Trump: domani parlerò con Putin della fine della guerra

Il presidente americano: abbiamo lavorato molto nel weekend.
Probabili che si arrivi alla pace “dividendo alcuni beni”.

Il presidente americano Donald Trump ha detto che ha intenzione di parlare con il suo omologo russo Vladimir Putin domani (martedì) e discutere della fine della guerra in Ucraina.

Lo riportano i media Usa, poi citati da Ansa; più precisamente, Trump ai giornalisti sull’Air Force One durante un volo notturno di ritorno dalla Florida all’area di Washington ha detto quanto di seguito:

Parlerò con il presidente Putin martedì. Abbiamo lavorato molto nel weekend. Vogliamo vedere se possiamo porre fine a questa guerra. Forse ci riusciremo, forse no, ma penso che abbiamo ottime possibilità. Parleremo di terre. Parleremo di centrali elettriche. Penso che ne abbiamo già discusso molto da entrambe le parti, Ucraina e Russia. Ne stiamo già parlando, dividendo alcuni beni“.

Pochi giorni fa, era stato Putin a dire di essere arrivato ormai ai dettagli con Trump per gli accordi sulla pace in Ucraina (approfondimento al link).

Putin: accordo con gli Usa per la tregua in Ucraina

Il presidente russo: discuteremo i dettagli con Washington.
Poi continua: la tregua deve portare ad una pace duratura che affronti la cause alla radice del conflitto.

La Russia è d’accordo con la proposta degli Stati Uniti per fermare i combattimenti in Ucraina a patto che il cessate il fuoco porti a una pace duratura, che affronti le cause alla radice del conflitto: questo parrebbe un chiaro riferimento agli Accordi di Minsk I e Minsk II, che lo stesso Mattarella nel 2017 invocava e sulla base dei quali chiedeva a Putin di intervenire (approfondimento al link).

Come riporta Reuters, lo ha detto il presidente Vladimir Putin, dopo aver ringraziato il presidente Usa Donald Trump per i suoi sforzi per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina, e ha aggiunto che la Russia dovrà discutere con Washington riguardo ai dettagli.

Nuova Zelanda licenzia ambasciatore nel Regno Unito per osservazioni su Trump

Le azioni di Trump paragonate a quelle di Churchill nella seconda guerra mondiale.
Goff, figura chiava del centro-sinistra, ricopriva il ruolo solo dal 2023.

La Nuova Zelanda ha licenziato il suo ambasciatore nel Regno Unito dopo le sue controverse osservazioni sulla comprensione della storia da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Phil Goff, stando a quanto riporta Reuters, in una tavola rotonda a Londra ha paragonato gli sforzi di Trump per migliorare le relazioni con la Russia alle azioni di Winston Churchill durante la seconda guerra mondiale.

Il suo commento, in cui si chiedeva se Trump avesse davvero compreso il significato della storia, non è piaciuto al ministro degli Esteri neozelandese, Winston Peters, che ha definito le osservazioni profondamente deludenti e contrarie alle opinioni del Paese.

Goff, in precedenza una figura chiave del Partito Laburista di centro-sinistra, aveva assunto l’incarico solo nel 2023; di conseguenza, il governo neozelandese ha avviato il processo di transizione verso un nuovo ambasciatore nel Regno Unito.

Per ora, resta da vedere se questo avrà un impatto significativo sulle relazioni diplomatiche in corso tra Nuova Zelanda e Regno Unito.

Gli Usa congelano i fondi all’Ucraina

Kiev sotto choc attacca anche Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna per il loro passato.
Merezhko: “Ancora peggio di Monaco 1938”.

Kiev è sotto choc dopo la decisione di Donald Trump di congelare gli aiuti militari all’Ucraina.

Oleksandr Merezhko, presidente della commissione per gli affari esteri dell’Ucraina, afferma che la decisione dell’amministrazione Trump assomiglia all’accordo di Monaco del 1938 quando Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia raggiunsero un accordo che consentì alla Germania nazista l’annessione del Sudeti, l’allora Cecoslovacchia occidentale.

Secondo i media stranieri citati da Ansa, avrebbe dichiarato quanto di seguito:

Fermare gli aiuti significa aiutare Putin. Questo è peggio di Monaco, perché almeno lì non hanno cercato di dipingere la Cecoslovacchia come l’aggressore“.