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La Parola ai Lettori – Il coronavirus non è nato in laboratorio. Ma c’è conflitto di interessi

Coronavirus: il punto di vista dei nostri lettori.

Mettendo insieme diversi autori, diverse idee e più spunti, avevamo provato ad immaginare cosa ci fosse dietro al coronavirus (approfondimento al link).

Ne usciva uno scenario accostabile alla “teoria del complotto“. Anche in questo caso, come per ogni cosa, c’è che ne condivide il pensiero e chi, invece, lo ritiene infondato.

Altri, ovviamente, si posizionano a metà, ritenendo la trama interessante, con collegamenti convincenti da un lato ma troppo fantasiosi dall’altro.

Proprio dai nostri lettori riceviamo, su questo tema, delle segnalazioni che possono formare un’analisi controfattuale rispetto a quanto scritto e che condividiamo in modo da dare spazio a tutti i punti di vista, sempre con l’unico fine di alimentare la discussione e capire quanto più sia possibile per ogni argomento.

La prima precisazione che ci arriva è inerente al fatto che il biolaboratorio francese a Wuhan non sia nato nel 1934, ma nel nel 2004 (come riporta il sito “Bufale.net”).

La seconda precisazione è inerente alla nascita del virus: secondo la rivista “Nature“, la stessa che riporta la costruzione del biolabortorio francese a Wuhan, il coronavirus che sta causando un’epidemia mondiale non sarebbe stato partorito in laboratorio (studio originale reperibile al link).

Se lo studio di “Nature” avesse ragione, saremmo dunque di fronte alla prova che da sola farebbe crollare tutta la teoria vista nel precedente articolo.

Altra nota da segnalare, però, è quella che ci arriva da un altro lettore, il quale, tra le varie fonti citate, ci mostra che in calce allo stesso articolo pubblicato da “Nature” in cui si sostiene che il virus non sia frutto di una costruzione genetica studiata in laboratorio, ci sia nella parte “commenti etici” l’indicazione del conflitto d’interessi tra l’autore e gli esiti stessi dello studio, in quanto generati da una società di biotecnologie di cui l’autore è co-fondatore.

Inoltre, lo stesso ci segnala questo video del sito “luogocomune” in cui si sostengono delle tesi esposte anche nell’articolo “Coronavirus, cosa c’è dietro?“(reperibile al link).

(Si ringraziano per i contributi M.L., L.M. e M.C., che ci scrivono da Italia e Germania).

Coronavirus, l’Italia sapeva ma non è intervenuta?

L’Italia sapeva e non ha fatto niente?
Si parla di un rapporto dell’intelligence che Conte avrebbe sottovalutato.
Macron nella stessa posizione.

Il governo sapeva ma non ha fatto niente, perché ha sottovalutato il problema.

Questo è quanto riporta “Libero” (reperibile al link), citando a sua volta la “Fox News”; secondo quest’ultima il governo Conte avrebbe ricevuto dei rapporti di intelligence poco dopo lo scoppio dell’epidemia in Cina, ma li avrebbe sottovalutati perché il pensiero regnante era che “il coronavirus fosse un problema cinese e non sarebbe arrivato fin qui”.

La fonte di “Fox News”, a sua volta, sarebbe un esperto di sicurezza che fa base a Roma e che avrebbe ovviamente chiesto di mantenere l’anonimato in quanto non autorizzato a parlare in pubblico della questione.

La cosa troverebbe conferma nella delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (reperibile al link), in cui in estrema sintesi si cita l’allarme lanciato dall’Oms e si decreta lo stato di allarme per l’incolumità pubblica e privata a causa di agenti virali.

Il ritardo dell’introduzione delle misure di sicurezza, poi, confermerebbe il fatto che il governo abbia sottovalutato il problema (approfondimento al link), lanciando campagne come “#abbracciauncinese” piuttosto che invitando le persone ad andare a mangiare nei ristoranti cinesi, in quanto il vero problema era il razzismo e non il virus.

Le stesse accuse arrivano anche a Macron, in Francia, dove l’ex ministra della Sanità Agnès Buzyn, come riportato da “Il Giornale” riprendendo a sua volta “Le Monde” (approfondimento al link) ha dichiarato:

“Avremmo dovuto annullare tutto, le elezioni di domenica sono state una buffonata. Quando ho lasciato il ministero (per la candidatura a sindaca di Parigi) piangevo perché sapevo che l’onda dello tsunami era davanti a noi. L’11 gennaio ho inviato un messaggio al presidente Macron per informarlo del coronavirus. Ora l’ospedale ha bisogno di me. Ci saranno migliaia di morti”.

Se tutti sapevano, perché nessuno ha fatto niente? (approfondimento al link)

Coronavirus, ecco i piani per l’emergenza. America esempio, Italia ultima

Ecco come si muovono i vari Paesi per rispondere all’emergenza di coronavirus.
L’America è un esempio da seguire, l’Italia fanalino di coda.

Il mondo si ferma, il coronavirus cala il sipario a cielo aperto.

L’epidemia che sta colpendo tutto il pianeta presenta ancora un sacco di zone d’ombra e le idee più diverse si intrecciano tra loro (approfondimento al link).

L’unica cosa sicura è la concreta paura; la paura dell’ignoto, di combattere contro un nemico che sostanzialmente non conosciamo e che si propaga esponenzialmente grazie ad una disarmante facilità di trasmissione.

È un virus che, in pochissimo tempo, è riuscito a sradicare anche le più solide regole europee, stravolgendo tutto quello che negli ultimi decenni ci è stato rigorosamente detto a reti unificate (approfondimento al link).

Pensate che addirittura la Germania, la più ligia all’austerity ed al rigore, ha deciso di stampare nel giro di un secondo 550 miliardi di euro, senza nemmeno consultarsi con l’Europa.

Cose da far sgranare gli occhi anche ai più euro-convinti, o “Euroinomani” come li definisce Alessandro Montanari nel suo libro.

Ma la Germania non è affatto l’unica a stampare ingenti quantità di moneta. Vediamo nel dettaglio come si comportano gli attori del quadro internazionale.

La Germania emetterà, appunto, 550 miliardi di euro ma ha già precisato che non vi è limite alle coperture che potranno essere stanziate.

La Francia stanzierà tra i 300 ed i 350 miliardi di euro. La Spagna ne stanzierà 200.

La Gran Bretagna stamperà almeno 330 miliardi di sterline, mentre la Cina ha stampato l’equivalente di 156 miliardi di euro solo all’inizio della crisi (approfondimento al link).

La Svezia metterà in circolazione 300 miliardi di corone svedesi e L’Austria 38 miliardi di euro; in quest’ultimo caso, se la cifra vi pare modica, considerate che l’Austria ha un Pil inferiore alla Lombardia: i dati del 2019 vedono un Pil lombardo toccare quota 472 miliardi di euro ed un Pil austriaco fermarsi alla soglia di 443 miliardi di euro.

Poi c’è l’America, dove Trump ha annunciato un piano da addirittura 1.200 miliardi di dollari. Qui la cosa interessante è che i soldi verranno dati tramite assegni direttamente ai cittadini, senza passare per il sistema bancario prima di essere messi nell’economia reale: l’aiuto dev’essere concreto, non si possono rischiare mangiatoie varie con soldi che rimangono nel caveau delle banche.

Poi c’è l’Italia, che con gravoso ritardo dovuto all’attesa di ricevere il permesso dall’Ue di poter spendere i propri soldi, stanzierà 25 miliardi di euro. Ma promettendo espressamente che, una volta passata l’emergenza, farà austerity più forte di prima.

Il coronavirus toglie la maschera all’Ue

E’ bastato un virus per far cadere la maschera all’Ue.
L’asse franco-tedesco fa ciò che vuole, l’Italia subisce. L’Unione non esiste.

Serviva, forse, un virus per farci aprire gli occhi.

Sarà la paura che scatta in automatico quando ci si trova in situazioni di emergenza, specie se contro un nemico che non si conosce nemmeno fino in fondo; sarà che ciò che sta succedendo è qualcosa di troppo palese anche per chi non vuol vedere (approfondimento al link).

Il passo più difficile per una persona è quello di ammettere i propri errori. Dal punto di vista di un elettore, quindi, è quello di ammettere di essere stato ingannato dai politici in cui riponeva tutta la sua fiducia.

Fatto sta che ora è decisamente evidente: l’Unione europea non esiste. O, meglio, è solo una dittatura finanziaria.

Abbiamo cercato di capire cosa ci fosse dietro al coronavirus in un precedente articolo (reperibile al link) e le attuali mosse degli Stati ce lo starebbero confermando.

Nel momento in cui l’Italia invoca aiuto, non solo l’Ue ci scarica tramite le dichiarazioni del presidente della Bce Christine Lagarde (approfondimento al link) e ci fa perdere tempo utile nell’intervenire esaminando la richiesta di fare spesa a deficit (di fatto permettendoci con gravoso ritardo di usare soldi nostri), ma Francia e Germania declinano addirittura di supportarci tramite l’invio di mascherine. Altro che solidarietà europea.

L’Italia, dunque, non riceve le mascherine e deve aspettare tempi biblici per poter spendere i suoi 25 miliardi di euro.

Germania e Francia

Poco dopo, la Germania dichiara che per l’emergenza da coronavirus stamperà la bellezza di 550 miliardi di euro tramite la banca pubblica KfW (Kreditanstalt für Wiederaufbau), l’equivalente della nostra CDP (Cassa Depositi e Prestiti), sotto forma di aiuti di Stato.

Non solo, il ministro delle finanze Olaf Scholz aggiunge anche che “non esiste un limite massimo alla quantità di credito che KfW può garantire”. Ciò significa che non esiste limite alla quantità di soldi che si possono stampare.

Gli fa poi eco il ministro dell’economia Peter Altmaier:

Abbiamo promesso che questo piano non fallirà per mancanza di denaro o di volontà politica.

Crolla tutto.

Tutto quello che ci hanno propinato per anni ed anni sul deficit, sul debito, sull’austerity, sul “vivere al di sopra delle proprie possibilità”, sparisce con una sola frase. Addirittura con buona pace di ogni regola e regolamento europeo; gli stessi a cui l’Italia è sempre stata sottoposta rigidamente proprio da Berlino che ordinava di “fare i compiti a casa”.

Ma ancora, insieme alla Francia, che con la scusa dei motivi di sicurezza dovuti al coronavirus sta militarizzando il Paese per sedare le rivolte dei “gilet gialli” che ormai da tempo sono una spina nel fianco di Macron (approfondimento al link), ci dicono di voler nazionalizzare e riportare in patria le aziende strategiche, ammettendo che il modello economico improntato sul mercatismo da loro stessi eretto a bene assoluto, non è poi così buono (basti pensare che l’Italia non ha nemmeno un’azienda che produca mascherine sul territorio nazionale, in quanto tutto è stato delocalizzato per produrre a basso costo).

Più precisamente, sempre il ministro dell’economia tedesco, ha detto:

Aziende d’importanza strategica andrebbero nazionalizzate e rilocalizzate in patria: la crisi del coronavirus  ci ha insegnato che le nostre farmaceutiche dipendono troppo dalle importazioni dall’Asia  dei componenti principali; bisogna riportare i loro  siti di produzione in Europa: L’idea giusta è ridurre al minimo le dipendenze unilaterali, per riconquistare la sovranità nazionale nelle aree sensibili.

Altmaier invoca quindi la sovranità, la stessa parola per la quale l’Italia viene definita populista, fascista e razzista.

Sugli stessi passi il ministro dell’economia francese, Bruno Le Maire:

Bisogna riconsiderare tutte le catene del valore strategiche; nell’aeronautica, nello spaziale, nell’auto, nella farmaceutica e vedere a qual livello dipendiamo dall’approvvigionamento estero. Se  scopriamo che per certe filiere dipendiamo per il 70-80 per cento dall’estero, bisogna rimpatriarne un certo numero  o crearne queste attività sul nostro territorio.

Dice, in buona sostanza, che come la Germania vuole diminuire la dipendenza della Francia dalla Cina.

Questa avversione nei confronti della Cina che emerge proprio dopo l’accordo che prende il nome di “Via della seta”, firmato tra l’Italia e la stessa Cina e ci fa tornare all’articolo.

L’Ue

Ci indottrinano che le frontiere non esistono, ma poi le chiudono agli italiani. Ci indottrinano che le razze non esistono, ma poi ci dicono che il genoma italiano di coronavirus è stato esportato nel mondo, di cui ora ne siamo gli untori.

Ci indottrinano che siamo tutti europei, ma le mascherine agli italiani non le mandano.

Poi, dopo che hanno finito di cannibalizzare l’eurozona e vedono che la loro economia comincia ad andare in crisi, fanno il bello ed il cattivo tempo a loro piacimento, facendo svanire senza il minimo problema tutta la retorica fattaci su pareggio di bilancio, bail-in, deficit ed austerity (mettendo inoltre in luce la totale assenza di logica delle regole, approfondimento dello stesso autore per la rivista “Wall Street Italia” al link).

Cosa dice l’Europa del comportamento tedesco? Non pervenuta. Un assordante silenzio.

Con i ripetuti “ce lo chiede l’Europa” abbiamo tagliato 37 miliardi di euro alla sanità ed ora che ne abbiamo bisogno, dobbiamo puntare sulle donazioni del popolo per salvare i nostri cittadini (esattamente come quando l’Ue ci disse che per i terremotati non c’erano le condizioni per fare spesa pubblica).

La Spagna ha varato un piano da 200 miliardi di euro, la Svezia da 300 miliardi di corone svedesi, la Gran Bretagna da almeno 330 miliardi di sterline, l’America da 1.200 miliardi di dollari (che verserà sui conti correnti dei cittadini, senza farli passare per le banche per immetterli nell’economia reale), la Cina ha stampato solo all’inizio dell’emergenza l’equivalente di 156 miliardi di euro (approfondimento al link).

L’Italia ha avuto il permesso (che è ben diverso da “ha deciso”) di spendere 25 miliardi di euro ma ha dovuto promettere che una volta passata l’emergenza farà austerity più forte di prima.

Tradotto: se non moriremo di coronavirus, moriremo di Europa.