridicoli da soli.
Russia più compatta che mai: è forse proprio questo a generare invidia.

Vladimir Putin si conferma Presidente della Federazione Russa. E lo fa con percentuali bulgare che sono l’ennesimo plebiscito di un leader amato dal suo popolo.

Putin, infatti, è stato rieletto con quasi l’88% dei consensi e, mentre dal lato dell’Ue e degli Usa c’è chi etichetta le elezioni come “irregolari”, altri leaders mondiali si complimentano con lui.

Corea del Nord, Cuba e Venezuela sono stati forse i primi a congratularsi col rieletto presidente e lo hanno fatto con frasi importanti. “straordinaria vittoria”, “congratulazioni per la vittoria e la partecipazione democratica”, “chiaro segno del riconoscimento della sua amministrazione da parte del popolo russo”.

Testate Occidentali pubblicano un video in cui si prova ad accusare il leader russo di aver manipolato le elezioni, ma sono proprio loro stesse a definire il video “non verificabile: risulta curioso come sia possibile pubblicare notizie ammettendo che non si sa siano delle fake news o meno.

Il tutto, inoltre, senza dimenticare gli scandali delle elezioni Usa o quando alcuni leader politici vengono messi a capo di nazioni Ue senza passare per elezioni democratiche; insomma, come diceva Dante, “Un bel tacer non fu mai scritto”.

Ancora, stampa e politici occidentali insinuano che la Russia sia un Paese con delle fratture interne; in questo caso, se un Paese che vota compatto per l’88% ha delle fratture interne, non osiamo pensare in che condizioni possano versare gli altri Stati in giro per il mondo.

Quello che Putin è riuscito a fare per il suo Paese sembra un lontano ed opaco miraggio per l’Ue, la Nato e l’Occidente in generale che provano in tutti i modi ad imporre (spesso con buona pace della democrazia) le proprie politiche, ottenendo infatti un sempre crescente scontento interno.

Ue: a breve nuova tassa sul riscaldamento

Nel mirino i riscaldamenti a gas e carbone ma saranno interessati anche trasporti ed edilizia.
Il tutto mentre il leader politici vanno alle conferenze sul clima ognuno con un jet privato.

L’Unione Europea sta pianificando l’introduzione di una nuova tassa sul riscaldamento per contrastare le emissioni di gas serra e limitare la combustione di combustibili fossili.

Questa imposta colpirà principalmente coloro che utilizzano il riscaldamento a carbone e a gas nelle loro abitazioni, come riporta Polonia Oggi.

Le nuove disposizioni sono il risultato del cambiamento del sistema ETS (Emission Trading System) in ETS 2.

L’introduzione prevista della tassa sul riscaldamento prevede una prospettiva dei prossimi 2-3 anni, con cambiamenti che coinvolgeranno anche settori come la navigazione, il trasporto su strada e l’edilizia.

La tassa sul riscaldamento sarà applicata anche al riscaldamento delle case e degli appartamenti.

L’implementazione pianificata dei cambiamenti è prevista a partire dal 2027, ma potrebbe essere ritardata fino al 2028 se i prezzi del gas supereranno una soglia stabilita.

Il costo della tassa non è ancora stato definito in modo preciso e i prezzi dei diritti di emissione dipenderanno dalle condizioni di mercato.

I fondi raccolti dalla nuova tassa andranno direttamente ai bilanci nazionali e saranno destinati ad azioni a favore del clima, come i programmi di termomodernizzazione.

Esiste la possibilità di evitare la nuova tassa cambiando la fonte di riscaldamento in qualcosa di più ecologico, che utilizzi energie rinnovabili, con la possibilità di ottenere finanziamenti dal programma “Aria Pulita” fino al 2028.

Il tutto, mentre i leader politici vanno alle conferenze sul clima ognuno con un jet privato, che inquinano quanto lo spostamento di milioni di cittadini.

Mercedes-Benz chiede rinvio dello stop dei motori a combustione

L’elettrico non va; bloccare auto tradizionali sarebbe un bagno di sangue.
Possibile”scenario horror”: motori a combustione costruiti ovunque tranne dove sono stati inventati.

La recente decisione della Mercedes-Benz di imprimere un colpo di freno alle strategie di elettrificazione ha trovato un sostegno tra i rappresentanti dei lavoratori.

Infatti, stando a quanto dichiarato a Der Spiegel da Michael Häberle, capo del comitato aziendale dello stabilimento di Stoccarda-Untertürkheim e membro del consiglio di sorveglianza, il consiglio di fabbrica è favorevole a un rinvio dello stop alla vendita di auto endotermiche alla luce dell’attuale debolezza della domanda.

Secondo Häberle, la Mercedes è in grado di produrre più motori a combustione o più auto elettriche, a seconda della situazione del mercato.

Pertanto, “dobbiamo mantenere questa flessibilità il più a lungo possibile per poter organizzare adeguatamente la trasformazione“, ha spiegato il sindacalista, aggiungendo che se la data di addio ai motori endotermici venisse posticipata, la Mercedes-Benz potrebbe “organizzare la transizione in un modo socialmente più accettabile per i dipendenti“.

In tal caso, aumenterebbero anche le possibilità di sottoscrivere un nuovo accordo occupazionale fino al 2035: quello attuale vale solo fino al termine del 2029.

Per il consiglio di fabbrica, l’obiettivo è garantire la salvaguardia degli stabilimenti tedeschi e una solida pianificazione degli investimenti produttivi.

Tutto il resto è acqua per il mulino di coloro che, come l’AfD (il partito d’estrema destra tedesco sempre più in crescita nei consensi elettorali, ndr), sfruttano le paure della gente”, ha aggiunto Häberle, sottolineando un aspetto nella decisione dell’Unione europea di mettere al bando nel 2035 la vendita di auto a benzina e diesel: a suo avviso, infatti, si potrebbe delineare uno “scenario horror” in cui i motori a combustione vengono costruiti “ovunque nel mondo, tranne dove sono stati inventati.

Smartphone: quanto costano le riparazioni in Italia

Il mercato europeo vale 67 miliardi di dollari; nel 2019 ne valeva 27.
Il Trentino la regione più cara, la Campania quella più conveniente.

La nuova Legge Europea sulle riparazioni in fase di approvazione a Bruxelles è destinata a veder aumentare un mercato, quello dei pezzi di ricambio per smartphone, che nel 2023 ha superato i 63 miliardi di dollari e che, dal 2019, anno prima della pandemia da Covid 19, è aumentato del 148%. I dati dell’European Refurbishment Association (Eurefas) relativi ai 27 Paesi dell’Unione Europea illustrano, inoltre, che oltre il 10% degli smartphone in circolazione nell’UE sono ricondizionati.

In Italia, il mercato delle riparazioni “fuori garanzia”, nel 2023, ha superato i 250 milioni di euro. Ma quanto costa, in media, riparare uno smartphone nel nostro Paese? Secondo i dati di WeFix.it, il booking italiano che seleziona i migliori centri assistenza per smartphone membro di “The Right to Repair Europe” coalizione che ha promosso la Legge sulle riparazione davanti al Parlamento Europeo, il valore medio delle riparazioni nel nostro Paese è di 80 euro per dispositivo. I modelli più costosi sono i Samsung, con un costo medio di riparazione pari a 107 euro mentre i più economici tra i più venduti sono i modelli Huawei con un costo medio di riparazione di 64 euro. Le parti “consumabili” più riparate sono, come facile immaginare, gli schermi e le batterie. Se, da un lato, sostituire una batteria di un dispositivo Apple ha un costo medio di 48 euro, dall’altro il prezzo da pagare varia molto da regione a regione. Stando alle proiezioni dell’ufficio statistico di WeFix.itsostituire una batteria di un iPhone 12 in Trentino Alto Adige costa in media 54 euro mentre, per la stessa riparazione in Campania se ne spendono 39. Per uno schermo di un Samsung S21, in Trentino si spendono 204 euro mentre in Campania 184. Stesso discorso per i modelli MI 10 Lite di Xiaomi e P30 Lite di Huawei: la batteria Xiaomi costa 59 euro per un trentino, mentre 44 euro per un campano; lo schermo Huawei costa 89 euro in Trentino mentre in Campania 69 euro. «Il Trentino Alto Adige, insieme alle Valle d’Aosta sono le regioni dove le riparazioni costano di più  spiega Joseph Caruso, responsabile del dipartimento statistico WeFix.it-, mentre in Campania, Calabria e Sicilia costano mediamente di meno. Queste differenze non sono dovute a fattori legati al costo dei ricambi, ma a fattori esterni quali il costo medio della vita, dalla densità della popolazione, la concorrenza dei centri di assistenza per numero di abitanti nelle singole e specifiche zone del Paese, ai salari medi. Tutti fattori che, grazie al monitoraggio della nostra IA, “Autopilot” ci permettono di analizzare con metodo i prezzi medi dei ricambi e loro variazioni nella maggior parte dei centri assistenza locali».

Mediamente, un dispositivo nuovo richiede una riparazione dopo 17/19 mesi di vita, mentre uno smartphone riparato ha una vita più lunga di 12/15 mesi: «Con l’approvazione della Legge Europea sulle riparazioni –conclude Caruso– questa tipologia di mercato è destinata a crescere grazie alla garanzia che i costruttori dovranno accordare a chi acquista un nuovo dispositivo garantendo, dunque, una vita più lunga ai propri smartphone oltre a un impatto ambientale meno traumatico e una catena del riciclo molto più virtuosa».