Burkina Faso: sentimenti antifrancesi e vicinanza alla Russia

Colpo di Stato militare a ribaltare il precedente.
La Francia nega il sostegno al deposto governo.

Rimane alta la tensione a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, a due giorni dal colpo di stato militare che ha portato alla destituzione del tenente colonnello Paul-Henri Sandaogo Damiba, salito al potere a gennaio con un colpo di stato.

Il rovesciamento è stato accompagnato da atti di vandalismo che hanno preso di mira le rappresentazioni diplomatiche e culturali francesi nel paese; nel comunicato del capitano Farouk Azaria Sorgho, trasmesso dalla televisione nazionale, si legge quanto di seguito:

Vi invitiamo a svolgere liberamente le vostre attività e ad astenervi da qualsiasi atto di violenza e di vandalismo che possa rovinare gli sforzi compiuti dalla notte del 30 settembre 2022, in particolare quelli che potrebbero essere perpetrati contro l’ambasciata francese o la base militare francese qui a Kamboinsins“.

Il sentimento antifrancese è stato alimentato dalle notizie secondo cui il deposto tenente colonnello Damiba avrebbe ricevuto protezione dalla Francia. informazione successivamente stata smentita da Parigi.

Da alcuni militari del Burkina Faso, Damiba era visto come troppo legato alla Francia, ex colonizzatrice che mantiene una presenza militare nella regione africana del Sahel per aiutare i Paesi a combattere gli estremisti islamici. Alcuni sostenitori del nuovo leader del colpo di Stato, Traore, hanno invitato il governo del Burkina Faso a cercare invece il sostegno della Russia.

Nel vicino Mali, il leader del colpo di Stato ha invitato i mercenari russi del Gruppo Wagner a contribuire alla sicurezza, una mossa che ha attirato la condanna globale e le accuse di violazione dei diritti umani.

Stando a quanto riporta “Euronews”, a differenza di altri leader estromessi dell’Africa occidentale, Damiba non ha ancora presentato le proprie dimissioni, anche se la giunta ha dichiarato che è stato rimosso dal potere nel suo annuncio di venerdì sera alla televisione di Stato.

Ucraina-Russia: previsto approccio diplomatico

Atteggiamento atteso per almeno due settimane.
Poi dipenderà dalle trattative di Berlino.

Ci si aspetta un approccio diplomatico da parte russa sulla questione ucraina, per almeno due settimane.

A dirlo è Dmytro Kuleba, ministro degli Esteri dell’Ucraina, ma non perché ci si aspetti clamorose variazioni di rotta da parte Putin, bensì perché gli adviser hanno accettato di incontrarsi a Berlino e l’incontro avverrà proprio tra due settimane.

L’atteggiamento atteso dalla Russia nei confronti dell’Ucraina e dell’Occidente fa seguito alle trattative a avvenute a Parigi per disinnescare la situazione.

Più precisamente, come riporta “Reuters”, le parole pronunciate dal ministro ucraino durante un briefing con la stampa avvenuto a Copenaghen sono state le seguenti:

La buona notizia è che gli adviser hanno accettato di incontrarsi a Berlino tra due settimane, che implica che la Russia probabilmente manterrà un approccio diplomatico per le prossime due settimane.

Blitz a Napoli, Documenti falsi per immigrati clandestini

Le indagini sono scattate dopo gli attentati di Parigi.
Organizzazione di stampo internazionale con finanziamenti al terrorismo.

Afgani, pakistani, marocchini ed italiani, con basi anche in Francia e Belgio.

Una fitta ed internazionalizzata rete che si occupava di far avere, dietro compenso, documenti falsi per permessi di soggiorno in Italia, è stata sgominata a Napoli.

Una persona è stata portata in carcere, due sono finite ai domiciliari e per altre undici è scattato l’obbligo di dimora.

L’accusa è quella di associazione a delinquere finalizzata a favorire l’immigrazione clandestina, falso ideologico e materiale, oltre che il reato di corruzione.

L’organizzazione dedita all’immigrazione clandestina produceva certificati di residenza, dichiarazioni di ospitalità, certificati di conoscenza della lingua italiana, contratti di lavoro, iscrizioni alla Camera di commercio come commerciante, dichiarazioni reddituali fasulle e nullaosta alloggiativi, che consentivano di ottenere i permessi di soggiorno in Italia e quindi anche negli altri Paesi dell’area Schengen. 

Erano stati gli attenti terroristici avvenuti in Francia ed in Belgio tra il 2015 ed il 2016, dal blitz alla sede del giornale parigino “Charlie Hebdo” (7 gennaio 2015) all’attentato del Bataclan (13 novembre 2015) per ricordarne un paio, a far scattare le indagini. Indagini che, tra i vari, vedono arrestato anche un impiegato di una municipalità del Comune di Napoli, il 65enne Pasquale Averaimo, che si occupava del rilascio e del rinnovo delle carte di identità, dell’emissione dei certificati di residenza e degli stati di famiglia e che per le sue “prestazioni” aveva addirittura creato un vero e proprio tariffario.

A capo dell’organizzazione, invece, c’erano Iqbal Naveed, pakistano e proprietario anche dell’Internet point sequestrato, e Lahoussine Chajaoune, marocchino.

Il denaro illecito veniva fatto transitare tramite i circuiti di Money Transfer per poi finire in conti correnti pakistani, oppure viaggiava su “havala”, un meccanismo informale di trasferimento di valori, è fortemente radicato nella cultura islamica e basato sulle prestazioni e sull’onore di una vasta rete di mediatori, localizzati principalmente in Medio Oriente, Nord Africa, nel Corno d’Africa e in Asia meridionale, ritenuto da alcuni esperti un modo per finanziare il terrorismo.

La rete, però, non finiva qui. Poteva infatti contare su dei contatti residenti in Francia ed in Belgio. La documentazione falsa veniva invece stampata a Napoli e poi fatta pervenire nei vari Paesi, mentre la “base operativa” era l’internet point del pakistano Iqbal Naveed in quanto sede autorizzata al trasferimento di denaro.

Macron: rivedere Schengen per contrastare il terrorismo

Il premier francese è in visita al confine con la Spagna.
Rivedere a fondo la libera circolazione per potenziare i controlli.

Il premier francese, Emmanuel Macron, è in visita al confine franco-spagnolo in un viaggio dedicato al “rafforzamento dei controlli alle frontiere”. La Spagna è una delle principali porte di accesso per gli immigrati clandestini in Francia, che arrivano dalla costa dal Nord Africa.

Ad accompagnarlo ci sono il ministro dell’Interno, Gerald Darmanin, ed il segretario di Stato per gli Affari europei, Clement Beaune.

Il premier visiterà il valico per i veicoli che entrano in territorio francese ed il Centro per la cooperazione di polizia e dogane.

Dopo i recenti accadimenti inerenti all’allarme bomba nelle zone della Tour Eiffel e dell’Arco di Trionfo (approfondimento al link) a cui hanno fatto seguito l’attentato di Nizza (approfondimento al link) e quello di Vienna (approfondimento al link), c’è tensione nell’aria. A dimostrarlo, anche le recenti manifestazioni di protesta insorte in Bangladesh, Afghanistan e Pakistan contro lo stesso Macron (approfondimento al link).

Il presidente francese ha annunciato il raddoppio delle forze di sicurezza al controllo delle frontiere della Franciaa causa dell’intensificazione della minaccia”, che passeranno dunque dagli attuali 2.400 agenti a 4.800.

Non solo. Macron ha anche detto di essere favorevole a riformare in profondità il trattato di Schengen, prevedente la libera circolazione di persone e merci all’interno dell’Ue, al fine di contrastare il terrorismo.

Vignette su Maometto: Pakistan, Bangladesh e Afghanistan contro la Francia

Bruciate bandiere francesi e immagini di Macron.
Manifestanti diretti verso l’ambasciata francese al grido di “cacciare il cane francese”.

Seconda grande ondata di protesta in Bangladesh nell’arco di 5 giorni.

Dopo la preghiera del venerdì, le proteste sono insorte in tutto il Paese e davanti a centinaia di moschee, aggiungendo anche nuovi appelli a boicottare i prodotti francesi.

Lo stesso vale per le proteste che sono tornate ad infiammarsi anche in Pakistan, sempre a causa delle vignette su Maometto, dove decine di migliaia di persone sono scese in strada nel giorno dell’Eid Milad-un-Nab, in cui si celebra il compleanno di Maometto stesso.

Nel corso delle proteste sono state bruciate bandiere francesi ed immagini del presidente Macron.

La polizia parla di circa 12.000 persone coinvolte nelle manifestazioni, ma osservatori indipendenti ne contano addirittura 40.000.

Ad Islamabad migliaia di persone hanno tentato di raggiungere l’ambasciata francese spinti dal grido “cacciare il cane francese”. Le accuse sono dirette ad Emmanuel Macron, reo secondo i manifestanti di aver difeso la libertà di pubblicare vignette sul profeta, in nome della laicità dello Stato e della libertà d’espressione.

Infine, anche in Afghanistan si sono svolte manifestazioni anti-francesi, dove in migliaia sono scesi in strada ad Herat.

Giorni di grande tensione dopo i recenti accadimenti a Parigi (approfondimento al link) e Nizza (approfondimento al link).