Ucraina, Macron: Francia non entra in guerra con Russia

Parigi impegnata ad evitare qualsiasi escalation nel conflitto.
E Macron propone un’Europa a due velocità.

La Franciaesclude la possibilità di una partecipazione diretta alla guerra dell’Ucraina contro l’aggressione della Russia“.

Lo ha affermato il presidente Emmanuel Macron alla conferenza annuale degli ambasciatori, aggiungendo che Parigi sta cercando di “evitare qualsiasi escalation del conflitto ucraino“. 

Allo stesso tempo, come riporta Adnkronos, il presidente francese ha osservato che “l’Unione europea fornisce la massima assistenza all’Ucraina in ambito umanitario ed economico, nonché in materia di fornitura di armi“.

Macron ha anche sottolineato che “la Russia non dovrebbe vincere questa guerra in nessuna circostanza”.

Macron, ancora, ha affermato che la Ue dovrebbe “forse” evolversi verso un’unione “a più velocità” in considerazione dell’integrazione di Ucraina, Moldova e paesi dei Balcani occidentali.

Il capo dell’Eliseo ha ribadito che l’Unione Europea deve riformarsi se vuole integrare nuove nazioni e deve creare consenso con più di 30 paesi membri.

Ha infine concluso il presidente francese:

Il rischio è pensare di poter allargare senza riforme. Posso testimoniare che è già abbastanza difficile per l’Europa avanzare su temi delicati con 27 membri. Con 32 o 35 membri non sarà più facile“.

Niger: espulsi gli ambasciatori di Francia, Germania, Usa e Nigeria

I diplomtici dovranno lasciare il Paese entro 48 ore.
Parigi: “Non sono autorizzati”.

La giunta militare del Niger ha espulso gli ambasciatori di Stati Uniti, Francia, Germania e Nigeria: i diplomatici dovranno lasciare il Paese entro 48 ore.

Immediata la risposta della Francia, affidata al ministero degli Esteri:

I golpisti non hanno l’autorità per avanzare questa richiesta, l’approvazione dell’ambasciatore proviene solo dalle legittime autorità elette del Niger”.

L’ambasciatore francese Sylvain Itte è stato invitato a lasciare il Niger entro 48 ore in una lettera in cui lo si accusa di aver ignorato un invito per un incontro con il ministero.

La lettera di venerdì, stando a quanto riporta “La Repubblica”, cita anche “azioni del governo francese contrarie agli interessi del Niger” tra le ragioni dell’espulsione di Itte.

Il Niger, ex colonia francese, era partner della Francia prima del colpo di Stato.

Parigi ha mantenuto il suo contingente militare nel Paese nonostante la crisi e le richieste dei golpisti di riportare a casa le truppe.

La giunta del Niger ha autorizzato le truppe dei vicini Mali e Burkina Faso a intervenire in difesa del Paese, alzando la posta in gioco con altre nazioni dell’Africa occidentale (Ecowas) che minacciano di reinsediare con la forza il presidente Bazoum.

Il leader della giunta, il generale Abdrahmane Tchiani, ha firmato due ordini esecutivi che autorizzano “le forze di sicurezza del Burkina Faso e del Mali ad intervenire sul territorio del Niger in caso di aggressione“, ha detto giovedì scorso, Oumarou Ibrahim Sidi, alto funzionario della giunta, dopo aver ospitato una delegazione dei due Paesi a la capitale nigerina, Niamey.

Sidi non ha fornito ulteriori dettagli sul sostegno militare dei due Paesi i cui regimi militari hanno affermato che qualsiasi uso della forza da parte dell’Ecowas contro la giunta del Niger sarebbe trattato come un atto di guerra contro le loro stesse nazioni.

L’accordo è stato l’ultimo di numerose azioni intraprese dai soldati ribelli del Niger per sfidare le sanzioni.

Il presidente della commissione Ecowas, Omar Alieu Touray, ha detto venerdì che la minaccia di un intervento per reinsediare Bazoum è “ancora sul tavolo“, respingendo il piano di transizione triennale proposto dalla giunta.

Touray ha affermato che i capi di stato dell’Africa occidentale prenderanno una decisione solo quando saranno state tentate tutte le opzioni diplomatiche.

Usa: acquirente misterioso compra terreni intorno a base militare

Spesi circa 1 miliardo di dollari negli ultimi 5 anni.
Inchiesta del Congresso conclusa senza alcun indizio.

Un misterioso compratore ha speso quasi un miliardo di dollari negli ultimi cinque anni per rastrellare migliaia di ettari di terreno attorno a una base dell’aviazione militare americana, in California.

Nessuno sa chi sia. Qualcuno sospetta che ci sia un gigante cinese, ma di prove niente.

Il Congresso ha avviato un’inchiesta senza raccogliere lo straccio di un indizio.

L’ufficio governativo che passa al setaccio le acquisizioni da parte di entità straniere non è arrivata a capo di niente.

Nel frattempo il risiko di acquisizione procede in un modo che ha inquietato il Pentagono: una società di nome Flannery Associates ha investito più di 900 milioni di dollari per acquistare venticinquemila ettari di terra che circondano la Travis Air Force Base, vicino a Fairfield, a nord della baia di San Francisco, zona di estati roventi, notti fredde e clima secco, non proprio le caratteristiche che dovrebbero invogliare un investitore.

Ma quello che è successo negli ultimi anni fa sembrare i terreni della contea di Solano così ricercati da sembrare quelli attorno agli Champs Élysées di Parigi e non distese di terra arida e secca.

In tutto, sono 140 le proprietà finite nel mirino di Flannery.

Di questo investimento record più della metà è finito al centro di una battaglia legale avviata dalla stessa misteriosa compagnia nei confronti dei proprietari dei terreni, accusati di essersi messi d’accordo per gonfiare il prezzo.

Un avvocato che rappresenta la Flannery, stando a quanto riporta La Repubblica, ha spiegato che il 97% della società è in mano a cittadini con passaporto americano, ma senza fornire dettagli; il restante 3% è di investitori britannici ed irlandesi.

La compagnia ha dichiarato quanto di seguito:

La Flannery è di proprietà di un gruppo di famiglie che vogliono diversificare il loro portfolio, investendo in terre agricole nella parte ovest degli Stati Uniti. Ogni congettura è dettata solo dal fatto che nelle vicinanze c’è la base militare”.

Ma non è solo un dubbio venuto ai media americani, a cominciare dal Wall Street Journal, che ha sollevato il caso a luglio.

Sul tema è intervenuto anche il rappresentante democratico della Camera John Garamendi:

Non sappiamo chi sia Flannery; il fatto che stiano acquisendo terreni proprio vicino al confine con la Travis solleva quesiti”.

La base americana è famosa come “la porta per il Pacifico” e sede del più grande comando di mobilità aerea, che fornisce aerei in grado di rifornire altri velivoli, trasportare militari e munizioni, incluse quelle spedite in Ucraina dopo il conflitto con la Russia.

C’è un precedente che inquieta il Pentagono: all’inizio di quest’anno l’Air Force si è opposta alla vendita di terreni che si trovano attorno a un’altra base americana, quella di Gran Forks, in North Dakota. Gli aspiranti acquirenti erano cinesi.

Polonia: “Germania e Francia sfruttano la guerra in Ucraina per eliminare le votazioni all’unanimità nell’UE”

L’eurodeputato Jacek Saryusz-Wolski mette in guardia dalle sornione strategie Franco-Tedesco

Berlino e Parigi stanno cercando di usare la guerra in Ucraina al fine di cambiare il sistema dell’Unione Europea e rafforzare la loro posizione e il loro potere“.

A dichiararlo è Jacek Saryusz-Wolski, eurodeputato polacco del partito di PiS.

Le sue parole sono state una reazione al fatto che Germania e Francia hanno vincolato il loro consenso all’allargamento della Comunità all’abolizione del veto nelle votazioni del Consiglio e all’ulteriore centralizzazione del potere nell’Unione.

Continua poi il politico:

La guerra russa contro l’Ucraina mette all’ordine del giorno la sua ammissione nell’UE con maggiore urgenza di quanto sarebbe stato senza la guerra. A questo punto, Berlino e Parigi vogliono ottenere il meglio per sé, cioè cambiare il sistema dell’Unione. L’idea è quella di creare un superstato dell’UE. Alcuni avranno la possibilità di esprimersi e altri ne saranno privati“.

Saryusz-Wolski sottolinea poi che il piano di Berlino e Parigi prevede nelle proposte massimaliste l’eliminazione del veto ovunque sia ancora in vigore, in 63 casi, e non solo in politica estera, sicurezza e fiscalità.

Inoltre, prevede il trasferimento delle competenze dell‘Unione dal livello degli stati membri a quello dell’Unione in undici settori, tra cui la politica estera, la cultura, la protezione del clima, ecc. Saryusz-Wolski sottolinea che attualmente tutti coloro che non dimostrano entusiasmo per l’idea di un superstato sono soggetti a varie pressioni all’interno dell’Unione.

Spagna e Francia: stop ai veicoli a benzina

La data limite è il 2035.
L’annuncio durante il COP27 in Egitto.

Francia e Spagna si sono impegnate a fermare le vendite di veicoli a benzina entro il 2035, nell’ambito degli sforzi per accelerare la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

L’annuncio è arrivato in occasione dei colloqui sul clima della COP27, in Egitto.

Parigi e Madrid fanno parte di un gruppo di nuovi firmatari della Dichiarazione sui veicoli a emissioni zero, lanciata alla conferenza di Glasgow dello scorso anno.

I firmatari si impegnano a passare al 100% delle vendite di veicoli a zero emissioni entro il 2035 nei mercati principali ed entro il 2040 in tutto il mondo.