Calo di giochi e scommesse con lockdown: l’erario perde il 36%

I dati del Libro Blu 2020 dell’Agenzia dogane e monopoli.
Oltre il 33% la riduzione del gioco rispetto al 2019.

La situazione emergenziale legata alla pandemia di Covid-19, che ha portato al lockdown, ha avuto impatti anche su cose che possono tranquillamente essere considerate dei vizi negativi.

Stiamo parlando dei giochi d’azzardo e delle scommesse.

L’accesso a queste attività nel 2020 si è ridotto addirittura di un terzo rispetto al 2019, facendo registrare una diminuzione pari al 33,2%.

Stando ai dati riportati nel Libro Blu 2020 sui giochi dell’Agenzia dogane e monopoli, pubblicato sul sito Adm, si può vedere più nel dettaglio che la spesa, intesa come la raccolta totale meno le vincite ottenute dai giocatori, è diminuita di 12,9 miliardi di euro.

Quanto alle vincite totali, queste si sono attestate a 75,3 miliardi, ovvero -17,2% rispetto all’anno precedente.

Nel suo complesso, questa situazione ha generato perdite per l’erario pari ad oltre il 36%.

(Foto da internet)

Bollette e carburante: +250 euro per gli italiani

Federconsumatori chiede l’intervento del Governo.
Gli automobilisti i più danneggiati.

Non bastava la crisi economica dovuta alla pandemia, per gli italiani arriva un’altra doccia fredda: tra energia e carburante, infatti, in media gli italiani pagheranno circa 250 euro in più a testa l’anno.

I calcoli dell’Osservatorio nazionale Federconsumatori mostrano che la benzina dovrebbe costare almeno 12 centesimi in meno al litro; questo significa che a farne le spese saranno soprattutto gli automobilisti, specie in un periodo di ferie, che avranno un sovrapprezzo annuo stimato di 144 euro ciascuno.

Gli aumenti in termini indiretti, poi, sui beni di consumo trasportati in larga parte su gomma, saranno di 107,28 euro annui a famiglia. Il totale delle ricadute, in termini annui a famiglia ammonta quindi a 251,28 euro.

Federconsumatori ha richiesto un intervento del Governo ed ha precisato quanto di seguito in una nota:

In pieno periodo di vacanza non aumentano solo i carburanti, ma come prevedibile crescono i costi dei servizi relativi ai trasporti, che si attestano al +1,1% e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,8%). Con il tasso di inflazione a questi livelli le ricadute per i cittadini saranno di +536,40 euro annui a famiglia. Un andamento estremamente preoccupante: È fondamentale che il Governo intervenga disponendo un attento monitoraggio dei prezzi dei beni energetici e una ormai improrogabile riforma del sistema di tassazione su bollette.

Pfizer e Moderna aumentano i prezzi dei vaccini

Sale il prezzo per il mercato europeo negli ultimi accordi firmati con l’Ue.
Silenzio stampa dalle case farmaceutiche.

Sale il costo dei vaccini.

Stando a quanto riporta Reuters, che a sua volta cita il Financial Times, il nuovo prezzo per i vaccini contro il Covid-19 prodotti da Pfizer e Moderna e stipulati negli ultimi accordi con l’Ue è aumentato.

Più precisamente, il vaccino Pfizer è passato da un costo unitario di 15,50 euro agli attuali 19,50 euro con un aumento netto di 4 euro che corrisponde al 25,80%, mentre quello prodotto da Moderna è passato dai 19 euro a dose agli attuali 25,50 dollari (ovvero circa 21,50 euro).

Il prezzo del vaccino Moderna sarebbe costato 28,50 dollari a dose (all’incirca 24,00 euro) ma, grazie al volume ordinato, il prezzo unitario è stato ridotto.

Il Financial Times cita alcuni passaggi del contratto ed un funzionario a conoscenza della situazione.

Per quanto riguarda le case farmaceutiche, invece, nessun commento. Se per Moderna non è stato immediatamente possibile avere un commento, Pfizer si è barricata dietro questioni di riservatezza:

Al di là del contratto o dei contratti redatti pubblicati dalla Ce (Commissione europea), il contenuto rimane riservato e quindi non commenteremo.

Emirati Arabi Uniti: via l’Italia dalla base militare di Al Minhad

Scelta legato all’embargo sulle armi imposto dal Governo Conte bis.
A rischio migliaia di posti di lavoro.

Sono sempre più insistenti le voci inerenti ad uno sfratto da parte degli Emirati Arabi Uniti nei confronti dell’Italia dalla base di Al Minhad.

Più precisamente, stando a quanto riportano gli analisti di Banca Akros, il tempo concesso ad aerei e personale italiano per sgomberare la base militare strategica scadrebbe il 2 luglio e le motivazioni troverebbero radici nell’embargo sulle armi imposta da Roma a gennaio di quest’anno, quando al governo c’erano il Pd ed il Movimento 5 Stelle sotto la guida di Giuseppe Conte.

I broker, nella loro disamina, aggiungono che Luigi Di Maio, in qualità di ministro degli Esteri, si prese il merito dell’embargo definendolo un “chiaro messaggio di pace inviato dal nostro Paese” e aggiungendo che “il rispetto dei diritti umani è un impegno per noi obbligatorio“.

È in corso un tentativo di intermediazione ma le speranze sembrano veramente deboli; sarebbe un brutto colpo perdere la presenza nella base. Infatti, spiegano ancora i broker:

La base di Al Minhad a Dubai è stata cruciale per l’Italia da quando si è insediata nel 2015 per preparare i voli verso l’Iraq e come scalo sulla rotta verso le basi italiane in Afghanistan.

Il mercato della Difesa in Medio Oriente vale circa 100 miliardi di dollari ed il cliente principale dell’Italia è il Qatar: perdere quell’indotto significherebbe perdere anche migliaia di posti di lavoro.

Pnrr italiano: arriva l’ok dall’Ue

Von der Leyen: “Piano ambizioso, appoggio totale”.
Tra 4 settimane via agli aiuti (in ritardo): spalmati nel tempo e da gestire bene.

Il Pnrr italiano, ovvero il Piano nazionale di ripresa e resilienza, è stato approvato dall’Ue.

La conferma arriva direttamente dalla presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, che più precisamente ha dichiarato quanto di seguito:

Oggi sono qua per annunciarvi che avete l’appoggio totale della Commissione europea: soddisfa i nostri esigenti criteri, è un piano ambizioso e lungimirante. La nostra approvazione è una pietra fondamentale per l’erogazione di 191,5 miliardi di euro nei prossimi anni; una volta approvato dal Consiglio, fra 4 settimane, saremo pronti ad erogare i primi fondi.

Ursula Von der Leyen ha poi concluso il suo intervento sottolineando che l’Ue ha ancora tanta strada da fare insieme e che questo passo non è l’inizio di una più forte collaborazione e coordinazione. Le parole della presidente della Commissione europea, rivolte in particolare al premier Draghi consegnandogli la valutazione della stessa Commissione Ue, sono state le seguenti:

Mario, non è la fine del nostro percorso, ma l’inizio.”

È passato più di un anno dall’inizio della pandemia e l’Ue si è confermata un carrozzone lento e macchinoso, incapace di rispondere con prontezza alla crisi rispetto ad altre realtà (Usa, Cina e Giappone per fare degli esempi).

L’Italia, da parte sua, si è dimostrata forse troppo succube dell’Ue (rispetto alla Polonia, per esempio – approfondimento al link) tanto da aver avuto il peggior impatto in termini di Pil (approfondimento al link).

Ora ci sarà da aspettare altre 4 settimane per l’approvazione, quindi di fatto un mese, e finalmente si comincerà a vedere qualche segnale concreto, anche se spalmato nel tempo e da gestire evitando sprechi visto che già le premesse lasciavano sorgere qualche dubbio dimostrando che l’emergenza non fosse sanitaria (approfondimento al link).