Grecia, Scholz: “non accettabile che partner Nato attacchi un altro”

Il cancelliere tedesco si schiera in difesa della Grecia.
Discussa la sovranità di diverse isole.

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz giovedì ha difeso la sovranità greca di fronte agli “attacchi turchi” e ha sottolineato che “non è accettabile che un partner della NATO metta in discussione un altro“, una chiara allusione alla disputa che i due Paesi condividono nel Mediterraneo orientale.

Scholz, che ha incontrato il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, ha sottolineato che “questo vale anche per le minacce militari più o meno velate” tra le parti.

Ha invitato Atene e Ankara a risolvere il conflitto attraverso il dialogo; più precisamente, stando a quanto riporta “360news“, le sue parole sono state le seguenti:

Le relazioni di buon vicinato sono importanti non solo per entrambe le parti, ma per l’intera Europa. Il governo tedesco è impegnato a risolvere le questioni in sospeso tra i due Paesi sulla base del diritto internazionale. Dopo tutto, il nostro obiettivo comune, la nostra visione, dovrebbe essere quella di sfruttare il pieno potenziale economico della regione del Mediterraneo orientale a beneficio di tutti i Paesi, finché le parti coinvolte lo ritengono utile, la Germania può essere coinvolta in questo”.

Tuttavia, le autorità turche continuano a mettere in discussione la sovranità della Grecia su numerose isole greche abitate e disabitate della zona, il che ha portato a un significativo aumento della tensione.

Turchia: diversi Stati Nato vogliono che guerra Russia-Ucraina continui

Cavusoglu: lo vogliono anche Paesi europei, non solo gli Usa.
Il Ministro attacca anche la Grecia e parla del giacimento di gas scoperto.

Diversi Stati della Nato vogliono che il conflitto tra Russia ed Ucraina continui.

Il Ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha dichiarato martedì che diversi Stati membri dell’Alleanza Atlantica, non solo gli Stati Uniti, vogliono che la guerra tra Russia e Ucraina continui.

C’è chi ha voluto sabotare l’accordo sul grano. Ma non sono gli Stati Uniti:

Il contributo di Washington è stato la rimozione delle restrizioni all’esportazione di fertilizzanti russi, lo sblocco dei porti, (la rimozione delle restrizioni) sulle operazioni bancarie“.

Il ministro degli Esteri turco ha inoltre spiegato, durante un’intervista al canale Haber Global, che 33 navi hanno già lasciato l’Ucraina grazie all’accordo di protezione firmato il mese scorso a Istanbul tra Ucraina, Russia, Turchia e Nazioni Unite.

Nella prima mattinata di martedì, il Ministero della Difesa nazionale ha riferito sul suo account ufficiale di Twitter che un’altra nave era partita dal porto ucraino di Chernomorsk e ha affermato che tre navi provenienti dall’Ucraina e tre dirette in Ucraina sarebbero state ispezionate martedì.

Le navi stanno attraversando il Mar Nero per raggiungere lo stretto del Bosforo in Turchia, dove un centro di coordinamento congiunto a Istanbul, che comprende rappresentanti delle Nazioni Unite, dell’Ucraina, della Russia e della Turchia, sta controllando le navi che entrano in Ucraina per assicurarsi che non trasportino armi o attrezzature da combattimento.

Non solo.

Come riporta “News 360”, il ministro degli Esteri turco ha anche sottolineato durante l’intervista che la Greciaviola i diritti dei cittadini turchi nella Tracia occidentale (parte europea della Turchia)“, così come lo status delle isole del Mediterraneo.

Aggiungendo che la parte turca negli ultimi due anni ha salvato 41.000 persone, Cavusoglu ha dichiarato quanto di seguito:

La Grecia dovrebbe abbandonare queste politiche. Se collaborano, non devono calcolare i loro guadagni e le loro perdite“.

La Grecia ha accusato la Turchia di attività “illegali” di prospezione ed esplorazione di idrocarburi al largo di diverse sue isole. Tuttavia, il governo turco respinge le accuse e sostiene che le acque in cui si sta perforando il gas in via sperimentale appartengono alla piattaforma continentale turca.

Le autorità turche accusano inoltre Atene di condurre manovre militari legate alla NATO e a Paesi terzi sulle isole demilitarizzate, cosa vietata dal Trattato di Losanna del 1923 e dal Trattato di Parigi del 1947. Le autorità greche sostengono che i militari si trovano nell’area per impedire alle navi turche di avvicinarsi alle coste greche.

Cavusoglu ha anche commentato la scoperta di un pozzo di gas vicino all’isola di Cipro (approfondimento al link):

Anche la nostra piattaforma continentale la attraversa. Non permettiamo loro di entrare nella nostra piattaforma continentale in questo modo. La soluzione nel Mediterraneo orientale è un’equa ripartizione delle entrate. Abbiamo fatto le necessarie notifiche sia alle Nazioni Unite che all’Unione Europea su questo tema“.

Migranti: l’Ue raggiunge un nuovo accordo

Dopo 21 mesi di trattative risultato scettico.
ONG soddisfatte.

Si trattava da 21 lunghi mesi, sul tema dei migranti.

Ora l’Ue è arrivata ad un nuovo accordo politico: le controverse quote obbligatorie di ricollocazione saranno demolite, ma la solidarietà sarà obbligatoria per i paesi che necessitano di sostegno.

Questa, in estrema sintesi, la soluzione alla quale si è arrivati.

Il nuovo accordo, inoltre, prevede quanto di seguito:

  • Ospitare una quota di migranti sul proprio territorio;
  • Sponsorizzare la restituzione delle domande respinte;
  • Fornire contributi finanziari al Paese sotto pressione.

Gérald Darmanin, ministro dell’Interno francese, è intervenuto così sul tema:

Penso che quello che è successo con la Bielorussia e quello che è successo con l’Ucraina, in un contesto estremamente diverso da quello che sta accadendo nel Mediterraneo, abbia creato una sensibilità diversa. Tutti ora sono preoccupati da questi problemi di migrazione“.

La decisione di venerdì, come riporta “Euronews”, prevede anche che Frontex, l’agenzia di frontiera dell’UE, aumenti a 10.000 i dipendenti entro il 2027.

Jean Asselborn, Ministro degli Affari Esteri ed Europei del Lussemburgo, ha aggiunto:

Dobbiamo sapere che, se possiamo accogliere milioni di ucraini, possiamo anche prenderci cura di migliaia di persone che non vengono dall’Ucraina, ma dal sud, ma soffrono delle stesse condizioni e hanno un’altra lingua e religione. Se non lo gestiamo, credo, non avremo mai credibilità“.

Da parte loro, le ONG hanno accolto favorevolmente la notizia e affermano che si tratta di un enorme cambiamento rispetto agli ultimi 7 anni.

L’ultimo mix di proposte legislative e raccomandazioni vorrebbe fare in modo che l’Europa non riviva il caos del 2015 quando Grecia, Spagna e Italia sono state lasciate sole ad accogliere migliaia di richiedenti asilo, per lo più in fuga dalla guerra in Siria.

Soluzione definitiva ed ottimale? Rimaniamo parecchio scettici.

Migranti, Stati Ue a Bruxelles: “Finanziate i muri alle frontiere”

La richiesta arriva da 12 Stati.
Il tema sarà affrontato dai 27 membri a Lussemburgo.

Nuovi strumenti per proteggere le frontiere esterne di fronte ai flussi migratori, anche col finanziamento europeo di recinzioni e muri.

Questo è quanto hanno chiesto 12 Stati firmatari di una lettera inviata alla Commissione ed alla presidenza del Consiglio Ue.

I ministri dell’interno a firmatari sono stati quelli di Cipro, Austria, Polonia, Danimarca, Repubblica Ceca, Lettonia, Grecia, Ungheria, Slovacchia, Lituania, Bulgaria ed Estonia

Il tema del rafforzamento dei confini esterni dell’Unione sarà affrontato dalla riunione dei ministri dell’Interno dei 27 Stati membri in programma a Lussemburgo, ma come già visto in passato le forze messe in campo dall’Ue si sono sempre rivelate inconsistenti e dispendiose (approfondimento al link).

Nella lettera, più precisamente, si legge quanto di seguito:

Evitare di sovraccaricare i sistemi di accoglienza. Si chiedono nuovi strumenti che permettano di evitare, piuttosto che affrontare in seguito, le gravi conseguenze di sistemi migratori e di asilo sovraccarichi e capacità di accoglienza esaurite, che alla fine influiscono negativamente sulla fiducia nella capacità di agire con decisione quando necessario. Queste soluzioni europee dovrebbero mirare a salvaguardare il sistema comune di asilo riducendo i fattori di attrazione; per garantire l’integrità e il normale funzionamento dell’area Schengen tutte le nostre frontiere esterne devono essere protette con il massimo livello di sicurezza. Le barriere fisiche sembrano essere un’efficace misura di protezione delle frontiere che serve l’interesse di tutta l’Ue, non solo degli Stati membri di primo arrivo. Questa misura legittima dovrebbe essere ulteriormente e adeguatamente finanziata dal bilancio dell’Ue in via prioritaria.”