Salgono i prezzi, scendono i salari

Potere d’acquisto, male i Paesi PIIGS: aumentano i prezzi, diminuiscono i salari.
Volano Bulgaria, Romania e Polonia.

Altro capolavoro, si fa per dire, dell’Europa e dell’Euro.

I prezzi al consumo sono saliti nella zona euro a dicembre, stando ai dati Eurostat, dell’1,3% su base annuale e dello 0,3% su base mensile; a spingere l’aumento dei prezzi è stato soprattutto il costo dell’energia elettrica che è passato dai -0,33 punti ai +0,2 punti di dicembre.

Prezzi in aumento potrebbero anche essere un segnale positivo, nel senso che indicano un’economia in sviluppo. Il problema è infatti proprio questo: mentre i prezzi aumentano, i salari diminuiscono.

Se prendiamo, infatti, l’analisi fatta da “Il Sole 24 Ore” in merito all’andamento dei salari reali rispetto a dieci anni fa, che a sua volta si basa sui dati derivanti dai sindacati europei Etuc (European Trade Union Confederation) prendendo in considerazione il decennio 2009-2019, notiamo un quadro infelice.

Rimangono stabili Finlandia e Belgio, mentre salgono dell’11% i salari in Germania e del 7% quelli in Francia (Paesi che hanno svalutato la propria moneta entrando nell’euro accaparrandosi un vantaggio competitivo).

Calano, al contrario, gli stipendi reali in Grecia (-23%), Cipro (-7%), Portogallo (-4%), Spagna (-3%) ed Italia (-2%). Per queste popolazioni, ne consegue una perdita della capacità di acquisto con diretto impatto sulla qualità della vita.

Il boom della crescita nei salari reali lo fanno invece registrare i Paesi che non adottano l’Euro: la Bulgaria fa registrare un +87%, la Romania un +34% e la Polonia un 30%.

Al-Asad: feriti 11 soldati americani

11 i feriti americani dopo l’attacco iraniano.
I militari sono stati trasportati in Germania e Kuwait per visite mediche.

Trapelano le prime informazioni in merito all’attacco iraniano alle basi americane in Iraq avvenuto l’8 gennaio (approfondimento al link).

A smentire le dichiarazioni dell’amministrazione Trump, arriva infatti il comunicato della Coalizione anti-Isis, dove si sostiene che 11 militari americani siano stati feriti nell’attacco alla base americana di Al-Asad, in Iraq.

Ancora, nel comunicato si legge che “per precauzione diversi militari stanno ricevendo cure ai centri medici in Germania e in Kuwait”.

Stando al Defence One, i militari sarebbero stati trasferiti in Germania ed in Kuwait, al fine di essere sottoposti a trattamenti per trauma cranico e ad ulteriori esami dato che almeno un militare avrebbe subìto una commozione cerebrale; più precisamente, Myles Caggings, colonnello e portavoce del comando Usa a Baghdad, ha riferito quanto di seguito:

Per un eccesso di cautela, alcuni militari sono stati trasportati dalla base Al-Asad al centro medico di Landstuhl in Germania, ed altri al Camp Arifjan, in Kuwait, per screening di follow-up“.

Pensioni: Macron cede ai lavoratori

In Francia scioperi, proteste, rivolte e manifestazioni; Macron deve indietreggiare sul fronte pensioni.

Dopo i gilet gialli continuano le manifestazioni ed i problemi per Emmanuel Macron.

Questa volta al centro della contesa c’è il tema delle pensioni; gli scioperi e le proteste sono stati incessanti, fino al punto che i supermercati sono rimasti senza prodotti e la spesa quotidiana veniva fatta alle bancarelle dei mercati, con prezzi che arrivavano addirittura al doppio dello standard.

Il presidente francese si è dunque dovuto piegare ed ha ritirato il provvedimento, anche a causa del forte disappunto dei sindacati sull’innalzamento dell’età minima pensionabile, nonostante la soglia francese sia comunque la più bassa d’Europa (62 anni per la maggior parte dei lavoratori, che doveva essere portata a 64 stando alla nuova riforma).

Altro punto era quello inerente al sistema unico che avrebbe sostituito i 42 regimi speciali attuali.

Tuttavia, il più discusso, era legato al fatto che andando in pensione a 62 anni ci si sarebbe ritrovati un malus in busta paga, che di fatto rendeva sconsigliabile scegliere la pensione rispetto al lavorare fino alla soglia dei 64 anni.

Sul tema è intervenuto il primo ministro francese, Edourd Philippe, che, disposto a ritirare in via provvisoria la nuova soglia dei 64 anni pur mantenendo il principio di un’età di equilibrio, ha dichiarato quanto di seguito:

Per dimostrare la mia fiducia nei confronti dei partner sociali e non pregiudicare il risultato dei loro lavori sulle misure da adottare per raggiungere l’equilibrio 2027, sono disposto a ritirare dal progetto di legge la misura di breve termine che avevo proposto, consistente a convergere gradualmente a partire dal 2022 verso un’età di equilibrio di 64 anni nel 2027”.

In Italia l’età pensionabile è fissata a 66 anni, in Germania a 65 con scatto a 67 previsto tra qualche anno, in Spagna la soglia è di 65 anni e 6 mesi ed in Svezia di 61, con la possibilità di arrivare a 65.

Controcorrente, invece, la Polonia, dove il governo di destra ha abbassato l’età pensionabile.

Divario Ricchi-Poveri: Italia la peggiore. Sparisce il ceto medio

Aumenta il divario tra ricchi e poveri in Italia, ma in tutto il mondo la società sta diventando a forma di clessidra: sparisce il ceto medio.

L’Italia, purtroppo, si aggiudica un altro primato negativo.

Stiamo parlando del divario tra ricchi e poveri; nel Bel Paese, infatti, i redditi più alti superano di ben 6 volte i redditi più bassi, consegnandoci il triste primato tra le nazioni più popolose d’Europa.

Il report è firmato Eurostat, l’istituto di statistica dell’Unione europea, ed indica che nel 2018 in Italia il 20% più ricco della popolazione registra, appunto, entrate addirittura 6 volte superiori del 20% più povero.

Più precisamente la differenza è di 6,09 ed è in aumento rispetto al dato precedente del 2017 che era pari a 5,92. Il picco resta invece quello del 2016, che aveva toccato 6,27.

A livello di confronto, la Germania fa registrare un divario di 5,07 punti, la Francia di 4,23 e la Gran Bretagna di 5,95. La Spagna presenta invece un divario di 6,03 che è però in netto calo rispetto al dato precedente.

Eurostat è entrato anche più nel dettaglio, scendendo a vedere le differenze interne tra le regioni italiane, dive è emerso un divario tra Nord, Centro e Sud. Le prime due sono mediamente sono più ricche e presentano una differenza inferiore tra il 20% più ricco ed il 20% più povero della popolazione.

La classifica regionale, ordinata per minor divario, vede il Friuli Venezia Giulio al primo posto (4,1), seguita dal Veneto e dall’Umbria (4,2). La Lombardia presenta una differenza pari a 5,4 mentre la regione con il divario più elevato del Centro-Nord è il Lazio (5,4)

Preoccupante, invece, il dato emerso in Sicilia ed in Calabria: 7,4.

Una società, insomma, che in Italia si fa sempre più a forma di clessidra, dove esistono due classi: una estremamente ricca in cima ed una estremamente povera alla base della clessidra; quello che di fatto sparisce è il ceto medio.

Il tema va anche oltre i confini nazionali; è la popolazione di tutto il mondo che sta infatti adottando una forma di clessidra: la disamina Oxfam dell’anno scorso evidenziava che le 26 persone più ricche del pianeta possiedono un patrimonio pari alla somma di 3,8 miliardi di individui.

L’Iran tra l’accordo sul nucleare e le proteste degli studenti

L’Iran nel caos esterno ed interno: da una parte allo scontro con gli Usa si aggiungono le pressioni europee per l’accordo sul nucleare, dall’altra la rivolta degli studenti.

È in affanno la dirigenza della repubblica islamica dell’Iran.

Il conflitto con gli Usa sta producendo tutta una serie di reazioni a catena, sia dal punto di vista esterno che interno.

Se sono ormai noti gli accadimenti tra i due Paesi, dall’assalto all’ambasciata americana di Baghdad (approfondimento al link) all’attacco alle basi americane (approfondimento al link) passando per l’uccisione di Soleimani (approfondimento il link) e la presa di posizione di Israele (approfondimento al link), dal punto di vista esterno arrivano altre pressioni: Germania, Francia e Regno Unito avrebbero infatti alzato la voce contro l’Iran, dicendo che “deve assolutamente tornare a rispettare gli accordi sul nucleare” (approfondimento al link), ovvero uno dei motivi che hanno scatenato l’attacco da parte degli Usa.

Come se non bastasse, ad agitare le acque anche a livello interno arrivano le proteste degli studenti: veglie e manifestazioni davanti all’università di Teheran, poi estese per le città di Isfahan, Mashhad, Sanandaj e Amol, con epicentro la marcia verso piazza Azadi.

Tutti muniti di candele accese in mano ai canti di “morte al dittatore”, “chiedete scusa e dimettetevi”, “vergonga”. “il nemico non è l’America, è fra noi”, “via il capo delle forze armate”.

Proprio quest’ultimo coro, significherebbe “via la guida suprema Ali Khamenei”.

Le manifestazioni procedono poi rovesciando i simboli, strappando le immagini di Soleimani ed ancora evitando appositamente di non camminare sulle bandiere americana ed israeliana volutamente dipinte all’ingresso degli atenei, così da non calpestarle.

Ancora, la campionessa sportiva e medaglia olimpica di taekwondo Kimia Alizadeh, prima esaltata dal regime, ora annuncia di voler fuggire in Europa.

Trump, via Twitter, invita l’Iran a “non uccidere la propria gente” ed appoggia la protesta degli studenti.