Ecco come ci vedono i tedeschi

“Non rispettate le regole. Spesso ci sentiamo superiori a voi, ma in fondo vi invidiamo”.

Come sono visti gli italiani dai tedeschi?

Il racconto arriva da Berlino, capitale della Germania, e lo riporta “Il Corriere della Sera” scrivendo quanto di seguito.

Era una mattina d’autunno. E correvo nel bosco di Grünewald, lungo un sentiero largo poco più di un metro, coperto da un tappeto di foglie secche che scricchiolavano sotto il mio peso. Ero arrivato a Berlino da pochi mesi e ancora cercavo di farmi strada nella mentalità dei tedeschi, i miei nuovi padroni di casa. Li vidi da lontano, erano una coppia di mezza età, che si godeva la sua Wanderung, la passeggiata nella natura. Ma mi accorsi che ad un certo punto si erano fermati e mi guardavano venir loro incontro. Avevano lo sguardo stupito e un po’ accigliato. Mi sentii in dovere di fermarmi, salutarli e chieder se fosse successo qualcosa. «Lei sta correndo a sinistra», mi disse l’uomo con fare gentile ma in tono di rimprovero. Ci misi un attimo a capire che lì, in mezzo alla foresta, la mia colpa di viandante era di non tenere la destra. «Ah certo», replicai nel mio tedesco ancora rudimentale. «Lei è italiano, vero?», ribatté la donna. «Si», risposi. Il che mi valse un mezzo sorriso e uno scuotimento di testa di entrambi. Prima lezione: voi italiani non rispettate le regole, fosse pure quella che non stava scritta da nessuna parte.

Alcuni anni fa, uno storico dell’università di Colonia, pubblicò un libro dal titolo volutamente provocatorio. In «Kriminell, korrupt, katholisch? Italiener im deutschen Vorurteil», Criminale, corrotto, cattolico? L’italiano nel pregiudizio tedesco, Klaus Bergdolt racconta e documenta un retroterra gravido di preconcetti nei confronti dell’Italia e dei suoi abitanti. Dove il «senso di superiorità morale», che l’autore attribuisce ai tedeschi, «affonda le sue radici nella Riforma luterana, quando il Nord protestante prese le distanze dal Sud decadente e superstizioso». Da allora, nell’immaginario germanico i cattolici della Penisola e in genere del meridione d’Europa «furono per definizione inaffidabili, infedeli nel matrimonio come nelle amicizie, potenziali delinquenti, disonesti, astuti, indisciplinati e non ultimo incapaci di ogni pensiero profondo sull’arte, la teologia o la filosofia».

Il coraggioso messaggio del libro rende conto anche dell’apparente contraddizione, che ha visto intere generazioni di tedeschi, da Goethe in giù, fare del «viaggio in Italia» la pietra angolare della propria formazione, apprezzandone l’arte, la cultura, il paesaggio, il cibo. «Differenziare tra l’Italia e gli italiani era un raffinato trucco psicologico dei viaggiatori tedeschi — dice Bergdolt —, anche Goethe lo ha usato. Lo stupore per la bellezza dei luoghi e il disprezzo per gli abitanti andavano di pari passo. L’arroganza di questo atteggiamento conduceva alla conclusione che tutti i modelli culturali regalati dagli italiani al mondo potevano solo essere descritti come una bizzarria». Parola di un professore renano.

La tesi di Bergdolt è che l’onda lunga di questi stereotipi abbia attraversato il tempo, fino a spiaggiare nel XX e nel XXI secolo. La storia recente dei due Paesi è esemplare: dalla crisi dell’euro, inquadrata come crisi dei Paesi «cicala» colpevolmente indebitati e inclini all’«azzardo morale», alla pandemia, quando la prima reazione tedesca fu di bloccare l’esportazione di mascherine e camici verso l’Italia, è apparso evidente quanto la diffidenza dei tedeschi verso gli italiani covi ancora sotto la superficie e sia sempre pronta a prevalere sui comportamenti solidali e cooperativi. Con le parole di un amico romano che vive da anni in Germania e ha sposato un’aristocratica tedesca: «La rosicata sugli italiani ce l’hanno sempre pronta».

Eppure, quella del pregiudizio non è la sola grammatica sottesa ai rapporti fra i due popoli. Molto, moltissimo è cambiato negli ultimi vent’anni, da quando l’euro, il mercato unico e soprattutto la scelta consapevole di decine di migliaia di giovani italiani e tedeschi di vivere scambiandosi i Paesi, hanno non solo avvicinato gli stili di vita e scrostato le reciproche percezioni, ma hanno anche prodotto una vera e propria osmosi tra le due società. Per quello che possa valere una testimonianza personale, sono tornato a vivere a Berlino nel 2018 dopo un’assenza di dieci anni e ho ritrovato una città molto italianizzata. Non solo nella vita quotidiana e nei rapporti sociali, ma anche in quelli politici. Si può mangiare come a Roma o a Napoli e bere ovunque un espresso come Dio comanda. Visitare gallerie d’arte dove giovani creativi italiani e tedeschi espongono insieme. Incontrare manager italiani che guidano importanti aziende italo-tedesche o start-up di successo. Mentre gli eventi dell’ambasciata italiana sono fra i più ambiti e contesi della social life berlinese. Ogni famiglia tedesca, nessuna esclusa, ha il suo Lieblingsitaliener, il suo ristorante italiano di riferimento, cosa che non succede per nessun’altra cucina nazionale. E si può seguire la politica con quel mix di sorpresa e instabilità che noi conosciamo molto bene: dopo gli anni tranquillizzanti e soporiferi dell’età di Merkel, è sparita dal vocabolario mediatico e pubblico berlinese l’espressione «italienische Verhältnisse», rapporti italiani, che una volta indicava situazioni di emergenza con congiuntura politica caotica, maggioranze a rischio, colpi di scena. Oggi sono la normalità.

Ma c’è di più. I tedeschi hanno cominciato a rendersi conto che il loro «senso di superiorità» nei confronti dell’Italia non ha più basi così solide. «Ci siamo accorti che in Italia i treni vanno a 300 all’ora e in Germania ci mettono ancora 4 ore per andare da Berlino a Monaco, meno di 600 chilometri, oltre ad essere sempre in ritardo. O che da voi la rete Internet funziona meglio e dappertutto, mentre appena esci da Berlino e in molte altre zone del Paese non hai alcuna copertura», dice Jörg Bremer, che è stato attento corrispondente politico da Roma della FAZ, la Frankfurter Allgemeine Zeitung.

Una delle cose che è cambiata di più è proprio l’atteggiamento dei media. Appartengono alla preistoria, eppure hanno solo 40 anni, le copertine di der Spiegel dove un piatto di spaghetti conditi con una pistola o quelle della Bild sul Mafiastaat riassumevano l’Italia. Certo, le abitudini sono dure a morire. Così, all’inizio della pandemia, quando le bare di Bergamo scioccarono il mondo, proprio la Bild, ineffabile espressione della pancia della nazione, pubblicava una pagina ipocrita e pelosa nei confronti dell’Italia, dove trionfavano tutti i più triti luoghi comuni: il tiramisù, Umberto Tozzi, la pasta, la dolce vita, la passione, mancava solo il mandolino. E concludeva: «Ci rivedremo presto a bere un caffè o un bicchiere di vino rosso in vacanza o in pizzeria. Ce la farete perché siete forti». Cioè da soli. Nessun accenno alla solidarietà, che invece grazie ad Angela Merkel la Germania avrebbe assicurato nei mesi successivi. Ancora più strano forse è che un giornale prestigioso e serio come la FAZ abbia tenuto per vent’anni a Roma un corrispondente economico che non ha mai scritto una frase, un rigo appena positivi o oggettivi verso l’Italia, al punto da diventare una specie di macchietta da talkshow, dove spiegava che in Germania tutto era meglio e inveiva contro l’Italia in preda alla corruzione, furba, incline alla menzogna e ai trucchi sui conti pubblici, restia a ogni sforzo di risanamento anche quando, per esempio, il governo Monti imponeva lacrime e sangue agli italiani. Tant’è: il nostro fra l’altro ha sempre adorato il suo soggiorno romano, chiusosi soltanto con la pensione.

Oggi è diverso. «I vecchi riflessi valgono ancora — dice Oliver Meiler, corrispondente da Roma della Süddeutsche Zeitung —. L’adagio che i tedeschi amano gli italiani ma non li rispettano, è un cliché con un fondo di verità. Ma alla base c’è una sostanziale invidia per la leggerezza, l’informalità nei rapporti umani, la socialità. Quello che i tedeschi cercano quando sono in Italia. Rimane certo lo scetticismo verso i rapporti politici e il modo di stare in Europa, fondato fra l’altro su una convinzione falsa: il 70% dei tedeschi è convinto che l’Italia sia un Paese beneficiario netto del bilancio europeo, mentre invece versa ogni anno nelle casse dell’Ue ben 4 miliardi di euro in più di quanto riceva». E anche se non c’è stata alcuna autocritica per il passato, i media tedeschi dall’Italia fanno in genere un lavoro sistematico e puntuale, raccontando il Paese ai tedeschi molto più di quanto non facciamo noi con la Germania per gli italiani: «Interessa tutto quello che succede — dice Meiler — qualunque cosa propongo di politica o di cultura viene accettata. Nei nostri lettori c’è piena coscienza dell’importanza geopolitica dell’Italia, ricevo molte lettere dov’è chiara una profonda conoscenza delle vicende italiane».

Pochi in Italia conoscono meglio la Germania di Roberto Giardina, storico corrispondente da Bonn e da Berlino per il Giorno e La Nazione, autore di libri importanti come una celebre «Guida per amare i tedeschi». «I vecchi stereotipi non valgono più. La stessa parola Gastarbeiter, lavoratori ospiti, che a lungo connotò negativamente gli italiani e non solo loro, è un termine quasi dimenticato del secolo scorso. La verità è che i tedeschi sono diventati un po’ più come noi. Certo, ogni tanto i pregiudizi saltano fuori, come nel calcio». Così, alcuni anni fa, alla vigilia di un europeo, il gruppo Media Markt lanciò una campagna pubblicitaria dove il protagonista era Toni, italiano con un tedesco molto accentato, macho, unto, capelli lunghi, baffoni e pesante catena d’oro sul petto scoperto e villoso. Era ancora vivo il ricordo della semifinale mondiale di Dortmund, quando l’Italia aveva eliminato la Germania. Ora Toni si aggirava per gli scaffali in cerca di un televisore, ridendo in modo sguaiato e facendo battute del genere: «I tedeschi comprano laptop, gli italiani comprano gli arbitri». Ci fu una protesta formale italiana e lo spot venne ritirato.

Preoccupata soprattutto del proprio bacino elettorale nazionale, la politica tedesca non ha mai dato un grande contributo all’eliminazione dei pregiudizi verso l’Italia. Certo qualche argomento glielo abbiamo fornito. Helmut Kohl chiudeva sempre i vertici bilaterali chiedendo al presidente del Consiglio di turno chi avrebbe incontrato al suo posto la volta successiva. Gerhard Schröder un’estate cancellò la sua adorata vacanza sulle colline di Pesaro, a casa dell’amico pittore Bruno Bruni, per protesta contro un sottosegretario della Lega, tale Stefani, che aveva descritto i tedeschi come degli avvinazzati che ruttano dopo pantagrueliche mangiate. E Angela Merkel mise una croce sui suoi rapporti con Matteo Renzi, quando dopo avergli dato una grande apertura di credito e averne ricevuto grandi promesse di impegno, questi prese ad attaccarla ad alzo zero. Per la figlia del pastore protestante fu la conferma di un grande topos di come i tedeschi vedono gli italiani: tutti nipotini di Machiavelli.

La cancelliera, d’altra parte non hai veramente capito l’Italia e la sua cultura, a parte godersi Ischia e l’Alto Adige. Famosa rimane la reazione al discorso in latino di Papa Francesco, in occasione della cerimonia per i 60 anni dei Trattati di Roma, quando rivolta a chi le stava a fianco Merkel disse infastidita: «Che c’entra il latino?».

Forse l’apice della diffidenza preconcetta verso l’Italia fu la campagna negativa con cui media e politici tedeschi accolsero la candidatura e poi la nomina di Mario Draghi alla guida della Banca Centrale Europea. Campagna che si intensificò negli anni seguenti, quando il salvatore dell’euro divenne Draghila, quasi persona non grata in Germania, dove il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble lo accusava apertamente di azzardo morale. Per fortuna funzionò la moral suasion di Draghi verso Angela Merkel.

Così, è stato un segno dello Zeitgeist di una nuova stagione e di un nuovo pensiero, il fatto che il suo arrivo a Palazzo Chigi sia stato salutato in Germania da unanime soddisfazione ed entusiasmo di politici ed opinione pubblica. «Ora però — commenta Angelo Bolaffi, filosofo e germanista che ha anche diretto l’Istituto di Cultura di Berlino — la cacciata di Draghi rischia di ridare ancora più forza ai pregiudizi». E il paradosso della Torre di Pisa, spesso applicato all’Italia, torna a far breccia nella conversazione nazionale tedesca con un dubbio in più: ce la faranno anche questa volta? Come dicono da queste parti, «ach die italiener», ah questi italiani.

Moderna fa causa a Pfizer: violato brevetto mRNA

Le cause intentate sono due.
Depositate negli Usa ed in Germania.

Moderna annuncia di aver intentato due cause per violazione di brevetto contro Pfizer e BioNTech presso il tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto del Massachusetts e presso il tribunale regionale di Dusseldorf in Germania.

Secondo quanto spiegato in un comunicato, Moderna ritiene che il vaccino Covid-19 di Pfizer e BioNTech, Comirnaty, violi i brevetti che Moderna ha depositato tra il 2010 e il 2016 sulla tecnologia mRNA di base di Moderna:

Questa tecnologia rivoluzionaria è stata fondamentale per lo sviluppo del vaccino mRNA Covid-19 di Moderna, Spikevax. Pfizer e BioNTech hanno copiato questa tecnologia, senza il permesso di Moderna, per realizzare Comirnaty“.

Come riporta “Italia Oggi”, l’amministratore delegato di Moderna, Stephane Bancel, ha dichiarato:

Stiamo intentando queste cause per proteggere l’innovativa piattaforma tecnologica mRNA che abbiamo creato e su cui abbiamo investito miliardi di dollari durante il decennio precedente la pandemia. Questa piattaforma fondamentale, che abbiamo iniziato a costruire nel 2010, insieme al nostro lavoro brevettato sui coronavirus nel 2015 e nel 2016, ci ha permesso di produrre un vaccino Covid-19 sicuro e altamente efficace in tempi record dopo lo scoppio della pandemia. Mentre lavoriamo per combattere le sfide sanitarie che vanno avanti, Moderna sta utilizzando la nostra piattaforma tecnologica mRNA per sviluppare medicinali in grado di curare e prevenire malattie infettive come l’influenza e l’HIV, nonchè malattie autoimmuni e cardiovascolari e forme rare di cancro“.

Germania: i Supercharger Tesla diventano illegali

Apertura anche ai clienti non-Tesla, ma mancano i contatori.
Problemi di fatturazione; autorità tedesche aperte al dialogo.

La Tesla ha deciso da qualche mese di aprire la sua rete europea di Supercharger anche ai proprietari di veicoli della concorrenza.

Peccato che non manchi qualche problema: in Germania, per esempio, le colonnine della Casa americana sono da considerarsi a tutti gli effetti illegali perché, stando a una ricostruzione dell’Handelsblatt, violano le normative sugli strumenti di misurazione.

Come riporta “Quattroruote”, la violazione è partita proprio con la progressiva apertura della rete.

Infatti, i proprietari di veicoli non-Tesla non possono fare affidamento su un calcolo puntuale e immediato dei consumi di elettricità non essendo presenti i necessari display con i relativi contatori.

Del resto, le normative tedesche parlano chiaro: ogni stazione di ricarica, in cui il flusso di elettricità viene fatturato in base ai kilowattora, deve rispettare l’obbligo della presenza di un contatore stabilito dalle normative e questo vale per tutte le colonnine, che siano pubbliche, private o aziendali. Ovviamente il problema non si pone per i clienti che possono godere di tariffe in abbonamento, come nel caso dei conducenti di veicoli Tesla, oppure di automobilisti a cui la ricarica viene regalata dai costruttori come forma di agevolazione all’acquisto di modelli alla spina.

Per gli altri, invece, la questione è rilevante perché le normative stabiliscono che sappiano quanto, cosa e perché stanno pagando.

La Tesla, che finora ha fatto affidamento sulla sua app per informare i clienti dei consumi di elettricità, dovrà adeguarsi, ma per ora non rischia nulla anche grazie alla forte disponibilità dimostrata dalle autorità tedesche nel comprendere e risolvere il problema.

D’altro canto, c’è da dire che in Germania anche altre società violano le normative locali. La Casa statunitense, però, al momento ha il maggior numero di colonnine “illegali“.

Schroeder fa causa al parlamento tedesco

L’intenzione è di riavere ufficio e privilegi vari.
La conferma arriva dal suo avvocato.

Schroeder fa causa al parlamento tedesco e rivuole quanto ritiene gli spetti.

In primavera la Commissione per il bilancio del Bundestag gli aveva tolto il suo diritto ad un ufficio, a un team di assistenti ed altri privilegi che sono solitamente riservati agli ex capi del governo.

Ora Schroeder ha intrapreso le vie legali, come ha confermato il suo avvocato a Dpa.

La decisione della Commissione parlamentare è dovuta al fatto che Schroeder non rispetterebbe più correttamente i ruoli e le mansioni ufficiali di un ex cancelliere e i relativi obblighi richiesti.

L’anno scorso erano stati spesi più di 400.000 euro per il personale dell’ufficio di Schröder, mentre la sua pensione personale di 8.300 euro non è stata comunque sospesa.

Stando a quanto riporta “Ansa”, da tempo l’ex leader socialdemocratico è fortemente criticato per le sue posizioni dirigenziali all’interno delle aziende di stato russe, così come per la sua stretta amicizia con il presidente russo Vladimir Putin.

Pochi giorni fa, una prima decisione di una commissione locale della Spd ha intanto respinto le richieste di espellere Schroeder dal partito socialdemocratico.

Russia: gas in esubero

Bloccata la consegna di una turbina: Russia e Germania si scambiano accuse.
Dagli Usa ancora 1 miliardo di dollari in armi per l’Ucraina.

Mentre per molti Paesi europei si preannuncia un inverno a corto di gas, la Russia ne ha in esubero.

Stando infatti a quanto riporta “Il Giornale”, che a sua volta cita il quotidiano spagnolo “El Mundo” e la televisione finlandese “Yle”, “la Russia sta bruciando il gas in eccesso che non esporta nei paesi europei”.

Più precisamente, le immagini satellitari del sistema di monitoraggio degli incendi della NASA mostrano le fiamme nella stazione di compressione di Portovaya, di proprietà di Gazprom, dove avvengono incendi non dichiarati vicino alla stazione da metà giugno, ovvero dal momento in cui sono state limitate le consegne del Nord Stream 1.

Il Cancelliere tedesco Olaf Scholz ha accusato la Russia di essere responsabile del blocco della consegna di una turbina per il gasdotto Nord Stream 1 che fornisce il gas all’Europa.

La turbina è attualmente in Germania e la Russia aveva già dichiarato tempo fa che la mancata riparazione della stessa era dovuta alla sanzioni (approfondimento al link).

Intanto il Pentagono ha annunciato un nuovo pacchetto di armi all’Ucraina da 1 miliardo di dollari, comprendente altri sistemi lanciarazzi Himars, che hanno aiutato le forze di Kiev ad attaccare le truppe russe molto oltre la linea di confine, missili terra-aria per la difesa contro aerei e razzi russi, armi anticarro Javelin e munizioni.

Dal suo profilo Twitter, il presidente americano Joe Biden ha dichiarato quanto di seguito:

Oggi, gli Stati Uniti hanno autorizzato il loro più grande pacchetto di assistenza alla sicurezza fino ad oggi per l’Ucraina. Questo pacchetto aggiunge ulteriori munizioni, armi e attrezzature all’Ucraina per aiutare a soddisfare le sue esigenze di sicurezza cruciali mentre difende il Paese”.