Sei Paesi Ue esentati dal Patto sulle Migrazioni

Il commissario Ue per l’immigrazione: le quote di migranti non sono obbligatorie.
Austria, Croazia, Polonia, Repubblica Ceca, Estonia e Bulgaria esentate.
Polonia: dimostra che non facciamo propaganda ma siamo efficaci.

La Commissione Europea ha comunicato che sei paesi dell’Unione Europea possono richiedere l’esenzione dall’obbligo di trasferimento dei migranti nell’ambito del Patto sulle Migrazioni.

Secondo il comunicato, le richieste devono essere presentate al Consiglio dell’UE. La decisione riguarda i paesi che si trovano ad affrontare una forte pressione migratoria: Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Croazia, Austria e Polonia.

Il primo ministro Donald Tusk, come riporta Polonia Oggi, ha annunciato che la Polonia non accetterà migranti ne pagherà per il loro trasferimento, il che ha va considerato come una conferma dell’efficacia del governo.

Analogamente, il viceministro del Ministero dell’Interno e dell’Amministrazione Maciek Duszczyk ha definito la decisione un “enorme successo”, sottolineando che la Polonia è stata esclusa a causa del numero di rifugiati provenienti dall’Ucraina e della situazione al confine con la Bielorussia.

Il portavoce del governo Adam Szłapka ha aggiunto che questo è un segno di efficacia, non di propaganda.

Il commissario per l’immigrazione Magnus Brunner ha spiegato a Bruxelles che la solidarietà nel quadro del patto è flessibile e il trasferimento non è obbligatorio e i Paesi possono scegliere misure alternative.

La Polonia, come paese sottoposto a forte pressione migratoria, può chiedere al Consiglio dell’UE di escludere totalmente o parzialmente il paese del trasferimento, e la decisione sarà presa a maggioranza qualificata.

La Commissione Europea ha confermato che l’esenzione sarà in vigore per un anno, con un’alta probabilità di proroga.

Il Patto sulle Migrazioni, proposto per la prima volta nel 2020, ha lo scopo di dividere equamente le responsabilità tra gli stati membri e di riformare la politica di asilo dell’Unione Europea.

Italia ultima nell’Ue per crescita industriale (-1,1%) dal 2000

Prima L’Irlanda (+5,6%) ma la Polonia (seconda) ha una crescita più stabile).
Il miglior settore è quello farmaceutico, il peggiore quello minerario.

Secondo i dati pubblicati da Eurostat, la Polonia è al secondo posto nell’Unione Europea per la crescita della produzione industriale dal 2000, con un aumento medio annuo del 4,9%.

Solo l’Irlanda ha registrato un valore più alto, 5,6%, anche se con forti variazioni da anno a anno.

La media dell’UE è molto più bassa e si ferma allo 0,6% annuo.

Anche Lituania, Estonia e Slovacchia hanno mostrato una crescita stabile nel settore industriale.

Al contrario, come riporta Polonia Oggi, i maggiori cali si sono verificati in Italia (-1,1%), Portogallo, Spagna, Grecia, Francia e Lussemburgo, dove gli effetti della crisi del 2008 non sono stati completamente superati.

Tuttavia, la Grecia ha iniziato a migliorare dal 2021.

La produzione industriale dell’UE ha subito un forte calo soprattutto tra il 2008 e il 2009, con una perdita media dell’8,3% all’anno.

Dopo la crisi c’è stata una ripresa, ma non completa, perché ci sono stati altri problemi come la pandemia di COVID-19.

Negli ultimi 25 anni, il settore con la crescita più rapida è stato quello farmaceutico, presente tra i più forti in nove paesi membri.

Anche la produzione di macchinari, veicoli, apparecchi elettrici e strumenti ottici ha mostrato un forte sviluppo.

Al contrario il settore minerario si è ridotto della metà.

Estonia: governo non trova 77 milioni per insegnanti ma ne dà 900 all’Ucraina

Il governo non mantiene gli impegni evidenziando i vincoli di bilancio.
Ma per gli aiuti militari ha speso più di 10 volte tanto.

Il capo del Ministero dell’Istruzione estone, Kristina Kallas (non è parente di Kaja Kallas), ha dichiarato che il governo non è riuscito a trovare i 77 milioni di euro necessari per soddisfare la richiesta del sindacato degli insegnanti di un aumento salariale del 10%.

Ciò è avvenuto nonostante i precedenti impegni del governo a migliorare la retribuzione degli insegnanti, evidenziando i continui vincoli di bilancio.

Nel frattempo, l’Estonia ha speso più di 900 milioni di euro in aiuti militari all’Ucraina.

Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia si ritirano dalla Convenzione di Ottawa

La convenzione vieta l’uso, la produzione e lo stoccaggio di mine antiuomo.
I Paesi: serve per fronteggiare il crescente pericolo russo.

La Polonia, la Lituania, la Lettonia e l’Estonia hanno annunciato congiuntamente il loro ritiro dalla Convenzione di Ottawa, che vieta l’uso, la produzione e lo stoccaggio delle mine antiuomo.

La decisione, come riporta Polonia Oggi, è stata comunicata dai ministri della difesa di questi paesi, che l’hanno giustificata con il crescente pericolo rappresentato dalla Russia, che non è parte della Convenzione e utilizza attivamente le mine antipersona nella guerra contro l’Ucraina.

In precedenza, il primo ministro polacco Donald Tusk aveva già anticipato l’intenzione di raccomandare questo passo, sottolineando l’importanza di adattare la politica di difesa alle minacce attuali.

Il ritiro dalla Convenzione è volto a rafforzare la capacità di difesa e deterrenza.

I ministri della difesa hanno precisato che, nonostante il ritiro dalla Convenzione di Ottawa, la Polonia e i Paesi baltici restano impegnati a rispettare il diritto internazionale umanitario, in particolare la protezione dei civili durante i conflitti armati.

Hanno sottolineato che il ritiro non implica un abbandono dei principi fondamentali, ma piuttosto la necessità di prepararsi meglio alle possibili minacce nella regione.

La decisione è stata presa all’unanimità e i governi di questi paesi hanno ringraziato gli alleati per la comprensione e il sostegno di fronte alle serie sfide per la sicurezza.

Ranking competitività europea: la Polonia supera l’Italia

Meglio di noi anche Repubblica Ceca, Lituania ed Estonia.
Ecco gli altri piazzamenti.




La Polonia è salita nell’IMD World Competitiveness Ranking 2024, posizionandosi al 41º posto, il miglior risultato degli ultimi quattro anni.

Sebbene siano migliorati alcuni indicatori chiave come l’efficienza economica, l’efficacia del governo e l’infrastruttura, la competitività aziendale è leggermente diminuita.

Nella classifica, stilata dall’Istituto Svizzero per lo Sviluppo della Gestione (IMD), la Polonia si è posizionata dietro al Giappone ed alla Spagna, ma ha superato l’Italia.

Singapore ha conquistato il primo posto, salendo di tre posizioni e detronizzando la Danimarca.

La Svizzera si è classificata al secondo posto.

Nei primi posti dominano i paesi europei, ma anche alcuni asiatici, come Hong Kong e Taiwan.

Gli Stati Uniti si sono posizionati al 12º posto, mentre la Cina al 14º.

Nella regione, la Polonia ha avuto un risultato medio: si sono posizionate meglio la Repubblica Ceca, la Lituania e l’Estonia, mentre più in basso la Romania, l’Ungheria e la Slovacchia.

Come riporta Polonia Oggi, gli esperti sottolineano che la competitività economica non si basa solo sul PIL e sulla produttività, ma anche su aspetti politici, sociali e culturali.

I governi giocano un ruolo chiave nel creare condizioni favorevoli per uno sviluppo sostenibile.

Il professor Arturo Bris osserva che le piccole economie, come la Svizzera o la Danimarca, raggiungono più facilmente un consenso politico e beneficiano di un buon accesso ai grandi mercati.

La Germania, invece, ha problemi di rapidità di adattamento, evidenti soprattutto nel contesto dei cambiamenti globali e della guerra in Ucraina.

Bris sottolinea che le future economie competitive saranno quelle che meglio si adatteranno al contesto globale in evoluzione, creando al contempo valore e benessere per i loro cittadini.