Scontro Usa-Iran: oro e petrolio schizzano sul mercato

Impatto dello scontro tra Usa ed Iran su Borse e mercato: schizzano oro e petrolio,

Tiene banco sotto tutti i punti di vista lo scontro tra Usa ed Iran, lo scontro che potrebbe scatenare la terza guerra mondiale (approfondimento al link).

L’uccisione di Soleimani per ordine di Trump (approfondimento al link), legata al mostruoso incremento della produzione nucleare dell’Iran (approfondimento al link) e che ha portato poi alla controreazione iraniana, sta avendo ripercussioni anche dal punto di vista economico.

Sul mercato, infatti, schizzano le quotazioni del petrolio e dell’oro.

Il primo è arrivato alla quota di 65 dollari al barile, facendo registrare un aumento del 3,4%; il secondo ha toccato quota 1.600 dollari l’oncia, ovvero il massimo dal 2013.

Di contro, ciò che ha subìto un forte calo, sono stati i contratti futures sull’azionario di Wall Street. Tutte in ribasso, inoltre, le borse asiatiche dopo gli attacchi iraniani alle basi Usa (approfondimento al link).

La Borsa di Tokyo ha chiuso a -2,45% mentre Hong Kong a -1,49% e con Shangai che registra un -0,49%.

Sotto il profilo delle valute, invece, il dollaro americano cede sullo yen mentre l’euro sale leggermente.

Brexit: Von Der Leyen vola a Londra

Ursula Von Der Leyen vola a Londra da Boris Johnson: va delineato il quadro della situazione Brexit.

Brexit entro il 31 gennaio e accordi in merito ai rapporti bilaterali entro il 31 dicembre 2020; questo il piano.

Ecco perché Ursula Von Der Leyen, oggi mercoledì 8 gennaio, volerà a Londra dal premier britannico Boris Johnson. L’ordine al punto del giorno dell’agenda, stando alle dichiarazioni del portavoce della presidente della Commissione europea, è quello di “delineare il quadro della situazione”.

Per aprire un negoziato un negoziato sulle future relazioni, continua il portavoce, “serve un mandato del Consiglio europeo, dunque non si andrà nei dettagli”, ma nel frattempo si vuole appunto sondare il terreno.

Dopo l’incontro con Boris Johnson, la Von Der Leyen terrà anche un discorso alla London School of Economics (LSE).

Plastic e Sugar Tax: la Coca-Cola lascia l’Italia

Con le nuove tasse green introdotte dal M5S e Pd, la Coca-Cola lascia l’Italia.
Persi 350 posti di lavoro e 995 di indotto.

Arrivano i primi effetti della Plastic e Sugar Tax: la Coca-Cola ha deciso di lasciare l’Italia e di andare a produrre in Albania.

Spinti dall’onda green sulla scia del trend lanciato da Greta Thunberg, il governo giallorosso ha introdotto le due nuove tasse sopracitate.

Probabilmente, però, lo ha fatto senza pensare a tutte le conseguenze o, comunque, a fare un delta dei pro e dei contro che le nuove tassazioni avrebbero portato.

Le nuove mosse del governo vanno a colpire una parte del Paese già tra le più problematiche a livello occupazionale; infatti la Sibeg Coca-Cola, azienda etnea imbottigliatrice delle bevande gassate, ha dichiarato che trasferirà la produzione da Catania a Tirana.

Come riportato sul quotidiano “Libero”, sono intervenuti sulla problematica Nino Marino, segretario generale della Uila Sicilia, ed Alessandro Salamone, componente della Segreteria regionale dell’organizzazione di categoria:

La Sibeg Coca-Cola rappresenta un patrimonio occupazionale e produttivo per Catania e la Sicilia. I lavoratori pagheranno a caro prezzo i due nuovi balzelli governativi – insomma un po’ come l’Ilva -. Con i vertici dell’azienda cittadina abbiamo avviato, già in questi giorni di Natale, un confronto mirato a individuare ogni iniziativa utile a scongiurare un altro effetto-valanga sulla già disastrata economia di questo territorio”.

Le nuove tasse introdotte nella Finanziaria di M5S e Pd, hanno fatto registrare pareri negativi anche da parte di Coldiretti che, attraverso la Coldiretti Sicilia e per voce del presidente di Coldiretti Catania, Andrea Passanisi, dichiara:

Anziché tassare le bevande bisogna aumentare il contenuto di frutta; la sugar tax rischia di penalizzare l’intera filiera agroalimentare. Non possiamo accettare questa situazione che impoverisce l’economia etnea, occorre avviare tutte le azioni perché questo non avvenga”.

Più danni che benefici, insomma, questa moda delle tasse verdi volute dal governo Conte bis: con la delocalizzazione della Sibeg, andranno persi ben 350 posti di lavoro ed altri 995 di indotto. Numeri decisamente importanti, specie appunto per un territorio che è già in sofferenza.

Banco Bpm: incremento del 68% nell’utile netto

Banco Bpm, la fusione tra Popolare di Milano e Banco popolare, ha fatto registrare un aumento dell’utile netto del 68% nel primo semestre del 2019.

+68%. Tanto è l’incremento dell’utile netto che ha fatto registrare Banco Bpm, ovvero, la fusione tra Popolare di Milano e Banco Popolare, nel primo semestre del 2019.

I dati di quella che è diventata il terzo polo creditizio italiano sono stati pubblicarti martedì 6 agosto e riportano nel dettaglio il passaggio da 352 a 593 milioni di euro, con un delta positivo quindi pari a 241 milioni di euro.

Aumentando lo zoom, si nota che particolarmente proficuo è stato il secondo trimestre, dove si è registrato un balzo di quasi il 200% (dai 150 milioni di euro del primo trimestre ai 442 di quello appena conclusosi).

Nella nota, Banco Bpm esplicita quanto di seguito:

La gestione del primo semestre dell’esercizio 2019, ancorché caratterizzata dalla prosecuzione delle azioni di derisking e di riorganizzazione delle attività del gruppo in linea con il piano industriale, nonché sulla realizzazione delle operazioni di capital management già annunciate al mercato, si è maggiormente focalizzata sullo sviluppo dell’attività commerciale dopo l’importante riorganizzazione della rete e la chiusura delle filiali che hanno caratterizzato lo scorso esercizio”.

Volendo analizzare nel dettaglio l’andamento e confrontandolo in una logica year to date ovvero paragonandolo allo stesso periodo dello scorso anno, vediamo che le commissioni nette sono diminuite del 5% (da 935 milioni di euro a 888) e che il margine di interesse è sceso da 1,18 a 1,02; gli impieghi sono aumentasti del 3% toccando quota 105,1 miliardi di euro mentre la raccolta diretta (da clientela) è passata da 101,5 (dato di fine dicembre 2018) a 105,2 miliardi di euro e quella indiretta è aumentata ad 89,1 miliardi di euro, rispetto agli 86,6 della fine dello scorso anno (una crescita del 2,8% costituita da 56,7 miliardi di euro di risparmio gestito e 32,4 di risparmio amministrato).

Altro fattore positivo è la diminuzione dello stock dei crediti deteriorati, che scendendo a 6,2 miliardi di euro ha fatto registrare un calo dell’8% rispetto a dicembre 2018; se confrontato a quello di un anno fa, quando era pari a circa 10 miliardi di euro, la diminuzione si aggira addirittura attorno al 35%.

Il semestre trascorso è inoltre caratterizzato dalla crescita della raccolta “core” conti correnti e depositi, dove si hanno 4,5 miliardi di euro in più rispetto alla fine dell’esercizio precedente. Diminuiscono invece le forme di raccolta più onerose (-0,5 miliardi di euro per le obbligazioni).

Infine, un’altra riduzione dei costi è quella inerente alle spese per il personale che ammontano a 879 milioni di euro, ovvero al 4%; in questo caso, però, non è un dato del tutto positivo perché può indicare il taglio di alcuni posti di lavoro.

Pratiche commerciali scorrette: l’antirust multa Compass

Compass multata dall’Antirust per 4,7 mln di euro per pratiche commerciali scorrette.
Nel mirino finiscono anche Metlife ed Europ Assistance.

4,7 milioni di euro.

Questa l’importo con cui l’Antitrust ha sanzionato Compass, società di credito al consumo del gruppo Mediobanca e già sponsor della nazionale italiana di calcio.

L’accusa è quella di pratiche commerciali scorrette; più nel dettaglio, nel bollettino dell’Autorità, si può leggere:

Compass ha condizionato e/o limitato considerevolmente la libertà di scelta dei consumatori in relazione ai propri prodotti di finanziamento”.

Stando infatti a quanto ritiene l’Antitrust, ancora si legge:

Compass ha prospettato ai consumatori intenzionati a richiedere prestiti, la possibilità di accedere a questi ultimi solo sottoscrivendo polizze assicurative che nulla hanno a che vedere con il finanziamento, attuando di fatto un abbinamento forzoso tra prodotti di finanziamento e prodotti assicurativi“.

Ma non è solo Compass ad essere finita nel mirino; il medesimo procedimento ha riguardato anche le società di assicurazioni Metlife (sia Metlife Europe che Metlife Europe Insurance) ed Europ Assistance, in entrambi i casi, tuttavia, i procedimenti si sono chiusi senza sanzioni.

Da parte sua, Compass, invece dichiara:

Siamo certi di aver agito secondo principi di integrale trasparenza nei confronti della propria clientela ed in piena conformità rispetto al quadro regolamentare; per tale motivo faremo immediato ricorso al Tar del Lazio”.

Non solo; la medesima società di credito al consumo fa inoltre notare di aver intrapreso già da mesi delle azioni volte ad “accrescere ulteriormente i profili di correttezza nei confronti della clientela” e che queste avverranno “nei tempi prospettati dall Agcm“.