Giorgetti: sostituire blocco licenziamenti con sistema ammortizzatori

Strumenti speciali per una situazione speciale, ma ora serve tornare alla normalità.
Secondo il ministro la ripresa animerà lo spirito imprenditoriale.

Il blocco dei licenziamenti va sostituito con un sistema di ammortizzatori sociali.

È quanto ha sostenuto il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, intervenendo al Pre-Summit Think Tank “Made in Italy: setting a new course”, l’evento organizzato da Il Sole 24 Ore e da Financial Times in collaborazione con Sky Tg24.

Più precisamente, le parole del ministro sono state le seguenti:

Abbiamo affrontato una situazione assolutamente eccezionale e abbiamo risposto con una politica assolutamente eccezionale con il blocco dei licenziamenti, ma ora si deve uscire con un sistema di ammortizzatori sociali che permetta a chi purtroppo esce di avere comunque un reddito, di essere assisto e accompagnato a un ritorno nel mondo del lavoro. Credo che dal sistema si debba uscire con un sistema di ammortizzatori sociali su cui sta lavorando il ministro Orlando, settore per settore.

Giorgetti ha poi concluso sostenendo quanto di seguito:

La ripresa sarà sicuramente forte, ma bisogna correggere le storture con le quali siamo entrati in questa crisi; sono ottimista, il piano vaccinale va bene e dopo un periodo così buio c’è voglia di vita e questo inevitabilmente anima gli spiriti imprenditoriali.

Commissione europea: procedura d’infrazione contro la Germania

La questione è legata all’acquisto di titoli messo in discussione dal tribunale tedesco.
La Bce era accusata di essere andata oltre il suo mandato.

La Commissione europea avvierà una procedura d’infrazione contro la Germania.

È quanto riportano due fonti a Reuters, in merito al tema legato all’acquisto di bond.

Più precisamente, un tribunale tedesco aveva messo in discussione gli acquisti di titoli della Bce, che già avevano ottenuto il via libera della Corte di giustizia, ed ora la Commissione vuole appurare se il medesimo tribunale abbia violato la legislazione Ue.

La sentenza emessa dalla Corte costituzionale tedesca, emessa a maggio del 2020, aveva stabilito che la Bce era andata oltre il suo mandato con gli acquisti dei bond.

Sempre la fonte, più nel dettaglio, avrebbe aggiunto quanto di seguito:

La sentenza presenta un pericoloso precedente per la legge Ue, in merito alla pratica della Corte costituzionale tedesca e in merito ai principali tribunali e alle corte costituzionali di altri stati membri.”

Bitcoin in caduta: -12,12%

Investitori preoccupati per l’inasprimento della regolamentazione in Cina.
Trump attacca: “Solo una truffa”.

Dopo il calo dovuto alle dichiarazioni di Elon Musk (approfondimento al link), il Bitcoin continua la sua caduta che, scendendo sotto la soglia dei 32.000 dollari, precisamente a 31.702, perde il 12,12%.

Sulla stessa onda negativa anche le altre valute digitali, con Ethereum che perde il 14,70% stabilizzandosi a 2.373 dollari.

I motivi del calo sono diversi; si va dalla preoccupazione degli investitori per il sempre maggior inasprimento della regolamentazione del settore in Cina, fino al fatto che le autorità federali Usa hanno rintracciato e recuperato 2,3 milioni di dollari in criptovalute, la metà del riscatto pagato ad hacker stranieri, il cui attacco a maggio aveva portato al blocco della più grande rete di oleodotti del Paese, gestita dalla Colonial Pipeline.

Come se non bastasse, l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è tornato ad attaccare il Bitcoin in un’intervista rilasciata alla Fox Business:

Solo una truffa. Non mi piace perché è un’altra valuta in competizione con il dollaro.

Anche l’attuale presidente della Consob, il professore emerito di politica economica e già ministro per gli affari europei Paolo Savona, era intervenuto sul tema delle criptovalute definendole “un pericolo per la società” (approfondimento al link).

Alitalia tra voli, tagli e futuro

Operatività in estate, poi tagli e nuova compagnia.
I sindacati sul piede di guerra.

È ancora calco il tema inerente ad Alitalia.

Bisogna garantire i voli in estate, poi si partirà con Ita; questo il punto di vista del ministro per lo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti in merito alla questione Alitalia-Ita discussa a Bruxelles:

Abbiamo il dovere di garantire l’operatività nella stagione estiva. Poi ci sarà una nuova compagnia, che partirà alle condizioni che si stanno definendo. La nuova compagnia potrà partecipare alla gara per il marchio.

L’Ue, vuole come al solito, vuole però dettare le condizioni e muovere le fila dell’operazione incitando ai tagli. Stando a quanto riporta “Ansa”, l’accordo di massima raggiunto tra Commissione Ue e governo (Margrethe Vestager, da una parte, e Giancarlo Giorgetti e Daniele Franco, dall’altra), infatti, prevede che la parte relativa all’aviazione sia trasferita direttamente a Ita in forma ridotta, con meno della metà della flotta attuale ed un taglio significativo del personale che vedrà anche modificato il proprio contratto.

Sono poi interventi anche i sindacati, con il segretario nazionale Filt-Cgil Fabrizio Cuscito che ha dichiarato quanto di seguito:

Positivo lo sblocco della situazione di stallo con la Commissione Ue ma l’intesa deve poter garantire lo sviluppo industriale dell’azienda, il mantenimento dell’attività di volo, di manutenzione, handling e amministrative e la tutela dell’attuale occupazione del personale Alitalia.

Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, da parte sua aggiunge:

Non abbiamo intenzione di accettare licenziamenti, la parola esuberi sarebbe il momento di toglierla. Stiamo parlando di persone in carne e ossa che in questi anni hanno fatto funzionare il vettore nazionale.

Non esiste un tavolo in cui il sindacato è messo nelle condizioni di discutere quello che sta succedendo (sottolineando che manca un incontro con i sindacati sul dossier).”

La Svizzera esce dal mercato unico europeo

Porta sbattuta in faccia all’Ue.
Il piccolo Stato dà una grande lezione di sovranità.

Dopo mesi di trattative, la Svizzera ha deciso di chiudere le negoziazioni sulle relazioni con l’Ue.

Ad annunciarlo è stato lo stesso governo elvetico, che per bocca del presidente Guy Parmelin ha dichiarato che la Confederazione “mette fine” ai negoziati sull’accordo che punta a rendere omogeneo il quadro giuridico della partecipazione della Svizzera al mercato unico dell’Ue, istituendo anche un meccanismo di regolamento delle controversie.

Le motivazioni sarebbero inerenti ad un divario troppo grande tra le parti in alcuni punti dell’accordo.

In merito alla chiusura unilaterale delle negoziazioni è intervenuta anche l’Ue, con una nota ufficiale che riporta quanto di seguito:

Ci rammarichiamo della decisione del Governo svizzero visti i progressi compiuti negli ultimi anni per trasformare in realtà l’accordo quadro istituzionale. L’accordo quadro istituzionale Ue-Svizzera era pensato come base per rafforzare e sviluppare le relazioni bilaterali per il futuro. Il suo scopo principale era garantire che chiunque operasse nel mercato unico dell’Ue, a cui la Svizzera ha un accesso significativo, si trovasse alle stesse condizioni. Questa è fondamentalmente una questione di equità e certezza del diritto.

Accesso privilegiato al mercato unico deve significare il rispetto delle stesse regole e degli stessi obblighi.

Un dramma per la Svizzera ed i suoi cittadini?

Assolutamente no, anzi. Dopo la Brexit, abbiamo un altro palese caso di quanto sia importante la sovranità di uno Stato ed il fatto di poter decidere per il proprio bene, senza che siano altri a decidere per te.

La Svizzera ha più accordi commerciali con altri Paesi di quanti ne abbia tutta l’Ue, dimostrando che le relazioni internazionali di qualsiasi tipo esse siano, da quelle politico-economiche fino ad arrivare all’Erasmus, possono essere gestite in maniera ottimale indipendentemente dalle dimensioni di uno Stato.

Certo, resta la necessità di avere quella caratteristica fondamentale che è la sovranità.