La Svizzera esce dal mercato unico europeo

Porta sbattuta in faccia all’Ue.
Il piccolo Stato dà una grande lezione di sovranità.

Dopo mesi di trattative, la Svizzera ha deciso di chiudere le negoziazioni sulle relazioni con l’Ue.

Ad annunciarlo è stato lo stesso governo elvetico, che per bocca del presidente Guy Parmelin ha dichiarato che la Confederazione “mette fine” ai negoziati sull’accordo che punta a rendere omogeneo il quadro giuridico della partecipazione della Svizzera al mercato unico dell’Ue, istituendo anche un meccanismo di regolamento delle controversie.

Le motivazioni sarebbero inerenti ad un divario troppo grande tra le parti in alcuni punti dell’accordo.

In merito alla chiusura unilaterale delle negoziazioni è intervenuta anche l’Ue, con una nota ufficiale che riporta quanto di seguito:

Ci rammarichiamo della decisione del Governo svizzero visti i progressi compiuti negli ultimi anni per trasformare in realtà l’accordo quadro istituzionale. L’accordo quadro istituzionale Ue-Svizzera era pensato come base per rafforzare e sviluppare le relazioni bilaterali per il futuro. Il suo scopo principale era garantire che chiunque operasse nel mercato unico dell’Ue, a cui la Svizzera ha un accesso significativo, si trovasse alle stesse condizioni. Questa è fondamentalmente una questione di equità e certezza del diritto.

Accesso privilegiato al mercato unico deve significare il rispetto delle stesse regole e degli stessi obblighi.

Un dramma per la Svizzera ed i suoi cittadini?

Assolutamente no, anzi. Dopo la Brexit, abbiamo un altro palese caso di quanto sia importante la sovranità di uno Stato ed il fatto di poter decidere per il proprio bene, senza che siano altri a decidere per te.

La Svizzera ha più accordi commerciali con altri Paesi di quanti ne abbia tutta l’Ue, dimostrando che le relazioni internazionali di qualsiasi tipo esse siano, da quelle politico-economiche fino ad arrivare all’Erasmus, possono essere gestite in maniera ottimale indipendentemente dalle dimensioni di uno Stato.

Certo, resta la necessità di avere quella caratteristica fondamentale che è la sovranità.

È Brexit!

La Brexit è ufficiale: Nigel Farage chiude con un discorso al Parlamento europeo in cui critica aspramente l’Ue.
Sulla stessa linea Boris Johnson.

La Brexit è ufficiale.

Alla mezzanotte, 23:00 ora inglese, di oggi 31 gennaio 2020 scatterà la Brexit.

Dal quel momento ci sarà tempo fino alla fine dell’anno per l’uscita soft, intesa come la preparazione degli accordi commerciali tra il Regno Unito e l’Ue ma anche per la documentazione inerenti ai singoli expats.

Come promesso, il primo ministro britannico Boris Johnson ha portato a termine ciò che il popolo ha richiesto tramite referendum e si sta già procedendo alla rimozione di tutti i simboli dell’Ue da un alto, piuttosto che della Gran Bretagna dall’altro.

Nel suo ultimo discorso al Parlamento europeo (video sottotitolato al link), Nigel Farage ha detto:

Niente più contributi finanziari, niente più Corte di giustizia europea, niente più politica comune della pesca, niente più discorsi, niente più bullismo!” (e sventola l’Union Flag, anche nota come Union Jack).

Anche se non dalla stessa sede, gli fa appunto eco lo stesso Boris Johnson:

Sta notte non segna una fine, ma un inizio. È l’inizio di una nuova era; un momento in cui spunta l’alba e si alza il sipario per un nuovo atto. È tempo che il Regno ed il popolo britannico tornino ad unirsi per andare oltre”.

Per festeggiare l’evento, luci bianche, rosse e blu formanti la bandiera britannica illumineranno gli edifici governativi a Whitehall, al centro di Londra. Non solo: verranno anche stampate 3 milioni di monete da 50 penny celebrative della Brexit.

Brexit: troppo poco tempo, la Von Der Leyen chiede le priorità

Ursula Von Der Leyen: Troppo poco tempo per i negoziati, bisogna decidere le priorità.

Era volata a Londra oggi, Ursula Von Der Leyen, per incontrare Boris Johnson al fine di fare un quadro della situazione sul tema Brexit, senza però scendere nei dettagli (approfondimento al link). Sarebbe poi seguito un suo discorso presso la London School of Economics (LSE).

La stessa presidente della Commissione europea, ha detto che dal meeting è emersa, di fatto, l’insufficienza di tempo per negoziare tutti gli aspetti dei rapporti futuri tra Unione europea e Regno Unito entro la fine di quest’anno (data prevista per l’uscita ufficiale della Gran Bretagna dall’Ue) e, quindi, le due parti dovranno scegliere su cosa vogliono concentrare la loro attenzione stabilendo le priorità.

Più precisamente, le parole della Von Der Leyen sono state le seguenti:

Senza un’estensione del periodo di transizione oltre il 2020, non ci si può aspettare di accordarsi su ogni singolo aspetto della nostra nuova partnership. Dovremo stabilire delle priorità“.

Brexit: Von Der Leyen vola a Londra

Ursula Von Der Leyen vola a Londra da Boris Johnson: va delineato il quadro della situazione Brexit.

Brexit entro il 31 gennaio e accordi in merito ai rapporti bilaterali entro il 31 dicembre 2020; questo il piano.

Ecco perché Ursula Von Der Leyen, oggi mercoledì 8 gennaio, volerà a Londra dal premier britannico Boris Johnson. L’ordine al punto del giorno dell’agenda, stando alle dichiarazioni del portavoce della presidente della Commissione europea, è quello di “delineare il quadro della situazione”.

Per aprire un negoziato un negoziato sulle future relazioni, continua il portavoce, “serve un mandato del Consiglio europeo, dunque non si andrà nei dettagli”, ma nel frattempo si vuole appunto sondare il terreno.

Dopo l’incontro con Boris Johnson, la Von Der Leyen terrà anche un discorso alla London School of Economics (LSE).